La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




venerdì 21 luglio 2017

Menzogne diversamente verità

 
Il politicamente corretto che regna nella cattolicità spiegato sinteticamente ed efficacemente;
 
I peccatori (impenitenti) sono diversamente santi.
Gli adulteri sono diversamente fedeli.
I concubini sono diversamente sposati.
I protestanti sono diversamente cattolici.
Gli atei sono diversamente credenti.
Gli agnostici sono diversamente religiosi.
Gli eretici sono diversamente ortodossi.
Gli erranti sono diversamente giusti.
Gli scismatici sono diversamente uniti.
Gli apostati sono diversamente devoti.
I pagani sono diversamente cristiani.
I materialisti sono diversamente spirituali.
I ladri sono diversamente onesti.
I menzogneri sono diversamente veritieri.
Le abortiste sono diversamente levatrici.
Le prostitute sono diversamente vergini.
Gli egoisti sono diversamente generosi.
Gli uomini sono diversamente femminili.
Le donne sono diversamente maschili.
Gli arroganti sono diversamente modesti.
I superbi sono diversamente umili.
La grazia è diversamente naturale.
Dio è diversamente umano.
 
FONTE: QUI

giovedì 20 luglio 2017

L'Ostia non è una patatina!

Chi crede ancora veramente che è proprio Gesù Cristo quello che sotto la specie del pane accogliamo in noi a Messa? Se crediamo che è davvero Cristo col suo Corpo ed il suo Sangue ad offrirsi a noi, allora perché non ci comunichiamo nel modo migliore?
 
Mettersi in fila e camminare come se facessimo una passeggiata, ciondolanti con il naso per aria, con la chewing-gum in bocca, parlando, ridendo, con l'abbigliamento da spiaggia: pareo, pantaloncini e infradito, con minigonne, con vestiti attillati, scollati, indecenti, con buste di plastica, borse, borsoni attaccati al collo, non credo sia il modo migliore per andare a ricevere Gesù.
 
E poi come lo riceviamo? In bocca o sulla mano? In ginocchio o in piedi? Con quali disposizioni? Siamo degni di comunicarci, ci siamo confessati o siamo in peccato mortale? Quando torniamo al posto cosa facciamo, chiacchieriamo, ridiamo o in ginocchio ringraziamo il Signore che si è donato a noi?
 
Comunicarsi è una cosa serissima! L'ostia Santa non è una patatina!
 
San Paolo, nella lettera ai Corinti così scrive: "Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna" (l Cor 11,29).

Cosa significa mangiare il pane e bere il calice del Signore "in modo indegno"?
Sono possibili tre risposte:
 
- mangiare e bere senza fede e venerazione per la presenza sacramentale di Cristo nel pane e nel vino;
 
- mangiare e bere in peccato mortale, in condizioni di vita contro l'insegnamento di Gesù, senza una opportuna santità personale;
 
- mangiare e bere senza riconoscere nella pratica il valore cristologico, salvifico ed ecclesiale del pane e del vino.
 
Vorrei soffermarmi sul modo di comunicarsi: ritengo che Gesù bisogna accoglierlo in ginocchio ed in bocca (le disposizioni di Papa Benedetto XVI furono queste perché questo è il modo unico e giusto per farlo. Comunicarsi sulla mano ed in piedi fu una concessione straordinaria che è diventata purtroppo ordinaria). Comunicarsi sulla mano ha le sue regole che la maggior parte dei fedeli misconosce. 

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Ho trovato questo scritto tra le bozze, essendo senza alcun riferimento, nome o link e non ricordando di averlo scritto io, chiedo venia se, copiandolo abbia infranto il diritto di copyright. Sono pronta a rimuoverlo o, se mi verrà concesso, inserire il nome dell'autore ed i dovuti riferimenti.   

giovedì 6 luglio 2017

Un colpo al cuore

di Roberto Pecchioli
Quando ero bambino andare a dottrina significava, dopo la funzione domenicale delle 10, chiamata Messa del fanciullo, apprendere in parrocchia i fondamenti della fede cattolica nell’anno della Prima Comunione. Tanta acqua è passata sotto i ponti, e quasi tutto quello che ci hanno insegnato è stato revocato in dubbio, quando non del tutto rovesciato, a seguito della svolta antropologica di quella Chiesa che consideravamo madre e maestra.  La dottrina è passata di moda, tanto che si prova un benefico stupore a leggere le parole del cardinale Mueller, prefetto della congregazione intitolata alla Dottrina della Fede, che ne conferma la natura di “base per tutta la vita della Chiesa, altrimenti rimane solo una Onlus, un’organizzazione caritativa come tante”. Un’affermazione che conforta soprattutto perché pronunciata in tempi in cui è passato di moda il precetto evangelico “le vostre parole siano sì sì, no no, il di più vien dal maligno” ( Matteo 5,37). Sembra più attuale che mai la drammatica domanda di Gesù stesso,” quando tornerà sulla terra, il figlio dell’uomo troverà la fede? “ (Luca, 18,8).

Sul trono di Pietro è salito un uomo dalle cui labbra è uscita una frase terribile, che ha fatto vacillare in molti, ed in chi scrive, la fede non in Dio, ma nella sua Chiesa la cui pietra angolare – parola di Gesù – è il papato.  Bergoglio rifiuta con umiltà pelosa di giudicare il male, ma ha scandito davanti ad un suo interlocutore di fiducia, l’ateo anticattolico Eugenio Scalfari, “ciascuno di noi ha una sua visione del bene ed anche del male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il bene”.
Nella mia dottrina di bimbo era tutto molto chiaro, addirittura con formule precise  a domanda e risposta da mandare a memoria. Eccone una: Dio è l’essere perfettissimo creatore del cielo e della terra. Quei forti  principi sono stati confermati–non poteva essere altrimenti–dal catechismo di Giovanni Paolo II.
 
Non so nulla di teologia morale, ma sono convinto che tutto sia in fondo  assai semplice, se crediamo a Gesù: io sono la Via, la Verità e la Vita. Non abbiamo bisogno di Hans Kung o di Karl Rahner e non può sussistere un “cristiano anonimo” che si salva benché miscredente. Per questo, prendo in parola il vicario di Cristo e mi chiedo: chi sono io per giudicare la dottrina? Duemila anni di saggezza alla luce della Tradizione e della Rivelazione sono lì, con lo splendore della verità.  Si può non crederci, e si resta fuori dalla Chiesa. Il dramma è doverne uscire per fedeltà.
 
