Abito la Terra di Mezzo, in servizio permanente effettivo, tra un fonendo ed una tazza, di ricetta in ricetta
La mia Terra di Mezzo
Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....
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martedì 21 ottobre 2014
lunedì 20 ottobre 2014
Humanae Vitae
“Negli anni che precedettero l’enciclica di papa Paolo VI ('Humanae Vitae' qui ) che ha riaffermato il costante insegnamento cristiano che la contraccezione non è in accordo con la volontà di Dio, c’era la diffusa aspettativa che la Chiesa stesse per cambiare il suo insegnamento.[…]Ma l’insegnamento cristiano è fondato sulla legge naturale che è scritta nei nostri cuori da Dio, e specialmente sulla parola rivelata di Dio.[…] Noi non modelliamo la volontà di Dio secondo ciò che attualmente ci pare meglio. Così, quando papa Paolo VI non cambiò ciò che non era nei suoi poteri cambiare, ma riaffermò la fede cristiana, molta, molta gente fu contrariata, e semplicemente decise di ignorare l’insegnamento. Questa è la nostra situazione presente. Io spero davvero che non abbiamo a soffrire una ripetizione di questo, mentre si diffondono infondate aspettative riguardo a un cambiamento da parte della Chiesa dell’esplicito insegnamento di Gesù sul matrimonio”.
(Cardinale Thomas Collins, arcivescovo di Toronto)
venerdì 17 ottobre 2014
Sete di appartenenza
Don Giussani, già 60 anni fa, aveva intuito che il problema più importante nella vita e della vita è l’educazione che lui definiva come la capacità dell’educatore di introdurre l’educando nella conoscenza della realtà nella sua totalità. Il problema non sono i ragazzi, ma la mancanza di “punti di riferimento certi”. I ragazzi oggi come ieri sono assetati di senso della vita. Il loro cuore come quello di ogni uomo vibra del desiderio di sapere se la vita vale la pena viverla o è una passione inutile. Se questa vibrazione non incontra un volto in cui nitidamente si legge ciò che il ragazzo cerca, inevitabilmente si trasforma in disperazione o viene appiattita dallo smog di quella mentalità nichilista che tutti respiriamo.(...)Tutti i giorni quando vado nelle 3 case che accolgono più di 50 bambini e ragazzi, vedo nei loro sguardi una sete impressionante di appartenenza. È evidente la loro esigenza di avere un punto da guardare. Ma un punto fisso come il papà, la mamma o un educatore non si inventa, non si costruisce a tavolino, è il frutto di un avvenimento che entra nella vita di una persona, la cambia e la rende attrattiva per gli altri.
Tutti si lamentano dell’inesistenza della famiglia e di una scuola a pezzi. Lo ascolto tutti i giorni dai miei ragazzi messi al mondo per istinto e poi abbandonati. Ma penso anche a quei bambini che rimangono soli perché i genitori, la madre soprattutto, non fanno altro che lavorare. Come possono rispondere al grido di affetto dei propri figli? A mio giudizio, guardando la mia esperienza, non bastano alcune ore della settimana per stare con i propri figli. Se io non vivessi con i miei bambini e stessi solo alcune ore con loro, non si sentirebbero voluti bene.
Mia madre è sempre stata con me e i miei fratelli e quando doveva andare al campo a lavorare ci portava con sé. Mio padre è dovuto emigrare. Nella loro semplicità ci hanno insegnato una cosa molto importante: la madre deve essere madre e dare ai figli l’affetto e il tempo di cui hanno bisogno. Se Dio mi avesse chiamato al matrimonio, io sarei andato a lavorare anche 24 ore al giorno pur di lasciare la mia sposa a casa con i figli.
Non si può mettere al mondo un figlio e poi consegnarlo alla Stato o alle scuole private. Solamente nel caso di vere difficoltà economiche non vedo alternativa per cui è necessario che anche la moglie vada a lavorare. La questione che voglio segnalare è la mentalità femminista che è entrata anche nelle famiglie più belle che conosco, per cui se una donna non ha un titolo universitario e non lavora fuori casa non si sente realizzata. La crisi dei figli adolescenti è sempre affettiva, cioè di appartenenza. Hanno bisogno di un calore umano vivendo in un mondo freddo. (Padre Aldo Trento)
Il linguaggio di Dio
Non a caso la regola dice che nel Dna sta scritto che si è maschi oppure femmine. E anche se uno si sottopone a un’operazione chirurgica privandosi dei suoi organi genitali il Dna continua a dare il responso originario.
Il Dna dunque parla come la Sacra Scrittura, perché la natura è il linguaggio di Dio: si nasce maschi o femmine.
Non è un’opzione culturale, che uno può decidere arbitrariamente, ma un dato di natura.
(Antonio Socci http://www.antoniosocci.com)
mercoledì 15 ottobre 2014
Saggezza del lontano passato
Perché la città di Genova si allaga? Perché i nostri antenati a partire dai Romani sono stati più previdenti ed intelligenti! Dal dopoguerra ad oggi – compresa quella avvenuta negli scorsi giorni, di alluvioni Genova ne ha vissute ben 12: 1945, 1951 (per due volte), 1953, 1970 (il ponte medievale fu definitivamente distrutto e provocò 40 morti, 1977, 1992, 1993, 2010 (a Ponente) e nel 2011 e questo perché il ponte medievale, ma costruito dai Romani, è stato a poco alla volta interrato. L’originale di questo ponte fu costruito in pietra dai Romani, durante la marcia di trasferimento verso la Gallia. Nel Medioevo (che noi gente moderna ci ostiniamo a torto a chiamare 'secoli bui') furono costruite 28 arcate, che insistevano su uno slargo del fiume Bisagno, per scaricare le piene. In tempi moderni soprattutto dal 1892 al 1895 gli amministratori che hanno governato Genova, hanno fatto costruire palazzi e strade dove per secoli il fiume scaricava le sue acque, senza tener conto dei pericoli che potevano derivare dalla presenza di quel fiume, che taglia la città in senso longitudinale.
