La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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mercoledì 28 marzo 2018

Sacramentum Caritatis: Gesù, Cibo di Verità

1.Sacramento della carità (1), la Santissima Eucaristia è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l'amore infinito di Dio per ogni uomo. In questo mirabile Sacramento si manifesta l'amore « più grande », quello che spinge a « dare la vita per i propri amici » (Gv 15,13). Gesù, infatti, «li amò fino alla fine» (Gv 13,1). Con questa espressione, l'Evangelista introduce il gesto di infinita umiltà da Lui compiuto: prima di morire sulla croce per noi, messosi un asciugatoio attorno ai fianchi, Egli lava i piedi ai suoi discepoli. Allo stesso modo, Gesù nel Sacramento eucaristico continua ad amarci «fino alla fine», fino al dono del suo corpo e del suo sangue. Quale stupore deve aver preso il cuore degli Apostoli di fronte ai gesti e alle parole del Signore durante quella Cena! Quale meraviglia deve suscitare anche nel nostro cuore il Mistero eucaristico!
 
Il cibo della verità
 
2.Nel Sacramento dell'altare, il Signore viene incontro all'uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1,27), facendosi suo compagno di viaggio. In questo Sacramento, infatti, il Signore si fa cibo per l'uomo affamato di verità e di libertà. Poiché solo la verità può renderci liberi davvero (cfr Gv 8,36), Cristo si fa per noi cibo di Verità.
 
Con acuta conoscenza della realtà umana, sant'Agostino ha messo in evidenza come l'uomo si muova spontaneamente, e non per costrizione, quando si trova in relazione con ciò che lo attrae e suscita in lui desiderio. Domandandosi, allora, che cosa possa ultimamente muovere l'uomo nell'intimo, il santo Vescovo esclama:
«Che cosa desidera l'anima più ardentemente della verità?» (2). Ogni uomo, infatti, porta in sé l'insopprimibile desiderio della verità, ultima e definitiva. Per questo, il Signore Gesù, «via, verità e vita» (Gv 14,6), si rivolge al cuore anelante dell'uomo, che si sente pellegrino e assetato, al cuore che sospira verso la fonte della vita, al cuore mendicante della Verità. Gesù Cristo, infatti, è la Verità fatta Persona, che attira a sé il mondo.
«Gesù è la stella polare della libertà umana: senza di Lui essa perde il suo orientamento, poiché senza la conoscenza della verità la libertà si snatura, si isola e si riduce a sterile arbitrio. Con Lui, la libertà si ritrova» (3).
 
Nel sacramento dell'Eucaristia Gesù ci mostra in particolare la verità dell'amore, che è la stessa essenza di Dio. È questa verità evangelica che interessa ogni uomo e tutto l'uomo. Per questo la Chiesa, che trova nell'Eucaristia il suo centro vitale, si impegna costantemente ad annunciare a tutti, opportune importune (cfr 2 Tm 4,2), che Dio è amore (4). Proprio perché Cristo si è fatto per noi cibo di Verità, la Chiesa si rivolge all'uomo, invitandolo ad accogliere liberamente il dono di Dio.
 
Il testo intero QUI
 
Note
(1) Cfr S. Tommaso D'Aquino, Summa Theologiae III, q. 73, a. 3.
(2) S. Agostino, In Iohannis Evangelium Tractatus, 26.5: PL 35, 1609.
(4) Cfr Benedetto XVI, Discorso ai Membri del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi (1 giugno 2006): L'Osservatore Romano, 2 giugno 2006, p. 5.

