La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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venerdì 4 ottobre 2019

Lutero e la famiglia cristiana

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Articolo originale di Lazzaro M. Celli pubblicato su «Il Settimanale di Padre Pio» n. 37 del 30 settembre 2018.
 
Riadattato da Isidoro D’Anna in un italiano più scorrevole.



 




venerdì 16 novembre 2018

La rivoluzione di Lutero

C’è grande confusione oggi nel parlare di Lutero, e bisogna dire chiaramente che dal punto di vista della teologia dogmatica, dal punto di vista della dottrina della Chiesa non fu affatto una riforma, ma una rivoluzione, cioè un cambiamento totale dei fondamenti della fede cattolica. Non è realistico sostenere che la sua intenzione fosse solo di lottare contro alcuni abusi delle indulgenze o contro i peccati della Chiesa rinascimentale. Abusi e azioni cattive sono sempre esistite nella Chiesa, non solo nel Rinascimento, e anche oggi ci sono. Siamo la Chiesa santa a causa della Grazia di Dio e dei sacramenti, ma tutti gli uomini di Chiesa sono peccatori, tutti hanno bisogno del perdono, della contrizione, della penitenza.
 
Questa distinzione è molto importante. E nel libro scritto da Lutero nel 1520, “De captivitate Babylonica ecclesiae”, appare assolutamente chiaro che Lutero abbia lasciato dietro di sé tutti i principi della fede cattolica, della Sacra Scrittura, della Tradizione apostolica, del magistero del Papa e dei Concili, dell’episcopato. In questo senso ha stravolto il concetto di sviluppo omogeneo della dottrina cristiana, così come spiegato nel Medioevo, arrivando a negare il sacramento quale segno efficace della grazia che vi è contenuta; ha sostituito questa efficacia oggettiva dei sacramenti con una fede soggettiva. Qui Lutero ha abolito cinque sacramenti, ha anche negato l’Eucarestia: il carattere sacrificale del sacramento dell’Eucarestia, e la reale conversione della sostanza del pane e del vino nella sostanza del corpo e del sangue di Gesù Cristo. E ancora: ha definito il sacramento dell’ordine episcopale, il sacramento dell’ordine, una invenzione del Papa - definito l’Anticristo - e non parte della Chiesa di Gesù Cristo. Noi diciamo invece che la gerarchia sacramentale, in comunione con il successore di Pietro, è elemento essenziale della Chiesa cattolica, non solo un principio di una organizzazione umana.
Per questo non possiamo accettare che la riforma di Lutero venga definita una riforma della Chiesa in senso cattolico. Quella cattolica è una riforma che è un rinnovamento della fede vissuta nella grazia, nel rinnovamento dei costumi, dell’etica, un rinnovamento spirituale e morale dei cristiani; non una nuova fondazione, una nuova Chiesa.
 
È perciò inaccettabile affermare che la riforma di Lutero «fu un evento dello Spirito Santo». È il contrario, fu contro lo Spirito Santo. Perché lo Spirito Santo aiuta la Chiesa a conservare la sua continuità tramite il magistero della Chiesa, soprattutto nel servizio del ministero Petrino: su Pietro solo Gesù ha fondato la Sua Chiesa (Mt 16,18) che è «la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità» ( 1Tim 3,15). Lo Spirito Santo non contraddice se stesso.
 
Si sentono tante voci che parlano troppo entusiasticamente di Lutero, non conoscendo esattamente la sua teologia, la sua polemica e gli effetti disastrosi di questo movimento che ha rappresentato la distruzione dell’unità di milioni di cristiani con la Chiesa cattolica. Noi possiamo valutare positivamente la sua buona volontà, la lucida spiegazione dei misteri della fede comune ma non le sue affermazioni contro la fede cattolica, soprattutto per quel che riguarda i sacramenti e la struttura gerarchica-apostolica della Chiesa.
Non è corretto neanche affermare che Lutero avesse inizialmente buone intenzioni, intendendo con ciò che fu poi l’atteggiamento rigido della Chiesa a spingerlo sulla strada sbagliata. Non è vero: Lutero aveva sì intenzione di lottare contro il commercio delle indulgenze, ma l’obiettivo non era l’indulgenza come tale ma in quanto elemento del sacramento della penitenza.

Non è neanche vero che la Chiesa abbia rifiutato il dialogo: Lutero ebbe prima una disputa con Giovanni Eck, poi il Papa inviò come legato il cardinale Gaetano per dialogare con lui. Si può discutere sulle modalità ma quando si tratta della sostanza della dottrina, si deve affermare che l’autorità della Chiesa non ha commesso errori. Altrimenti si deve sostenere che la Chiesa abbia insegnato per mille anni errori nella fede, quando sappiamo – e questo è elemento essenziale della dottrina – che la Chiesa non può errare nella trasmissione della salvezza nei sacramenti.