Una monaca catalana ha affermato che Maria e Giuseppe erano una normale coppia che faceva sesso, manifestando così di non credere nell’Immacolata Concezione e, di riflesso, di disprezzare la virtù cristiana della purezza. Dalle sue parole si inferisce che Gesù era figlio carnale di San Giuseppe e quindi, chissà se è davvero la seconda persona della Trinità. Quanto al ruolo del Maligno, pare che prelati di grande prestigio non credano nella sua presenza. Un sacerdote piemontese, incaricato della pastorale delle persone omosessuali, celebrando il funerale del primo torinese unito civilmente all’uomo di cui è stato compagno per decenni, ha asserito dal pulpito che tutti dovremmo chiedere scusa a quella coppia ed a tutti coloro che vivono la condizione omosessuale.
Cardinali in odore di soglio pontificio come Martini istituirono la Cattedra dei Non Credenti, mentre il colto biblista Ravasi, beniamino dei media, dialoga affettuosamente con i “fratelli massoni”. Poi ci sono i parroci che non fanno presepi per non urtare la delicata sensibilità altrui, quelli che prestano le loro chiese ai musulmani  o alle più varie mascherate. Altri insultano nelle prediche e sulla rete – spesso con il turpiloquio – i politici che avversano, e, caso strano, non si tratta mai di esponenti laicisti o atei. Non hanno poi torto, tutti costoro, giacché l’uomo vestito di bianco sconsiglia l’apostolato, declassato a proselitismo e definito una sciocchezza. E’ la sciocchezza che ha reso cattolica la sua terra sudamericana, ed è al centro della liturgia anche nel Novus Ordo Missae: Credo la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica.
 
Un vecchio monsignore scomparso da qualche anno  soleva dire che il peccato più grande dei religiosi è dare scandalo. Come definire gli esempi citati, e, per un residuo pudore verso l’istituzione tacciamo di autentiche vergogne come la pedofilia o l’affarismo di alcuni. In materia di difesa della vita dal concepimento alla fine naturale, chi siamo noi per giudicare il pensiero dominante del tempo, qui in Occidente, o per opporre come intangibili i principi prima definiti  non negoziabili.
Non credo di essere l’unico a vivere come un trauma ed un tradimento lo smantellamento progressivo ed ormai pressoché irreversibile di tutto ciò che la Chiesa ci proponeva a credere. Ci si sente ingannati nel profondo dell’anima. Anche Lutero è riabilitato. Quale valore possono avere ancora i sacramenti, sono ancora sette, o bastano i due accettati dalla sedicente riforma? Poi arrivano i “dubia” dei quattro cardinali in ordine all’enciclica papale Amoris Laetitia e le ambiguità sui sacramenti, lo sconcerto di documenti in cui si parla molto di ecologia, pochissimo di Dio e pressoché mai di vita eterna. Grazie di cuore, allora, a quei religiosi che non lasciano soli e sconfortati i fedeli che hanno creduto in purezza di cuore ai principi di sempre, trasmettendoli ai loro figli. Forse abbiamo sbagliato tutto, forse no, ma lo scandalo grande è seminare il dubbio, instillare un’incertezza che diventa allontanamento della Verità. Verità che esiste, ce lo ha annunciato l’uomo di Nazareth, e ciascuno la può cogliere con la ragione umana ( adaequatio rei et intellectus), sorretta dalla fede cui ci si abbandona come solo i semplici ed i puri di cuore sanno fare. Siamo al punto in cui non è follia chiedersi se il sacerdote o il vescovo che dice messa creda non nelle scialbe omelie frettolose dette per dovere d’ufficio o coazione a ripetere, ma nelle parole nettissime del Credo. Chissà se esiste ancora la Trinità, e soprattutto se è davvero risuscitato l’agitatore nazzareno figlio di Giuseppe e Maria. Forse non è che una narrazione, un espediente per raccontare di un Dio buono, una favola bella che ieri ci illuse come quella di Ermione nella dannunziana  Pioggia nel pineto.
Turba la stessa nozione di misericordia posta alla base del giubileo. Non l’ha inventata Francesco, no, la dottrina ce lo ha insegnato con chiarezza che senza di essa, l’amore  disinteressato di Dio per la sua creatura, nessuno salva l’anima. Nell’Atto di Dolore lo proclamiamo ancora, chiedendo perdono per i nostri errori, di cui diventiamo consapevoli e pentiti . “Propongo con il vostro santo aiuto di fuggire le occasioni prossime del peccato“, e terminiamo con una richiesta a capo chino “Signore, misericordia, perdonatemi”. Era chiarissimo a tutti, tuttavia, in base alla dottrina ricevuta, che non c’è misericordia senza pentimento e correzione, l’amore del Signore è giustizia, non un dolciastro “volemose bene”, come quello del primo sindaco di Roma Ernesto Nathan.  Il punto è che il criterio del giusto, del bene e del male sembra abolito da quelle tremende parole pontificie affidate a Scalfari, il Papa ateo : “chi sono io per giudicare?”, soprattutto per quel soggettivismo drammatico del bene e del male a misura di individuo. Io potrei essere convinto che è cosa giusta tradire o uccidere, cedere ad ogni impulso, o semplicemente ritenere che il mio bene coincida con l’utile, il tornaconto, l’immediato  vantaggio personale. Non è quella la via, non è quella la legge naturale iscritta da Dio nel cuore dell’uomo. Oppure, anche la dottrina della legge naturale è un residuo da abbandonare, un mito da cui liberarci, una scoria che lo spirito dei tempi ha felicemente scosso come polvere dai calzari dei nuovi discepoli della Onlus Chiesa Cattolica. Tuttavia, non è cattolica e neppure religione quella che mettesse definitivamente da parte la predicazione rigorosa di quello che, con parola ostica, i teologi chiamano “kerygma”, e descrive il contenuto essenziale della buona notizia, l’annuncio della salvezza operata da Gesù Cristo morto e risorto.
Da uomo in preda all’incertezza ed all’esitazione, ma convinto a credere “quia absurdum” come Tertulliano, devo pregare per me e per tutti lo Spirito Santo Paraclito, il consolatore, affinché riapra i cuori e dia la forza a ciascuno di riconoscere la verità senza abbandonare la via. Davvero, chi sono io per giudicare la dottrina?
Un recente racconto di Marc Augé, 'Le tre parole che cambiarono il mondo', narra una nuova distopia. Il giorno di Pasqua del 2018 il Papa si affaccia in San Pietro e dichiara “Dio non esiste”. Pare quella l’unica soluzione di fronte alle guerre in suo nome ed ai mille mali del mondo. Secondo il sociologo francese, solo una rinnovata fede nella ragione (illuminista) può salvare il mondo. Per noi, è solo un altro degli incubi della modernità, ma lascia senza fiato che un intellettuale del livello di Augé possa immaginare un papa apostata della fede con proclamazione “urbi et orbi”.
Forse non è che l’esito radicale della scelta antropologica: l’uomo sovrano intronizza se stesso: sì a Io e no a Dio. Rimbalza inevasa la domanda allarmata di un grande cattolico, Thomas Stearns Eliot nei Cori della Rocca:  sono gli uomini ad abbandonare la Chiesa di Dio, o è lei a lasciarci soli di fronte al Nulla?
 