martedì 9 aprile 2013

Credo la Santa Chiesa Cattolica

La santa Chiesa, è la dimora terrena del cattolico, la culla dalla quale alimenta la sua fede e le sue opere; è realtà divina e umana nel contempo. Nella sua dimensione divina è il Corpo Mistico di Cristo, (come ci dice san Paolo nella lettera ai Colossesi 1,24), corpo martoriato dalle sofferenze della croce ma glorificato e trasfigurato dalla risurrezione della carne, - tale “riscoperta” si deve soprattutto agli studi e alla riflessione del gesuita fiammingo Emile Mersch). Nella sua dimensione umana " è la società dei veri cristiani, cioè dei battezzati che professano la fede e la dottrina di Gesù Cristo, partecipano ai suoi sacramenti e ubbidiscono ai Pastori stabiliti da lui"( Catechismo di san Pio X). Come Cristo è presente nel mondo nella sua dimensione umana e divina nello stesso tempo, così anche la Chiesa agisce e si rivela al mondo nella completezza della manifestazione umana e divina del suo Signore. Essa è il popolo della nuova alleanza, è il 'nuovo Israele' di Dio, generato nella carne del Suo Figlio e dalla verginità feconda della sua santissima Madre, dove trova espressione più chiara la Verità;  è la Sposa di Cristo, redenta, santificata, glorificata dall’amore del Figlio di Dio (Ef 5,21-32). Essa è l'Alfa e l'Omega visibile del Dio della Nuova Alleanza,  è santa, bella, senza macchia, come dice sant'Ambrogio è "ex maculatis immaculata" essa non è senza peccatori ma è senza peccato. Dice a tal proposito il Cardinale Journet: " Le sue frontiere, precise e vere, circoscrivono solo ciò che è puro e buono nei suoi membri, giusti e peccatori, assumendo dentro di sé tutto ciò che è santo, anche nei peccatori, e lasciando fuori di sé ciò che è impuro, anche nei giusti". La Chiesa è Madre, come dice san Paolo nella lettera ai Galati (4,26) e come tale è anche Maestra e, come ben esprime il Credo, è Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Essa è sacramento universale di salvezza perché in essa lo Spirito Santo vi compie la sua missione di salvezza per tutti. La Chiesa è nel disegno di Dio fin dalle origini del mondo, i Padri della Chiesa solevano dire che il mondo fu creato in vista della Chiesa! Essa è prefigurata nell'Antica Alleanza di Dio con il popolo d'Israele e con la sua discendenza. Con Gesù ed in Gesù essa viene instaurata nel mondo in modo visibile, stabile, perpetuo: essa nasce dal suo fianco squarciato sulla croce come dono e segno di redenzione. Gli apostoli sono le sue fondamenta, i basamenti della nuova Gerusalemme (Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Ed. Vaticana, pag 211), per diventare il germe terreno del Regno di Cristo, in attesa di avere il suo pieno compimento nella gloria del Cielo al momento del ritorno glorioso di Cristo. La Santa Chiesa è un mistero, essa è nella storia ma nel contempo la trascende, è solo con gli occhi della fede che si possono scorgere le due realtà, umana e spirituale. E' mistero d'amore e di unione tra Dio e gli uomini e come tale non è totalmente comprensibile all'intelligenza umana, se non attraverso i carismi donati dal Signore come mezzi per la santificazione di tutto il Corpo di Cristo. Essa non si comprende se non nell'unità della forma e degli intenti di tutti i suoi membri. Gesù Cristo l'ha voluta Una, con a capo Pietro, perchè essa ha un solo Signore, una è la professione di fede ricevuta dagli Apostoli, una è la celebrazione del culto divino ed una è la successione apostolica mediante il sacramento dell'Ordine Sacro. L'ha voluta Santa, adornata di santità vera perché Lui è santo. L'ha voluta Cattolica che significa universale, perché tutto il genere umano, passato, presente e futuro è chiamato alla salvezza eterna. L'ha voluta Apostolica perché Pietro e gli Apostoli fossero i basamenti sui quali poggiare la fede e la sua stabile trasmissione nei secoli.
 
PER SAPERNE DI PIU' - CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA- Libreria editrice Vaticana (da pag. 206 a pag. 257)          

martedì 19 marzo 2013

Miserando atque eligendo

LO SCUDO
 Nei tratti, essenziali, il Papa Francesco ha deciso di conservare il suo stemma anteriore, scelto fin dalla sua consacrazione episcopale e caratterizzato da una lineare semplicità.
Lo scudo blu è sormontato dai simboli della dignità pontificia, uguali a quelli voluti dal predecessore Benedetto XVI (mitra collocata tra chiavi decussate d'oro e d'argento, rilegate da un cordone rosso). In alto, campeggia l'emblema dell'ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo. La lettera H è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero.
In basso, si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l'antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine Santissima e San Giuseppe.
 
