La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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giovedì 20 ottobre 2016

L'autunno di Thomas Kinkade


Detto 'il pittore della luce' Thomas Kinkade nasce a Sacramento (California Stati Uniti d'America)  il 10 gennaio del 1958. Si sposa con Nanette, l'amore della sua vita, che gli dona quattro figlie. E' il pittore americano più collezionato al mondo ed anche uno dei più boicottati dalla critica, perché ritenuto da arte commerciale priva di sostanza. Possiamo definirlo un impressionista contemporaneo che imprime nella tela, con colori brillanti e caldi, le emozioni suscitate dall'osservazione e dalla contemplazione di un paesaggio, nel tentativo di portare nel mondo valori positivi e belli (Egli stesso aveva detto che chi compra i suoi quadri “sceglie di appendere alle pareti i valori in cui crede: fede, famiglia, casa, semplicità di vita, la bellezza della natura, quiete, tranquillità, pace, gioia, speranza").  Si tratta di trarre ispirazione dal fascino della bellezza che emana la natura tutta in quanto porta l'impronta di Dio creatore. Thomas Kinkade cristiano convinto lascia trasparire questo suo sguardo amoroso e meravigliato sulla creazione nelle pennellate precise, nei colori pastello saturi e nei riflessi luminosi, come volesse lasciar emergere il sigillo di Dio dalla tela. Nasce un'opera gentile e delicata che racconta di paesaggi freschi ed ubertosi, che trovano riflesso in uno scenario interiore altrettanto fresco ed ubertoso. Ma l'opera di Kinkade non si esaurisce nella rappresentazione della natura, anche se è vero che tante opere spesso ritraggono idilliaci giardini, corsi d'acqua, case in pietra, fari ma non mancano le famose Main Streets, la sua città natale Placerville e vari temi cristiani, tra cui la croce e le chiese, nonché varie allusioni alla Bibbia. Nel novembre del 2008 è uscito in DVD un film autobiografico ed autoprodotto dal titolo Thomas Kinkade's Christmas Cottage
 
Purtroppo l'artista muore  improvvisamente il 6 aprile 2012, a soli 54 anni, nella sua casa in California.
 
Thomas Kinkade è stato un artista sui generis, ha posto l'accento sul valore dei piaceri semplici ed il suo intento era quello di comunicare, attraverso il suo lavoro, ispirazione e messaggi di affermazione della vita. Ha maturato la sua ispirazione dalla sua fede cristiana ed il suo lavoro era destinato a contenere una dimensione morale più grande. Egli ha anche detto che il suo obiettivo come artista è stato quello di toccare persone di tutte le fedi, di portare pace e gioia nella loro vita attraverso le immagini da lui create. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Da notare la grande N che campeggia sul cammino nella prima foto. Thomas Kinkade la inserisce in tutti i suoi dipinti: è un omaggio d'amore a Nanette, sua moglie. 

 
 

 
 

 
 
 
 
 

mercoledì 19 ottobre 2016

Tre donne ed un Papa


Giorno singolare quello di oggi dove vengono ricordate, a vario titolo, tre donne di nome Teresa, in un certo qual modo legate fra loro e celebrate dallo stesso Pontefice: san Giovanni Paolo II.
 
Il 19 ottobre 1986 papa Giovanni Paolo II beatifica Teresa Adelaide Cesira Manetti, conosciuta come suor Teresa Maria della Croce fondatrice della 'Congregazione delle Suore Carmelitane di santa Teresa', approvata da Papa Pio X nel 1904.
 
Teresa nasce a Campi Bisenzio il 2 marzo 1846. L'infanzia della giovane trascorre in mezzo alle serie difficoltà economiche della famiglia, succedutesi alla morte del padre, avvenuta quando la piccola aveva pochi mesi.
Fanciulla bellissima, Teresa scopre la sua vocazione nel 1865, durante un riposo forzoso a letto in seguito ad un incidente, e decide di seguire l'esempio di Teresa d'Avila, che le sarebbe apparsa in visione.
Nel 1906 comincia a soffrire per quello che si sarebbe poi rivelato un carcinoma all'utero che la portò alla morte il 23 aprile 1910.
qui un bel profilo  biografico scritto da don Divo Barsotti.
 
Il 19 ottobre 1997 con la Lettera Apostolica 'Divini Amoris Scientia' il papa Giovanni Paolo II dichiara 'Dottore della Chiesa' santa Teresa di Gesù Bambino, meglio conosciuta come Teresina di Lisieux.
Santa Teresa di Gesù Bambino, mistica, vergine e dottore della Chiesa, nasce ad Alençon (Francia)il 2 gennaio del 1873. Entrata ancora adolescente nel Carmelo di Lisieux, divenne, per purezza e semplicità di vita, maestra di santità in Cristo, insegnando la via dell’infanzia spirituale per giungere alla perfezione cristiana e ponendo ogni mistica sollecitudine al servizio della salvezza delle anime e della crescita della Chiesa. Nell'aprile del 1896 contrasse la tubercolosi, malattia che nel giro di diciotto mesi la portò alla morte. Concluse la sua vita terrena il 30 settembre 1897, all’età di venticinque anni.
 
 La lettera apostolica termina così:
 
...Venendo incontro ai desideri di un grande numero di Fratelli nell'Episcopato e di moltissimi fedeli di tutto il mondo, udito il parere della Congregazione delle Cause dei Santi ed ottenuto il voto della Congregazione per la Dottrina della Fede in ciò che attiene l'eminente dottrina, con certa conoscenza e matura deliberazione, in forza della piena autorità apostolica, dichiariamo Santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, vergine, Dottore della Chiesa universale. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo... 
 
Il 19 ottobre 2003 papa Giovanni Paolo II beatifica Madre Teresa di Calcutta, religiosa e fondatrice della congregazione delle 'Suore Missionarie della Carità'.
Teresa, al secolo Anjeza Gonxhe Bojaxhiu nasce a Skopje ex-Jugoslavia il 26 agosto 1910.  All'età di otto anni perde il padre e la sua famiglia si trovò in gravi difficoltà finanziarie. A diciotto anni, decide di prendere i voti entrando come aspirante tra le Dame Inglesi. Inviata nel 1929 in Irlanda a svolgere la prima parte del suo noviziato, nel 1931, dopo aver preso i voti e assunto il nome di Maria Teresa, ispirandosi a Santa Teresa di Lisieux parte per l'India per completare i suoi studi. Qui l'incontro con la povertà drammatica della periferia di Calcutta la spinge a svolgere la sua missione tra questa gente, tra i più poveri, malati ed abbandonati: missione che l'ha resa una delle persone più famose al mondo. Muore a Calcutta il 5 settembre 1997. 
Il 4 settembre scorso è stata proclamata santa da papa Francesco.
 

martedì 18 ottobre 2016

Il viaggio del Papa in Svezia


Bergoglio ha comunque a disposizione fior di specialisti che potrebbero ricordargli quanto così sintetizzò Henri Pirenne, uno dei maggiori storici del secolo scorso:

“Il luteranesimo, in gran parte dei Paesi che lo accettarono, fu imposto con la forza dai principi e dai nobili che concupivano i beni della Chiesa e non parve loro vero di poterli sequestrare. La convinzione religiosa ha avuto un ruolo assai modesto nella espansione della nuova fede. Gli adepti sinceri, convinti e disinteressati, almeno all’inizio erano assai pochi. Imposto d’autorità e accettato per obbedienza esso ha proceduto per annessione, spesso forzata“.
 