Tra il 1926 e il 1940, si costruì proprio nei luoghi che sono stati in questi giorni l’epicentro dell’alluvione e fu tombinato il fiume: da allora, le acque non potettero più scaricare nel loro alveo naturale; la loro via d’uscita fu il tunnel di copertura e il riversamento su Borgo Incrociati, che si trova accanto ai resti del ponte medievale. Nei secoli 'moderni', invece di rafforzare ed utilizzare al meglio questo intelligente ed utilissimo sistema di difesa, cioè il ponte romano, si cominciò ad interrare le arcate. Oggi, ne restano solo due presso la chiesa di Sant'Agata e sei, scoperte, di fronte al Borgo Incrociati. Un’opera devastatrice che continuò negli Anni Cinquanta e Sessanta, con la medesima “tecnica”: si costruì seppellendo o nascondendo i corsi d‘acqua.
Agli inizi degli Anni ’80, si decise di finanziare un cantiere sul mare, che avrebbe dovuto consentire di far defluire, in caso di forti piogge, le acque del rio Fereggiano, affluente del Bisagno. L’opera non inizia neppure, perché bloccata da un’inchiesta giudiziaria. Le ditte vincitrici dell’appalto vengono pagate senza eseguire i lavori: 4,5 milioni di euro. L’ultima rata è stata dell’11 giugno 2013, di 624mila euro.
Fine della cronistoria di una tragedia annunciata.
lunedì 13 ottobre 2014
Dell'Amor la forma /7 - Il sacerdote
E' necessario che il vero cristiano, se desidera amare il Signore e mettere in pratica i suoi insegnamenti, si conformi, durante l'arco dell'intera vita, non solo alle sue parole, che ci ha lasciato nel Vangelo, ma anche alla sua stessa vita. La religione cattolica non è una religione fatta di divieti e di prescrizioni e basta, essa non determina la sfera d'azione del praticante relegandolo alla sola osservanza dei comandamenti e dei precetti della Chiesa ma è l'incontro con una Persona: Gesù Cristo, Dio incarnato, morto e risorto per la salvezza del genere umano. In questo modo la religione cattolica acquista una valenza diversa nel mondo, rispetto alle altre religioni, cosiddette grandi e monoteiste, una valenza non paragonabile a niente altro perché essa è altro, è Cristo stesso. Ecco perché il cristiano deve sentire in cuor suo l'esigenza di conformarsi al suo Signore, unico principio e fine della sua vita. Ecco perché ogni comandamento di Gesù ed ogni prescrizione della Santa Chiesa Cattolica, che custodisce e tramanda, da secoli, parole, insegnamenti ed opere di Gesù Cristo stesso, diventano per il fedele un atto di amore, di adorazione, un sì al Signore. Egli stesso ci ha detto che il suo giogo diventa leggero per chi lo accoglie con slancio, amore, dedizione, carità, perché scopo principale dell'amante è rendere felice l'amato! Come Gesù desidera donarci la felicità già su questa terra, con i suoi insegnamenti ed attraverso i Sacramenti, così il fedele rende 'felice' il Signore accettando, osservando ed amando le Sue leggi, che sono leggi giuste che operano per il bene di chi le osserva. Cosa c'è di più importante nella vita, per chi è innamorato, che rendere felice l'amato, conformarsi alle sue esigenze, prevenirle e sodisfarle? Il Signore rientra a pieno titolo, nella vita del fedele, come l'Amato, non rubando la scena a nessun amore terreno, che la sua divina presenza affianca e sublima.
La figura del sacerdote in questo scenario si staglia alta ed imponente più di tutte le altre. Egli è la persona, che più di ogni altra potrà mostrare al mondo intero la Figura, la Forma del suo Amato. Conformandosi alla vita di Gesù, egli stesso ne sarà l'icona più perfetta, ne porterà le piaghe ed anche la gloria! Il sacerdote, in modo particolare quando celebra la Santa Messa, diventa Cristo stesso che si offre in sacrificio. Ecco perché siamo molto addolorati ed anche arrabbiati quando veniamo a conoscenza di sacerdoti che peccano e danno scandalo a vario titolo, proprio perché coscienti del fatto che essi portano in sé, più di ogni altro credente, la forma di Cristo, il sigillo della Sua Umanità e Divinità. Ed ecco perché desideriamo che il sacerdote si distingua in ogni ambito della vita e tra i laici per santità di vita. Ed ecco perché desideriamo che il sacerdote vesta la sua meravigliosa talare, senso di appartenenza e distinzione. Ed ecco perché desideriamo che il sacerdote non abbia il cuore diviso tra Dio ed un amore terreno che ne svilirebbe il mandato, la missione, la sacralità della figura.
A tale proposito propongo le parole del Card. Walter Brandmüller il quale ci ricorda come riuscendo a comprendere che:
......il sacerdozio non è una funzione di servizio, esercitata in nome della comunità, ma che il sacerdote – in forza dei sacramenti ricevuti – insegna, guida e santifica in persona Christi, tanto più si comprenderà che proprio per questo egli assume anche la forma di vita di Cristo.
E un sacerdozio così compreso e vissuto tornerà di nuovo a esercitare una forza di attrazione sull’élite dei giovani.
La figura del sacerdote in questo scenario si staglia alta ed imponente più di tutte le altre. Egli è la persona, che più di ogni altra potrà mostrare al mondo intero la Figura, la Forma del suo Amato. Conformandosi alla vita di Gesù, egli stesso ne sarà l'icona più perfetta, ne porterà le piaghe ed anche la gloria! Il sacerdote, in modo particolare quando celebra la Santa Messa, diventa Cristo stesso che si offre in sacrificio. Ecco perché siamo molto addolorati ed anche arrabbiati quando veniamo a conoscenza di sacerdoti che peccano e danno scandalo a vario titolo, proprio perché coscienti del fatto che essi portano in sé, più di ogni altro credente, la forma di Cristo, il sigillo della Sua Umanità e Divinità. Ed ecco perché desideriamo che il sacerdote si distingua in ogni ambito della vita e tra i laici per santità di vita. Ed ecco perché desideriamo che il sacerdote vesta la sua meravigliosa talare, senso di appartenenza e distinzione. Ed ecco perché desideriamo che il sacerdote non abbia il cuore diviso tra Dio ed un amore terreno che ne svilirebbe il mandato, la missione, la sacralità della figura.