 
Non si deve confondere sbagli personali, i peccati delle persone della Chiesa con errori nella dottrina e nei sacramenti. Chi lo fa crede che la Chiesa sia solo una organizzazione fatta di uomini e nega il principio che Gesù stesso abbia fondato la sua Chiesa e la protegga nella  trasmissione della fede e della Grazia nei sacramenti tramite lo Spirito Santo.

La Sua Chiesa non è un’organizzazione solo umana: è il corpo di Cristo, dove c’è la infallibilità del Concilio e del Papa in modalità precisamente descritte.

Tutti i concili parlano della infallibilità del magistero, nella proposizione della fede cattolica. Nella confusione odierna in tanti sono arrivati invece a capovolgere la realtà: ritengono il papa infallibile quando parla privatamente, ma poi quando i papi di tutta la storia hanno proposto la fede cattolica dicono che è fallibile.
 
Certo, sono passati 500 anni, non è più il tempo della polemica ma della ricerca della riconciliazione: non però a costo della verità.

Non si deve fare confusione. Se da una parte dobbiamo saper cogliere l’efficacia dello Spirito Santo in questi altri cristiani non cattolici che hanno buona volontà, che non hanno commesso personalmente questo peccato della separazione dalla Chiesa, dall’altra non possiamo cambiare la storia, ciò che è successo 500 anni fa. Una cosa è il desiderio di avere buone relazioni con i cristiani non cattolici di oggi, al fine di avvicinarci a una piena comunione con la gerarchia cattolica e con l’accettazione anche della tradizione apostolica secondo la dottrina cattolica; un’altra cosa è l’incomprensione o la falsificazione di ciò che è successo 500 anni fa e dell’effetto disastroso che ha avuto. Un effetto contrario alla volontà di Dio: «...Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anche essi in noi, perchè il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gio 17, 21).
 
«Quella di Lutero? Non fu riforma, ma rivoluzione»
Card. Gerhard L. Müller

venerdì 25 maggio 2018

Un modo gentile di nascondere la verità

L'arcivescovo di Philadelphia, Charles J. Chaput, il 23 maggio su 'First Things',ha rilasciato questa dichiarazione. 
 

Grazie a Dio, una voce coraggiosa nel contrastare la "protestantizzazione" della Chiesa cattolica, cioè quella generale deriva che molti vedono come tipica dell'attuale pontificato e che si sta attuando anche mediante il "depotenziamento" di sacramenti come il matrimonio, la confessione e, appunto, l'eucaristia.