Proprio in Svezia, dove andrà Francesco, commosso di potere solennizzare i 500 anni dell’inizio della Riforma assieme ai fratelli protestanti, proprio in Svezia, violenza e cinismo raggiunsero il massimo.
 
Il fondatore della nuova dinastia scandinava, Gustavo I Wasa, ben lontano da preoccupazioni religiose, per mero interesse economico e politico vide nel luteranesimo un modo per riempire le casse vuote dello Stato e per legare a sé la nobiltà, suddividendo tra loro il bottino costituito dalle proprietà della Chiesa.
 
Il popolo ne fu indignato e più volte insorse, ma fu schiacciato da Gustavo. I suoi successori furono costretti, dal malcontento della gente nei confronti della nuova fede imposta manu militari, a tollerare almeno che restassero aperti alcuni santuari mariani.

Proprio a Lund, dove Francesco si recherà, tutte le chiese furono rase al suolo, tranne la cattedrale, pur ovviamente denudata di ogni decorazione, all’uso riformato.

Le pietre degli edifici cattolici abbattuti furono impiegate per la fortificazioni e la cinta muraria della città.

Insomma, per dirla chiara: è difficile capire che cosa ci sia, in Svezia da onorare e da festeggiare per un cattolico.
Ma, forse, il vescovo di Roma vorrà spiegarcelo, nel suo soggiorno scandinavo.
 
VITTORIO  MESSORI
(Vivaio)

lunedì 17 ottobre 2016

La protestantizzazione della chiesa cattolica


Nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II, l' 11 ottobre 1962, papa Giovanni XXIII disse:

 «Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando».
 
La medicina della misericordia va usata solo con l’errante o anche con l’errore? A tale quesito, apparentemente peregrino, la retta ragione non consente di dare se non questa risposta: solo con l’errante (qualora dia segni di disponibilità al ravvedimento e fino a che l’ostinazione non obblighi alla sanzione) e con il preciso scopo di ricondurlo al riconoscimento della verità. L’idea che si possa curare l’errore con la misericordia, invece, è semplicemente assurda: l’uomo ragionevole ha infatti l’obbligo di coscienza non solo di individuarlo, ma anche di confutarlo e di combatterlo.

L’errore è un male in sé e, come una malattia, va debellato prontamente perché non si propaghi, infettando le menti e corrompendo la vita morale. A maggior ragione questo ineludibile dovere grava sui Pastori della Chiesa, che devono rispondere a Dio non solo dell’anima propria, ma anche di quelle altrui.
 
Non intendiamo insinuare che papa Giovanni XXIII abbia positivamente voluto aprire un varco alle eresie; ma la sua affermazione, pronunciata in una circostanza che non poteva darle maggiore risonanza e autorevolezza, suona per lo meno ambigua: di fatto, come dimostra la storia degli ultimi cinquant’anni, essa è stata interpretata e applicata come un invito ad abbandonare l’apologetica e la vigilanza sulle deviazioni dottrinali, che continuamente minacciano la fede del popolo cristiano e mettono in pericolo la salvezza delle anime.
È forse possibile, del resto, esporre più chiaramente il valore dell’insegnamento della Chiesa senza al contempo condannare e correggere con rigore le opinioni che lo contestano o relativizzano?
 
È così che i principali assunti dell’eresia luterana, che erano del tutto estranei alla sensibilità e alla pratica religiosa dei cattolici, si sono potuti infiltrare nella teologia, nella catechesi e nella prassi, fino a generare in chierici, religiosi e fedeli una forma mentis tipicamente protestante.

Ciò non sarebbe stato possibile, ovviamente, se alcune menti perverse ormai libere di agire, con il pretesto dell’aggiornamento richiesto dal Vaticano II, non avessero gettato a piene mani, nell’insegnamento e nella pastorale, i germi della dissoluzione dottrinale e morale. La loro opera demolitrice si spacciò per una liberazione dal dogmatismo e rigorismo del passato, opportunamente denigrato e respinto in toto come oppressiva negazione clericale della libertà evangelica.
 
Dato che il popolo cristiano praticante era in genere efficacemente vaccinato contro gli errori del modernismo, la loro virulenza mortale doveva essergli iniettata per via endovenosa dietro apparenze innocue. La storiografia liberale aveva già ampiamente provveduto a creare leggende nere sulla storia della Chiesa, suscitando nei suoi confronti – almeno negli ambienti intellettuali – ostilità e pregiudizio. Ora sarebbe bastato renderle di pubblico dominio, ratificando in modo acritico le tesi dei massoni con il pretesto dell’apertura al mondo e instillando nei cattolici un atteggiamento aprioristicamente sfavorevole nei confronti del loro passato. Se il caso Galilei serviva ottimamente alla causa dello scientismo evoluzionistico, il caso Lutero si prestava benissimo ad attaccare la pretesa di verità del Magistero ecclesiastico.
 
Oggi qualsiasi “cattolico adulto” prova istintivo fastidio a proposito del Concilio di Trento (del quale, peraltro, sa poco o nulla), mentre è preso da innata simpatia per il “riformatore” del ‘500, incompreso e ingiustamente condannato da un Papato corrotto che prosperava sul denaro delle indulgenze e sulla sottomissione dei principi cristiani. Niente di strano, in fondo, se oggi lo si esalta come un mistico e un santo, benché la sua vita e la sua morte non abbiano granché di edificante; ma chi siamo noi per giudicare? Un po’ più strano è il fatto che, a compiere tale esaltazione, siano gli organi di stampa ufficiali e chi dovrebbe guidare il Popolo di Dio… Come non scorgere in tutto questo una strategia di lungo respiro? Ma veniamo a una breve considerazione dei principali aspetti di quella che si può a ragione chiamare protestantizzazione della Chiesa Cattolica, fenomeno che tocca praticamente tutti gli ambiti della sua vita.
 
