La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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lunedì 15 settembre 2014

I sette dolori di Maria

Sul Calvario, mentre si compiva il grande sacrificio di Gesù, si potevano mi­rare due vittime: il Figlio, che sacrifica­va il corpo con la morte, e la Madre Ma­ria, che sacrificava l'anima con la com­passione. Il Cuore della Vergine era il riflesso dei dolori di Gesù.
D'ordinario la madre sente le soffe­renze dei figli più delle proprie. Quanto dovette soffrire la Madonna a vedere morire Gesù in Croce! Dice San Bona­ventura che tutte quelle piaghe ch'erano sparse sul corpo di Gesù, erano nello stesso tempo tutte unite nel Cuore di Maria. - Più si ama una persona e più si soffre nel vederla soffrire. L'amore che la Vergine nutriva per Gesù era smisu­rato; lo amava di amore soprannatu­rale come suo Dio e di amore naturale come suo Figlio; ed avendo un Cuore delicatissimo, soffrì tanto da meritare il titolo di Addolorata e di Regina dei Martiri.
Il Profeta Geremia, tanti secoli pri­ma, la contemplò in visione ai piedi del Cristo morente e disse: « A che ti para­gonerò o a chi ti somiglierò, figlia di Ge­rusalemme? ... La tua amarezza infatti è grande come il mare. Chi ti potrà consolare? » (Geremia, Lam. II, 13). E lo stesso Profeta pone in bocca alla Ver­gine Addolorata queste parole: « O voi tutti che passate per la via, fermatevi e vedete se c'è dolore simile al mio! » (Geremia, I, 12).
Dice Sant'Alberto Magno: Come noi 'siamo obbligati a Gesù per la sua Passio­ne sofferta per nostro amore, così pure siamo obbligati a Maria per il martirio che ebbe nella morte di Gesù per la no­stra eterna salute'. 
La nostra riconoscenza verso la Ma­donna sia almeno questa: meditare e compatire i suoi dolori.
Gesù rivelò alla Beata Veronica da Binasco che molto si compiace nel vede­re compatita la Madre sua, perché gli sono care le lacrime che Ella sparse sul Calvario.
La stessa Vergine si dolse con Santa Brigida che sono molto pochi coloro che la compatiscono e la maggior parte di­mentica i suoi dolori; onde le raccoman­dò tanto di aver memoria delle sue pene.
La Chiesa per onorare l'Addolorata ha istituito una festa liturgica, che ricorre il quindici settembre.
Privatamente è bene ricordare tutti i giorni i dolori della Madonna. Quanti devoti di Maria recitano ogni giorno la corona dell'Addolorata! (per conoscere e pregare con questa corona clicca qui). Questa corona ha sette poste ed ognuna di queste ha sette grani. Che si allarghi sempre più la cerchia di coloro che onorano la Vergine Dolente!
E’ una buona pratica la recita quoti­diana della preghiera dei Sette Dolori, che trovasi in tanti libri di devozione, ad esempio, nel «Massime Eterne».
Nelle «Glorie di Maria» Sant'Alfon­so scrive: Fu rivelato a Santa Elisabetta Regina che San Giovanni Evangelista de­siderava vedere la Beata Vergine, dopo essere stata assunta in Cielo. Ebbe, la grazia e gli apparvero la Madonna e Gesù; in tale occasione intese che Maria domandò al Figlio qualche grazia spe­ciale per i devoti dei suoi dolori. Gesù promise quattro grazie principali:
 
1-Chi invoca la Divina Madre per i suoi dolori, prima della morte meriterà fare vera penitenza di tutti i suoi peccati.
2-Gesù custodirà questi devoti nel­le loro tribolazioni, specialmente al tem­po della morte.
3-Imprimerà loro la memoria della sua Passione, con grande premio in Cielo.
4-Gesù porrà questi devoti in ma­no di Maria, affinché Ella ne disponga a suo piacere e loro ottenga tutte le grazie che vuole.
 
ESEMPIO Un ricco signore, abbandonata la via del bene, si diede completamente al vi­zio. Accecato dalle passioni, fece espres­samente un patto con il demonio, prote­stando di dargli l'anima dopo la morte. Dopo settant'anni di vita di peccato giunse al punto della morte.
Gesù, volendo usargli misericordia, dis­se a S. Brigida: Va' a dire al tuo Con­fessore che corra al letto di questo mori­bondo; lo esorti a confessarsi! - Il Sa­cerdote andò per tre volte e non riuscì a convertirlo. In fine manifestò il segre­to: 'Non sono venuto da voi spontanea­mente; Gesù stesso mi ha mandato per mezzo di una santa Suora e vuole ac­cordarvi il suo perdono. Non resistete più alla grazia di Dio!' 
L'infermo, sentendo ciò, s'intenerì e ruppe in pianto; poi esclamò: 'Come pos­so essere perdonato dopo avere servito il demonio per settant'anni? I miei pec­cati sono gravissimi ed innumerevoli!'. Il Sacerdote lo rassicurò, lo dispose alla Confessione, lo assolvette e gli diede il Viatico. Dopo sei giorni quel ricco si­gnore moriva.
Gesù, apparendo a S. Brigida, così le parlò: 'Quel peccatore è salvo; al pre­sente è in Purgatorio. Ha avuta la gra­zia della conversione per intercessione della mia Vergine Madre, perché, seb­bene vivesse nel vizio, tuttavia conser­vava la devozione ai suoi dolori; quando ricordava le sofferenze dell'Addolorata, se ne immedesimava e la compiangeva'.
 