Tratto dal blog di MaurizioBlondet

mercoledì 5 luglio 2017

Karl Rahner e la matrice eterodossa del Concilio Vaticano II

Karl Rahner fu condannato dal Sant’Uffizio, poi ripescato dal fango ed elevato a consulente nel Concilio Vaticano II del card. di Vienna Franz Koenig. ("Negli anni Sessanta riceve la proibizione da parte del Sant'Uffizio di scrivere su alcune tematiche nelle quali egli si era distanziato non poco dalla dottrina cattolica, tra cui la verginità di Maria e la sua assunzione al Cielo",-tratto da 'Dizionario elementare del pensiero pericoloso' Ed. Istituto di Apologetica, pp 517-518-).  La sua tecnica, unita a quella dei sui sodali nell’aula conciliare, di scardinare la dottrina cattolica col linguaggio dell’ambiguità proprio del Modernismo condannato da Papa san Pio X fu certamente vittoriosa. La verbosità e l’ambiguità dei testi apre alle più peregrine e devianti interpretazioni che hanno dato frutti mortiferi da allora ad oggi.
 
Tuttora questo defunto sacerdote gesuita che intrattenne un 'rapporto amoroso' con una donna divorziata dal 1982 sino alla fine della vita è il nume teologico di gran parte dei seminari, e gli effetti sui sacerdoti si vedono, eccome! Il mito di questo accanito contestatore del celibato sacerdotale e della morale sessuale cattolica non si è frantumato nemmeno quando la sua 'amante adulterina' ha pubblicato le proprie lettere appassionate e carnali dal titolo 'Camminare sul filo del rasoio: lettere d’amicizia a Karl Rahner'. L’autrice del libro è la scrittrice Luise Rinser, arci-nemica della Chiesa cattolica, già moglie del musicista Karl Orff.
 
I Gesuiti fanno spallucce e tengono occultate le lettere di Rahner stesso all’amante, e davanti a queste evidenze di immoralità continuano a difendere e diffondere la teologia del loro beniamino.
 
Scrivere per confutare le eresie e i conseguenti peccati di Rahner vale a perdere la fiducia e la stima dell’establishment ecclesiastico. Tanto è capitato all’Autore del libro “Karl Rahner”, Padre Giovanni Cavalcoli OP, che si è visto negare due volte l’autorizzazione a pubblicare il volume e che ha visto addirittura il segretario della Congregazione per la Fede – il gesuita Luis Francisco Ladariadare il veto alla pubblicazione della recensione del libro sull’Agenzia Zenit.
Una volta ottenuta l’autorizzazione alla pubblicazione del libro il volume è stato un successo di vendite, ma la vendetta dei rahneriani non si è fatta attendere: Padre Cavalcoli quest’anno è stato inopinatamente e senza rispettare il Diritto Canonico destituito dall’incarico di vice-postulatore della causa di beatificazione di Padre Tomas Tyn, il domenicano cecoslovacco che confutò sia Rahner (Saggio sull’etica esistenziale formale di Karl Rahner) che le derive di matrice ereticale del post-concilio, rimanendo fedele alla Tradizione teologica tomista e a quella liturgica gregoriana.

Oggi il testo – che è tuttora il più completo studio sulla dottrina di Rahner esistente – è disponibile per tutti e in tutto il mondo. Ora finalmente chi si forma in seminario ha a disposizione uno strumento e un antidoto per conservare pura la fede nonostante la docenza di certi “formatori” e professori. Ora si può riconoscere Rahner per quello che fu e che è nelle aule teologiche, cioè un untore. E con questo lo stesso si può ormai dire di tutti coloro che lo propagano.
 
(Prof. Giovanni Zenone)
Tratto da QUI

venerdì 30 giugno 2017

Signore, ferma il boia!

 
Signore Gesù,
che sei l'unico e vero Dio, Signore della vita e della morte, 
che sei morto innocente e che conosci fin nel profondo la sofferenza della tua Santissima Mamma nel vederti appeso alla croce, grondante di sangue mentre esalavi l'ultimo respiro, ti supplico, salva il piccolo Charlie, risparmia alla sua mamma lo strazio di vederlo morire senza poter fare nulla. Ti supplico, ferma la mano del boia, del medico che senza un sussulto di coscienza, staccherà la spina, per ucciderlo. Ferma la mano crudele di Caino, fermala.....
 

mercoledì 28 giugno 2017

Charlie verrà ucciso!

