La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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martedì 23 giugno 2020

Discernere il Bene dal Male



“Come può un uomo in tempi come questi decidere quel che deve fare?” domanda il cavaliere di Rohan ad Aragorn.

La risposta è illuminante: “Come ha sempre fatto. Il bene e il male sono rimasti immutati da sempre, e il loro significato è il medesimo per gli Elfi, per i Nani e per gli Uomini.
Tocca a ognuno di noi discernerli, tanto nel Bosco d’Oro quanto nella propria dimora.”

(Il Signore degli Anelli)

sabato 20 giugno 2020

Mentalità cattolica modernizzata


Un testo che risulta utile per capire le restrizioni che il Clero cattolico ci ha imposto in questi terribili mesi di pandemia.

Profezia è vivere il definitivo e non ciò che cambia.

Profezia è fedeltà al dogma e non ai tempi.
 
Ti vogliono schiacciare in una falsa alternativa tra chi vorrebbe la Chiesa del passato e chi quella del futuro. No, noi vogliamo la Chiesa di sempre, che è quella del passato del presente e del futuro. È opprimente questo clima instauratosi nella Chiesa cattolica, che continua a porre un falso problema, quello della alternativa tra passato e futuro, schiacciando la coscienza dei cattolici in costruiti sensi di colpa, se si attardano al passato e non si adattano ad un presente rivoluzionario, che dovrebbe preparare il futuro. Ed è su questi sensi di colpa che annullano una giusta resistenza ai continui cambiamenti, che stanno smantellando la Chiesa. Ci dicono che non dobbiamo essere nostalgici, che la chiesa di un tempo non tornerà, che dobbiamo riprogrammarci per una chiesa del futuro; e per preparare la chiesa del futuro ci impongono di “togliere” molte delle cose che hanno fatto la solidità di generazioni di cristiani. È lo smantellamento, dolce o violento secondo le circostanze, di ciò che c'è ancora di stabile nel cattolicesimo, i dogmi - i comandamenti - la disciplina dei sacramenti - la funzione della gerarchia. Ma questo smantellamento non avviene con violenza, come nella rivoluzione protestante che eliminò verità di fede, gran parte dei sacramenti e il sacerdozio gerarchico. No, non avviene con una riforma esplicita, che si dichiarerebbe da se stessa eretica, ma avviene con la tattica della “fluidità”.

Eh sì, è proprio così, tutto viene reso fluido, non negato, per essere cambiato. È la tattica del modernismo, è il modernismo pratico, che da dentro porta alla metastasi il cancro nella chiesa.
E come ti rendono fluido il cattolicesimo, i suoi dogmi e la sua morale? Con il super dogma della Chiesa profetica.
 
Non se ne può proprio più! Ogni volta che fai presente che si stanno dimenticando le verità rivelate, che si sta concedendo diritto di esistenza al peccato mortale, che si sta favorendo il sacrilegio nell'amministrazione dei sacramenti, che si sta sostenendo l'indifferentismo facendo credere che tutte le religioni vadano bene; ebbene, tutte le volte che sollevi questo doloroso problema, ti viene detto che devi accettare che la chiesa si apra al futuro, che devi accettare che la chiesa sia profetica non ripetendo il passato, ma cambiando continuamente.

La stessa cosa accade quando si fa notare che questi cambiamenti, ammesso che non siano contro la Rivelazione divina (ma lo sono in evidenza, basta usare la ragione per capirlo!), non hanno nemmeno prodotto un incremento di vita cristiana, ma hanno svuotato definitivamente le chiese: anche qui ti dicono che il mutamento fa parte dell'instaurazione della chiesa del futuro, una chiesa con pochissime messe, pochissimi sacerdoti, con sacramenti generalizzati e alternativi, pronta sempre a ripensare se stessa in funzione della società che cambia. Ed ecco la chiesa del futuro, la chiesa fluida per un cristianesimo fluido.

Ma la profezia non è questa cosa qui, questa è una schifezza inventata dai nipoti dei modernisti classici, che stanno portando alla distruzione ciò che ancora resta del cattolicesimo.