1)Il libero esame della Sacra Scrittura è stato probabilmente l’arma più sottile e invasiva, che ha distrutto il principio di autorità. Chierici, religiosi e laici impegnati sono generalmente convinti che l’interpretazione del testo sacro sia un fatto privato, un esercizio col quale ognuno, secondo uno pseudo-monaco dei più letti e presenti a livello mediatico, ricava da esso le proprie norme di comportamento. È inopportuno ricordare che la Rivelazione scritta, provenendo dagli Apostoli e da persone della loro cerchia, va letta sotto la guida del Magistero perpetuato dai loro successori?
 
2)La Scrittura, inoltre, è inseparabile dalla Tradizione, con la quale forma un tutt’uno: quanti la leggono invece a prescindere dall’insieme delle verità di fede e dalla lettura costante che ne ha fatto la Chiesa, come se fosse un pretesto per fantasie soggettive o per dibattiti comunitari, distorcendola e dissacrandola con l’intento di attualizzarla?
 
3)Questo atteggiamento individualistico nell’accoglienza della Rivelazione divina sfocia in un fideismo selettivo, volontaristico e antropocentrico: le verità di fede sono accolte o scartate in base alle proprie convinzioni personali; l’adesione non è libera risposta alle interiori sollecitazioni dello Spirito Santo, ma decisione autonoma della volontà naturale; al centro del processo non c’è Dio che si svela, ma l’uomo con le sue idee e le sue velleità. In tale fideismo si respingono per principio i fondamenti razionali della fede perché limiterebbero la libertà di coscienza nelle scelte religiose; ma proprio questo rifiuto, paradossalmente, getta il “credente” sulla via del razionalismo, poiché egli si affida unicamente, in realtà, alla sua ragione naturale.
 
4)In campo morale, analogamente, egli è convinto di confidare nell’aiuto di Dio, che rende possibile quanto gli è difficile, ma ignora la necessità e la maniera di cooperare con la grazia, sottraendole così ogni supporto e rinchiudendosi, di conseguenza, in un agire puramente umano. A parole si proclama che Dio fa tutto, ma in realtà fa tutto l’uomo: è un quietismo che si risolve in attivismo.
 
5) La relazione personale con Dio salta molto spesso le diverse mediazioni ecclesiali (Magistero, Sacramenti, Gerarchia), che le impedirebbero di esser spontanea e diretta. Si persegue e incoraggia, su questa base, un’autenticità concepita come semplice accettazione del proprio essere peccatori, quasi questo bastasse ad assicurare al cristiano la benevolenza divina. In questo quadro la grazia, da comunicazione soprannaturale di Dio recepibile da chi abbia le disposizioni necessarie e capace di trasformarlo dall’interno, scade a mero favore esterno che coprirebbe i peccati anche in assenza di correzione, assicurando la salvezza senza merito a chiunque vi si affidasse per pura fede. Ecco allora una “misericordia” che chiude gli occhi sulle responsabilità umane lasciando tutto com’è, in paradossale contraddizione con il rigorismo scritturistico dei recenti movimenti evangelici.
 
6)Tale concezione estrinseca della grazia e della giustificazione (che con la dottrina cattolica ha in comune soltanto i termini, riempiti però di significati estranei), combinata con un falso rapporto con la Scrittura e con Dio, ha gravi ricadute sulla visione della coscienza individuale, che non accetta più indicazioni di alcun genere né tanto meno restrizioni alla libertà personale. Le scelte morali sono sottratte a qualsiasi giudizio che non sia quello soggettivo dell’individuo, legato agli umori e alle circostanze. Ai ministri della Chiesa non è più riconosciuta alcuna autorità in questo campo, con un completo capovolgimento dell’ordine ecclesiale anche sul piano del governo pastorale: essi devono limitarsi a “presiedere” un’assemblea liturgica composta di eguali, che si sentono uniti non da vincoli dottrinali, sacramentali e gerarchici, ma da una volontà naturale di amore reciproco e di servizio ai poveri – spesso una mera velleità priva di movente soprannaturale.
 
7)Per poter imporre questa visione sociologica della Chiesa e della vita cristiana, fondata sugli errori protestanti, bisognava tuttavia procedere allo smantellamento di quel baluardo vivente della fede e della grazia che è la liturgia. La “riforma” elaborata dopo il Concilio segue pedissequamente gli abusi introdotti da Lutero nella prima fase della sua rivoluzione, quando fece credere di voler semplicemente riportare il cristianesimo alla sua forma originale e ripristinare il “vero” carattere conviviale della Messa: eliminazione del latino a favore del volgare, soppressione dell’offertorio, cancellazione del linguaggio sacrificale, riedizione del memoriale ebraico, riduzione del sacerdozio a presidenza le stesse scelte che da mezzo secolo imperano nella Chiesa “rinnovata”. Si trattava in realtà di invenzioni che rompevano la continuità con l’età apostolica, pur sussistendo forse la validità della consacrazione finché vissero sacerdoti validamente ordinati che intendevano fare ciò che la Chiesa da sempre fa nel Sacrificio eucaristico.
Di fatto, la messa di Lutero si evolse nella Cena luterana, mera rievocazione comune del pasto in cui il Signore istituì l’Eucaristia, nella quale Egli si troverebbe momentaneamente in virtù della fede dei presenti e non per la formula consacratoria pronunciata dal celebrante. C’è da ritenere che molti chierici e fedeli, oggi, non credano più alla Presenza reale e permanente di Cristo sotto le specie consacrate; basti pensare al modo in cui le si tratta, affidandone la distribuzione a chiunque capiti, o alla facilità con cui si sono diffuse le nuove “preghiere eucaristiche” della conferenza episcopale svizzera, che sottendono una dottrina decisamente protestante: vi si parla di popolo radunato per la santa cena, mentre l’epiclesi non chiede infallibilmente il miracolo della transustanziazione, ma che Gesù sia «presente in mezzo a noi con il suo corpo e il suo sangue».
 
8)Il soggetto di questo rito è l’assemblea: il nuovo ordo missae (con una formula peraltro caduta in disuso) si apre invitando i fedeli a riconoscere i propri peccati «per celebrare degnamente i santi misteri»; il terzo canone esordisce con una lode al Padre che, per mezzo del Figlio e dello Spirito Santo, fa vivere e santifica l’universo (a prescindere dal sacrificio di Cristo?), pur continuando a radunare un popolo che offra al Suo nome il sacrificio perfetto (a quale scopo, a questo punto? E il prete che fa?)… Si comprende perché molti sacerdoti, specie di una certa età, si rifiutino di celebrare da soli ed esigano l’Amen di assenso dai comunicandi; essi, probabilmente, non sanno più chi sono e perché ci siano: c’è da meravigliarsi che non attirino vocazioni o, in caso contrario, allevino piuttosto futuri intrattenitori od operatori sociali?
 