Charlie è un bambino inglese di 9 mesi affetto da una gravissima e rarissima malattia, la sindrome della deplezione del Dna mitocondriale. I genitori, Chris e Connie, da mesi hanno lanciato una campagna per la raccolta di 1,3 milioni di sterline per tentare una terapia sperimentale negli USA, ma i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, dove è ricoverato il piccolo, si sono opposti. Per loro Charlie è senza speranza e quindi è inutile tenerlo in vita. Ne nasce una vertenza giudiziaria. Ad aprile scorso l’Alta Corte di Londra emette la sua condanna a morte, pienamente convinto di agire per il miglior interesse di Charlie e contro la volontà dei genitori. La mamma aveva detto: “Hanno eliminato i nostri diritti di genitori come se non fosse importato a nessuno. Il modo in cui siamo stati trattati dai medici nell'Ospedale di Great Ormond Street è stato disumano. Nostro figlio è sostanzialmente tenuto come prigioniero in ospedale". I genitori si sono appellati alla Corte Europa dei Diritti dell'Uomo e questa, in tempi molto più rapidi del previsto, ha dato ragione ai tribunali inglesi: «La decisione è finale», dicono i giudici di Strasburgo in nome del rispetto per la sovranità britannica.
L'Italia si è mobilitata, con preghiere ed appelli, per tentare di salvare Charlie Gard dalla morte sancita dal Tribunale. Sono state inviate una petizione al Presidente della Repubblica Italiana Mattarella perché conceda la cittadinanza italiana al bimbo -in quanto da italiano avrebbe garantito il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Carta Costituzionale e potrebbe recarsi negli Usa per le cure sperimentali -ed una lettera a Papa Francesco affinché faccia sentire la sua voce (finora rimasta muta! Il Papa 'chiacchierino' non ha parole in difesa di questo bambino!!!!!) e si decida ad intervenire con un atto pubblico. Purtroppo al momento tutto tace, dalla Santa Sede non una sola parola nei drammatici giorni vissuti dai genitori per salvare la vita al loro bambino. Nulla anche dal palazzo del Quirinale. Tutto tace. Un mutismo insolito. Un orribile silenzio che sa di vigliaccheria ed accondiscendenza. Di tutta la tristissima ed atroce vicenda si è ampiamente occupato il sito de LaNuovaBussolaQuotidiana dal quale ho tratto questo post.

Anche l'Italia ha il suo Charlie! Si chiama Emanuele, ha 10 anni, vive in provincia di Lucca e, seppur con la sua disabilità, riesce ad interagire con il mondo attorno a sé, ed anche se è  incapace di parlare e camminare, ha trovato nel gioco dei colori, il suo personalissimo e prezioso modo di comunicare, di parlare al mondo, di esprimersi, con tela, pennelli e tanti colori! QUI il suo sito.
 
Nei giorni scorsi, prima della decisione del Tribunale Europeo, anche la sua mamma ha inviato una lettera (un appello di mamma Chiara) ai giudici della Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) . Purtroppo invano.
 
Qui sotto il video che ritrae una giornata di Mele a scuola.
 
 
di Emanuele hanno scritto in tanti, questo articolo mi è piaciuto particolarmente:
 
"Mele, il bambino che parla con i colori"
 
" Un universo silenzioso, ma esplosivo di colori e di emozioni (...). Emanuele ha trovato una strada tutta sua per comunicare: la pittura.(...) I suoi lavori, già dal 2011 sono stati oggetto di mostre collettive e personali, anche oltre i confini della Versilia. Come un vero artista. Ed è proprio così ("un piccolo genio artista") che lo definisce il Prof. Paoli che ha dedicato a "Mele" il suo libro (...)"
Articolo apparso su 'Il Tirreno' il 13 settembre 2014
L'intero articolo QUI
 

lunedì 26 giugno 2017

Dialogo e Verità


 

C’è una parola-chiave, nella teologia e, purtroppo, anche nella pastorale neomodernista, che si è intrufolata nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II; una parola talmente abusata, talmente inflazionata, eppure, allo stesso tempo, talmente suggestiva e quasi ipnotica, almeno per quel genere di cattolici progressisti e al passo coi tempi nuovi, da avere ormai acquisito, nel giro di qualche anno, lo statuto di una verità auto-evidente, non bisognosa di ulteriori spiegazioni, anzi, al contrario, capace di spiegare essa, ed essa sola, con la forza prodigiosa che sprigiona, molte altre cose, al punto che non si saprebbe più immaginare una omelia, un catechismo, un documento pontificio, nel quale essa non ricorra o non sia, quanto meno, sottintesa: la parola dialogo.
Strano a dirsi – ma neanche poi tanto, se ben vi si riflette – questa parola magica, questa parola taumaturgica, questa parola passe-partout, grazie alla quale si chiariscono tutte le perplessità, si sciolgono tutti i dubbi e si superano tutti gli ostacoli - almeno finché si resta nel regno delle chiacchiere, e ci si guarda bene dallo scendere nel mondo basso e volgare della realtà concreta), non si trova affatto nella teologia e nella pastorale pre-conciliari: semplicemente, la dottrina cattolica non l’ha mai conosciuta, non l’ha mai adoperata, insomma ne ha fatto bellamente a meno per qualcosa come duemila anni. Non la si trova nemmeno nel Vangelo, e, in generale, nel Nuovo Testamento; meno ancora nell’Antico. Insomma la Bibbia non l’adopera: non l’adopera Gesù Cristo, non l’adopera San Paolo, non l’adoperano gli Apostoli, né la Madonna, o i Profeti, o i Patriarchi, o il grande precursore, Giovanni Battista, né gli Angeli e neppure Dio Padre.