di Charles J. Chaput
Chi può ricevere l'eucaristia, e quando, e perché, non sono solo domande tedesche. Se, come ha detto il Vaticano II, l'eucaristia è la fonte e il culmine della nostra vita di cristiani e il sigillo della nostra unità cattolica, allora le risposte a queste domande hanno implicazioni per tutta la Chiesa. Esse riguardano tutti noi. E in questa luce, offro questi punti di riflessione e di discussione, parlando semplicemente come uno dei tanti vescovi diocesani:
1. Se l'eucaristia è veramente il segno e lo strumento dell'unità ecclesiale, allora, se cambiamo le condizioni della comunione, non ridefiniamo di fatto chi e che cosa è la Chiesa?
2. Volutamente o no, la proposta tedesca inevitabilmente farà proprio questo. È il primo stadio di un'apertura della comunione a tutti i protestanti, o a tutti i battezzati, poiché alla fine il matrimonio non è l'unica ragione per consentire la comunione per i non cattolici.
3. La comunione presuppone una fede e un credo comuni, inclusa la fede soprannaturale nella presenza reale di Gesù Cristo nell'eucaristia, insieme ai sette sacramenti riconosciuti dalla tradizione perenne della Chiesa cattolica. Rinegoziando questa realtà di fatto, la proposta tedesca adotta una nozione protestante di identità ecclesiale.
Il semplice battesimo e una fede in Cristo sembrano sufficienti, non la credenza nel mistero della fede come inteso dalla tradizione cattolica e dai suoi concili. Il coniuge protestante dovrà credere negli ordini sacri come intesi dalla Chiesa cattolica, che li vede logicamente correlati alla fede nella consacrazione del pane e del vino come corpo e sangue di Cristo? O stanno suggerendo i vescovi tedeschi che il sacramento degli ordini sacri potrebbe non dipendere dalla successione apostolica? In tal caso, affronteremmo un errore ancor più profondo.
4. La proposta tedesca tronca il legame vitale tra la comunione e la confessione sacramentale. Presumibilmente essa non implica che i coniugi protestanti debbano andare a confessare i peccati gravi come preludio alla comunione. Ma questo è in contraddizione con la pratica perenne e l'insegnamento dogmatico esplicito della Chiesa cattolica, del Concilio di Trento e dell'attuale Catechismo della Chiesa cattolica, come pure del magistero ordinario. Ciò implica, come suo effetto, una protestantizzazione della teologia cattolica dei sacramenti.
5. Se l'insegnamento della Chiesa può essere ignorato o rinegoziato, compreso un insegnamento che ha ricevuto una definizione conciliare (come in questo caso, a Trento), allora tutti i concili possono essere storicamente relativizzati e rinegoziati? Molti protestanti liberali moderni mettono in discussione o respingono o semplicemente ignorano come bagaglio storico l'insegnamento sulla divinità di Cristo del concilio di Nicea. Ai coniugi protestanti sarà richiesto di credere nella divinità di Cristo? Se hanno bisogno di credere nella presenza reale di Cristo nel sacramento, perché non dovrebbero condividere la fede cattolica negli ordini sacri o nel sacramento della penitenza? Se credono in tutte queste cose, perché non sono invitati a diventare cattolici come modo per entrare in una visibile e piena comunione?
6. Se i protestanti sono invitati alla comunione cattolica, i cattolici saranno ancora esclusi dalla comunione protestante? Se è così, perché dovrebbero essere esclusi? Se non sono esclusi, non implica questo che la visione cattolica sugli ordini sacri e la valida consacrazione eucaristica siano in effetti false e, se false, che le credenze protestanti siano vere? Se l'intercomunione non intende implicare un'equivalenza tra le concezioni cattolica e protestante dell'eucaristia, allora la pratica dell'intercomunione distoglie i fedeli dalla retta via. Non è questo un caso da manuale di "causare scandalo"? E non sarà visto da molti come un modo gentile di ingannare o di nascondere insegnamenti ardui, nel contesto della discussione ecumenica? L'unità non può essere costruita su un processo che nasconde sistematicamente la verità delle nostre differenze.
L'essenza della proposta tedesca dell'intercomunione è che la santa comunione possa essere condivisa anche quando non c'è una vera unità della Chiesa.
Ma ciò colpisce il cuore stesso della verità del sacramento dell'eucaristia, perché per sua stessa natura l'eucaristia è il corpo di Cristo.
E il "corpo di Cristo" è sia la presenza reale e sostanziale di Cristo sotto le apparenze del pane e del vino, sia la stessa Chiesa, la comunione dei credenti uniti a Cristo, il capo. Ricevere l'eucaristia significa annunciare in modo solenne e pubblico, davanti a Dio e nella Chiesa, che si è in comunione sia con Gesù che con la comunità visibile che celebra l'eucaristia.

giovedì 22 marzo 2018

Protestantesimo e Massoneria

  Massoneria, figlia della Riforma
 
In merito occorre rammentare tre punti:
 
1) La Massoneria è in parte di origine protestante
2) Essa resta in stretto collegamento con certe chiese protestanti, e in particolare con la chiesa anglicana
3) La sua ideologia è prossima a quella del protestantesimo.
 
                      La Massoneria è in parte di origine protestante
La Massoneria moderna è un insieme di Società Segrete che si rifanno a correnti molto antiche, ma la cui organizzazione attuale, realizzata in Gran Bretagna all'inizio del XVIII secolo (1717 – Ndr), risulta dalla fusione di due organismi preesistenti: una vetusta corporazione di costruttori e la società occultista dei Rosacroce.
 
                    «Tre personaggi hanno segnato profondamente
la nascita e il primo sviluppo della Massoneria moderna o speculativa:
                    Anderson, Désaguliers e il Cavaliere Ramsay» (2)

(2) Cfr. J. Palou, La Franc-maçonnerie («La Massoneria»), Éditions de la Petite Bibliothèque Payot, 1964, pag. 75. 

Parentela ideologica – Relativismo
Tale parentela può essere messa in rilievo presentando le une a fianco delle altre, in forma di tabella, certe posizione-chiave protestanti e le loro omologhe massoniche.
 
                                                  Concezione protestante
Propriamente parlando, non esistono verità religiose universali - Ciò deriva dal libero esame, essendo il protestantesimo, secondo il pastore Richard Molard, «estraneo ad ogni dogma fisso, ad ogni morale immutabile e soprattutto ad ogni regola definitiva» (10)
 
                                                  Concezione massonica
Non esistono verità universali «Ci guarderemo dal dimenticare che la Massoneria è fin dalle origini nemica di ogni assoluto, e che proclama che la verità non è mai acquisita [...]. Tutto è relativo, ogni fine è transitorio, ogni potere è contestabile» (11). «In fondo, i metodi massonici non sono nient'altro che una contestazione permanente; per noi, non esistono verità eterne; non ci sono che tradizioni rimesse costantemente in discussione» (12).
 