Tratto da  “MARIA REGINA E MADRE DI MISERICORDIA” - di DON GIUSEPPE TOMASELLI  
 
Clicca qui per l'intero testo

DON GIUSEPPE TOMASELLI, esempio luminosissimo di sacerdote santo, figlio di don Bosco, uno dei più richiesti esorcisti d'Italia, nato a Biancavilla, un paese in provincia di Catania, il 26 gennaio del 1902 in una famiglia profondamente cattolica. Il suo lungo ministero, durato quasi 63 anni, lo impegnò in vari incarichi: parroco, insegnante, cappellano presso comunità religiose, esorcista ed apostolo della buona stampa cattolica. Scrisse un centinaio di semplici libretti devozionali ed apologetici che stampò in milioni di copie e che diffuse in Italia e anche all'estero. Messina, la mia città, ha avuto il grande privilegio di potersi gloriare della sua presenza. Qui morirà la notte tra l'8 ed il 9 maggio del 1989.
Io purtroppo non ho avuto questo onore quantunque vivessi a Messina in quel periodo, già dal 1985.
  
Clicca qui per leggere la vita di don Giuseppe Tomaselli
 
 

 

mercoledì 30 luglio 2014

Tindari e la Madonna Nera

Con la vittoria del Tour de France da parte di Vincenzo Nibali ho accennato alla Madonna di Tindari alla quale egli è devoto. Il Santuario della Madonna Nera si trova a

Tindari che è una piccola frazione di Patti, comune della provincia di Messina in Sicilia. È una nota località sita sul golfo di Patti. La città venne fondata da Dionisio di Siracusa nel 396 a.C. come colonia di mercenari siracusani che avevano partecipato alla guerra contro Cartagine, nel territorio della città sicula di Abacaenum, e prese il nome di Tyndaris, in onore di Tindaro, re di Sparta e sposo di Leda, padre putativo di Elena e dei Dioscuri, Castore e Polluce.

Con Siracusa passò in seguito nell'orbita romana e fu base navale di Sesto Pompeo.  Presa da Augusto nel 36 a.C. divenne colonia romana col nome di Colonia Augusta Tyndaritanorum, una delle cinque della Sicilia che Cicerone citò come nobilissima civitas.

Nel I secolo d.C subì le conseguenze di una grande frana e nel IV secolo fu soggetta a due distruttivi terremoti. Nel 535, già sede vescovile, venne conquistata dai Bizantini e nell'836 cadde nelle mani degli Arabi che la distrussero!
Vi rimase il santuario dedicato alla Madonna Nera, ingrandito nel corso degli anni, che ospita una statua di Maria con il Bambino, scolpita in legno, considerata apportatrice di grazie e miracoli.
Il Santuario di Tindari si trova all'estremità orientale del promontorio, a strapiombo sul mare, in corrispondenza dell'antica acropoli, dove una piccola chiesa era stata costruita sui resti della città abbandonata.
La statua della Madonna Nera, scolpita in legno di cedro, venne collocata in epoca imprecisata, forse giunta qui dall'Oriente in seguito al fenomeno dell'iconoclastia dei secoli VIII e IX d.C.
La chiesa venne distrutta nel 1544 dai pirati algerini e ricostruita tra il 1552 ed il 1598. Dopodiché venne ampliata con la costruzione di una nuova chiesa più grande che fu consacrata nel 1979.
La festa del santuario si svolge ogni anno tra il 7 e l'8 settembre.
La storia della scultura della Madonna è avvolta nel mistero. Si narra che la nave che la stava trasportando, arrivata alla Baia di Tindari, ivi rifugiatasi per sfuggire ad una tempesta, non riuscì a ripartire se non dopo aver messo a terra il prezioso carico.
Infatti i marinai, depositarono a terra tutto il carico, pensando che fosse questo ad impedire il proseguimento del viaggio e solo quando scaricarono anche la statua, la nave poté riprendere il mare.
La statua venne quindi trasportata nella chiesa sita sul colle che cominciò ad accogliere migliaia di pellegrini attratti dalla fama miracolosa del simulacro. E qui si riallaccia la leggenda di Marinello o del mare secco: quella zona sabbiosa con una serie di piccoli specchi d'acqua, la cui conformazione si modifica in seguito ai movimenti della sabbia, spinta dalle mareggiate e che si trova alla base del promontorio. Si racconta che questa spiaggia si sarebbe formata miracolosamente in seguito alla caduta di una bimba dalla terrazza del santuario, ritrovata poi sana e salva sulla spiaggia appena creatasi per il ritiro del mare.
 
La madre della bambina, una pellegrina giunta da lontano, alla vista della Madonna nera, l'avrebbe disprezzata, ma in seguito all'incidente della sua bambina, salvata per miracolo, si sarebbe ricreduta sulla vera natura miracolosa della scultura, della quale aveva appunto dubitato proprio a causa dell'incarnato scuro della Vergine.
 


 
 
 
 
I resti della città antica, con le mura e l'Anfiteatro, si trovano nella zona archeologica, sono in discreto stato di conservazione e si possono visitare, gratuitamente.