9)La falsa idea dell’assemblea celebrante è connessa con quella del sacerdozio universale, che, compresa in maniera protestante, offusca il carattere ontologico del ministero ordinato, di modo che non lo si distingua più adeguatamente da quello che solo per lontana analogia può essere chiamato sacerdozio battesimale. Ne consegue un egualitarismo in diretta contraddizione con la costituzione divina del Corpo mistico, articolato in diversi gradi gerarchici necessari al suo sviluppo e alla sua sussistenza.
 
10)Perfino la Madonna e i Santi hanno subìto, nella sensibilità dominante, un livellamento democratizzante: è ormai proibito parlare di privilegi mariani o di grazie speciali riservate ad eletti, mentre il loro culto non è più inteso come un onorarli che ridonda ultimamente su Cristo e ci assicura la loro mediazione, ma come un sentirli fratelli che ci hanno semplicemente preceduto nel cammino in qualità di credenti, mentre le loro imprese sono ricordate in chiave umanitaria e progressista, con evidenti distorsioni della realtà storica.
 
A voler considerare gli eventi da un punto di vista provvidenziale, gli immensi mali provocati dalla rivoluzione protestante son stati ampiamente compensati dal bene che ne è indirettamente scaturito: il profondo rinnovamento e la fioritura straordinaria della Chiesa Cattolica determinati dal Concilio di Trento, grazie al quale gli sforzi di riforma già avviati per opera di diversi Santi furono assunti e rilanciati a livello universale.

La situazione odierna si differenzia per il fatto che ora l’errore è accolto e propagato da buona parte della gerarchia, la quale all’inizio, come Lutero, ha voluto far credere di voler giusto riformare la vita ecclesiale, piuttosto che costruire artificialmente un nuovo cristianesimo. (....)
 
(Don Giorgio Ghio)
Tratto da civiltacristiana

sabato 15 ottobre 2016

Motivazioni e moventi veri di Lutero

Con il termine “Riforma” s’intende quella importante rivolta religiosa che diede vita al Protestantesimo. Rivolta che ebbe origine con Martin Lutero (1483-1546), il quale, nella notte del 31 ottobre del 1517, espose al pubblico 95 tesi con cui si scagliò contro la Chiesa cattolica.
Perché nacque la Riforma? Prima di tutto va negato ciò che solitamente si afferma e cioè che la Riforma sarebbe nata dalla cosiddetta “vendita delle indulgenze”.
In quegli anni si costruiva la nuova Basilica di San Pietro e per finanziare i lavori si decise di raccogliere in tutta la cristianità offerte per lucrare indulgenze. In Germania l’operazione venne affidata ad un personaggio tutt’altro che edificante, Johan Tetzel.
 
Un altro mito da sfatare è quello secondo cui Lutero avrebbe voluto solo “riformare” la Chiesa. Faccio un esempio per farmi capire. Se prendo un vaso prezioso molto impolverato, un conto sarebbe se mi limitassi a spolverarlo, facendolo tornare alla lucentezza originaria, altro se lo scagliassi a terra facendolo in mille pezzi e poi pretendessi di ricostruirlo a mio piacimento. “Riformare” significa tornare alla forma originaria (ri-formare); ebbene, Lutero non riformò ma distrusse tutto. Un solo esempio: su sette sacramenti ne conservò solo due: il Battesimo e l’Eucaristia (ma sarebbe meglio dire uno e mezzo, poi vedremo perché).
Torniamo alle indulgenze. Che la Chiesa del tempo non navigasse in buone acque, è vero. Era quello un periodo assai triste e non era raro trovare cardinali e prelati che preferissero la lettura di Orazio e Seneca piuttosto che delle Scritture. Ma Lutero era fin troppo intelligente per non poter capire che la possibile non santità degli uomini di Chiesa non compromette la santità della Chiesa stessa. Lo aveva capito san Francesco, certamente più sapiente di Lutero ma indubbiamente meno colto, figuriamoci se non lo poteva capire lui, il monaco che tradurrà l’intera Bibbia in tedesco moderno. Tanto lo poteva capire che quando nel 1510 andò a Roma, da novizio, non si scandalizzò della corruzione nei sacri palazzi e concluse così come dovrebbe saper concludere ogni cristiano: un conto è la fallibilità degli uomini altro la santità della Chiesa. Ma poi, dopo l’affissione delle 95 tesi, iniziò ad affermare che il Vescovo di Roma (cioè il Papa) era un “anticristo”, e ciò indipendentemente dal comportamento, degno o indegno che fosse. Insomma, è Lutero stesso a dirlo: non faccio quello che faccio perché scandalizzato da monsignor Tizio o da monsignor Caio, ma perché la Chiesa così com’è non è la chiesa di Cristo. Scrisse a papa Leone X una lettera che accompagnava il suo trattato Sulla libertà religiosa: «Mi sono scagliato contro le dottrine empie, e ho severamente criticato i miei avversari, non a causa dei loro cattivi costumi, ma a causa della loro empietà».
 
Per quanto invece riguarda il secondo mito (cioè che Lutero avrebbe voluto solo riformare la Chiesa), basti vedere ciò che fece il monaco tedesco. Abolì il sacerdozio ministeriale, il primato di Pietro, il potere temporale. Affermò la salvezza solo attraverso la Fede, una giustificazione non reale ma apparente (la Grazia non rende veramente giusti ma spinge Dio a considerare giusto l’uomo quando invece non lo è davvero), la libera interpretazione delle Scritture. Negò l’esistenza del Purgatorio. Ridusse i sacramenti da sette a due: Battesimo ed Eucaristia; ma, come ho detto prima, sarebbe meglio dire a uno e mezzo, perché dell’Eucaristia rifiutò il concetto di transustanziazione per accettare solo quello di consustanziazione. In parole più semplici: con l’Eucaristia, secondo Lutero, l’ostia non si trasformerebbe solo in Corpo di Gesù, ma, accanto alla sostanza dell’ostia ci sarebbe la sostanza del Corpo di Gesù. Ciò comportava l’impossibilità di adorare il Santissimo Sacramento perché l’adorazione sarebbe stata rivolta non solo al Corpo di Gesù ma anche all’ostia e ciò avrebbe comportato un atto d’idolatria. Si capisce bene come questa teoria luterana costituisca la possibilità per i suoi seguaci di arrivare a negare totalmente la presenza reale di Gesù nell’ostia consacrata. Infine Lutero apportò modifiche sostanziali alla cristologia.
 
Dunque, Lutero non fu spinto da ciò che solitamente si dice: corruzione della Chiesa, “vendita delle indulgenze” e quant’altro. Ci fu dell’altro. Visto poi che è sapienza comune del cristiano il saper distinguere tra santità della Chiesa e peccabilità degli uomini di Chiesa, non ci si accorge che se si afferma che tutto ciò che Lutero fece, lo fece solo perché scandalizzato dalla corruzione della Chiesa del tempo (e molto spesso questo lo si dice per motivi ecumenici), a pagarne le conseguenze è la stessa memoria di Lutero. In tal caso, infatti, Lutero figurerebbe come un personaggio dall’intelligenza e dalla preparazione teologica tutt’altro che interessanti.
Allora quali furono i veri motivi che spinsero Lutero?
Mi sembra che si possano ridurre almeno a tre. Uno culturale, uno filosofico ed un altro psicologico.
 
