La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




mercoledì 19 aprile 2017

Tempo di Pasqua

Dopo la Domenica di Risurrezione di Gesù Nostro Signore, inizia il Tempo di Pasqua che dura cinquanta giorni, sette volte sette giorni. Il numero sette è un'immagine della pienezza (si pensi al racconto della creazione nel primo capitolo della Genesi)e l'unità che si aggiunge a questa pienezza moltiplicata apre sull' aldilà, sulla vita eterna e sul suo significato. È così che il tempo di Pasqua, con la gioia prolungata del trionfo pasquale, è divenuto per i padri della Chiesa l'immagine dell'eternità e del raggiungimento del mistero del Cristo.
Per Tertulliano alla fine del secondo secolo, la cinquantina pasquale è il tempo della grande allegrezza durante il quale si celebra la fase gloriosa del mistero delle redenzione dopo la risurrezione del Cristo, fino all'effusione dello Spirito sui discepoli e su tutta la Chiesa nata dalla Passione del Cristo. Secondo sant'Ambrogio: "I nostri avi ci hanno insegnato a celebrare i cinquanta giorni della Pentecoste come parte integrante della Pasqua".
Visto che un solo giorno è troppo breve per celebrare il grande mistero e l'immensa gioia della resurrezione di Cristo, la Chiesa consacra cinquanta giorni, che sono quindi l'estensione della gioia pasquale in cui il digiuno è stato sempre bandito, anche dai più austeri degli asceti. I cinquanta giorni sono come una sola domenica, la domenica di Pasqua.
 
E' tempo di gioia, di rendimento di grazie, di celebrazione della luce e della vita. In modo particolare l'ottava di Pasqua (tempo in cui ci troviamo ancora in questi giorni), ha un carattere più pronunciato di allegrezza e di meditazione sul fatto della risurrezione del Cristo e della nascita del cristiano nel battesimo, che è una partecipazione alla vita risuscitata del Cristo, mediante una nuova nascita e un pegno della risurrezione futura. Ma tutta la cinquantina ha più o meno questo carattere, infatti si canta continuamente l'Alleluia.
Nella Santa Messa, sono privilegiati gli epiloghi evangelici delle manifestazioni di Gesù dopo la risurrezione, ma anche, secondo san Giovanni, il suo ultimo discorso, gli ultimi insegnamenti sul comandamento dell'amore, l'unione intima fra lui ed il Padre, la promessa di un altro consolatore, lo Spirito di verità, la grande preghiera sacerdotale per l'unità. 
                                                     
Nel quarantesimo giorno si celebra l'Ascensione di Cristo al cielo, e i giorni che seguono sono una lunga preghiera per la venuta dello Spirito Santo, in unione con i discepoli e la Vergine Maria riuniti in preghiera nel Cenacolo.
 
BUONA E SANTA PASQUA DI RISURREZIONE A TUTTI!
 
 

mercoledì 5 aprile 2017

Vertiginoso spavento!


Il 31 ottobre 1983 Papa Giovanni Paolo II scrive una lettera
al cardinale Willebrands, pubblicata sull'Osservatore Romano il 5 novembre dello stesso anno, in occasione delle celebrazioni protestanti per il cinquecentenario della nascita di Martin Lutero (1483-1546)in cui dichiara che, sulla base delle recentissime ricerche storiche, si deve ammettere che «è stato messo in luce in modo convincente il profondo spirito religioso di Lutero, animato da una cocente passione per la questione della salvezza eterna»
 
Scrive a tal proposito il Prof. Plinio Correa de Oliveira:
 
"La lettera è impregnata di tanta benevolenza e amabilità che mi sono chiesto se il suo Augusto firmatario abbia dimenticato le terribili bestemmie lanciate dal monaco apostata contro Dio, Gesù Cristo Figlio di Dio, il Santissimo Sacramento, la Vergine Maria e lo stesso Papato.
Quel che è certo è che egli non le ignora, perché esse sono alla portata di qualsiasi cattolico colto, in libri di buona qualità che a tutt’oggi non sono difficili da ottenere".
 
Ecco le bestemmie di Lutero contro il Signore
 

  • Cristo ha commesso l'adulterio una prima volta con la donna della fontana di cui parla Giovanni. Poi con la Maddalena, quindi con la donna adultera. Così Cristo, tanto pio, ha dovuto anche lui fornicare prima di morire” (Discorsi a tavola, n. 1472, ed. di Weimar, II, 107; cfr. op. cit., p. 235).
  •  “certamente Dio è grande e potente, buono e misericordioso (...) ma è stupido. Deus est stultissimus” (Discorsi a tavola, n. 953, ed. di Weimar, I, 487).
  • È un tiranno.
  • "Non pensate che Cristo ubriaco, perché aveva bevuto troppo all'Ultima Cena, abbia sconcertato i Suoi discepoli col suo parlare a vanvera"?
Contro il Papa e la Chiesa Cattolica:
  • In un pamphlet intitolato "Contro il pontificato romano fondato dal diavolo", del marzo 1545, Lutero chiama il Papa "infernalissimo"
  • a Melantone, a proposito delle sanguinose persecuzioni di Enrico VIII contro i cattolici inglesi, scrive: “È permesso abbandonarsi alla collera, quando si sa che specie di traditori, ladri ed assassini sono i papi, i loro cardinali, i loro legati. Piacesse a Dio che vari re d'Inghilterra si impegnassero a farli scomparire”. Poi ancora:
  • Basta con le parole: il ferro! il fuoco!”, “Puniamo i ladri con la spada; perché non acchiappiamo papa, cardinali e tutta la cricca della Sodoma romana e ci laviamo le mani con il loro sangue?