A tale proposito propongo le parole del Card. Walter Brandmüller il quale ci ricorda come riuscendo a comprendere che:
......il sacerdozio non è una funzione di servizio, esercitata in nome della comunità, ma che il sacerdote – in forza dei sacramenti ricevuti – insegna, guida e santifica in persona Christi, tanto più si comprenderà che proprio per questo egli assume anche la forma di vita di Cristo.
E un sacerdozio così compreso e vissuto tornerà di nuovo a esercitare una forza di attrazione sull’élite dei giovani.
Per il
resto, bisogna prendere atto che il celibato, così come la verginità in nome del
Regno dei Cieli, resteranno per chi ha una concezione secolarizzata della vita,
sempre qualcosa di irritante.
Ma già Gesù
a tal proposito diceva: “Chi può capire, capisca”.
Dell'Amor la forma parte prima quiDell'Amor la forma parte sesta qui
venerdì 10 ottobre 2014
Dell' Amor la forma /6 IMAGO DEI
Al perché vivere (qui e qui)segue la domanda su come vivere. Plinio Corrêa de Oliveira ci riporta di nuovo alla contemplazione che è un atteggiamento del cuore e dell'anima, non solo del corpo. Un atteggiamento che l'essere umano, profondamente convinto della sua essenza spirituale, sente come necessario, utile, benefico. Un atteggiamento che pervade tutto l'essere e che innalza, eleva, in una continua ricerca dell'essenza.
L'essere umano ha bisogno di essere felice, ma per essere tale dovrà conformarsi a Dio, prendere 'dell'Amor la forma'.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda che:
La 'forma' di Dio, l'IMAGO DEI, ogni essere umano già la possiede fin dal suo concepimento, anche la Sacra Scrittura insegna che siamo ad immagine e somiglianza di Dio (Gen 1, 26-27)
| Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza. [..] E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. | ||
Essendo ad immagine di Dio, l'individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno. È capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone; è chiamato, per grazia, ad un'alleanza con il suo Creatore, a dargli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare in sua sostituzione. »
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Sembrerebbe difficile capire questa immagine e somiglianza con Dio, dato che la nostra natura umana è terrena, fragile, peccatrice, mortale; ma essa la si comprende pienamente guardando a Cristo ed alla sua natura umana:
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DELL'AMOR LA FORMA
giovedì 9 ottobre 2014
Bugiardino bugiardo!
Non è un bisticcio di parole e, siccome sono un medico, ho l'obbligo di dire e difendere la verità per il bene dei miei pazienti e di tutti coloro che in merito non hanno le idee chiare. In Italia sta avanzando lo spettro della proibizione dell'obiezione di coscienza. Per questo si è già provveduto a modificare il Codice di Deontologia Professionale ed anche il giuramento di Ippocrate, che da oltre duemila anni (si ritiene sia stato scritto nel IV sec. A.C.) ricorda ai medici di essere i custodi della salute e del benessere psico-fisico dei loro simili.
Nelle università italiane questo giuramento non sempre viene fatto recitare ai neo laureandi, io per esempio non l'ho fatto. Sinceramente, per me, che mi reputo cattolica praticante ed osservante, pur con tutti i miei peccati, limiti e difetti, non è stato un grande problema, anzi mi ha tolto dal grande imbarazzo di doverlo recitare! Ho preferito promettere al mio Signore Gesù Cristo, medico delle anime e dei corpi, di essere sempre un medico coscienzioso, animato da amore, compassione, tenerezza e pazienza verso tutti i miei malati, che giurare 'per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per tutti gli dei e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni.....'.
Forse per questo motivo il giuramento non funziona! Bisogna giurare e chiamare a testimoni del proprio futuro operato nientemeno che.......gli dei!!!!! E bisogna giurare di non aiutare mai una donna ad abortire!!!!!! Ma sì, diciamo che ormai il testo di Ippocrate è superato! Nessuno crede più agli dei né a Dio nè tantomeno al bigottismo di Ippocrate! Di questi tempi dove ormai l'aborto e l'eutanasia sono invocati come diritti sacri ed inviolabili e permessi per legge ed anche a carico del Servizio Sanitario Nazionale (leggi: cittadini) che senso ha un tale giuramento? Sarebbe da ipocriti recitarlo.
Però c'è da dire che lo scritto di Ippocrate è davvero meritorio, soprattutto in questo passaggio dove appunto dice:
'.....mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo'.
A proposito di medicinale abortivo: è di questi giorni la notizia che un'infermiera dell'Ospedale di Voghera è stata denunciata per aver cercato di convincere due giovani donne a non farsi prescrivere e assumere la pillola del giorno dopo.
Attendendo ulteriori chiarimenti sull’accaduto, il dato certo è che l’infermiera è stata costretta a dare le dimissioni a causa delle pressioni della stampa e, le minacce di azioni civili, penali e disciplinari da parte dell’ospedale, hanno poi ulteriormente contribuito alla decisione.A questa infermiera, a cui va tutta la mia solidarietà e la mia ammirazione, sono stati negati il diritto fondamentale all'obiezione di coscienza ed il lavoro.
Attendendo ulteriori chiarimenti sull’accaduto, il dato certo è che l’infermiera è stata costretta a dare le dimissioni a causa delle pressioni della stampa e, le minacce di azioni civili, penali e disciplinari da parte dell’ospedale, hanno poi ulteriormente contribuito alla decisione.A questa infermiera, a cui va tutta la mia solidarietà e la mia ammirazione, sono stati negati il diritto fondamentale all'obiezione di coscienza ed il lavoro.