(10) Cfr. R. Molard, «La vrai nature du protestantisme» («La vera natura del protestantesimo»), in Le Figaro, del 30 maggio 1974 (11) Così Michel Baroin, ex Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, nel corso di una trasmissione radiofonica mandata in onda da Radio-France, il 4 febbraio 1979. (12) Così Pierre Simon, ex Gran Maestro della Gran Loggia, in Le Monde, del 1º luglio 1970.
 
 
 Antropocentrismo (creatura al posto del Creatore) 
                                                  Concezione protestante
La coscienza è legge a sé stessa - Per la versione pietista (e kantiana) del protestantesimo, «la coscienza non deve nulla se non a sé stessa; essa è la sua stessa regola, la sua legge, la sua sanzione e il suo tribunale supremo» (13).
 
                                                  Concezione massonica
L'uomo è il proprio punto di riferimento - «L'uomo è il punto di partenza di ogni cosa e di ogni conoscenza. Egli è la propria fonte e il proprio punto di riferimento. Solo oggi, egli può dire ciò che è buono per l'uomo» (14).
 
(13) Cfr. E. Julien, Bossuet et les protestants («Bossuet e i protestanti»), pag. 325. (14) Così Michel Baroin, ex Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, nel corso di una trasmissione radiofonica mandata in onda da Radio-France, il 4 febbraio 1979.
 
 
 Rifiuto dell'autorità
                                                  Concezione protestante
Ogni autorità esterna viene rifiutata in materia religiosa
 
                                                   Concezione massonica
Ogni autorità esterna dev'essere rifiutata«Se l'individuo si sottomette ad un'autorità, qualunque sia il suo nome (Dio, Umanità, Società, Legge scritta o Legge morale), è infedele al proprio "Io", al proprio "Ego"» (15)Il confronto potrebbe essere presentato in modo più dettagliato. Ma le linee conduttrici illustrate da questo confronto bastano a dimostrare la stretta parentela ideologica tra i due sistemi (senza dimenticare, sulla scorta del precedente scritto, l'origine ebraica della giudeo-massoneria - vedi allegati – e l'origine ebraica del protestantesimo, evidente negli scritti di innumerevoli autori, tra i quali Bernard Lazar.
 
(15) Cfr. F. Viaud, Mon itinéraire maçonnique («Il mio itinerario massonico»), pag. 83. Viaud è Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia.
 
Autore: Arnaud De Lassus
QUI  l'articolo intero 
Traduzione dall'originale francese di un estratto (pagg. 77-81) dall'opera Connaissance élémentaire du protestantisme («Conoscenza elementare del protestantesimo»), Action Familiale et Scolaire, Parigi s.d., a cura di Paolo Baroni, Centro Culturale San Giorgio.

 

 

mercoledì 21 marzo 2018

Porcus Saxoniae



Il pittore Giovanni Gasparro ha recentemente proposto un’opera (olio su tela, 220×160 cm) tanto bella, figurativamente parlando, quanto spiritualmente e dottrinalmente forte, dal titolo 'San Pio V e San Carlo Borromeo difendono il Cattolicesimo dall’Islam e dall’eresia protestante', (QUI) dove Lutero- definito «accecato eresiarca» da san Giovanni Bosco (come ricorda Camillo Langone su «il Foglio»  (QUI)–, che fece scempio della Santa Messa, dei Sacramenti, del celibato del clero, del matrimonio (escludendo l’indissolubilità), della figura del Sommo Pontefice...di tutta la Sposa di Cristo, viene raffigurato ringhiante, come un ossesso, in preda ad una folle corsa in sella ad un maiale: non certo a caso i suoi coevi lo definivano Porcus Saxoniae, a motivo della sua corrotta e lussuriosa vita, privata e pubblica.
 