Questo odio accompagnò Lutero fino alla fine della sua vita.
Afferma Funck Brentano: “La sua ultima predica pubblica a Wittemberg è del 17 gennaio 1546: ultimo grido di maledizione contro il papa, il sacrificio della Messa, il culto della Vergine” .
 
Non stupisce che grandi persecutori della Chiesa abbiano festeggiato la sua memoria. Così “Hitler fece proclamare festa nazionale in Germania l'anniversario del 31 ottobre 1517, quando il monaco agostiniano ribelle fece affiggere alle porte della chiesa del castello di Wittemberg le famose 95 proposizioni contro la supremazia e le dottrine pontificie”.

L'esimio Professore Correa De Oliveira riferisce fatti accaduti nel 1983:
A dispetto di tutto l'ateismo ufficiale del regime comunista, il dr. Erich Honecker, presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio di Difesa, primo uomo della Repubblica democratica tedesca, ha accettato di capeggiare il comitato che in piena Germania rossa ha organizzato quest'anno le rimbombanti celebrazioni di Lutero (cfr. German Comments, di Onnsbruck, Germania occidentale, aprile 1983).
 
Niente di più naturale del fatto che il monaco apostata abbia risvegliato tali sentimenti nel leader nazista come, più recentemente, in quello comunista.

Niente di più sconcertante, perfino di vertiginoso, di quanto è accaduto in occasione della recentissima commemorazione del cinquecentesimo anniversario della nascita di Lutero, nello squallido tempio protestante di Roma, l’11 dicembre 1983.
A questo atto festivo di amore e di ammirazione verso la memoria dell'eresiarca ha partecipato il prelato che il conclave del 1978 ha eletto Papa e al quale pertanto spetterebbe la missione di difendere contro gli eresiarchi e gli eretici i santi nomi di Dio e di Gesù Cristo, la Santa Messa, la Sacra Eucarestia e il Papato!
 
“Vertiginoso, spaventoso” - è stato, a questo proposito, il gemito del mio cuore di cattolico che, tuttavia, con ciò ha raddoppiato la sua fede e la sua venerazione verso il Papato.
 
(Plinio Corrêa de Oliveira)
 




 

martedì 4 aprile 2017

Exurge Domine

'Exsurge Domine' è la Bolla papale emessa da papa Leone X il 15 giugno 1520 in risposta alle 95 tesi di Martin Lutero e agli scritti successivi. Il Papa esige che Martin Lutero ritratti 41 delle sue 95 tesi, così come altri errori specificati, entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.
Sebbene la Bolla non critichi direttamente tutti i punti toccati da Lutero, essa vietava in tutti i paesi cattolici la stampa, la vendita e la lettura di qualsiasi libro contenente gli errori e le eresie contenuti nelle 95 tesi e si richiedeva alle autorità secolari di far rispettare la bolla nei loro domini. Lutero lasciò scadere il tempo previsto, e il 10 dicembre 1520 bruciò la sua copia della Bolla insieme ai volumi di diritto canonico. A seguito di questo atto, il 3 gennaio 1521 con la bolla 'Decet Romanum Pontificem' fu scomunicato.


Dopo aver elencato i 41 punti dichiarati erronei, la Bolla papale termina con la Censura:
 
"Tutti e ciascuno gli articoli o errori sopra elencati, Noi li condanniamo, respingiamo e rigettiamo totalmente, in conformità a quanto detto sopra, rispettivamente come eretici, scandalosi, falsi, offensivi per le orecchie pie, o in quanto capaci di sedurre le menti degli uomini semplici e in contraddizione con la fede cattolica".
Questo è Magistero: perenne, infallibile ed immodificabile. Tutto ciò che oggi viene detto a proposito di Lutero, coll'auspicio di poterlo riabilitare, è falso e contrario al Magistero della Chiesa Cattolica, perché lo Spirito Santo ha parlato e non può contraddire se stesso. La Parola di Dio è una sola!


sabato 1 aprile 2017

Riabilitare Martin Luther???

Il Vaticano è in fermento! Su volere di Papa Francesco, ci si sta occupando dello studio di Martin Luther e del suo operato, alla ricerca di una possibile rilettura dell'eretica  pseudo-Riforma luterana con lo scopo di riabilitare il monaco eretico e scismatico.  Un vero colpo di mano furbo e menzognero perché si sta tentando di fare leva sulle presunte buone intenzioni di Lutero affermando che  «voleva fare inizialmente una riforma dall’interno, non voleva provocare uno scisma. Egli compì un cammino spirituale, il punto di partenza quindi era buono»,  e di distorcere i fatti, affermando:  «Ma in seguito ci sono state delle pressioni da tutti i lati, degli elementi che sono sopraggiunti dall’esterno, storici, politici ed economici, che hanno influenzato l’evoluzione della stessa 'Riforma' e hanno condotto alla rottura», così ha dichiarato il 22 marzo 2017, nella Sala Stampa della Santa Sede, il Presidente del Comitato creato per questo studio, Padre Ardura, assistito dal prof. Johannes Grohe, storico che insegna alla Pontificia Università della Santa Croce.
Si tratta di un modo errato di voler far progredire il cammino ecumenico e nel contempo di superarlo in quanto è stato dichiarato che cattolici e protestanti hanno «una comunione nella stessa fede» grazie ad «un accordo tra le due Chiese». La riabilitazione di Martin Luther porterebbe ad una unificazione delle sette protestanti con la Chiesa Cattolica, una unione di fatto, piuttosto che un matrimonio sacramentale, dove si crede di vivere uniti ed in comunione grazie al comune impegno per la salvaguardia del creato e per le opere di carità fraterna, perché   non è vero che tra cattolici e luterani ci unisce la fede e ci dividono solo delle interpretazioni teologiche. È vero invece che sui sacramenti, l’Eucarestia, l’approccio alle Scritture, il ministero sacerdotale, la Messa come sacrificio, la Madonna è proprio la fede che ci divide. 
Le celebrazioni di Lutero e della sua pseudo-Riforma dopo il plauso del Papa con la visita a Lund, sono continuate in Vaticano, dove i festeggiamenti non sono manovre oscure ma decisamente entusiastiche ed alla luce del sole, visto che all'evento scismatico ed eretico, è stato dedicato persino un francobollo.
 