La profezia invece è riferimento al fondamento che è Cristo. 
 
Profeti si è in riferimento all'opera di Dio in Gesù Cristo: profeta è chi vive tutto in Dio; chi sa che “la realtà invece è Cristo” e, vivendo dentro il mondo, fa della sua esistenza un richiamo per gli uomini, che vivono l'ingannevole illusione di una vita fuori dalla grazia del Signore. Profeta è chi è stabilito sulla roccia della fede cattolica, della fede trasmessa una volta per tutte ai santi, e sa che il futuro dipende dall'obbedienza, in tutto, al Dio che si è rivelato in Gesù Cristo.
 
La profezia sta al fondamento dato, non al cambiamento. La profezia sta alla regola, non alla confusione. La profezia sta all'obbedienza a Dio e non ai tempi che cambiano. Per questo i monaci, gli uomini della regola, furono profeti per il loro tempo ed edificarono la cristianità, cercando solo Dio.
 
La profezia sta alla definitività che è Cristo e alla definitività della vita eterna, altro che al cambiamento!
Occorre avere una chiara consapevolezza di questo, per non essere ricattati moralmente dai modernisti pratici, che affollano ciò che resta della struttura della chiesa: la abitano da padroni per ultimarne lo smantellamento, e poco importa se ne sono coscienti o no. La chiarezza sulla falsità dell'idea di Chiesa profetica, deve portare a considerarne tutta la portata distruttiva. Questa caratterizzazione di “profetica” coinvolge tutto e tutto distrugge, a partire dalla gerarchia, passando per il sacerdozio, giungendo ai fedeli. In questa modernizzata mentalità cattolica non hai più il Papato della tradizione, dove il Papa custodisce il deposito della fede, ma un papato profetico, che dovrebbe guidare i cristiani di tutto il mondo verso le spiagge di una fede più liberamente abbracciante tutto e tutti.
 
In questa modernizzata mentalità cattolica non hai più il sacerdozio cattolico, preoccupato di insegnare la fede e di amministrare la grazia dei sacramenti, curandone la retta ricezione, ma un sacerdozio profetico impegnato in continue rivoluzioni che dovrebbero rendere più interessante il cristianesimo ai cattolici borghesi e benestanti, perennemente annoiati. 

E alla fine i fedeli, o i laici come si usa oggi chiamarli, al seguito di un papato e di un sacerdozio così profetici, scompariranno dentro la palude di un mondo secolarizzato, che hanno strenuamente copiato per essere appunto profetici.
 
Si chiude così la parabola del post-concilio, che vide un chiesa profetica, ma che dimenticò che la profezia è stabilità e non cambiamento. Stabilità fondata sulla roccia immutabile che è Cristo.
 
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno IX n° 8 - Agosto 2016

lunedì 20 gennaio 2020

L'Anticristo ed il regno del mondo

1.Siederà nel Tempio di Dio e proclamerà se stesso dio (2Ts 2)
È oggetto di fede certa che all’interno dei tempi ultimi, cioè della sesta età della Storia, cioè del tempo della Chiesa, si manifesterà l’Anticristo.
Dice sant’Agostino, nel libro XX del De Civitate Dei: «Non v’è dubbio che ha espresso questi concetti sull’Anticristo [san Paolo ai Tessalonicesi] e che non si avrà il giorno del giudizio, considerato come giorno del Signore, se prima non verrà colui che egli chiama apostata fuggitivo, evidentemente, da Dio Signore. Se questo epiteto si può applicare rettamente a tutti gli empi, molto di più a lui».
 
L’Anticristo rivendicherà un ordine mondialista e religioso: mondialista quanto all’aspetto politico, similmente, ma con intenzioni capovolte, all’Impero Romano – Sacro proprio perché si opponeva all’Anticristo –; religioso, quanto alla fiducia nell’uomo divino.
 