Non l’adoperano nemmeno S. Agostino, San Tommaso d’Aquino e i grandi teologi; non l’adoperano i santi e le sante; non l’adoperano i martiri. Vorrà pur dire qualcosa.
(...) È evidente che, nella Bibbia, vi sono dei dialoghi: ma non c’è alcun “dialogo” nel senso con cui la parola è adoperata a partire dal Concilio Vaticano II. In effetti, questo termine parte da un presupposto dottrinale assolutamente nuovo, inedito: l’indifferentismo religioso. Assumendo, cioè, che tutte le religioni siano buone, che in tutte via sia almeno una parte della Verità divina, e che ciascuna di esse, quindi, goda di una dignità intrinseca che niente e nessuno possono permettersi di porre in dubbio, ne deriva che chi appartiene a religioni diverse “dialoga” sulla base del proprio credo, e che questo dialogo deve essere improntato ai principi, laici e  democratici, cioè tipicamente moderni, della tolleranza, del mutuo rispetto, del pari valore di ciascun soggetto e delle cose che dice e in cui crede. Invece il dialogo, nella tradizione cristiana, ha tutt’altro significato: è sempre un dialogo che conduce alla Verità divina; e la Verità divina è Cristo. Perché Egli ha detto, con estrema chiarezza: Io sono la via, la verità e la vita: pertanto, chi crede questo è un cristiano; chi non lo crede, o chi lo crede con riserva, cioè a condizione che si dia qualcos’altro, non lo è. Molto semplice; perfino banale.
Gesù non pensava e non insegnava che tutte le religioni hanno qualcosa di vero e che per mezzo di qualsiasi religione si possa arrivare al Padre; tutt’altro. Non era un maestro di religione: era il Figlio di Dio fattosi uomo per amor nostro. Questa è la dottrina cattolica: ed è molto strano che ci sia bisogno di ricordarlo; una generazione fa, lo sapevano anche i bambini di terza elementare, perché lo avevano imparato sul Catechismo di san Pio X.(...)Quando noi moderni parliamo di necessità del dialogo, di utilità del dialogare, della bellezza di instaurare un dialogo fra due parti pensiamo a due soggetti che si confrontano su un piede di pari dignità ideologica e morale, e non diamo affatto per scontato che una delle due parti finirà per accettare totalmente le tesi dell’altra, vale a dire per convertirsi. Non solo: in omaggio alla libertà di pensiero, alla libertà di stampa e a tutte le altre belle libertà di cui va fiera la civiltà moderna, ma che Pio IX aveva solennemente condannato nel Sillabo, noi – e intendiamo dire: noi cristiani per primi – siamo giunti alla convinzione che sarebbe semplicemente disdicevole instaurare un dialogo con l’altro, partendo dall’idea che egli dovrà finire con il convertirsi, perché, in tal caso, ci sembrerebbe di abusare della tolleranza e del rispetto reciproco che il dialogo stesso presuppone. Il dialogo con i “fratelli separati”, ad esempio, cioè con i luterani e con i protestanti in genere, ci sembra che non debba implicare affatto l’idea di una loro accettazione delle tesi cattoliche, e di un loro ritorno in seno al cattolicesimo: e anche recentemente, papa Francesco, vistando alcuni Paesi protestanti e facendo l’elogio di Lutero e delle Chiese protestanti, sembra avere sposato in pieno, e persino oltrepassato, questo punto di vista. Sia detto fra parentesi, il primate della Chiesa luterana svedese, visitata da papa Francesco, è una donna vescovo, sposata in chiesa con un’altra donna: per cui, oltre all’elogio del luteranesimo, la visita papale ha anche avuto l’implicito significato di dare un tacito assenso al matrimonio omosessuale, quanto meno fra i protestanti. E, ancora per inciso, la trovata di “commemorare “ i cinquecento anni della Riforma (che, storicamente, non fu una riforma, ma una rivoluzione, perché tentò di scardinare la Chiesa dalle fondamenta, e non già di riformarla), non ci sembra che sia stata molto felice: è come dire che Lutero e Calvino, in fondo, avevano ragione, o, quanto meno, avevano le “loro” ragioni, e che la Chiesa cattolica, Concilio di Trento incluso, ha sbagliato per mezzo millennio a “irrigidirsi” sulle sue posizioni. Come se la verità si potesse dividere in parti, più o meno uguali, e distribuirla un po’ di qua, e un po’ di là: specie tenendo conto che la Verità è Cristo, e che Cristo, evidentemente, non può essere diviso, perché solo il pensare una cosa del genere sarebbe eresia e apostasia dalla fede.
In verità, la sbandierata prassi del “dialogo” è incompatibile con la predicazione del Vangelo: si tratta di un punto di vista che ribalta duemila anni di Tradizione e che contraddice frontalmente le Sacre Scritture, nelle quali Gesù è assai esplicito nel dare mandato ai suoi seguaci di recarsi fino agli estremi confini del mondo per predicare il Vangelo e convertire tutti gli uomini, secondo la formula: Chi crede e verrà battezzato, sarà salvo; ma chi non crede sarà condannato (Marco, 16, 16).
Da che esiste il cristianesimo, infatti, i cristiani non hanno mai pensato di dover “dialogare” con i pagani, bensì di convertirli. Tale è stato l’esplicito mandato di Gesù ai suoi discepoli; e tale è stata la missione di san Pietro e di san Paolo, i principi degli Apostoli, per la quale entrambi hanno dato la vita.


 Davanti ai giudici pagani, i cristiani accusati di lesa maestà non dialogavano, non tentavano di convincere i loro persecutori con argomenti razionali: proclamavano la loro fedeltà al Vangelo e rendevano testimonianza a Gesù con la loro disponibilità ad affrontare la morte.


Lo stesso Gesù, quando fu tratto in arresto e processato, si rifiutò di rispondere alle domande di Erode Antipa; e a Pilato che l’interrogava rispose lo stretto necessario, ribadendo di essere venuto a testimoniare la verità e di essere il re di un regno che non appartiene a questo mondo. Davanti al Sommo sacerdote e al Sinedrio – che non stavano “dialogando” con lui, ma lo stavano interrogando come un volgare malfattore, schiaffeggiandolo e insultandolo -, del pari, non si difese e non intavolò alcuna discussione, limitandosi a riaffermare la propria natura divina.
Ma poi, dicevamo, è arrivato il Concilio Vaticano II. Nel capitolo secondo della Costituzione dogmatica Lumen gentium (1964), si delinea un nuovo tipo di rapporto fra il cattolicesimo e le altre confessioni religiose, così come nei confronti degli atei. A partire da quel momento, di fatto, l’apostolato ha incominciato ad essere un concetto in via d’archiviazione fra i cattolici:



1)Che senso ha parlare di apostolato, se le altre religioni meritano tutto il rispetto e con esse bisogna dialogare, ma non tentare di convertire i loro seguaci, per non offendere i loro sentimenti?
 

2)Che senso ha avuto togliere la preghiera per la conversione dei Giudei, o evidenziare i punti di convergenza con l’islamismo, quando qualunque studente di storia delle religioni sa che tali punti di contatto esistono unicamente perché l’islamismo ha preso a prestito alcuni contenuti dottrinali del cristianesimo (e del giudaismo), rifiutando però con sdegno quelli essenziali?