Ecco un breve trafiletto dello scrittore Vittorio Messori (qui) dove riporta sia la notizia del francobollo che una serie di espressioni ingiuriose e dissacranti che, l'ex monaco agostiniano Martin Lutero, riservò nei suoi scritti, al Santo Padre, con buona pace di coloro che lo celebrano, lo esaltano e lo hanno già riabilitato 'in pectore':
 
"Porco. Anticristo. Tosatore di greggi. Spargitore di sangue. Lupo. Cane. Pervertitore della Sacra Scrittura. Empio e perverso bestemmiatore. Avversario di Cristo. Deformatore di Gesù. Crocifissore del Signore. Diavolo. Satana. Sacrilego. Ignorante. Muso da prostituta. Autore di ogni empietà. Bestemmiatore. Ipocrita.  Maestro di frodi e di imposture. Briccone. Pestifero. Corrotto".  

venerdì 31 marzo 2017

Daniel Ridgway Knight


E' nato il 15 marzo del 1839 a Chambersburg, Pennsylvania (USA) . Nel 1872 si trasferisce in Francia, dove aveva in precedenza studiato come allievo presso la Scuola di Belle Arti di Parigi, dove morì il 9 marzo 1924. Dipinse un mondo che oggi quasi non esiste più, ma che si è tanto trasformato: quello contadino. Amava infatti dipingere contadine ritratte all'aria aperta, in momenti conviviali o di lavoro. Le tinte usate sono pastello alternate a tonalità più fredde per esaltare la morbidezza delle pose. I paesaggi rurali sembrano circondare amorevolmente queste donne che ne godono tutta la bellezza ed il fascino. Uno spaccato tutto femminile, dove regna l'ordine e la naturale bellezza di chi consapevolmente ama e vive con semplicità il proprio ruolo.  
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 


 
 
 

giovedì 30 marzo 2017

Laudato si: una forzatura!


 
L'Enciclica di Papa Francesco 'Laudato sì' è stato un testo molto sofferto, sottoposto ad innumerevoli revisioni, limature ed aggiustamenti vari. Il Papa in un'intervista aerea, prima della pubblicazione, aveva detto che, essendo una qualunque enciclica magistero pontificio che vincola i fedeli cattolici, essa "deve andare avanti soltanto sulle sicurezze", ed aggiunge che le teorie possono essere inserite a piè di pagina, come informazione, ma che non possono entrare a far parte del corpo del documento in quanto la Chiesa non sposa ipotesi scientifiche, né spetta ad essa dire l'ultima parola sulla scienza. E questo riferendosi nello specifico all'enciclica in questione. Allora cosa è successo, visto che tutta la prima parte di questa è fondata su tesi pseudo-scientifiche di tipo eco-catastrofista tutt'altro che certe e non ci sono note a piè di pagina in cui si spiegano le diverse posizioni? Ci saranno state forse, forti pressioni, soprattutto da parte di circoli ambientalisti e teorici del riscaldamento globale antropogenico che contano sul Papa e sulla Chiesa cattolica per dare una spinta decisiva agli accordi internazionali sul clima?
'Salva il pianeta, suicidati'
Questa enciclica (mi chiedo se possiamo chiamarla enciclica) rompe col Magistero precedente, ponendosi in chiara discontinuità, introducendo concetti che il mainstream ecologista propina da decenni, quali quello di 'sviluppo sostenibile', ponendo maggiormente l'accento sugli ecosistemi, sull'equilibrio del pianeta, piuttosto che continuare ad insistere sulla centralità della persona, tanto cara a Giovanni Paolo II e a Benedetto VXI che aveva elaborato il concetto di 'sviluppo umano integrale' per un'antropologia a misura di uomo e per una natura al servizio dell'uomo, così come stabilito da Dio nella creazione. Un'enciclica che adotta il linguaggio delle pseudo-teorie e che invita i cattolici alla 'conversione ecologica', con la raccolta differenziata, la rinuncia a spostarsi con l'auto, fare economia di acqua nel farsi la doccia, ecc.... devo ammettere mi sgomenta alquanto. La conversione alle mondane ideologie, contro l'uomo e Dio-Creatore, per lo meno in Vaticano c'è stata ed è passata in primis attraverso la scandalosa proiezione di pesci, scimmie, leoni, tigri ed altre bestie sulla facciata della Basilica di san Pietro in occasione dell’apertura dell’Anno Santo nel dicembre 2015,
per poi continuare con la presenza in Vaticano di personaggi come Jeffrey Sachs, un economista dai ruoli di rilievo all’ONU, ora direttore dell’UN 'Sustainable Development Solutions Network', fanatico sostenitore del controllo delle nascite, che è stato nominato membro della Pontificia Accademia delle Scienze, Mathis Wackernagel un altro campione dell’antinatalismo,  Paul Ehrlich teorico dell'aborto forzato ed infine John Schellnhuber, fondatore e direttore del 'Postdam Institute for Climate Impact Research' invitato come relatore alla conferenza stampa di presentazione dell'enciclica, (presenze inquietanti ai piani alti del Vaticano) ed infine con una non meno scandalosa e scioccante dichiarazione del cardinale Peter Turcson, Presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, che ha dichiarato alla BBC che «il controllo delle nascite può offrire una soluzione per i cambiamenti climatici».
 