1) Il motivo culturale
ci fa capire che Lutero era figlio dei suoi tempi; tempi di successo dell’umanesimo e del filologismo come “segni” di un evidente antiautoritarismo. Per umanesimo s’intende un vasto movimento culturale e spirituale sorto nei primi decenni del 1400 in Italia, incentrato sullo studio e sulla valorizzazione dell’uomo. Per filologismo s’intende lo studio critico dei testi comprendente la ricerca delle fonti e la loro analisi. L’abolizione luterana del Primato di Pietro, del sacerdozio ministeriale e del Magistero sono segni chiari di questo rifiuto del concetto di autorità.
 
2) Passiamo al motivo filosofico.
I tempi di Lutero segnavano il trionfo del cosiddetto nominalismo (negazione del valore degli universali) che fu un’estremizzazione della ragione per cui i fatti e le idee erano messi sullo stesso piano. Questo nominalismo avrebbe determinato nel protestantesimo tanto una causa scatenante quanto una causa reagente. Causa scatenante: il razionalismo che venne fuori dal nominalismo facilitò l’insorgere del soggettivismo (senza gli universali non è possibile la metafisica e, senza la metafisica, è possibile solo il soggettivismo). Causa reagente: la reazione allo scetticismo del razionalismo nominalistico condusse facilmente alla fiducia nella sola fede, cioè al fideismo; e infatti il Protestantesimo è convintamente fideista.
 
3) E infine il motivo psicologico.
Lutero, in realtà, non aveva la vocazione né alla vita monastica né al sacerdozio; da qui la sua infelicità. Una tesi molto accreditata afferma che quando era all’Università di Erfurt, si batté a duello con un compagno, Gerome Bluntz, uccidendolo. Ed entrò nel monastero degli agostiniani solo per sfuggire alla giustizia. Lui stesso lo dice: «Mi sono fatto monaco perché non mi potessero prendere. Se non lo avessi fatto, sarei stato arrestato. Ma così fu impossibile, visto che l’ordine agostiniano mi proteggeva». Questa assenza di vocazione lo rese nevrotico e infelice. Si narra che durante la sua prima Messa, al momento dell’offertorio, stava per fuggire e fu trattenuto dal suo superiore.
 
Potremmo chiederci: ma se eventualmente si sbaglia la vocazione, è possibile mai che il Signore non dia la grazia sufficiente per andare avanti? Certamente. Il problema di Lutero fu un altro e cioè che non volle rendersi docile alla Grazia. Quando si abbandona tutto e si tradisce la verità è sempre perché si è prima abbandonato la preghiera. Lutero stesso scrisse nel 1516, cioè prima della svolta della sua vita: «Raramente ho il tempo di pregare il Breviario e di celebrare la Messa. Sono troppo sollecitato dalle tentazioni della carne, del mondo e del diavolo».
 
Fu così che credette di trovare la soluzione della sua infelicità nella Lettera ai Romani (1,17): «Il giusto vivrà per la sua fede». Per la salvezza non occorre nessun sforzo di volontà se non quello di abbandonarsi ciecamente alla fede nel Signore (fideismo).
In Lutero dunque si ritrova tanto il volontarismo quanto il fideismo. Il volontarismo: darsi una vocazione che non si ha; il fideismo: negare totalmente qualsiasi contributo della volontà. Due errori completamente diversi, ma, proprio perché errori, dalla origine comune.
L’ipotesi di una successione diacronica di volontarismo e di fideismo in Lutero troverebbe conferma negli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola, contemporaneo di Lutero, che impostò la spiritualità del suo Ordine (i Gesuiti) in chiara prospettiva antiluterana.

Scrive sant’Ignazio: «Ci sono tre tempi o circostanze per fare una buona e sana elezione. Il primo: è quando Dio nostro Signore muove e attrae tanto la volontà che, senza dubitare né poter dubitare, l’anima devota segue quello che le è mostrato, come fecero san Paolo e san Matteo nel seguire Cristo nostro Signore. Il secondo: quando si riceve molta chiarezza e conoscenza per mezzo di consolazioni e desolazioni, e per l’esistenza del discernimento degli spiriti. Il terzo: è il tempo di tranquillità. L’uomo, considerando prima perché è nato, e cioè per lodare Dio nostro Signore e salvare la sua anima, e desiderando questo, elegge come mezzo uno stato o un genere di vita nell’ambito della Chiesa, per essere aiutato nel servizio del suo Signore e nella salvezza della propria anima. È tempo di tranquillità quello in cui l’anima non è agitata da vari spiriti e usa delle sue potenze naturali liberamente e tranquillamente». Dunque, dice sant’Ignazio, è molto importante non sbagliare la propria vocazione avendo come unico scopo quello di rendere gloria a Dio.
Che ci sia anche un’allusione all’esperienza di Martin Lutero?
 
(Prof. Corrado Gnerre)
Tratto da civiltacristiana
 
 
 
 
 
 
 
 
 

venerdì 14 ottobre 2016

Lutero /5

Veniamo a noi
Cari amici, l’articolo è già molto lungo e quindi sarò diretto, anzi, direttissimo:
 
Amate l’Eucarestia? Ogni tanto fate l’adorazione eucaristica? Lutero nega la Transustanziazione. Nel mondo intero non vi sono il Corpo e il Sangue di Cristo.
 
Amate la Chiesa? Lutero rinnega la Chiesa.
 
Amate il papa e il clero (oggi pure troppo…)? Lutero li odia, li maledice, li offende con irripetibili volgarità e scurrilità, segno sicuro di un animo profondamente traviato.
 
Amate soprattutto la Beata Vergine Maria? Pregate il rosario? Lutero la offende apertamente e ne condanna il culto.
 
Pregate i santi? Lutero ne abolisce il culto.
 
Vi ritenete esseri liberi? Lutero nega il libero arbitrio.
 
Credete nella possibilità della redenzione umana, anche in punto di morte? Lutero lo nega.
 
Pregate per i vostri morti? Lutero nega l’esistenza del purgatorio.
 
Qualcuno a questo punto potrebbe chiedere: “ma, allora, come facciamo a definirli cristiani?”. Si definiscono tali solo perché non hanno negato la Trinità e la divinità di Cristo (che saranno poi negate comunque da alcune sette estremiste).