A proposito di bugiardino (si chiama così il foglietto esplicativo contenuto nelle scatole dei farmaci): mai questo termine è stato più appropriato come nei riguardi del NORLEVO, farmaco che fino a qualche mese fa era ritenuto un possibile abortivo e che da febbraio di quest'anno ha subito una trasformazione in quanto sulla Gazzetta Ufficiale è stata pubblicata la revisione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) della sua scheda tecnica. Un aggiornamento che cancella la vecchia dicitura "il farmaco potrebbe anche impedire l'impianto", sostituendola con "inibisce o ritarda l'ovulazione".
Si tratta di un aggiornamento dettato da motivi ideologici e lo dimostra la dichiarazione fatta da Emilio Arisi, presidente della Società Medica Italiana per la Contraccezione (Smic) che così commenta la novità: “Cade definitivamente l’appiglio che consentiva ai medici obiettori di coscienza di precludere il diritto ad accedere alla contraccezione d’emergenza, nascondendosi dietro la sua presunta abortività”.
mercoledì 8 ottobre 2014
...pare che......
Per la verità, a noi, affezionati alla razionalità, alla natura e alla realtà, pare che continuino a nascere solo uomini e donne. Insieme al buon senso e alle ostetriche, lo dicono la scienza, la fisiologia e la biologia.
(Antonio Socci)
http://www.antoniosocci.com
martedì 7 ottobre 2014
Regina delle Vittorie
In data odierna la Chiesa Cattolica fa memoria della Madonna del Rosario di Pompei ed il corrente mese tradizionalmente è considerato il mese del Santo Rosario.
La celebrazione odierna venne istituita dal Papa San Pio V nell'anniversario della vittoria navale riportata dai Cristiani a Lepanto, il 07 ottobre 1571, per arginare l'espansione dell'Impero Ottomano. Vittoria che venne attribuita all'aiuto della Santa Madre di Dio invocata con la recita del rosario.
Clicca qui per saperne di più.
Il Papa san Giovanni Paolo II, il 16 ottobre 2002, donò alla Cristianità una preziosa enciclica, dal titolo ROSARIUM VIRGINIS MARIAE, dedicata proprio al rosario.
Qui l'intero testo che termina con l'ultima invocazione della supplica alla Madonna di Pompei scritta dal beato Bartolo Longo.
La cui biografia si trova qui
O Rosario benedetto di Maria,
catena dolce che ci rannodi a Dio,
vincolo di amore che ci unisci agli Angeli,
torre di salvezza negli assalti dell'inferno,
porto sicuro nel comune naufragio,
noi non ti lasceremo mai più.
Tu ci sarai conforto nell'ora d'agonia.
A te l'ultimo bacio della vita che si spegne.
E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave,
o Regina del Rosario di Pompei,
o Madre nostra cara,
o Rifugio dei peccatori,
o Sovrana consolatrice dei mesti.
Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo.
(Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei)
lunedì 6 ottobre 2014
Fedele al matrimonio pur nella separazione
“Accogliere fraternamente la persona separata o divorziata che vive la sofferenza della disunione coniugale ed essere compagno di cammino nel momento doloroso vissuto”. È questo lo scopo del gruppo “Santa Maria di Cana - Separati o divorziati fedeli agli impegni del matrimonio”, attivo a Baida, in provincia di Palermo, e sostenuto dalle suore di Carità del Principe di Palagonia. Da undici anni viene proposta una pastorale specifica per le persone separate/divorziate non risposate né conviventi: il percorso prevede di riedificare l’identità di figli di Dio, avviare il percorso del perdono e far riemergere l’identità nuziale. Ogni anno, a chiusura del ciclo di incontri, le persone separate o divorziate che lo desiderano possono comunitariamente rinnovare gli impegni del matrimonio e quest'anno, nel corso dell’evento, don Giuseppe Di Giovanni, vice postulatore della causa di beatificazione del servo di Dio Francesco Paolo Gravina, principe di Palagonia, ne ha rievocato le tappe terrene come esempio storico di fedeltà al matrimonio: il Principe, all'età di 29 anni, separatosi dopo dieci anni di matrimonio dalla moglie, donna Nicoletta Filangeri, per il costante tradimento di quest'ultima, in quanto ella si legò sentimentalmente ad un altro uomo del quale era follemente innamorata,preferì mantenersi fedele a Dio ed al Sacramento del matrimonio, per tutta la vita e divenne terziario francescano dedicando la sua vita ai poveri di Palermo, dove ricopre anche la carica di sindaco dal 1832 al 1835. Nato il 5 febbraio del 1800, ottavo e ultimo Principe di Palagonia e di Lercara Friddi, discendente di una delle più illustri e ricche famiglie nobili del Regno delle Due Sicilie, era un giovane ricco anche di fascino al quale lo sguardo delle fanciulle si rivolgeva con interesse.
All'età di 19 anni, il 14 marzo del 1819, si sposa con la principessa Nicoletta Filangeri Pignatelli. Purtroppo il matrimonio, tormentato e senza figli, naufragò dopo dieci anni perché nel frattempo l’affascinante principessa di Palagonia si era invaghita del giovanissimo e, dicono gli storici, aitante Francesco Paolo Notarbartolo e Vanni, principe di Sciara. Il palazzo dei Notarbartolo, sito nel popolare quartiere della Kalsa, distava solo pochi metri da quello dei Palagonia.
Nicoletta cominciò a frequentarlo anche la notte, rincasando spesso alle primi luci dell’alba. Ancora innamorato, dopo aver tentato inutilmente di riconciliarsi con la moglie, il Principe Francesco Paolo, una notte le fece trovare il portone sbarrato e un servo in livrea che, a suo nome, la «invitava a tornarsene da dove era venuta». Nicoletta andò allora ad abitare, fino alla fine dei suoi giorni, col Notarbartolo. Era il 1829. Tale separazione non fu facile per il Principe. Dicono gli storici che "La sua stessa vita fisica e morale appariva inizialmente demolita e l'uomo, che quando questo avveniva non era un santo, dovette compiere uno sforzo enorme per risalire la china dell'esistenza." Per tradizione si colloca in questo doloroso momento il suo ingresso nel Terz'Ordine Francescano.