3)Che senso ha dire che anche i musulmani ammirano Gesù e rispettano la Madonna, quando si sa benissimo che Gesù, per essi, non è per niente il Figlio di Dio, e quindi la Madonna non è affatto la Madre del Signore? Che cosa significa affermare che gli Ebrei sono “i nostri fratelli maggiori”, quando il cristianesimo nasce proprio dal rifiuto di Cristo da parte degli esponenti della religione giudaica, e dalla persecuzione contro i suoi seguaci?
 

4)E come si fa a confondere il rispetto dovuto a tutte le persone, anzi, l’amore rivolto ad ogni creatura, col rispetto per le religioni che non contengono la Verità e non conducono alla Verità, dal momento che la Verità –fino a prova contraria- per i cristiani, è Cristo?
Il fatto è che i cristiani di tendenza modernista e progressista, inguaribili buonisti e zuccherosi predicatori di dialogo a tutto campo, hanno l’abitudine d’ignorare tutti quei passi delle Scritture che disturbano la loro idea di cosa il Vangelo dovrebbe essere, secondo le loro opinioni: proprio come fecero Lutero e Calvino, essi estrapolano quelle pagine che convengono ai loro errori, alle loro elucubrazioni, ai loro preconcetti, e fanno finta che le altre  non ci siano. Non negano apertamente la verità, ma la manipolano: pur senza mentire apertamente, di fatto mentono, perché spacciano una parte del Vangelo per il tutto, e, così facendo, è come se si fabbricassero un nuovo Vangelo, che esiste solo nella loro testa, e che non è certamente quello di Gesù. 
 
(Francesco Lamendola - 13/10/2016)
(Fonte: Il Corriere delle regioni)

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venerdì 23 giugno 2017

San Pio X ed il Modernismo /2

Per difendere il mondo della Cristianità dalla diffusione del Modernismo il Papa san Pio X, a suo tempo da una serie di ordini, racchiusi in brevi proposizioni, affinché i vescovi possano più facilmente estirpare la mala pianta modernista e rimuovere gli ecclesiastici modernisti dai posti di comando nella Chiesa. 
 
Vediamone i principali

1)  Lo studio del Tomismo (Il ritorno alle fonti)
 
Per quanto riguarda gli studi ecclesiastici essi debbono essere fatti sulle orme della filosofia scolastica e specialmente tomistica: «L’ allontanarsi da San Tommaso d’Aquino, specialmente in metafisica, non avviene senza grave danno. Come diceva l’Aquinate stesso: “parvus error in principio fit magnus in fine / un piccolo errore iniziale e riguardo ai princìpi diventa grande alla fine”» (De ente et essentia, proemio)[5]. Allontanarsi dalla metafisica dell’essere comporta il grave pericolo di conclusioni disastrose.
San Pio X con la promulgazione del Motu proprio “Doctoris Angelici” del 29 giugno del 1914, imponeva come testo scolastico la Summa Theologiae di San Tommaso alle facoltà teologiche, sotto pena d’ invalidarne i gradi accademici.

Papa Sarto nel Motu proprio “Sacrorum Antistitum” vuole che si studi la patristica e la teologia positiva, ma senza detrimento della filosofia scolastica, spregiata sommamente dai modernisti. Infatti il “ritorno alle fonti”, l’amore della sola patristica, cui viene contrapposta “l’arida scolastica”, sono l’arma dei modernisti per generare la confusione nelle menti del clero, che, senza una seria preparazione tomistica, non riesce a mettere ordine nella bella e vasta, ma non sistematizzata materia della patristica. San Tommaso è colui che ha ricondotto ad una sintesi organica e precisa l’ elaborazione dottrinale, ancora in stato di fermentazione, della patristica ed ha portato all’apice della massima perfezione la teologia sistematica basandosi e perfezionando la patristica. In breve la teologia nata con la patristica raggiunge i sommi vertici della speculazione filosofico/teologica specialmente con San Tommaso d’Aquino. 
 
2) Allontanare gli insegnanti modernisti
 
San Pio X ordina di allontanare senza alcun riguardo i direttori e gli insegnanti dei seminari e delle università pontificie imbevuti di modernismo. Con il suo buon senso papa Sarto ricorda che non si può insegnare la verità senza condannare l’errore ed anche l’errante senza il quale non esisterebbero errori.

Infatti “Actiones sunt suppositorum / le azioni sono prodotte dalle persone”, per cui se si condannano solo gli errori, ma non gli erranti, si lasciano sopravvivere gli errori e ciò equivarrebbe a combattere il furto senza arrestare i ladri.
 
In avvenire non sia conferita, continua il Papa, la laurea in teologia e in diritto canonico a chi non avrà prima compiuto il corso di filosofia scolastica.
 
3) I “libri proibiti”
 
I vescovi, ricorda il Motu proprio, hanno il dovere di impedire che siano letti o pubblicati gli scritti dei modernisti o che odorano di modernismo: “Infatti essi non sono meno dannosi dei libri pornografici; anzi sono ancora peggiori, perché viziano le radici stesse della vita cristiana”, scrive il Papa.
 
Spessissimo il vizio morale ha come fonte una deviazione dottrinale: si vive come si pensa.
Il Papa ricorda che la filosofia moderna è inconciliabile con la fede e la retta ragione poiché fa dipendere la realtà dal pensiero soggettivo dell’uomo. La filosofia moderna è iniziata con Cartesio e il suo Cogito ergo sum ed ha proseguito il suo corso con Kant ed Hegel, ossia con l’idealismo totalmente soggettivista e relativista.
 
4) L’imprimatur
 
Per la pubblicazione i libri debbono prima essere esaminati da un censore, che darà per primo la sua sentenza. Se questa sarà favorevole il vescovo concederà la facoltà di stampa o l’Imprimatur, la quale sarà preceduta dalla formula Nihil obstat e dal nome del censore.
Un cattivo libro può rovinare le menti e i cuori, mentre un libro buono può aiutare a conoscere il vero e ad amare il bene.
 
5) Fatti concreti
 
Il Papa viene al sodo e si domanda senza giri di parole: “a che cosa gioveranno questi Nostri comandi se non verranno osservati a dovere e con fermezza?”.
In breve “fatti e non parole”, come insegna Sant’Ignazio da Loyola nell’aureo libro dei suoi Esercizi spirituali. Non basta condannare il modernismo a parole, ma bisogna prendere misure pratiche contro i modernisti. 
 