Un allineamento ed un'obbedienza al Papa più perfetti di così non si sarebbero potuti avere. Amen
 

mercoledì 29 marzo 2017

Mary Wagner /2

Il 12 febbraio Mary Wagner (ho scritto la sua storia QUI) ha festeggiato il suo compleanno in carcere. Quel giorno un gruppo di amici pro-vita si è radunato a pregare per lei, e con lei, nel parcheggio antistante il carcere.

Quel giorno da tante parti del mondo si sono levate preghiere al Cielo per lei e inviate tantissime cartoline di auguri. Mary non è sola e non si sente tale. Le tante persone che la sostengono con la preghiera le donano la forza ed il coraggio di non arrendersi al male e di sostenere la prova della detenzione ingiusta con gioia e serenità perché una volta ha dichiarato che, nonostante tutto, continuerà ad andare nelle cliniche fino a quando non cambierà la legislazione nazionale in materia di aborto. “Non si tratta di essere o non essere arrestata, -ha detto- ma di quelle povere madri e dei loro bambini che saranno uccisi e che meritano tutto l`amore e la protezione”.
In carcere Mary continua ad offrire supporto e consulenze alle detenute, soprattutto a coloro che hanno abortito. La maggior parte di queste donne infatti soffre di un trauma post-aborto e Mary Wagner le aiuta per farglielo superare. “Pensiamo a queste madri a ai neonati e preghiamo per loro, e per quanto possibile, per essere lì con loro, come vorremmo essere lì per i nostri figli”, ha scritto in una lettera inviata dal carcere. Se desideriamo far pervenire a Mary la nostra stima ed il nostro sostegno possiamo scriverle un
biglietto a questo indirizzo: 

Mary Wagner, C/O Vanier Center for Women, PO Box 1040, 655 Martin St., Milton On L9T 5E6

martedì 28 marzo 2017

La camomilla

 
La camomilla (Matricaria recutita) è una pianta della famiglia delle Asteraceae. Conosciuta fin dall'antichità per le sue notevoli proprietà sedative e calmanti.
Il nome deriva dal greco chamàimēlon parola formata da chamài del terreno” e mēlon, "mela” per l'odore che somiglia a quello della mela nana; questa derivazione è conservata nel nome spagnolo "manzanilla", da manzana, che significa "mela".

Il nome del genere, Matricaria, proviene dal latino matrix, che significa "utero", con riferimento al potere calmante nei dolori mestruali. Con i fiori di camomilla si preparano infusi notoriamente adoperati per le loro virtù blandamente sedative. In realtà la pianta non ha principi attivi ipnoinducenti, come la maggior parte delle erbe officinali che si usano contro l’insonnia, ma al contrario, ha principalmente proprietà antispasmodiche, come la melissa, cioè produce un rilassamento muscolare, per la presenza nel suo fitocomplesso dei flavonoidi (eupatuletina, quercimetrina) e delle cumarine. Queste combinazioni di principi attivi rendono la camomilla un ottimo miorilassante, utile in caso di crampi intestinali, cattiva digestione, sindrome dell’intestino irritabile, spasmi muscolari e dolori mestruali, ma anche in caso di tensione nervosa e stress, perché provoca una sensazione di piacevole rilassamento con effetto calmante sul nervosismo e l’ansia.
Le tisane ottenute con questa pianta eliminano i gas intestinali e favoriscono la digestione, producendo un generale miglioramento delle funzionalità del sistema gastroenterico.
Come la malva, la camomilla è dotata di buone proprietà antinfiammatorie naturali, grazie all’azione protettiva sulle mucose esercitata dalle mucillagini e dai componenti del suo olio essenziale (azulene e alfa-bisabololo). Per questa ragione è utilizzata come rimedio lenitivo, decongestionante, addolcente e calmante, in tutti tipi d’irritazioni dei tessuti esterni e interni: dermatiti, ferite, ulcere, gastrite, congiuntivite, riniti, irritazioni del cavo orale, gengiviti e infiammazioni urogenitali.
La pianta è utilizzata con successo anche come antidolorifico in caso di mal di denti, sciatica, mal di testa, mal di schiena e cervicale. Questo grazie agli acidi organici (acido salicilico, acido oleico, acido stearico) e ai lattoni, che gli conferiscono virtù antiflogistiche simili a quelle del cortisone.
Recenti studi hanno dimostrato anche gli effetti ipoglicemizzanti, utili per abbassare il livello di zuccheri dal sangue, in quanto inibisce la trasformazione del glucosio in sorbitolo, responsabile, quando in eccesso, dei danni agli occhi, reni e cellule nervoso, che si riscontrano nelle persone che soffrono di diabete. Inoltre uno studio condotto all'università del Texas (Usa) e pubblicato sulla rivista scientifica “The Gerontologist” sostiene che una tazza di camomilla al giorno allunghi la vita.
La ricerca ha rilevato che bere ogni giorno l'infuso di fiori di camomilla, riduce del 29% il rischio di morte prematura rispetto a chi non lo ha mai bevuto. Lo studio ha coinvolto 1.677 uomini e donne di origine ispano-messicana, tenuti sotto controllo per 7 anni. La riduzione del rischio di decesso sarebbe particolarmente evidente nelle donne dai 65 anni in poi.
L'effetto benefico è dovuto alla presenza di antiossidanti che contrastano l’effetto dei radicali liberi, principali responsabili dell’invecchiamento cellulare.