Nicoletta cominciò a frequentarlo anche la notte, rincasando spesso alle primi luci dell’alba. Ancora innamorato, dopo aver tentato inutilmente di riconciliarsi con la moglie, il Principe Francesco Paolo, una notte le fece trovare il portone sbarrato e un servo in livrea che, a suo nome, la «invitava a tornarsene da dove era venuta». Nicoletta andò allora ad abitare, fino alla fine dei suoi giorni, col Notarbartolo. Era il 1829. Tale separazione non fu facile per il Principe. Dicono gli storici che "La sua stessa vita fisica e morale appariva inizialmente demolita e l'uomo, che quando questo avveniva non era un santo, dovette compiere uno sforzo enorme per risalire la china dell'esistenza." Per tradizione si colloca in questo doloroso momento il suo ingresso nel Terz'Ordine Francescano.
Il Principe Francesco Paolo Gravina rimane dunque dinanzi a Dio in quello stato in cui è quando ne ode la voce. La sua condizione secolare resta il luogo nel quale gli viene rivolta la chiamata di Dio.
Così egli continua a vivere nel secolo, cioè implicato in tutti e singoli doveri e gli affari del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale di cui la sua esistenza è intessuta.
Egli non si liberò mai dalla malinconia nata dalla separazione dalla moglie, che amò sino alla fine. Si dedica alla carità spicciola, poi, nel 1835 scrive la sua lettera di accettazione dell'incarico di occuparsi dei mendicanti di Palermo. E' una lettera di gioia, per cinque mesi non ha pensato ad altro, è la svolta della sua vita, è la sua missione.
Non prete né frate, non predicatore né direttore di anime, ma Principe, sindaco ad amministratore di opere civiche, visse la carità con un'intensità che trasmise direttamente alle sue suore senza aver mai fatto a loro una conferenza o scritto un libretto di consigli spirituali.
Tutto questo presuppone un'intima vita di unione con Gesù.
Egli entrò nel Terzo Ordine Francescano e cinse quel cordone bianco di castità che avrebbe portato - invisibile - per tutta la vita, fino a svelarne l'esistenza il giorno della morte.
Quanto è creduto impossibile dai più - l'osservanza della castità perfetta - diventa per lui, con la grazia del Signore, possibile e autenticamente liberante.
Il Principe si spense all'età di 54 anni, il 15 aprile 1854. Qualche giorno prima, aveva dettato le sue ultime volontà, poi era voluto rimanere solo e aveva aspettato in silenzio la morte. «Morì – conclude lo storico Castagna – per essersi speso senza riposo per i suoi poveri ma soprattutto morì di quello che allora si chiamava “crepacuore” o “mal d’amore”. Fino alla fine, infatti, era rimasto innamorato della moglie. Nel testamento mistico lascia anche una somma destinata per far celebrare le S. Messe per la moglie ancora viva. La vedova sposò poi il suo compagno, non ebbe figli, ma diventò donna di preghiera tanto che i parenti del marito conservano un libro di preghiera e la corona del rosario della principessa. Tratto da http://www.francescopaologravina.it
mercoledì 1 ottobre 2014
VIVERE D’AMORE
Alla sera d’Amore, parlando senza parabole, Gesù diceva: “Se qualcuno mi vuole amare per tutta la vita, osservi la mia parola. Mio Padre ed Io verremo a visitarlo. E facendo del suo cuore la nostra dimora, venendo a lui lo ameremo sempre!
Vivere d'amore è custodirti, Verbo increato! Parola del mio Dio! Io t'amo, e tu lo sai, divino Gesù! Lo Spirito d'amore m'incendia col suo fuoco. Amando Te attiro il Padre, che il mio debole cuore conserva, senza scampo. O Trinità! Sei prigioniera del mio amore.
Viver d’amore è vivere della tua Vita, Re glorioso, delizia degli Eletti! Tu vivi per me, nascosto nell’ostia… Io voglio per Te nascondermi, o Gesù! Agli amanti occorre solitudine, un cuore a cuore che duri notte e giorno. Solo il Tuo sguardo fa la mia beatitudine.
Vivo D’amore! Morire d’amore, ecco la mia speranza. Quando vedrò spezzarsi i miei lacci, il mio Dio sarà la mia Gran Ricompensa: non voglio possedere altri beni. Del suo amore voglio essere infiammata, voglio vederlo, unirmi a Lui per sempre.
Ecco il mio cielo… ecco il mio destino.
Vivere d’Amore!
Tratto da poesie di santa Teresa del Bambino Gesù
Oggi la Santa Chiesa ricorda santa Teresa del Bambino Gesù come Vergine e Dottore della Chiesa, qui la biografia
domenica 28 settembre 2014
Saper vedere
Solo una cosa è banale: non saper vedere l’aspetto trascendentale delle cose.
I cattolici si dividono in due tipi: coloro che sanno vedere la bellezza della Fede, e quindi splendono con una luce speciale, e coloro che restano nella banalità, diventando quindi grigi e inespressivi.
(Plinio Corrêa de Oliveira)
mercoledì 24 settembre 2014
Contemplare
'L’uomo deve porre la sua massima attenzione in un ordine di realtà superiore, formando una sorta di santuario interiore, dall’alto del quale egli poi guarda tutto in modo contemplativo. I due punti cardine nella vita dell’uomo sono: l’attrazione continua al sublime e il desiderio di cancellare l’orrendo.
Se la persona costruisce la propria anima nella contemplazione, avrà un’allegria interiore in mezzo alle amarezze della vita. Mentre contempla, la persona conforma l’anima a qualcosa di luminoso.