(Cristina Siccardi)

 

lunedì 11 dicembre 2017

Scioccheresie di p. Sosa e Company

Le sciocchezze dette recentemente da padre Sosa non sono più risibili di quelle dette da lui stesso (QUI) qualche tempo addietro (QUI l'intervista a Padre A. Sosa) e nemmeno sono più scandalose di quelle.  Che il preposito generale dei gesuiti abbia tante idee (certamente) sbagliate in materia di fede assieme a qualche idea (probabilmente) sbagliata in materia di politica, non fa più scandalo perché ormai la dottrina della fede viene negata o rinnegata da (quasi) tutte le istanze che nella Chiesa dovrebbero averla a cuore: anzitutto i vescovi, con a capo il Papa, poi  i teologi e le istituzioni teologiche di livello accademico, e infine gli strumenti della comunicazione sociale che furono creati da persone sollecite del bene comune ecclesiale e pertanto desiderose che l’informazione cattolica raggiungesse le masse  portando dappertutto la verità del dogma e della morale, con le loro necessarie applicazioni ai problemi del mondo di oggi.
Insomma, quello che padre Sosa ha detto ultimamente sull’esistenza del demonio e su altri argomenti attinenti alla fede è scandaloso ma per nulla sorprendente, dati i tempi che corrono nella Chiesa: da quando è stato eletto come preposito generale dei gesuiti, Sosa è andato ripetendo i soliti discorsi che io sento fare da decenni e ai quali mi sono inutilmente opposto, non solo con interventi giornalistici (molti sulla Nuova Bussola Quotidiana) ma anche con analisi teologiche approfondite (è uscita da poco la terza edizione aggiornata del mio trattato su 'Vera e falsa teologia', edito dalla Leonardo da Vinci). Inutilmente, dicevo, perché troppo potenti sono i mezzi di cui dispongono i cosiddetti «operatori della pastorale» oggi impegnati in una dissennata campagna di demolizione dell’identità religiosa del cattolicesimo. L’obiettivo prioritario di questa campagna  mediatica mondiale è l’abolizione del dogma, ossia della «regula fidei», che serve a fornire a ogni fedele il chiaro criterio di discernimento per sapere qual è la fede della Chiesa, che cosa ognuno deve credere e a chi deve dare ascolto.
Questi «cattivi maestri» e «falsi profeti», come  inutilmente li ho chiamati (non certo per insultarli ma solo per mettere in guardia i fedeli) hanno in odio la dottrina cattolica, che comprende le verità da credere «in rebus fidei et morum». Padre Sosa lo dice espressamente nell’intervista al El Mundo: «Dottrina è una parola che non mi piace molto, porta con sé l’immagine della durezza della pietra. Invece la realtà umana è molto più sfumata, non è mai bianca o nera, è in uno sviluppo continuo».
La frase è illogica in ogni sua parte (il fatto che la realtà sia in sviluppo continuo non toglie che la si possa comprendere solo attraverso concetti e leggi fisiche, psicologiche, morali e religiose), ma la campagna di demolizione della fede non ha bisogno di ragionamenti logici, si accontenta, come ogni campagna pubblicitaria, di slogan che suscitano nelle masse una qualche emozione e spesso, purtroppo, anche un certo consenso alla “linea”. E questa linea – sentimentale nelle argomentazioni ma estremamente lucida nel perseguire lo scopo finale – si ritrova tale e quale nei discorsi di tutti i testimonial della campagna contro la dottrina, i quali parlano a volte con un linguaggio semplicistico e apparentemente ingenuo (Arturo Sosa, Enzo Bianchi e altri), altre volte con un linguaggio più colto (Gianfranco Ravasi, Walter Kasper, Andrea Grillo, Bruno Forte e altri) oppure con un linguaggio decisamente specialistico e sofisticato (Karl Rahner e Hans Küng, con la pletora di discepoli e divulgatori del loro pensiero).
Poco importano comunque le differenze di forma, perché nella sostanza si tratta sempre di discorsi che non sono funzionali alla prassi dei buoni pastori (che sono sempre in missione «de propaganda fide») bensì alla prassi dei poteri politico-ecclesiastici (che hanno interesse alla diffusione dell’eresia), dai quali i falsi profeti e cattivi maestri ricevono non censure o richiami ma protezione, coperture e addirittura “scatti di carriera”. Il caso di padre Sosa è emblematico. I cattolici ingenui si domandano: ma perché il Papa, che ben lo conosceva, lo ha voluto a capo dell’ordine dei gesuiti? E perché, dopo tante esternazioni dal contenuto ereticale non lo ha pubblicamente ripreso?