II MOTTO
Il motto del Santo Padre Francesco è tratto dalle Omelie di San Beda il Venerabile, sacerdote (Om. 21; CCL 122, 149-151), il quale, commentando l'episodio evangelico della vocazione di San Matteo, scrive: "Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me" (Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi).
Questa omelia è un omaggio alla misericordia divina ed è riprodotta nella Liturgia delle Ore della festa di San Matteo. Essa riveste un significato particolare nella vita e nell'itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di San Matteo dell'anno 1953, il giovane Jorge Mario Bergoglio sperimentò, all'età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull'esempio di Sant'Ignazio di Loyola.
Una volta eletto Vescovo, S.E. Mons. Bergoglio, in ricordo di tale avvenimento che segnò gli inizi della sua totale consacrazione a Dio nella Sua Chiesa, decise di scegliere, come motto e programma di vita, l'espressione di San Beda miserando atque eligendo, che ha inteso riprodurre anche nel proprio stemma pontificio.
 

lunedì 21 gennaio 2013

La musica sacra

Il Santo Padre Benedetto XVI, in un incontro con i musicisti, ha detto che la musica sacra è essa stessa liturgia, serve a ravvivare la fede e ad esprimere la bellezza di Dio. Essa, inoltre non va considerata un puro fatto estetico ma un mezzo che, entrando  tra le pieghe dell’anima, lascia trasparire ed avvertire la presenza di Dio come se le sue note fossero la voce stessa di Dio. A questo proposito ricorda due celebri conversioni, quella di Agostino di Ippona, grande padre della Chiesa del IV-V secolo, che racconta delle lacrime che versa nell'udire i salmi cantati nelle liturgie di Sant’Ambrogio a Milano, e quella di Paul Claudel –poeta e drammaturgo francese– che abbraccia il cristianesimo in un “istante”, “grande” e “potente”, ascoltando il canto del Magnificat durante i Vespri di Natale nella Cattedrale di Notre-Dame. Nella Sacrosanctum Concilium, la Costituzione dedicata alla liturgia, il canto sacro, unito alle parole, viene descritto come "parte necessaria ed integrante della liturgia solenne”. Il Papa osserva:“Perché ‘necessaria ed integrante’? Non certo per motivi puramente estetici in un senso superficiale, ma perché coopera a nutrire ed esprimere la fede, e quindi alla gloria di Dio e alla santificazione dei fedeli, che sono il fine della musica sacra. Inoltre raccomanda ai musicisti di: "non aver timore di recuperare e valorizzare la grande tradizione musicale della Chiesa, che nel gregoriano e nella polifonia ha due delle espressioni più alte, come afferma lo stesso Vaticano II”.
 

martedì 3 luglio 2012

Obsculta, ora et labora

In queste tre piccole esortazioni si può racchiudere il segreto di una vita intessuta nell'amore e nella laboriosità feconda. San Benedetto scrive la 'Sancta Regula' negli anni della maturità, preoccupandosi di donare ai suoi figli, che avevano scelto la via del nascondimento e del dono totale di sè a Dio, una guida sicura e certa, un 'recto cursu' per giungere alla 'celsitudinem perfectionis'. La Regola di san Benedetto ha come modello immediato la Regula Magistri, un testo ignoto dal quale egli attinge tutto ciò che ritiene conveniente a rendere completo e chiaro il suo pensiero. Benedetto, nel redigere la sua Regola, non ebbe l'intenzione di scrivere un'opera originale a tutti i costi, quanto di ottenere lo scopo di dar prova di una certa serietà di vita, o di aver almeno mosso i primi passi sulla via della conversione (Cap. 73,1)(Regulam autem hanc desripsimus, ut hanc observantes in monasterii aliquatenus vel honestatem morum aut initium conversationis nos demonstremus habere). Benedetto definisce la Regola minima e scritta per principianti, ma assicura che la sua messa in pratica porterà con la protezione di Dio, a conoscere le sublimi altezze della sapienza e della virtù. (Cap 73,9) (...doctrinae virtutumque culmina, Deo protegente, pervenies). Sono consigli ed insegnamenti semplici ma profondi e seri che attingono dalla ricchezza della Sacra Scrittura e dagli insegnamenti dei Padri della Chiesa e dell'intera tradizione della Santa Chiesa. La Sancta Regula, per questo motivo, è molto attuale, nonostante abbia quasi 1500 anni di storia. Sulle sue fondamenta sono sorti i Monasteri di tutta Europa ed alle sue parole hanno attinto milioni di monaci alla ricerca di Dio, nel nascondimento, nel silenzio, nell'ascolto, nella preghiera e nel lavoro. Essa ai tempi nostri risulta essere ancora faro luminoso, guida sicura per chi è alla ricerca di Dio e della via perfetta, nella vita di ogni giorno. Lo stesso Papa Giovanni Paolo II ebbe a dire a proposito della Regola: 'A quel piccolo augusto libro dobbiamo rifarci, e da esso ripartire per la ricostruzione morale e religiosa che urgentemente ci sollecita, e di cui con ogni cura siamo debitori verso il mondo'.