Ma tutto il resto è stato distrutto, a partire dall’Eucarestia per arrivare al culto della Vergine, a partire dal papato per arrivare ai sacramenti, a partire dal culto dei santi per arrivare alla responsabilità morale.
La vera domanda, quindi, è un’altra. Come è possibile che oggi principi della Chiesa (e non solo), vescovi, ecclesiastici, cattolici o sedicenti tali, possano riabilitare il protestantesimo e Lutero?
Come è possibile che i giornalisti scrivano che le differenze sono quasi superate? Certo, sarebbe bellissimo, se fosse vero. Ma per essere vero occorrerebbe che i protestanti riammettessero i sei sacramenti che hanno negato, la fedeltà alla Chiesa, l’amore al Papa, il culto della Vergine e dei santi, il purgatorio, il libero arbitrio ecc. ecc. A qualcuno di voi risulta che questo, anche solo in minima parte, sia avvenuto? No, non è mai avvenuto, in cinquant’anni di dialogo ecumenico. Non hanno mai rinunciato a nemmeno uno dei loro errori. Mai. Casomai, sono i cattolici ecumenisti che si sono fin troppo sbilanciati nella via dell’errore.
Come è possibile allora mentire al mondo intero così spudoratamente?
Questa è la vera domanda. Già, come è possibile? E come è possibile che quasi tutto il clero cattolico che si considera ancora fedele alla Chiesa di sempre stia fermo e zitto? Vi è stata solo una pronuncia di rifiuto da parte del cardinale Müller, il quale ha detto che non v’è nulla da festeggiare in questo cinque centenario. Già, come è possibile?
E poi c’è la seconda domanda: come dovrò regolarmi, io, che adoro l’Eucarestia, vado a Messa, amo la Madre di Dio, credo ai santi e al purgatorio, mi sento responsabile delle mie azioni, prego per i miei morti, ecc., se il mio clero di oggi mi dirà di ammirare Lutero e magari di ritenerlo un dottore della Chiesa, lui, che la Chiesa l’ha distrutta per centinaia di milioni di persone in questi cinque secoli?
Come dovrò regolarmi se le più alte gerarchie della Chiesa attuale mi dovessero porre come esempio di dottore colui che chiamava “anticristo” ogni papa, che definiva nelle maniere più scurrili possibili? Come potrò obbedire a queste gerarchie se mi dovessero dire di amare colui che ha detto “papa, sono stato il tuo incubo da vivo, sarò la tua tomba da morto”, senza cadere in contraddizione con me stesso e la mia coscienza di cattolico fedele al papato e al papa?
Come potrò non sentire questa contraddizione in termini ogni qual volta mi troverò dinanzi all’Eucarestia o a pregare la Madre di Dio?
E, tutto questo, senza voler nemmeno accennare a tutte le guerre di religione scoppiate per più di un secolo a causa sua in Germania, Francia, Inghilterra, Ungheria, Balcani, Svezia, Irlanda, Olanda, Danimarca, Ungheria, che hanno causato decine di migliaia di morti e a tutte le persecuzioni di cui è rimasta vittima un numero immenso di cattolici in questi secoli in quasi ogni parte del mondo protestante…
 
Concludo invitandovi a questa specifica considerazione fra tante altre possibili: a un certo punto, in tutti i paesi che hanno aderito al Protestantesimo spezzando per sempre l’unità religiosa di quella che era stata la Res Publica Christiana medievale, è morto l’ultimo vescovo consacrato, e poi l’ultimo sacerdote. In tutti questi paesi, si è spenta così la grazia dei sacramenti per centinaia di milioni di persone fino a oggi.
È questo che volete celebrare seguendo ancora i nostri ecclesiastici ecumenisti, chiunque siano, che dopo cinquant’anni di dialogo hanno ceduto molto sulla dottrina senza che i luterani facessero un solo passo verso il ritorno all’unica vera casa? Siete sicuri che sia questa la volontà di Nostro Signore Gesù Cristo?
 
Ecco, io vi ho invitato, per quel che potevo in un articolo, a riflettere, cari amici. Sono tempi non duri, ma terribili. E occorre coraggio, amore per la Verità immutabile, Fede. E attaccamento all’Eucarestia, ai sacramenti, alla Madre di Dio, Ausilio dei cristiani e Sede della Sapienza. Ovvero, a tutto ciò che Lutero ha cancellato, dando inizio non alla cosiddetta “Riforma protestante”, che riforma non è visto che ha distrutto quasi tutto, ma alla “Rivoluzione Protestante”, atto primo nella storia del processo della Rivoluzione gnostica, liberale ed egualitarista, con la quale il nemico di Dio e degli uomini ha dato inizio alla sua guerra finale contro la Chiesa e la società umana.
 
Sono i tempi della scelta. E Lutero, cinquecento anni dopo, è come se stesse attaccando nuovamente le sue 95 tesi sul portone delle nostre coscienze, stavolta con l’appoggio di buona parte del clero “cattolico”. E noi… dobbiamo scegliere da che parte stare.
Fine
(Prof. Massimo Viglione)
Tratto da civiltacristiana

giovedì 13 ottobre 2016

Lutero /4

Ultime “logiche” conseguenze
Se prendiamo per vero l’ideologia luterana fin qui schematizzata, occorre ammettere:
Non standoci più la Chiesa e i sacramenti, è assurdo proseguire con l’esistenza di ordini religiosi e monastici, e ancor più con i loro obblighi di celibato (Lutero stesso sposerà una suora dissuorata e avrà figli: in fondo, quello che aveva sempre desiderato fin dall’inizio, come spesso ebbe a scrivere onestamente, essendosi fatto monaco non per vocazione ma per sfuggire alla prigione, avendo ucciso un uomo in duello).
  • se non servono i sacramenti e il clero, a cosa può mai servire il culto della Madonna e dei santi? E quello dei morti con il Purgatorio e le indulgenze? Tanto siamo tutti predestinati… E non parliamo delle preghierine fanciullesche, dei rosari, delle reliquie dei santi, delle processioni, ecc.: tutte “superstizioni papiste”.
  • Di conseguenza, le stesse chiese devono essere liberate dal culto delle immagini (ritorno dell’iconoclastismo) e spogliate delle opere d’arte, che sono espressione di paganesimo superstizioso.
  • L’unica vera riprova dell’amore di Dio, affermerà poi Calvino, risiede nel successo che Dio concede alle nostre iniziative.
E qui inizia la discesa verso la modernità materialista e gnostica…
 
continua......
 
(Prof. Massimo Viglione)
Tratto da civiltacristiana

mercoledì 12 ottobre 2016

Lutero /3


Chiesa, Papato, Sacramenti, sacerdozio, “Sola Scriptura”
 
1) DOTTRINA CATTOLICA
 
Cristo ha fondato la Chiesa per un atto liberissimo della sua volontà e ne ha affidato le “chiavi” a Pietro, istituendo con ciò stesso il Papato, parte costitutiva ed essenziale della Chiesa stessa. Scendendo nella Pentecoste, lo Spirito Santo Dio ha consacrato “vescovi” (come poi si dirà) gli apostoli con a capo Pietro in qualità di papa (come poi si dirà), creando la Chiesa divinamente gerarchica.