Tratto da cure naturali

lunedì 27 marzo 2017

Concilio Vaticano II: culla di teologi eretici!

Ciò che più volte ho posto in discussione a livello storico-teologico-scientifico, non è stato certo il Concilio Vaticano II ed i suoi documenti, che sono e che restano atti di alto magistero, ma la pessima interpretazione data a molti di essi, per un problema che ritengo sia tutto quanto di linguaggio, perché per la prima volta nel corso della storia, la Chiesa ha rinunciato al proprio linguaggio metafisico, preciso e diretto, per esprimersi in un linguaggio che risente in tutto e per tutto dello stile del romanticismo tedesco decadente.
 
Karl Rahner
Ciò che manca a distanza di decenni, è una analisi storico-ecclesiale, lucida e imparziale, all’occorrenza impietosa, del Vaticano II, che è stato eminentemente il concilio dei teologi, non pochi dei quali avrebbero dovuto essere tenuti a prudente distanza da quell’assise, mentre invece, proprio alcuni degli elementi più pericolosi, hanno dato impulsi, idee e spinto poi al voto frange intere di episcopato, cito tra tutti costoro il più pericoloso e subdolo in assoluto: il gesuita tedesco Karl Rahner, il quale non ha enunciato delle eresie formali, ma ha posto tutte le peggiori basi per indurre interi filoni della teologia a cadere in un pensiero eterodosso di matrice prettamente filo-protestante.

Discorso a parte meriterebbero i vari periti del Concilio poi risultati determinanti nella successiva formulazione di tutte le peggiori derive post-conciliari che anni dopo abbandoneranno il sacerdozio dopo aver fatto pubblica apostasia dalla fede cattolica, come l’allora Abate Ordinario dell’Abbazia di San Paolo fuori le mura, Dom Giovanni Franzoni, in seguito sposato civilmente con una giapponese atea e oggi senile sostenitore di aborto, eutanasia, omosessualismo e via dicendo; oppure Padre Gregory Baum, che su incarico del Cardinale Agostino Bea S.J. fu una delle principali penne della 'Nostra Aetate', il quale in tarda età, dopo avere abbandonato in precedenza il sacerdozio, si è dichiarato omosessuale praticante già dall’epoca in cui lavorava all’interno dell’assise conciliare …

Hans Küng
… punta di diamante, tra questo genere di periti conciliari, rimane il presbitero svizzero Hans Küng, che rappresenta il prodotto finito più coerente del pensiero di Karl Rahner portato al suo naturale sviluppo. Quando Hans Küng era sempre vagamente cattolico si limitò infatti a mettere solo in dubbio il dogma della infallibilità pontificia, in un crescendo di pubbliche eresie a tal punto gravi da far venire voglia di chinarsi a baciare le mani con devozione alla profonda cattolicità di un prete ariano, che dinanzi a siffatte empietà finirebbe col risultare un autentico modello di integrità dottrinale.
 
I naturali prodotti episcopali di Karl Rahner portato al suo naturale sviluppo dal küngpensiero sono invece i vari Walter Kasper ed i Karl Lehmann, i cui nipotini odierni sono i vari Bruno Forte, Nunzio Galantino, Arrigo Miglio, mentre i bisnipoti sono i vari Matteo Maria Zuppi e Corrado Lorefice. A breve vedranno la luce i tris nipoti, che saranno i vescovi direttamente atei.
 
L'intero articolo di Padre Ariel QUI

giovedì 23 marzo 2017

Indefettibilità della Chiesa Cattolica

La nozione fondamentale di indefettibilità è che la Chiesa deve perdurare fino alla fine dei tempi con la natura essenziale e le qualità di cui Gesù Cristo l'ha dotata fin dalla sua fondazione. In altre parole, è impossibile che la Chiesa cattolica subisca un cambiamento sostanziale. Può, e deve, in effetti, subire molti cambiamenti accidentali, specialmente nelle sue leggi, in modo da reagire prudentemente a circostanze diverse in epoche diverse, ma tali cambiamenti accidentali non devono mai toccare la sostanza della fondazione di Gesù Cristo.
      
Questa indefettibilità è un segno certo dell'origine e del carattere soprannaturale della Chiesa, perché nessuna organizzazione umana potrebbe attraversare duemila anni e rimanere essenzialmente identica. La sua indefettibilità è sempre più un segno della sua origine e assistenza divine, soprattutto se si considera quante volte e con quale forza i nemici della Chiesa hanno cercato di alterarla nella sua essenza. In che consiste tale natura essenziale? Quali sono queste qualità essenziali?
L'indefettibilità primaria della Chiesa cattolica risiede nella dottrina. La fede oggettivamente considerata, ossia il deposito della sacra dottrina rivelata, è il fondamento dell'intera struttura della Chiesa cattolica. Parimenti, la fede soggettivamente considerata, cioè la virtù della fede, è la base dell'intera vita soprannaturale dell'anima. Per cui, il modo più rilevante in cui la Chiesa cattolica non può errare sta nell'insegnamento della vera dottrina. Dal momento che Dio è immutabile, la dottrina della Chiesa è dunque immutabile, ed è una prova dell'assistenza di Gesù Cristo verso la Sua Chiesa che il suo insegnamento sia rimasto identico e coerente nel corso di duemila anni della sua esistenza.
Una sola contraddizione o incoerenza all'interno del suo Magistero ordinario e straordinario sarebbe sufficiente per provare che, in un dato momento, essa è stata privata dell'assistenza di Dio. Tuttavia, la sua indefettibilità non si limita alla dottrina, ma si estende anche a tutte quelle cose di cui è stata dotata dal suo Divino Fondatore. Sappiamo che Cristo a dotato la Sua Chiesa di una struttura e di un potere. Egli ha fondato la Chiesa come una monarchia, collocando tutti i poteri nelle mani di San Pietro. Ha istituito anche i Vescovi che, in unione a San Pietro e a lui soggetti, avrebbero governato la Chiesa nelle varie località. A tale struttura Egli ha conferito il potere di insegnare, di governare e di santificare l'intera razza umana. Questo potere deriva dalla missione apostolica, vale a dire l'atto di essere inviati da Cristo allo scopo di salvare le anime. Perciò, questa struttura e questa missione verso le anime degli uomini deve perdurare inalterata in tutte le epoche. Per di più, la Chiesa è investita del potere degli ordini, attraverso i quali gli esseri umani vengono resi strumenti soprannaturali del potere divino per effettuare la santificazione soprannaturale degli uomini attraverso i Sacramenti, e in particolare il Santissimo Sacramento dell'Eucaristia.
 