A questa domanda dei cattolici ingenui rispondo (pregando Iddio che mi capiscano bene): papa Bergoglio non censura padre Sosa perché costui dice esplicitamente quello che lui stesso dice implicitamente, e che comunque fa pensare che sia il suo pensiero (il ricorso che Sosa fa alla metafora della “pietra” è chiaramente mutuato dai documenti magisteriali di papa Francesco). Lo stesso è successo con il cardinale Kasper, che il Papa elogia pubblicamente come grande e pio teologo, incurante del fatto che nei suoi libri ci sia più di un’eresia (sulla divinità di Cristo, sull’Eucaristia, sulla nozione stessa di fede cristiana). 
Parlo di eresia e faccio anche nomi e cognomi, sine ira et studio, avendo considerato le cose alla presenza di Dio, misurando le parole, avendo a cuore l’unità della Chiesa  e prendendo anche sul serio quella «diaconia della verità» e quella «parresia» che san Giovanni Paolo II nella Fides et ratio raccomandava a tutti i Pastori e a tutti i teologi. La verità della fede va professata in ogni occasione, anche e soprattutto quando chi dovrebbe fare opera di catechesi ed evangelizzazione diffonde invece le opinioni di una qualche setta che allontana dall’adesione all’unica fede, quella della Chiesa (“eresia” è un termine dell’antichità cristiana che significa appunto “separazione”).
Dato l’ambiente che si è venuto creando all’interno della Chiesa cattolica, ci sarà chi giudicherà le mie parole “esagerate” e “divisive”. E ci sarà anche chi tirerà fuori la solita sfilza di domande retoriche: “Chi sei tu per giudicare un tuo fratello? Chi ti dà l’autorità per etichettare un’opinione come eresia?”. Ho risposto mille volte a domande come queste, fin dai tempi nei quali intervenivo a contrastare (invano) le eresie misticheggianti che Enzo Bianchi pubblicava dappertutto, anche su testate come Famiglia Cristiana, Iesus e Avvenire. Ora, chi volesse una risposta esauriente e rigorosamente teologica a quelle domande può leggere i discorsi precisi e articolati che faccio nel libro 'Teologia e Magistero oggi' (Leonardo da Vinci, Roma 2017).
Qui basterà ricordare (a chi dovrebbe saperlo) o insegnare (a chi senza sua colpa non è mai stato istruito in materia) che “eresia”, nella Chiesa cattolica, è qualunque pubblica affermazione che risulti in diretta e insanabile contraddizione con il dogma, ossia con i contenuti certi e irreformabili della fede cattolica. Indipendentemente dal fatto che l’autorità ecclesiastica intervenga a censurare con un atto formale una proposizione eretica, qualsiasi fedele capace di discernimento teologico può dire e dimostrare che un certo discorso è (almeno materialmente) eretico. 
Nel caso di padre Sosa è difficile pensare che egli non si renda conto di quel che dice, ma si può anche pensare che non abbia quella preparazione teologica elementare che consente a chiunque di accorgersi che ciò che va dicendo contraddice direttamene la dottrina cattolica. Infatti, chiunque abbia una preparazione teologica elementare sa che la Chiesa insegna da sempre (e anche oggi, come si può verificare aprendo il Catechismo della Chiesa Cattolica) che il demonio c’è e agisce, e che tutti noi dobbiamo «stare in guardia» per evitare che ci induca in peccato (cfr Lettera di San Pietro), Inoltre la Chiesa ha istituito anche la funzione dell’esorcistato per allontanare il demonio dalle persone che egli ha posseduto e dai luoghi che egli ha infestato.
Per di più la Chiesa ci consegna la Sacra Scrittura assicurandoci che è davvero Parola di Dio, dotata di assoluta inerranza. Tutta la Bibbia, a cominciare dal Libro della Genesi, parla dell’esistenza degli angeli ribelli, della loro cacciata dal Cielo e della loro azione volta a impedire l’amicizia dell’uomo con Dio. Poi, il Nuovo Testamento completa la rivelazione di questo mistero con i fatti della vita di Cristo e con le sue le parole, presentando la redenzione operata  de Cristo come liberazione degli uomini dal «potere di Satana». Certo, si può conoscere bene il dogma cattolico e la dottrina presente nella Scrittura e non crederci. Ecco allora dove sta il punto. Chi si dedica a demolire con l’eresia la fede del popolo di Dio è uno che non l’ha mai avuta egli stesso o la sta rinnegando per interessi mondani.
Prima ho detto che forse padre Sosa non ha quella preparazione teologica elementare che consente a chiunque di accorgersi che ciò che va dicendo contraddice direttamene la dottrina cattolica. Ma si capisce che è un’ipotesi che ho tirato fuori per dovere di misericordia, cercando qualche attenuante generica. In realtà, sapendo degli studi che si fanno nella Compagni di Gesù l’ipotesi più realistica è che abbia ricevuto una preparazione teologica elementare, media e superiore irrimediabilmente inquinata dall’eresia modernista.
 