Tale istituzione ha a sua volta le sue radici ontologiche sia nell’infinito sacrificio redentivo della Passione e Morte di Cristo, sia nell’Istituzione dell’Eucarestia, avvenuta nell’Ultima Cena, presente sulla terra fino alla fine del mondo. Gli stessi altri Sacramenti scaturiscono dalla Passione e culminano nell’Eucarestia. I sette Sacramenti sono strumenti per la ricezione della Grazia divina necessaria alla salvezza eterna, ma assolutamente necessario a tal fine è il Battesimo.
 
2) IDEOLOGIA LUTERANA
 
Avendo stabilito, nelle modalità suddette, la predestinazione, è ovvio, anzi logico, che la Chiesa, intesa come “società di salvezza” e “corpo mistico di Cristo”, non serva a nulla, in quanto ognuno di noi è già predestinato ab aeterno.

Anzi, il clero stesso è un’immane menzogna romana (“Los von Rom”, il suo celebre grido di guerra, 'via da Roma'), una vera e propria associazione a delinquere, creata per spillare soldi e ricchezze ai popoli e controllare i governi, di cui il capo, il papa, è prefigurazione vivente dell’anticristo (parole di Lutero).

Il clero romano, proprio al fine di soddisfare la sua sete di potere e soldi, si è inventato gli altri cinque sacramenti, che non trovano riscontro nella Bibbia (confessione, ordinazione, cresima, matrimonio, estrema unzione).

Gli unici veri sacramenti sono quelli istituiti da Cristo stesso: il battesimo e l’Eucarestia.
Riguardo però all’Eucarestia, occorre dire che il pensiero di Lutero fu piuttosto incerto, e lui personalmente tendeva a non voler del tutto negare il mistero, tanto che parlò di Consustanziazione, ovvero di presenza reale tanto delle forme del pane e del vino quanto del corpo, sangue anima e divinità di Cristo. Ma questa soluzione scontentava tutti, perché era chiaro che nessuno può adorare un pezzo di pane o del vino pena il cadere nell’idolatria, e così alla fine prevalse l’opinione estrema dei suoi seguaci che negava completamente la Transustanziazione, trasformando così la Messa in una semplice memoriale dell’Ultima Cena.
 
Pertanto, alla fine, di fatto il luteranesimo ha conservato veramente un solo sacramento, il battesimo, eliminando gli altri sei (fra cui l’ordinazione, che comportò naturalmente la fine del sacerdozio in sé, del clero nella sua totalità e della Chiesa stessa nei paesi “riformati”). La scomparsa del sacerdozio, ovvero l’interruzione della quindici volte secolare catena che riconduceva direttamente agli apostoli, fu “giustificata” con la teoria del sacerdozio universale: ovvero, ogni uomo è sacerdote di se stesso e può parlare direttamente con Dio nella sua coscienza, senza l’intermediazione del prete cattolico.

Anzi, proprio al fine di facilitare questo percorso individuale (il famoso individualismo protestantico, che conduce direttamente al soggettivismo e al relativismo della modernità e prefigura quindi il caos antivaloriale odierno), Lutero lanciò un altro dei suoi slogan, la Sola Scriptura: ovvero, bisogna credere solo a quello che c’è scritto nella Bibbia (non alla Lettera di san Giacomo, però…), tutto il resto (Magistero universale della Chiesa, dogmi, concili, insegnamenti dei padri e dei dottori, soprattutto insegnamenti papali, ecc.) doveva scomparire per sempre. Proprio a tal fine, Lutero tradusse in tedesco la Bibbia, affinché tutti potessero leggerla personalmente e trarne gli insegnamenti che ritenevano.

continua.......
 
(Prof. Massimo Viglione)
Tratto da civiltacristiana

martedì 11 ottobre 2016

Lutero /2


Grazia, fede, opere, predestinazione
 
1) DOTTRINA CATTOLICA
 
Secondo la dottrina della Chiesa Cattolica alla salvezza dell’uomo concorrono due fattori: la Grazia di Dio e le buone opere dell’uomo. Questo significa che prima Dio concede all’uomo la sua Grazia (“gratis”, appunto), senza la quale l’uomo non può compiere il bene; poi però, l’uomo deve accettare tale dono divino e ricambiare operando e cooperando secondo la volontà e l’insegnamento di Dio (le “buone opere”, appunto) al fine di rientrare nel numero degli eletti. L’uomo, di conseguenza, si può salvare solo accettando la fede che Dio ci dona tramite la grazia e agendo bene. Il secondo elemento, le opere, è condizionato dal libero arbitrio dell’uomo, è una sua libera scelta dalla quale però dipende il suo destino eterno: l’uomo è libero anche di rifiutare la grazia e di compiere il male. Così come è libero di pentirsi ed espiare in qualsiasi momento, anche sul punto di morte.
 
1) IDEOLOGIA LUTERANA
 
Secondo Lutero, invece, l’uomo si salva solo con la fede che Dio gli dona: è la giustificazione per sola fede. Solo Dio salva l’uomo: al massimo, il comportarsi bene o male di un uomo è “segno” della sua predestinazione (al paradiso nel primo caso, all’inferno nel secondo). Lutero nega, di conseguenza, lo stesso libero arbitrio dell’uomo: non a caso scriverà un’opera intitolata 'De servo arbitrio' che lo porrà in contrasto con Erasmo da Rotterdam, grande sostenitore invece del libero arbitrio e della dignità umana.
La limitazione – divenuta poi negazione – del libero arbitrio ai fini della salvezza eterna, insieme alla negazione della Chiesa e del clero consacrato, fa sì che il protestantesimo abbia medesima struttura mentale dell’islamismo. Ma, a parte ciò, è importante sottolineare come questa trovi fondamento in un pessimismo radicale che comporta la deresponsabilizzazione dell’uomo nei confronti del male. Il peccatore è tale non perché abbia liberamente scelto il male, ma perché Dio lo ha predestinato al male.

In pratica, la natura dell’uomo è talmente e irrimediabilmente ferita dal peccato originale che paradossalmente risulta alla fine essere senza colpa vera in quanto vittima appunto della colpa primigenia, di cui il vero responsabile diviene Dio stesso, che secondo la sua liberissima volontà (il volontarismo tardo medievale) sceglie ab aeterno il destino eterno di ogni individuo (a chi mastica di queste cose… non può sfuggire il nesso con lo gnosticismo cabalistico). Ecco spiegato il senso del “pecca fortiter” di Lutero.
 