(CONTINUA QUI)


sabato 3 marzo 2012

Il dono di soffrire per Cristo



TRATTO DA  SANT' ALFONSO MARIA DE' LIGUORI - PRATICA DI AMAR GESU' CRISTO
Ed Città Nuova pag 66-67

Scrive san Giovanni Crisostomo che quando il Signore fa la grazia di soffrire, concede un dono più grande del potere di risuscitare i morti, perchè col far miracoli l'uomo resta debitore a Dio, ma nella sofferenza è Dio che resta in obbligo con l'uomo. E aggiunge che chi soffre per amor di Dio, per il fatto stesso che soffre per amor di quel Dio che egli ama, ha già ricevuto un grande premio. Ecco perchè egli dice di valutare di più la grazia dell'apostolo Paolo nell'essere incatenato per Gesù Cristo che nell'essere rapito al terzo cielo.
San Giacomo, con l'espressione "la pazienza, poi, completi l'opera sua in voi" (Gc 1,4), vuol dirci che non c'è cosa più gradita a Dio di una persona che con pazienza e in pace porta tutte le croci che Dio le manda. E questo, appunto, fa l'amore: rende l'amante simile alla persona amata.
"Le piaghe del nostro Redentore - scrive san Francesco di Sales - sono tutte bocche che ci insegnano come soffrire per lui. Questa è la scienza dei santi: soffrire sempre per Gesù. E' così che si diventa presto santi". Chi ama Gesù Cristo desidera di essere trattato come lui, povero, straziato, disprezzato.
San Giovanni, nell'Apocalisse, vide tutti i santi avvolti in candide vesti e con le palme nelle mani (cf Ap 7,9). Ora, la palma è segno del martirio, e se non tutti i santi sono morti martiri, come mai tutti portano le palme nelle mani? Ci risponde san Gregorio Magno: "Tutti i santi sono stati martiri o di spada o di pazienza. E anche noi possiamo essere martiri, se coltiviamo la virtù della pazienza".
Il merito di una persona che ama Gesù Cristo sta tutto nell'amare e nel patire. "Pensi tu, figlia mia - rivelò il Signore a santa Teresa -, che il merito consiste nel godere? No, ma nel patire e nell'amare. Guarda la mia vita piena di sofferenze.....Ebbene credimi, figlia, che chi più è amato dal Padre mio, più travagli deve affrontare. Questo significa amare. Guarda queste mie piaghe e sappi che i tuoi dolori non potranno mai essere così grandi! E' un grave errore pensare che il Padre mio celeste ammetta nella sua amicizia gente senza travagli!". E qui, a nostro conforto, santa Teresa aggiunge che Dio non manda mai una prova senza subito ripagarla con qualche favore.

martedì 13 settembre 2011

San Giovanni Crisostomo

Giovanni nasce ad Antiochia (Turchia) intorno al 349 d.C.Vive gli anni della giovinezza da monaco in casa propria. Viene ordinato sacerdote dal vescoco Fabiano e ne diventa collaboratore. Eletto vescovo di Costantinopoli nel 397, si rivela un grande pastore, mirabile per l'eloquenza (da qui il nome di 'crisostomo', bocca d'oro) e forte nelle persecuzioni che deve subire a causa dell'odio dei suoi nemici personali e della corte bizantina. Si prodiga assiduamente per la riforma dei costumi, per formare i fedeli alla vita cristiana ed illustrare la dottrina cattolica. Muore a Comana sul mar Nero il 14 settembre 407. Ci lascia numerosi e preziosi scritti. La Chiesa lo ha proclamato Dottore per la sua sapienza.

lunedì 15 agosto 2011

Assunzione della Beata Vergine Maria


"Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile alta più che creatura,
termine fisso d'eterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore
per lo cui caldo ne l'eterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se'a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol gazia ed a te non ricorre,
sua disianza vuol volar senz'ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
in te misericorda, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate".
(Dante Alighieri)