Si tratta dell’eresia che rende gli uomini di Chiesa (religiosi, teologi e vescovi) del tutto indifferenti al dogma, o anche insofferenti nei suoi confronti.
 
Per questo diceva san Pio X che il modernismo è il «coacervo di tutte le eresie», perché tolto di mezzo il dogma, ogni opinione è ugualmente possibile, purché ottenga il consenso di chi ne vede l’utilità pratica. Il fatto è che già da un secolo la Compagnia di Gesù alleva al proprio interno e promuove anche alle massime cariche ecclesiastiche uomini di Chiesa che demoliscono sistematicamente la fede della Chiesa. Ha cominciato il francese Pierre Teilhard de Chardin, che negli anni Cinquanta del Novecento proponeva un «meta-cristianesimo» incentrato sulla nozione di Cristo come “Punto Omega” dell’evoluzione cosmica. Poi è venuto il tedesco Karl Rahner, ispiratore e maestro di tutti i teologi di orientamento modernistico, cui giova molto la sua visione trascendentalistica (ossia, soggettivistica) della coscienza morale e  quindi della fede, visione che porta direttamente alla teoria dei «cristiani anonimi».
Papa Bergoglio non fa direttamente sue le posizioni ereticali dei suoi mastri gesuiti, ma nemmeno le critica, anzi talvolta le cita favorevolmente: vedi l’enciclica Laudato sì, con un accenno positivo al pancosmismo di Teilhard de Chardin, subito rilevato dal gesuita padre Antonio Spadaro nelle pagine della Civiltà Cattolica per dimostrare che le censure ecclesiastiche contro il paleontologo-teologo si potevano considerare «superate».
Per capire dove vanno a parare le argomentazioni pseudo-teologiche dei modernisti va rilevato che essi dipendono tutti dalle dottrine luterane sulla rivelazione e la fede. I maggiori teologi cattolici della seconda metà del Novecento, sull’onda dell’ecumenismo,  hanno “creduto” ai luterani  e ne hanno accettato il pregiudizio anti-metafisico e anti-dogmatico.  Così, il Magistero della Chiesa non è più la norma prossima della fede, anzi va censurato come sopruso del potere papale e dittatura ideologica sulle coscienze (al posto del Magistero, che per statuto ecclesiologico deve essere fedele alla Tradizione e al dogma, i modernisti aspirano a essere loro nella «stanza dei bottoni», per poter instaurare quella «dittatura del  relativismo» che tanto paventava papa Benedetto XVI).
 
Tolto il Magistero, restano la «sola Scriptura» e  il «libero esame»: ma così, logicamente, la Bibbia non è più adoperata come riferimento obbligato della rivelazione divina garantita dalla Chiesa ma come strumento retorico per sostenere le proprie tesi, quali che siano. Il teologo e filosofo luterano Karl Jaspers diceva infatti: «Nella Bibbia non c’è una dottrina: il cristiano vi trova tutto e il contrario di tutto». E un altro teologo luterano, Rudolf Bultmann, diceva che l’uomo moderno non può capire né tanto meno accettare la dottrina del Nuovo Testamento e che quindi bisogna “de-mitologizzarlo”, togliendo dalle sue pagine tutto ciò che non piace alla mentalità scientifica moderna: la creazione, i miracoli, la divinità di Cristo, la sua resurrezione eccetera.
E infatti anche il cardinale Walter Kasper è convinto che i miracoli di Cristo e la sua resurrezione siano un’invenzione della primitiva comunità cristiana per giustificare la propria immagine di Cristo come Figlio di Dio. Non sorprende che anche padre Sosa tiri fuori la storiella che il demonio sia un’invenzione dei cristiani superstiziosi. La realtà vera sarebbe che il demonio è un simbolo del Male: l’astratto per il concreto, secondo il paradigma idealistico che regge tutta la teologia protestante (dipendente da Hegel e da Schelling) e tutta la teologia modernistica.
 
 
Articolo di Mons. Antonio Livi tratto da QUI
 

venerdì 17 novembre 2017

Fuoco amico


Ripropongo ancora una breve intervista fatta a Mons. Antonio Livi, teologo e professore, circa gli ultimi fatti che lo vedono coinvolto. 
........................................................
Professor Livi, Padre Giovanni Cavalcoli, in una recente intervista, sostiene di non capire la vostra correzione filiale, che ritiene un pugno nello stomaco al Papa. Che ne pensa?
 
“Padre Cavalcoli è un dotto teologo domenicano, lo rispetto. Ognuno ha le sue idee ed è libero di professarle. Non intendo polemizzare un’altra volta con lui, visto anche il suo diverso comportamento a seconda delle circostanze. Nei miei confronti cambia spesso idea.  Me ne farò una ragione. In ogni caso la ”correzione  filiale”, che io ho sottoscritto assieme ad altri sessantuno teologi, non è un pugno nello stomaco del Papa, ma addirittura un servizio filiale al Santo Padre, perché confermi la fede dei suoi figli invece di indurli in confusione riguardo alla validità della dottrina sui Comandamenti e sui Sacramenti. Coloro che si sono rivolti rispettosamente al Papa con questa intenzione non hanno commesso una colpa nei riguardi della Chiesa, ma anzi hanno compiuto un obbligo di coscienza”.
Mons. Livi
 
Perchè?
 