Perciò la Chiesa sarebbe in errore:
  • Se cambiasse la sua dottrina;
  • Se alterasse o abbandonasse la sua struttura monarchica e gerarchica;
  • Se perdesse o cambiasse sostanzialmente o abbandonasse la missione apostolica dell’insegnamento, del governo e della santificazione delle anime;
  • Se perdesse, cambiasse sostanzialmente o abbandonasse il potere degli ordini.

L'insegnamento dell'indefettibilità della Chiesa Cattolica è confermato da diversi documenti ecclesiastici. Il primo è la Bolla Auctorem Fidei (del 28 agosto 1794) di Papa Pio VI (1717-1799). Il secondo documento è l'Enciclica Satis Cognitum, di Papa Leone XIII. Avendo prima spiegato in cosa la Chiesa sia spirituale e in cosa sia visibile, ed enfatizzando il fatto che queste due cose sono assolutamente necessarie alla vera Chiesa, analoghe alla necessità dell'unione di corpo e anima per l'essere umano, egli poi afferma: «E poiché la Chiesa è quello che è per volontà e istituzione divina, ha da rimanere tale in perpetuo». Inoltre, il Concilio Vaticano I (1870) ha proclamato: «Il Pastore eterno e Vescovo delle nostre anime, per rendere perenne la salutare opera della Redenzione, decise di istituire la santa Chiesa» . Vi sono altresì molti scritti dei Padri che sostengono l'indefettibilità della Chiesa, e d'altronde questo è l'insegnamento universale dei teologi.

(Fonte: CrisiNellaChiesa)

mercoledì 22 marzo 2017

Sindrome di Down

 

Strana società la nostra, cosiddetta emancipata ed evoluta! In essa alberga un moderno Giano bifronte, due teste, due facce, due cervelli, due sguardi diversi.
Da decenni ormai gli Stati, effettuando la diagnosi pre-natale, promuovono l'eugenetica, al fine di poter avere una società che nasca sana, perfetta e senza tare genetiche. In modo particolare la tara genetica più combattuta nel grembo materno è la Sindrome di Down. Sono migliaia i bimbi Down che vengono abortiti, solo perché sono Down. Si rifiuta a priori un bambino solo perché è Down. Lo si uccide, senza pietà nel grembo materno, non volendo dargli la possibilità di nascere e di vivere.
 
Nel contempo si celebra la 'Giornata del Down'. Se questa non è schizofrenia di uno Stato, di una società, cos'è? Lo Stato da la vita, lo Stato da la morte!  Una Nazione che uccide i suoi cittadini più indifesi invece di tutelarli non è degna di essere chiamata civile, né una società che rifiuta di spendersi per i più deboli.
 
Proprio ieri 21 marzo, primo giorno di primavera e giorno in cui la Chiesa Cattolica, fino a qualche anno fa, celebrava San Benedetto, abate, si è festeggiata la 'Giornata mondiale della sindrome di Down'.
 
 
Facciamo in modo che nelle nostre famiglie ogni vita sia accettata ed amata anche se non all'altezza delle nostre aspettative. Un bambino disabile è pur sempre un dono, creatura da amare e curare.
 

 

 
 
 

martedì 21 marzo 2017

Con Lutero? Impossibile!


di Stefano Fontana (19-03-2017)

In questo 500° anniversario della 'Riforma luterana', i cattolici – soprattutto uomini di Chiesa e teologi – sembra abbiamo scelto di puntare su due aspetti. Il primo è quello delle intenzioni soggettive di Lutero piuttosto che i contenuti dogmatici della 'Riforma'. Il secondo è di fare comunque “un tratto di strada insieme” indipendentemente dalle questioni dottrinali.
 
A ben vedere, però, ambedue queste sottolineature sposano già la prospettiva luterana, sono interne alla 'Riforma' in quanto ne accettano due importanti presupposti. È evidente che la 'Riforma' deve molto alla soggettività di Lutero, alla sua vicenda interiore, al suo carattere. La sua biografia sia psicologica che spirituale non va messa da parte. (...)Però non va nemmeno assolutizzata, facendone l’unico focus. La tendenza odierna è invece proprio questa, sostenendo che Lutero non voleva una rivoluzione ma una riforma della Chiesa.
 
Fino a ieri la linea cattolica era di dire che la 'Riforma' non è stata una riforma ma una rivoluzione. Ora si dice il contrario.
 
Il cardinale Kasper nel suo ultimo libretto su Lutero edito dalla Morcelliana dice infatti: “Lutero era un uomo desideroso di rinnovamento, non un Riformatore. Con questa istanza evangelica Lutero si poneva nella lunga tradizione dei rinnovatori cattolici che lo avevano preceduto. Si pensi soprattutto a Francesco d’Assisi“.
 