Il cattolico dovrebbe impegnarsi a contemplare ciò che è meraviglioso nella Santa Chiesa. Quando comincia a vederne solo le imperfezioni, pecca contro la sublimità della Chiesa'.
(Plinio Corrêa de Oliveira)
martedì 23 settembre 2014
Vita in due
Il tempo scorre. Qualche ruga in più. Aumentano gli anni. Si continua a vivere uno accanto all'altra, insieme. Si continua a ringraziare del dono di condivisione della vita, di ogni sua piega e trama. Aumenta la certezza di essere sempre più indispensabili l'uno per l'altra, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, ora per ora, giorno per giorno. Sono stata tratta dalla sua costola, sono carne della sua carne, la mia anima è una con la sua, il mio corpo è uno con il suo. Creati per vivere insieme. Creati per lodare e benedire il Signore insieme. Per sempre.
lunedì 22 settembre 2014
Pregare per il Santo Padre
Pregare per il Santo Padre è sempre doveroso per noi cattolici, nonché un atto di filiale devozione verso colui che il Signore ha voluto alla guida della Santa Chiesa. Da quando Papa Francesco è salito al Soglio Pontificio (ne ho già parlato altre volte) è come se un ciclone avesse investito il mondo cattolico e non solo, si è scatenata una sorta di guerra dove ideologie e morale stanno al centro delle contese. Questo Papa, lungi dall'essere ritenuto da tutti un conservatore, è stato osannato dalla stampa laicista ed anche filo-massonica e proclamato come colui che avrebbe 'cambiato' la Chiesa per proiettarla in un futuro non tanto lontano, dove essa esisterebbe come entità non dogmatica, né confessionale, né divina, ma aperta, amica e dialogante col mondo, una chiesa tra le tante con un capo tra tanti. Ognuno ha fatto dire al Papa ciò che ha voluto che dicesse, ne sono prova le interviste rilasciate al quotidiano di Scalfari; ognuno si è ritagliato un Papa, come vorrebbe che fosse, secondo il proprio uso e consumo! Questo modo di approcciarsi al Santo Padre rivela la difficoltà a voler considerare la Chiesa Cattolica una struttura divina, istituita da Gesù Cristo stesso, ed il Papa il legittimo successore di Pietro, 'dolce Cristo in terra' come soleva definirlo santa Caterina da Siena.
Papa Francesco è stato molte volte strumentalizzato ma nello stesso tempo credo che i suoi discorsi, i suoi atteggiamenti e le sue scelte abbiano incoraggiato molto tutti coloro che, in cattiva o in male fede, lo hanno fatto. Per questi suoi stessi discorsi, scelte ed atteggiamenti è stato anche ampiamente criticato da tanti cattolici che vengono reputati 'tradizionalisti'. La cosa mi lascia amareggiata e perplessa. Con questo Papa si è creato un divario, una sorta di inimicizia tra cattolici stessi, tra coloro che, ligi alla Dottrina vorrebbero che il Santo Padre fosse più battagliero nel promuoverla e difenderla e quelli che invece vorrebbero la modificasse per andare incontro alle tante situazioni di irregolarità che esistono all'interno della comunità ecclesiale, cioè di fedeli laici cattolici che si reputano tali ma che, per vari motivi, non vivono seguendo le leggi di Cristo. Questo stesso clima lo si ritrova tra i consacrati: sacerdoti, religiosi ed alti prelati.
La diversità di vedute e la difformità dal Magistero della Chiesa, del quale essi invece dovrebbero fermamente difenderne la peculiarità e promuoverne la diffusione, suscita perplessità, sconcerto e divisioni tra i fedeli laici. Il clima rovente di casa in Vaticano, che sta precedendo l'apertura del Sinodo per la famiglia, voluto dal Papa, è l'emblema di questo malcostume che serpeggia tra i cattolici di ogni ordine e grado. Vescovi contro vescovi, cardinali contro cardinali. Cardinali promossi e cardinali puniti a torto, a causa delle loro idee troppo conservatrici. Io non voglio giudicare il Papa, ma devo confessare che mi assilla una certa preoccupazione. Non mi fa piacere vedere come, strumentalizzando la Dottrina cattolica, si stia mietendo odio e separazioni tra fratelli della stessa fede; non mi fa piacere sapere che ci sono Pastori che non la promuovono e la difendono, anzi che la vogliono cambiare per compiacere il peccato e la sregolatezza di vita di tanti cattolici; e non mi fa piacere vedere il Santo Padre tanto lontano da tali diatribe. Avrà una sua strategia? Un suo modo di affrontare i problemi? Sicuramente....ma intanto i demolitori della Dottrina e della Chiesa Cattolica avanzano........
La diversità di vedute e la difformità dal Magistero della Chiesa, del quale essi invece dovrebbero fermamente difenderne la peculiarità e promuoverne la diffusione, suscita perplessità, sconcerto e divisioni tra i fedeli laici. Il clima rovente di casa in Vaticano, che sta precedendo l'apertura del Sinodo per la famiglia, voluto dal Papa, è l'emblema di questo malcostume che serpeggia tra i cattolici di ogni ordine e grado. Vescovi contro vescovi, cardinali contro cardinali. Cardinali promossi e cardinali puniti a torto, a causa delle loro idee troppo conservatrici. Io non voglio giudicare il Papa, ma devo confessare che mi assilla una certa preoccupazione. Non mi fa piacere vedere come, strumentalizzando la Dottrina cattolica, si stia mietendo odio e separazioni tra fratelli della stessa fede; non mi fa piacere sapere che ci sono Pastori che non la promuovono e la difendono, anzi che la vogliono cambiare per compiacere il peccato e la sregolatezza di vita di tanti cattolici; e non mi fa piacere vedere il Santo Padre tanto lontano da tali diatribe. Avrà una sua strategia? Un suo modo di affrontare i problemi? Sicuramente....ma intanto i demolitori della Dottrina e della Chiesa Cattolica avanzano........