P.S. quando il cardinal Caetano, al secolo Tommaso De Vio, insigne teologo, nel suo incontro con Lutero, rispose alla sua affermazione della giustificazione per sola fede che nella Lettera di San Giacomo è scritto che la fede senza le opere è morta (Gc. 2,17), e visto altresì che Lutero, come tra poco vedremo, sosteneva la Sola Scriptura, ovvero che solo la Bibbia fa fede nella dottrina cristiana (e pertanto tale obiezione era per lui ancor più insidiosa), egli rispose seccamente che la Lettera di san Giacomo è falsa! Come dire… se i fatti contraddicono le mie idee, tanto peggio per i fatti… Ecco perché si può tranquillamente definire il pensiero di Lutero come “ideologia”.
 
continua........
 
 (Prof. Massimo Viglione)
Tratto da civiltacristiana

lunedì 10 ottobre 2016

Lutero /1

Quattrocentonovantanove anni or sono, all’alba del 31 ottobre, il monaco agostiniano Martin Luther attaccava al portone della cattedrale di Wittenberg 95 tesi, dando così inizio a uno dei più sconvolgenti e determinanti eventi della storia umana, la Rivoluzione Protestante.
 
Stiamo quindi per entrare nel cinquecentenario dell’evento, e – dati i profondissimi cambiamenti avvenuti in una non secondaria parte del clero cattolico negli ultimi decenni, con un crescendo esponenziale negli ultimissimi anni – colui che fin da subito e fino a cinquant’anni or sono è stato sempre considerato da tutti i papi, i santi, i teologi, gli ecclesiastici, gli intellettuali cattolici, tutti i fedeli di tutti i tempi e luoghi, come il nemico umano numero uno della fede e della Chiesa cattoliche, si sta trasformando di contro, giorno dopo giorno, in un grande teologo e mistico da celebrare e rivalutare opportunamente.
 
Non per niente, è appena uscito un libro intitolato “Lutero mistico”: per chi conosce la sua storia e vita, questo titolo altro non può costituire che un ossimoro e quindi dà l’idea di quello che si sta preparando. In Germania, cardinali ancora ufficialmente afferenti alla Chiesa Cattolica (da cui ricavano cifre economiche astronomiche) si stanno già adoperando per i grandi festeggiamenti (i soliti Koch, Kasper, Marx, Küng, e soci in primis).
Ora, respondere oportet. Non ai protestanti ovviamente, visto che lo hanno già fatto per secoli papi, santi, dottori e teologi della Chiesa, a partire dal Sacrosanto Concilio di Trento (1545-1563) in poi. Nemmeno al clero apostata odierno, in quanto costoro sanno tutto e quindi sono irrecuperabili (almeno umanamente parlando). È necessario rispondere per tutti quei cattolici, numero immenso – in grandissima parte laici, ma non solo – che, più o meno in buona fede, continua, ingenuamente o caparbiamente, a seguire gli ingannatori e gli sconvolgitori della vera dottrina della Chiesa Cattolica, del Magistero e delle verità evangeliche e naturali, e i mentitori spudorati riguardo la storia vera dei fatti passati, rischiando di finire nel baratro dell’eresia conclamata e perpetrata.
In un breve articolo non è certo possibile affrontare in maniera logicamente e cronologicamente adeguata l’intera questione ed esporre gli eventi. Pertanto, senza alcuna consequenzialità cronologica, al fine di essere i più sintetici e chiari possibili nel fornire un quadro mentale della realtà dei fatti e della verità teologica, andiamo subito al dunque ed evidenziamo direttamente le differenze essenziali tra le verità dogmatiche, teologiche, liturgiche, spirituali e anche estetico-artistiche della Chiesa Cattolica e le idee proposte da Lutero e portate fino alle estreme conseguenze dopo di lui dai suoi seguaci o da altri cosiddetti “riformatori”: sì, perché occorre anzitutto sempre tener presente che, all’interno dell’intero protestantesimo, Lutero è il “centro-destra”, se così si può dire, ovvero è il meno estremista (a parte forse il caso specifico dell’anglicanesimo): dopo di lui, sempre e solo ancora peggio (come del resto sempre accade in tutte le rivoluzioni).....
 
continua.........
 
(Prof. Massimo Viglione) 
Tratto da civiltacristiana

venerdì 7 ottobre 2016

Il Santo Rosario salverà il mondo

 
Nel 1212 san Domenico di Guzman, durante la sua permanenza a Tolosa, vide la Vergine Maria che gli consegnò il Rosario, come risposta ad una sua preghiera, a Lei rivolta, per sapere come combattere l’eresia albigese.
Fu così che il Santo Rosario divenne l’orazione più diffusa per contrastare le eresie e fu l’arma determinante per vincere i musulmani a Lepanto. Come già per Poitiers (ottobre 732) e poi sarà per Vienna (settembre 1683), la battaglia di Lepanto fu fondamentale per arrestare l’avanzata dei musulmani in Europa. E tutte e tre le vittorie vennero imputate, oltre al valore dei combattenti, anche e soprattutto all’intervento divino.
La battaglia navale di Lepanto si svolse nel corso della guerra di Cipro.
 
Era il 7 ottobre 1571 quando le flotte musulmane dell’Impero ottomano si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, federate sotto le insegne pontificie. Dell’alleanza cristiana faceva parte anche la Repubblica di Lucca, che pur non avendo navi coinvolte nello scontro, concorse con denaro e materiali all’armamento della flotta genovese.
Prima della partenza della Lega Santa per gli scenari di guerra, san Pio V benedisse lo stendardo raffigurante, su fondo rosso, il Crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal motto costantiniano 'In hoc signo vinces'. Tale simbolo, insieme con l’immagine della Madonna e la scritta S. Maria succurre miseris, issato sulla nave ammiraglia Real, sarà l’unico a sventolare in tutto lo schieramento cristiano quando, alle grida di guerra e ai primi attacchi turchi, i militi si uniranno in una preghiera accorata. Mentre si moriva per Cristo, per la Chiesa e per la Patria, si recitava il Santo Rosario: e i prigionieri remavano ritmando il tempo con le decine dei misteri. L’annuncio della vittoria giungerà a Roma 23 giorni dopo, portato da messaggeri del Principe Colonna. Il trionfo fu attribuito all’intercessione della Vergine Maria, tanto che san Pio V, nel 1572, istituì la festa di Santa Maria della Vittoria, trasformata da Gregorio XIII in «Madonna del Rosario».
Autore Cristina Siccardi, tratto da qui

martedì 4 ottobre 2016

Portare amore nel mondo!


La famiglia:
 
“è il tema della vita della Chiesa, non perché gli sposi sono particolarmente bravi, intelligenti o giusti, ma perché il matrimonio ha in sé la potenza dell’amore di Cristo, capace di generare un nuovo amore nel mondo”.

(Card. Gerhard Ludwig Müller)