Sembra che le cose siano poste in questo modo: le intenzioni originarie di Lutero erano buone e legittime, poi la storia ha prodotto ostacoli e intralci di vario genere, causati non da ultima dalla Chiesa cattolica, provocando anche difficoltà di comunicazione come scrive padre Pani sul numero 4000 de La Civiltà Cattolica, sicché se si tolgono di mezzo gli ostacoli e le incomprensioni e se ci si ricollega alle intenzioni originarie di Lutero tutto può essere messo a posto. L’accostamento temerario tra Lutero e San Francesco la dice lunga sugli obiettivi di questa strategia.
 
Questa impostazione mette in secondo piano gli elementi di contenuto dottrinali della 'Riforma' per incentrarsi sulla buona fede del testimone. Ma un testimone è attendibile non solo per la sua buona fede bensì anche per le verità che dice. La concentrazione sulle intenzioni soggettive di Lutero accoglie già l’impostazione luterana delle cose. La fede, infatti, è sia l’atto del soggetto che crede, sia il contenuto creduto (gli esperti parlano di fides qua e di fides quae). Ora, per il cattolico le due cose vanno tenute insieme, ma per il luterano no, vale solo la prima. La fede nel senso luterano del termine è un “fidarsi”, è una fede fiduciale in Cristo. Padre Roberto Coggi, OP, nel suo ultimo libro su Lutero edito dallo Studio Domenicano di Bologna, spiega bene che quella di Lutero è una “fede senza dogmi”.
Concentrare l’attenzione solo sulle intenzioni soggettive di Lutero è quindi già un collocarsi nella prospettiva luterana della centralità della coscienza individuale e di una fede senza argomenti.
 
Anche l’altro aspetto su cui i cattolici insistono in questo cinquecentesimo anniversario presenta queste caratteristiche. “Fare una tratto di strada insieme” significa anteporre la prassi, un comune agire, alla dottrina. È difficile fare una simile proposta ai Riformati. Se si vuole fare un tratto di strada insieme nonostante le diversità dottrinali ci si dovrebbe rifare alla legge morale naturale, che però Lutero nega, in quanto frutto di una ragione “meretrice”. Non è difficile riscontrare, nel dialogo ecumenico, una notevole difficoltà a trovare accordi pratici per esempio sulle questioni di bioetica e biopolitica e sui cosiddetti “nuovi diritti”, il che dimostra come sia impossibile “camminare insieme” senza i dovuti chiarimenti dottrinali.
 
In ogni caso, questa priorità della prassi sulla dottrina è una posizione tipicamente luterana. Il Monaco infatti era interessato non a conoscere ma a sentirsi in grazia, come acutamente fanno notare tanti suoi interpreti da Maritain a P. Coggi. Il suo interesse non era per Cristo in sé, ma per Cristo per lui. Egli mirava a fare esperienza della salvezza di Cristo, non a conoscerlo. Il suo intento, in altri termini, era eminentemente pratico.
 
Anche tra i cattolici oggi si pensa alla fede più come esperienza che come conoscenza e viene da chiedersi se non sia per effetto dell’influenza protestante. La verità di Cristo viene in secondo piano per Lutero, che separa il Cristo della fede dal Cristo della storia. La demitizzazione del Vangelo potrebbe diventare anche totale, come cercherà di fare Rudolf Bultmann, ma ciò non intaccherebbe la fede, che non ha bisogno di argomenti.
Come motivare la scelta di queste due ottiche così consenzienti nei confronti della Riforma se non come segno di una disponibilità perfino eccessiva ad affrettare i tempi su molte questioni ecumeniche spinose?
(fonte: lanuovabq.it)

venerdì 17 marzo 2017

Perchè ci ammaliamo


Il Prof. Espedito De Leonardis il 20 gennaio scorso,  ha tenuto un interessante seminario presso l'Università Regina Apostolorum di Roma.
Circa la tematica al centro del seminario in un'intervista ha dichiarato: “Approfondendo i miei studi mi resi conto che il corpo umano era come un ologramma e che qualunque terapeuta che avesse avuto una chiave olografica poteva averne accesso e modificarlo. Era per questo che uno stesso problema poteva essere risolto sia da uno psicologo, da un medico, da un chiropratico, osteopata, fisioterapista o da un agopuntore (io aggiungo omeopata). Da qui la deduzione che un’emozione condiziona un organo target, altera la sua chimica e si manifesta a livello strutturale.

Cominciai allora a rivedere il corpo e a considerarlo come un’armonia interrotta dal disagio della persona che si traduceva in malattia”.
 
E prosegue: “Ho quindi cominciato a cercare l’espressione fisica delle emozioni e tutte le possibili tecniche per migliorare quella condizione di alterata armonia che definiamo malattia. Il corpo è un continuo fluire di energia che è legata essenzialmente ai bisogni che sono espressi dalle emozioni. Le emozioni, a loro volta sono veri e propri bisogni primari e rinnegarle e non riconoscerle porta ad uno stato di disagio fisico”.
Il lavoro che il docente porta avanti, parte dal presupposto che il corpo sia la “fisicità” della mente ma che, al tempo stesso, la mente non sia confinata nel cervello.
 