6) Pietà e dottrina
 
Per la buona formazione del clero papa Sarto ricorda che sono assolutamente necessarie due cose: la dottrina e la virtù. Se il giovane seminarista manca di queste due disposizioni, dopo un anno di prova deve essere rinviato e non più ripreso in nessun altro seminario. Occorre che il seminarista abbia vita innocente assieme alla integrità di dottrina, la quale deve essere superiore alla media perché occorre lottare contro i modernisti che sono nemici per nulla sprovveduti, i quali associano alla raffinatezza degli studi una scienza intessuta di inganni. Quindi i buoni sacerdoti debbono essere forniti di armi efficaci.
Doctus cum pietate et pius cum doctrina/ dotto con pietà e pio con dottrina” è il motto degli scolastici: la sola dottrina senza pietà gonfia di orgoglio e la sola pietà senza dottrina è cieca e non sa rispondere alle obiezioni dei novatori.
 
7) Il giuramento antimodernista

che i chierici debbono prestare a partire dal suddiaconato e che rappresenta un compendio della dottrina cattolica e degli errori modernisti in esso condannati.

Prima parte

Tratto da QUI

martedì 20 giugno 2017

San Pio X ed il Modernismo /1

 
La storia della Chiesa ci insegna che non pochi vescovi, durante il pontificato (dal 1903 al 1914) di papa Giuseppe Sarto (san Pio X), hanno ingenuamente  sottovalutato la gravità del pericolo modernista e ne hanno permesso la sopravvivenza. Esso, così, ha continuato a serpeggiare segretamente; poi cautamente è rinato pian piano sotto forma di nouvelle théologie o neomodernismo negli anni Trenta/Quaranta ed è stato condannato energicamente nel 1950 da Pio XII con l'Enciclica "Humani generis". Dopo la morte di quest'ultimo, “il modernismo redivivo” ha sfondato senza remore ogni argine con “l’aggiornamento” di Giovanni XXIII e con il Concilio Vaticano II. Infine ha raggiunto, in maniera ostentata, il vertice dell’ultra modernismo con papa Francesco, con il quale ci si trova praticamente già nello spirito del “Vaticano III”, auspicato da Rahner, Küng e  Schillebeeckx, secondo i quali il Vaticano II si sarebbe fermato a metà strada nella “rivoluzione” della Chiesa.
 
Nel Motu proprio Sacrorum Antistitum San Pio X mette in luce la malizia dei modernisti da lui qualificatiuna perniciosissima [‘dannosissima’, N. Zingarelli] genìa [‘accolta di gente malvagia’, N. Zingarelli] di uomini, che, nonostante siano stati smascherati nel 1907 con l’Enciclica "Pascendi" dalle sembianze di una presunta scienza ecclesiastica moderna, sono rimasti nella Chiesa per sovvertirla dall’interno sin dalle sue fondamenta, e perciò Pio X si augura che “nessun vescovo ignori che [...] non hanno abbandonato i loro propositi di turbare la pace della Chiesa”[1].
Papa Sarto sottolinea che essi sono “avversari tanto più temibili in quanto più vicini”[2] ribadendo ancora una volta il pericolo tipico del modernismo: il voler restare dentro la Chiesa per corroderne la sostanza lasciando solo l’apparenza così come un tarlo rode il mobile nel quale si annida.
 
Papa Pio X insiste molto sul pericolo dei falsi fratelli (San Paolo II Cor., XI, 26), che sono invece nemici e lottano contro la Chiesa e i veri fedeli e degli ecclesiastici modernisti i quali, data la loro posizione di comando nella Chiesa, sono i più temibili. Costoro, “abusando del loro ministero, inseriscono negli animi un’esca avvelenata per sorprendere gli incauti, diffondendo una parvenza di dottrina in cui si racchiude la somma degli errori”, essendo il modernismo  il collettore di tutte le eresie”.
 
Questa peste si diffonde in una parte del campo del Signore da cui sarebbero da aspettarsi i frutti più consolanti”, deplora San Pio X. Ed infatti il modernismo è penetrato massimamente nelle fila del giovane clero e anche nell’animo di alcuni ecclesiastici, che avrebbero dovuto lavorare all’edificazione della Chiesa e invece hanno lavorato per mutare il Cristianesimo in una vaga forma di esperienza religiosa sentimentalistica, senza dogmi, morale oggettiva, gerarchia e disciplina.

La seconda parte QUI
 
Tratto da QUI
 
 

giovedì 15 giugno 2017

Incoerenza in casa cattolica


Papa Francesco ha promosso gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite che chiama i membri dello stato ad “assicurare l’accesso universale ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, inclusi quelli per la pianificazione, l’informazione e l’educazione familiare”.
Il che significa, sostanzialmente, assicurare l’accesso universale
 
all’aborto
 
alla contraccezione 
 
all’educazione sessuale.
 
Nonostante questo, il primo settembre 2016 egli ha affermato, nel suo messaggio per il giorno di preghiera per la cura dell’ambiente, di essere “grato che, nel settembre del 2015, le nazioni del mondo hanno adottato gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile”.
 
QUI l'articolo per intero
 

martedì 13 giugno 2017

Nuovi interessi, vecchie ideologie

        
Gli interventi di Sorondo, Turkson, Marx e Ravasi – con la condanna di Trump per aver ritirato la firma dagli 'Accordi di Parigi' – fanno trasparire un mix di ignoranza, ideologia e conformismo. Ma soprattutto sono anch’essi il segno della protestantizzazione della Chiesa.
di Riccardo Cascioli (07-06-2017)
Tratto da QUI
 