A noi non resta che pregare......
venerdì 19 settembre 2014
Il matrimonio sacramentale
Questo è il matrimonio: il cammino insieme di un uomo e di una donna, in cui l’uomo ha il compito di aiutare la moglie ad essere più donna, e la donna ha il compito di aiutare il marito ad essere più uomo”.
(Papa Francesco, 14 settembre 2014)
mercoledì 17 settembre 2014
Comunicazione di servizio
Nei giorni scorsi la mia casella di posta elettronica è stata letteralmente invasa da tantissimi commenti anonimi fatti sui miei blog e mi sono trovata costretta ad inserire la prova di verifica quando si vuole commentare: chi commenta se ne sarà già accorto. A me è un po' antipatica però mi ha risolto il problema.
lunedì 15 settembre 2014
I sette dolori di Maria
Sul Calvario, mentre si compiva il grande sacrificio di Gesù, si potevano mirare due vittime: il Figlio, che sacrificava il corpo con la morte, e la Madre Maria, che sacrificava l'anima con la compassione. Il Cuore della Vergine era il riflesso dei dolori di Gesù.
D'ordinario la madre sente le sofferenze dei figli più delle proprie. Quanto dovette soffrire la Madonna a vedere morire Gesù in Croce! Dice San Bonaventura che tutte quelle piaghe ch'erano sparse sul corpo di Gesù, erano nello stesso tempo tutte unite nel Cuore di Maria. - Più si ama una persona e più si soffre nel vederla soffrire. L'amore che la Vergine nutriva per Gesù era smisurato; lo amava di amore soprannaturale come suo Dio e di amore naturale come suo Figlio; ed avendo un Cuore delicatissimo, soffrì tanto da meritare il titolo di Addolorata e di Regina dei Martiri.
Il Profeta Geremia, tanti secoli prima, la contemplò in visione ai piedi del Cristo morente e disse: « A che ti paragonerò o a chi ti somiglierò, figlia di Gerusalemme? ... La tua amarezza infatti è grande come il mare. Chi ti potrà consolare? » (Geremia, Lam. II, 13). E lo stesso Profeta pone in bocca alla Vergine Addolorata queste parole: « O voi tutti che passate per la via, fermatevi e vedete se c'è dolore simile al mio! » (Geremia, I, 12).
Dice Sant'Alberto Magno: Come noi 'siamo obbligati a Gesù per la sua Passione sofferta per nostro amore, così pure siamo obbligati a Maria per il martirio che ebbe nella morte di Gesù per la nostra eterna salute'.
La nostra riconoscenza verso la Madonna sia almeno questa: meditare e compatire i suoi dolori.
Gesù rivelò alla Beata Veronica da Binasco che molto si compiace nel vedere compatita la Madre sua, perché gli sono care le lacrime che Ella sparse sul Calvario.
La stessa Vergine si dolse con Santa Brigida che sono molto pochi coloro che la compatiscono e la maggior parte dimentica i suoi dolori; onde le raccomandò tanto di aver memoria delle sue pene.
La Chiesa per onorare l'Addolorata ha istituito una festa liturgica, che ricorre il quindici settembre.
Privatamente è bene ricordare tutti i giorni i dolori della Madonna. Quanti devoti di Maria recitano ogni giorno la corona dell'Addolorata! (per conoscere e pregare con questa corona clicca qui). Questa corona ha sette poste ed ognuna di queste ha sette grani. Che si allarghi sempre più la cerchia di coloro che onorano la Vergine Dolente!
E’ una buona pratica la recita quotidiana della preghiera dei Sette Dolori, che trovasi in tanti libri di devozione, ad esempio, nel «Massime Eterne».
Nelle «Glorie di Maria» Sant'Alfonso scrive: Fu rivelato a Santa Elisabetta Regina che San Giovanni Evangelista desiderava vedere la Beata Vergine, dopo essere stata assunta in Cielo. Ebbe, la grazia e gli apparvero la Madonna e Gesù; in tale occasione intese che Maria domandò al Figlio qualche grazia speciale per i devoti dei suoi dolori. Gesù promise quattro grazie principali:
1-Chi invoca la Divina Madre per i suoi dolori, prima della morte meriterà fare vera penitenza di tutti i suoi peccati.
2-Gesù custodirà questi devoti nelle loro tribolazioni, specialmente al tempo della morte.
3-Imprimerà loro la memoria della sua Passione, con grande premio in Cielo.
4-Gesù porrà questi devoti in mano di Maria, affinché Ella ne disponga a suo piacere e loro ottenga tutte le grazie che vuole.
ESEMPIO Un ricco signore, abbandonata la via del bene, si diede completamente al vizio. Accecato dalle passioni, fece espressamente un patto con il demonio, protestando di dargli l'anima dopo la morte. Dopo settant'anni di vita di peccato giunse al punto della morte.
Gesù, volendo usargli misericordia, disse a S. Brigida: Va' a dire al tuo Confessore che corra al letto di questo moribondo; lo esorti a confessarsi! - Il Sacerdote andò per tre volte e non riuscì a convertirlo. In fine manifestò il segreto: 'Non sono venuto da voi spontaneamente; Gesù stesso mi ha mandato per mezzo di una santa Suora e vuole accordarvi il suo perdono. Non resistete più alla grazia di Dio!'
L'infermo, sentendo ciò, s'intenerì e ruppe in pianto; poi esclamò: 'Come posso essere perdonato dopo avere servito il demonio per settant'anni? I miei peccati sono gravissimi ed innumerevoli!'. Il Sacerdote lo rassicurò, lo dispose alla Confessione, lo assolvette e gli diede il Viatico. Dopo sei giorni quel ricco signore moriva.
Gesù, apparendo a S. Brigida, così le parlò: 'Quel peccatore è salvo; al presente è in Purgatorio. Ha avuta la grazia della conversione per intercessione della mia Vergine Madre, perché, sebbene vivesse nel vizio, tuttavia conservava la devozione ai suoi dolori; quando ricordava le sofferenze dell'Addolorata, se ne immedesimava e la compiangeva'.