Tratto da QUI

giovedì 16 marzo 2017

Un pontificato disastroso

 
di Roberto de Mattei (15-03-2017)

Il quarto anniversario della elezione di Papa Francesco vede la Chiesa cattolica lacerata da profonde divisioni. «È una pagina inedita nella storia della Chiesa – mi dice con tono preoccupato un alto prelato vaticano – e nessuno può dire quale sarà l’esito di questa crisi senza precedenti».
I mass-media, che fin dall’inizio avevano espresso un massiccio appoggio a papa Bergoglio, cominciano a manifestare qualche perplessità. «Mai si sono viste tante opposizioni al Papa, nemmeno ai tempi di Paolo VI», ammette lo storico Andrea Riccardi, secondo cui, tuttavia, «la leadership papale è forte» (Corriere della Sera, 13 marzo 2017). Troppo forte per molti che accusano il Papa di autoritarismo e che vedono la conferma del clima di paura che regna in Vaticano nelle contestazioni anonime espresse da manifesti, epigrammi, video che girano sul web. Sarcasmo e anonimato sono le caratteristiche del dissenso che si produce nei regimi totalitari, quando nessuno osa uscire allo scoperto per timore delle ritorsioni del potere.
E oggi nella Chiesa la resistenza a papa Bergoglio cresce. Il sito LifeSiteNews ha pubblicato una lista dei vescovi e cardinali che hanno pubblicamente espresso il loro appoggio o la loro opposizione ai dubia presentati il 16 settembre 2016 al Papa da quattro cardinali. Non sono pochi, e ad essi si deve aggiungere la voce di chi, come il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, critica il pontificato bergogliano per la sua politica in favore del governo comunista cinese, che definisce «dialogo con Erode».
 
I cattolici fedeli all’insegnamento perenne della Chiesa denunciano la novità di un pontificato che, de facto, stravolge la morale tradizionale. I novatori sono insoddisfatti di un’“apertura” che avviene in maniera solo implicita, senza materializzarsi in gesti di reale frattura con il passato. Il corrispondente dello Spiegel, Walter Mayr, lo scorso 23 dicembre, ha riportato alcune parole che il Papa avrebbe confidato a un gruppo ristretto di collaboratori: «Non è escluso che io passerò alla storia come colui che ha diviso la Chiesa Cattolica».
La sensazione è di essere alla vigilia di uno scontro dottrinale interno alla Chiesa, che sarà tanto più violento quanto più si cercherà di evitarlo o di rinviarlo, con il pretesto di non incrinare un’unità ecclesiale che da tempo è dissolta. Ma c’è una seconda guerra che incombe, questa volta non metaforica. Il quarto anniversario del pontificato ha coinciso con le pesanti minacce del premier turco Recep Tayyip Erdoğannei confronti dell’Olanda, colpevole di non offrire le sue piazze ai propagandisti del sultano di Ankara. Lo stesso Erdogan, lo scorso novembre, ha minacciato di inondare l’Europa di milioni di migranti se Bruxelles interromperà i negoziati per un rapido ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Ma per papa Francesco queste masse migratorie sono un’opportunità e una sfida.
Proteggere i migranti è un «imperativo morale» ha ribadito nei giorni scorsi il Papa, che dopo l’istituzione di un dicastero pontificio per lo Sviluppo umano integrale, ha conservato per sé la delega ai migranti. Un brillante scrittore francese, Laurent Dandrieu, ha pubblicato un saggio dal titolo Église et immigration. Le grand malaise (Presses de la Renaissance, Paris 2016) in cui denuncia l’atteggiamento politico di papa Bergoglio, titolando un capitolo del suo libro: Da Lepanto a Lesbo, la Chiesa in un’idolatria dell’accoglienza?
 
Mentre l’Europa è sommersa da un’ondata migratoria senza eguali, papa Francesco, ha fatto del «diritto ad emigrare» e del «dovere di accogliere» i capisaldi della sua politica, dimenticando il diritto delle nazioni europee di difendere la propria identità religiosa e culturale.
 
È questa la “conversione pastorale” che egli esige dalla Chiesa: la rinuncia alle radici cristiane della società, su cui tanto avevano insistito Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, per dissolvere l’identità cristiana in un confuso calderone multietnico e multi-religioso.
Il teologo prediletto del Papa, Víctor Fernández, Rettore della Pontificia Università Cattolica Argentina, spiega che la «conversione pastorale» va intesa, come una trasformazione «che conduca tutta la Chiesa ad una “Uscita da sé”, rinunciando a centrarsi su sé stessa», ovvero ad una rinuncia della Chiesa alla propria identità e alla propria tradizione, per assumere le molteplici identità proposte dalle periferie del mondo.
 
Ma l’invasione migratoria produce necessariamente una reazione dell’opinione pubblica, in difesa di tutto ciò che oggi è minacciato: non solo l’identità culturale, ma gli interessi economici, la qualità della vita, la sicurezza delle famiglie e della società.
 
Di fronte a una reazione che può manifestarsi in forma talvolta esasperata, la Chiesa cattolica dovrebbe svolgere un ruolo equilibratore, mettendo in guardia dagli errori contrapposti, come fece, nel marzo 1937 Pio XI, con le due encicliche di cui ricorre l’ottantesimo anniversario, la Divini Redemptoris, e la Mit Brennender Sorge, che condannavano, rispettivamente, comunismo e nazional-socialismo. Oggi come ieri, infatti, una falsa alternativa si delinea.
Da una parte i portatori di una religione forte, antitetica al cattolicesimo, qual’è l’Islam. Dall’altra i difensori di un’irreligione altrettanto forte, il relativismo. I relativisti cercano di prendere la direzione dei movimenti identitari, per dare loro una colorazione anticristiana. Il bergoglismo fa da battistrada a queste posizioni xenofobe e neopagane, permettendo ai relativisti di accusare la Chiesa di collusione con l’Islam. Il Papa dice che respingere gli immigrati è un atto di guerra. Ma il suo appello all’accoglienza indiscriminata alimenta la guerra.