È peggio l’ignoranza, l’ideologia o il conformismo? È una domanda inevitabile quando leggi – esterrefatto – dichiarazioni e interviste di alti prelati che commentano scandalizzati il ritiro degli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi sul clima.
Ha cominciato l’ineffabile monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, presidente delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze sociali, parlando di «un disastro per il mondo intero», di scelta irrazionale perché va contro la scienza e contro l’evidenza indiscutibile secondo cui i cambiamenti climatici «hanno conseguenze negative sulla salute dei popoli in tutto il mondo». Evidenza indiscutibile? Forse mons. Sorondo potrebbe dare un’occhiata ai tanti interventi, a suo tempo fatti anche in Vaticano, del professor Antonino Zichichi, fondatore della Federazione Mondiale degli Scienziati, che in quanto a scienza ha qualche titolo in più del monsignore e che da anni bolla come bufala la teoria del Riscaldamento globale antropogenico. Perché è di questo che stiamo parlando, ovvero della teoria per cui esisterebbe oggi una alterazione del clima causata dalle attività umane che sta portando al disastro l’intero pianeta. Oppure potrebbe ascoltare questo breve video del professor Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, che prova a spiegare alla Commissione ambiente del Senato, le idiozie su clima ed energia che vengono spacciate per scienza.
Sorondo ovviamente non è stato il solo: a ruota è seguito il cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano, che ha accusato il presidente americano Donald Trump di «politicizzare» la questione del clima che è «un bene pubblico globale». Politicizzare? Ma è proprio la teoria del riscaldamento globale antropogenico che è “politica”, come dimostra la storia di come questo concetto si è affermato (per una storia completa vedi R. Cascioli, Il clima che non t’aspetti. Edizioni Bussola, acquistabile qui). Poi non poteva mancare il cardinale Reinhard Marx che, in qualità di presidente delle Conferenze episcopali della Comunità Europea (Comece), ha parlato di «duro colpo inflitto al clima di fiducia globale che aveva generato» l’Accordo di Parigi. Ma il cardinale Marx ha mai letto l’Accordo di Parigi? Perché se uno crede davvero alla teoria del Riscaldamento globale antropogenico e alla catastrofe prossima ventura, bé, l’accordo di Parigi può solo gettare nella disperazione, altro che fiducia: diminuzione delle emissioni di anidride carbonica ma su base volontaria e con tempo fino al 2100. Da ridere.
Infine a sorpresa ha voluto dire la sua anche il cardinale Gianfranco Ravasi, non si sa bene a che titolo. Infatti accusa Trump di non aver tenuto in considerazione «il tutto, l’interconnessione, il generale, il mondo», perché la persona umana è «relazione». Insomma Trump si è «isolato», ha cancellato la «solidarietà», come se la solidarietà fosse un valore in sé e non invece legato al bene comune da perseguire.
E poi, ancora la confusione tra cambiamento del clima e inquinamento dell’aria. Non se ne può più, proviamo a rispiegare:
 
l’anidride carbonica (CO2) non solo non è inquinante, ma è il mattone della vita, senza CO2 non ci sarebbe vita. L’anidride carbonica è invece un gas serra, considerata da una parte di scienziati responsabile del riscaldamento globale. Ma sul totale dei gas serra l’anidride carbonica non conta più del 5% perché il principale gas serra (circa il 90% del totale) è il vapore acqueo. Sebbene l’uso di combustibili fossili provochi sia l’inquinamento sia le emissioni di CO2 non c’è relazione diretta, tanto è vero che nel mondo occidentale l’inquinamento dell’aria diminuisce mentre le emissioni di CO2 aumentano. Ma anche il rapporto tra CO2 e cambiamenti climatici è tutto da verificare, tanto è vero che da 15 anni c’è una pausa nell’aumento delle temperature globali mentre le emissioni di CO2 continuano ad aumentare.
 
Ignoranza, approccio ideologico, conformismo. Forse è un misto di tutti e tre i fattori a determinare le dichiarazioni di questi eminenti rappresentanti della Chiesa. Ma alla fine non è neanche questo il punto più importante. Ciò che crea veramente scandalo è la riduzione della Chiesa di Cristo a braccio esecutivo dell’ONU; è vedere la Santa Sede impegnatissima non ad annunciare Cristo, a renderlo presente a tutti gli uomini, ma ad organizzare il consenso attorno a politiche globali, oltretutto discutibili.
 
Nelle sedi internazionali fino a poco tempo fa, la Chiesa cattolica era l’unico punto di resistenza a un’ideologia globalista; non per partito preso ma perché aveva a cuore soltanto l’uomo, la sua dignità, la sua libertà, messe in discussione da tale ideologia. Oggi non solo ha cessato di resistere, sembra stia tentando di prendere addirittura la guida del Nuovo Ordine Mondiale. Da qui la rabbia dei suddetti prelati per la posizione assunta da Trump, che da questo globalismo senza senso si è sfilato.
 
Anche questo è un effetto della protestantizzazione in corso nella Chiesa: il catastrofismo ecologista infatti nasce nel mondo di tradizione protestante e origina dalla concezione totalmente negativa dell’uomo che proviene da Lutero e successori. E noi ci stiamo cascando dentro.

mercoledì 7 giugno 2017

Quale Europa?

"In un'intervista di una decina d'anni fa, mi è stato chiesto con molto candore e con invidiabile ottimismo: "Ritiene anche Lei che l'Europa o sarà cristiana o non sarà?". Mi pare che la mia risposta di allora possa ben servire alla conclusione del mio intervento di oggi. Io penso - dicevo - che l'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la "cultura del niente", della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l'atteggiamento largamente dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa "cultura del niente" (sorretta dall'edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all'assalto ideologico dell'Islam, che non mancherà: solo la riscoperta dell'avvenimento cristiano come unica salvezza per l'uomo -e quindi solo una decisa risurrezione dell'antica anima dell'Europa- potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto.

Purtroppo né i "laici" né i "cattolici" pare si siano finora resi conto del dramma che si sta profilando. I "laici", osteggiando in tutti i modi la Chiesa, non si accorgono di combattere l'ispiratrice più forte e la difesa più valida della civiltà occidentale e dei suoi valori di razionalità e di libertà: potrebbero accorgersene troppo tardi.
 
I "cattolici", lasciando sbiadire in se stessi la consapevolezza della verità posseduta e sostituendo all'ansia apostolica il puro e semplice dialogo a ogni costo, inconsciamente preparano (umanamente parlando) la propria estinzione.
 
La speranza è che la gravità della situazione possa a un certo momento portare a un efficace risveglio sia della ragione sia dell'antica fede.
E' il nostro augurio, il nostro impegno, la nostra preghiera. "

(Card. Giacomo Biffi (Rip) in una intervista del 27.10.2000 )