Tratto da “MARIA REGINA E MADRE DI MISERICORDIA” - di DON GIUSEPPE TOMASELLI
DON GIUSEPPE TOMASELLI, esempio luminosissimo di sacerdote santo, figlio di don Bosco, uno dei più richiesti esorcisti d'Italia, nato a Biancavilla, un paese in provincia di Catania, il 26 gennaio del 1902 in una famiglia profondamente cattolica. Il suo lungo ministero, durato quasi 63 anni, lo impegnò in vari incarichi: parroco, insegnante, cappellano presso comunità religiose, esorcista ed apostolo della buona stampa cattolica. Scrisse un centinaio di semplici libretti devozionali ed apologetici che stampò in milioni di copie e che diffuse in Italia e anche all'estero. Messina, la mia città, ha avuto il grande privilegio di potersi gloriare della sua presenza. Qui morirà la notte tra l'8 ed il 9 maggio del 1989.
Io purtroppo non ho avuto questo onore quantunque vivessi a Messina in quel periodo, già dal 1985.
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venerdì 12 settembre 2014
Dell' Amor la forma /5
DELL'AMOR LA FORMA
Sono rimasta affascinata da queste parole e non ho mai smesso di pensarci, cercare di coglierne tutte le sfumature, anche le più nascoste ed improbabili, per capirla al meglio. Lo spunto per la continua riflessione me l'ha dato proprio il film "SHREK" (ne ho parlato qui per anticipare questa mia riflessione). In seguito mi sono imbattuta per caso nella frase di san Gregorio di Nissa (qui)ed il cerchio si è chiuso.
Il sacro ed il profano sono sempre alla ricerca del bello, del vero e del bene, perché la Verità, che è Gesù Cristo Nostro Signore, chiama, affascina e parla al cuore di ogni essere umano. L'uomo di buona volontà cerca e trova, in quanto si lascia plasmare ed affascinare dallo splendore della vera bellezza e della Verità, mentre l'uomo superficiale si accontenta della copia. Il cuore umano cerca sempre di essere felice, di godere di ciò che lo appaga e questo ritengo sia bene perché è Dio creatore che ha reso il cuore dell'uomo capace di ammirare la bellezza, di percepire la gioia e di desiderarle per sè. Lo scopo di ciò però non si esaurisce con l'ammirazione, la contemplazione ed il desiderio di possesso, ma deve andare oltre la semplice materialità. Dio ha voluto e concepito così le sue creature perché, affascinate le une dalle altre, rispondessero ad un richiamo più sublime, profondo e più bello. Sant'Agostino ha scritto che il cuore dell'uomo è fatto per Dio e questo non riposerà fino a quando non Lo avrà trovato. Ecco allora da dove scaturisce il nostro bisogno di felicità, di amore, di godimento di ciò che di bello e gioioso la vita ci offre. Il desiderio di felicità ci spinge a cercare nelle persone e nelle cose Colui che solo ci può dare ciò che cerchiamo. Ma non è sbagliato cercare negli altri, nella persona amata, nei figli, negli amici il senso della nostra gioia e questo a motivo del fatto che abbiamo bisogno di concretezza, abbiamo bisogno di guardare e di toccare. Dio stesso ci ha insegnato il grande valore del nostro corpo con la sua santa incarnazione. Il rischio però di idealizzare i rapporti e le persone è concreto perché siamo fatti per rapportare tutto all'infinito, all'eternità, al per sempre, poiché siamo stati creati eterni, per sempre. Allora ci viene incontro, ancora una volta, il Signore che ci ricorda che dobbiamo amare il prossimo come noi stessi e Lui più di ogni altro e più di ogni altra cosa al mondo: ecco l'ordine e le priorità ristabilite! Ma come si fa a fare questo? E' una domanda alla quale non so rispondere. Credo la cosa migliore sia amare di un amore disinteressato, fedele, caritatevole - i tanti modi ce li ha elencati san Paolo nel celeberrimo e bellissimo 'Inno alla carità' (1Cor 13, 1-13)- e avere la consapevolezza che solo in questo modo noi contempliamo ed amiamo il Signore e che Lo vediamo riflesso negli occhi e nel volto di chi amiamo e di chi serviamo. Ecco che allora prenderemo la forma di ciò che guardiamo e amiamo: il Signore riflesso negli altri. San Giovanni apostolo nella sua prima lettera al capitolo 4 dal versetto sette in poi ci spiega proprio come interpretare nella vita il comandamento dell'amore a Dio ed ai fratelli(qui tutta la lettera). In particolare ce lo rivela con questi versetti: 'Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello'(1 Giov. 4, 17-21).
I santi hanno capito e messo in pratica questo comandamento nel migliore e più versatile dei modi, sicchè ognuno di loro mostra ed offre, all'ammirazione di tutti, un aspetto della multiforme grazia di Dio, un aspetto della Divinità e della maestosità di Dio stesso. Essi mostrano come si ama Dio ed il prossimo. Dell'amor la forma parte quarta
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giovedì 11 settembre 2014
undici settembre duemilauno
L'undici settembre duemilauno si è consumato, con la distruzione delle Torri Gemelli di New York, un duro attacco a tutta la civiltà dell'Occidente; un episodio terrificante e violento che ha reso palese l'odio mai nascosto dell'Islam verso la Cristianità: praticamente uno scontro di civiltà.
La storia dell'Islam, parte da una società tribale ed è vecchia di quindici secoli. Ha ridefinito valori e plasmato le istituzioni nonché piegato intere Regioni con la forza della violenza. Da mesi ormai nelle terre di Siria, Iraq soprattutto, ma anche in tante parte dell'Africa, si sta consumando un genocidio terribile perpetrato da fondamentalisti islamici che intendono distruggere ogni altro tipo di civiltà. I morti sono migliaia, gli sfollati molti di più. Preghiamo per i nostri fratelli nella fede.
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