Aiutare chi governa a parlare e agire con chiarezza evangelica è un’espressa esigenza comunitaria, lo dice  e lo esige il Vangelo, sia quando comanda di esercitare correzione fraterna, sia quando pone come esempio la correzione che san Paolo fece al primo Papa, san Pietro, che aveva avuto un comportamento ambiguo rispetto all’universalità della redenzione operata da Cristo.  La Chiesa insegna da sempre che è un’opera  di misericordia correggere chi è in errore, sia quando si tratta di errori dottrinali, sia quando si tratta di errori pastorali”.
 
Intanto non le è stato consentito recentemente di tenere una conferenza già programmata a Modena..
 
Purtroppo devo denunciare una persecuzione contro di me e contro tutti quelli che come me non si allineano alla “dittatura del relativismo”,  che sembra il  pensiero dominante, non solo in politica ma anche in teologia. In una parrocchia di Modena mi avevano invitato a parlare dei problemi pastorali derivanti dall’ideologia del relativismo, ma ho dovuto cancellare la conferenza su  ordine del Vescovo”.
 
Amoris Laetitia è eretica?
 
“La “Correctio filialis” non lo dice, e io non l’ho mai detto. Anzi, ho polemizzato con chi parla della possibilità di un Papa eretico. In se stessa, la “Amoris laetitia” è un importante documento post-sinodale che non contiene affermazioni formalmente eretiche, però dà luogo ad interpretazioni e prassi che sono indubbiamente eretiche. Tutto sommato, Cavalcoli dice la stessa cosa, non differisce nella sostanza. Il problema vero sono i collaboratori del Papa, obiettivo delle critiche mie e di Cavalcoli è questo. Gli fanno scrivere e dire cose che si rivelano poi eretiche e lui il Papa non chiarisce, non corregge e non smentisce.”
 
Qual è la sua censura su Amoris Laetitia?
 
“Per tutto quello che ho detto finora, la correzione filiale non va assolutamente considerata un atto di ostilità al Papa, anzi è davvero un atto di amore per la Chiesa di Cristo, nella quale il Papa, chiunque egli sia, è il Vicario di Cristo e ha l’autorità di magistero e di governo che gli ha concesso Cristo. Come le dicevo, però, il Pontefice è circondato da pessimi collaboratori che sono chiaramente eretici. Con quella Correzione filiale abbiamo semplicemente voluto invitare il Papa a parlare finalmente con la necessaria chiarezza, a non creare altra confusione.
 
Amoris Laetitia,  purtroppo, è un documento volutamente ambiguo perché va in senso opposto al Magistero di Giovanni Paolo II, alla dottrina contenuta nel Catechismo e soprattutto al dogma cattolico. L’effetto negativo di questa apparente negazione del dogma sui sacramenti (Battesimo, Matrimonio, Penitenza, Eucaristia) lo riscontriamo nelle conseguenze pratiche”.
 
 
Chiesa in confusione?
 
“L'ho detto e scritto varie volte, anche nel mio blog (Fidesetratio.it). Per quello che si constata vedendo le differenti posizioni delle conferenze episcopali del mondo cattolico, è certamente una Chiesa in piena confusione e allo sbando. Denuncio queste cose per il bene della Chiesa (cioè per la fede di ciascun cattolico) e non per criticare nessuno. Siamo in preda anche ad una deriva luterana”.
 
Che cosa pensa il professor Livi quando  vede Lutero nel foglietto della messa in Vaticano e sente affermazioni come quella che qualifica la Riforma  come opera dello Spirito Santo?
 
”Un'enorme sciocchezza che però è anche un'offesa gravissima allo Spirito Santo, insomma una bestemmia.
 
Lutero è un eretico e non è possibile demolire quello che ha detto il Concilio di Trento.
 
In quanto alle ripetute esaltazioni della figura storica di  Lutero, esse sono un insulto alla fede  cattolica.
 
Ma questo fa parte degli errori pastorali, cioè pratici, di un Papa molto mal consigliato. Jorge Mario Bergoglio è vittima di molti cattivi consiglieri, perché è stato sempre troppo sensibile agli slogan della  'teologia della liberazione' e non ha mai avuto molta stima della teologia dogmatica e delle sue premesse logiche e metafisiche”.
 
Intervista di
Bruno Volpe e Michele M. Ippolito
 
Tratto da QUI