Non è necessario essere iscritti ai più alti gradi della massoneria internazionale. Non è necessario organizzare in prima persona complotti o sovversioni internazionali. Non è necessario rivendicare religiosamente e coscientemente la dottrina gnostica.
È sufficiente essere indotti e massificati al pensiero unico della pace e della fratellanza; al pensiero unico dei potentati sovra-nazionali; farsi ridurre a pesci non pensanti da allevamento collettivo e intensivo; rivendicare per diritto la possibilità di uccidere gli innocenti, di uccidere se stessi; di plasmare la propria identità sessuale; partecipare a riti di massa, ideologici e pagani, in onore del pianeta; manifestare l’orgoglio di un ordine contro-natura; legittimare per via democratica qualsiasi legge, secondo un illimitato arbitrio di volontà di potere, al di là del bene e del male.
Il nucleo è che Dio venga sostituito con l’uomo. L’uomo nuovo dell’Anticristo non sarà ateo. L’Anticristo – dice san Paolo ai Tessalonicesi – siederà nel tempio di Dio e indicherà se stesso come dio. Proclamerà la divinità dell’uomo, la divinità dello spirito del mondo. La divinità dell’età dell’Uomo. La messianicità auto-redentiva dell’Umanità intera, unita nella pace e nell’unico Stato globale. Proclamerà la fine di ogni identità e ogni confine; la fine di ogni peccato e ogni colpa; la fine del Sacrificio e del Giudizio.
L’Anticristo imiterà in tutto e per tutto Cristo: l’iconografia classica lo dipinge con le stesse fattezze di Gesù a significare il tentativo di presentarsi di fronte al mondo come il vero, unico e definitivo messia. Vorrà – lui come emblema dell’Umanità – essere adorato come dio.
 
Satana, nel deserto e di fronte a Gesù, è disposto a rinunciare al culto che direttamente o indirettamente riceve nei secoli dalle false religioni e dalle nazioni non esorcizzate, cristianizzate e battezzate. È disposto a concedere tutta la gloria delle nazioni che lui possiede e dà a chi vuole, pur di essere adorato come dio. «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo» (Lc 4, 6-7).
Il suo odio verso Dio ha determinato la guerra nei cieli, contro Michele e i suoi angeli (Ap 12). Il suo odio verso Dio ha determinato la guerra contro Adamo, contro Israele perché da Israele doveva nascere il Cristo, contro Maria perché Immacolata concezione, contro la Chiesa perché sull’Altare si rinnova il Sacrificio della Croce.
 
Il suo odio è tanto violento e manifesto quanto astuto e subdolo. Perché la Chiesa, nei giorni della Passione, verrà profanata, vilipesa come fu per Cristo. Il Mondo griderà e si glorierà della sua crocifissione. Perché la Chiesa rappresenta l’ostacolo che si oppone all’Anticristo. Satana, consapevole di ciò, attaccherà la Chiesa, al cuore. All’Altare. Verrà meno il Sacrificio. Verrà meno il Potere Vicario. Perché dilaghi ovunque l’apostasia: «Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio» (2Ts 2, 3-4). L’apostasia è il grande peccato. E questo si consumerà non contro Dio, ma in nome di Dio, perché la perversione satanica unificherà le nazioni alla sua ribellione, in nome del bene e della pace, come sfregio a Dio. E la dottrina cattolica conserverà la sua parvenza esteriore, ma sarà illuminata e pervertita dall’interno dalla luce oscura dell’Anticristo. La dottrina gnostica penetrerà nelle fondamenta del Credo. E in nome di ideali mondani, verrà profanata e tradita tramite blasfemie subdole, sottili, ambigue e potentissime.
 
Nessuno potrà dirsi cattolico, se non colui che aderirà per ignoranza, per paura, per intenzione cosciente alla religione dell’uomo. Nessuno potrà dirsi credente, se non colui che aderirà alla religione mondiale sincretista. Nessuno potrà dirsi uomo, se non colui che considererà se stesso cittadino del mondo, plasmato dalla tecnologia. Nessuno potrà amare, se non colui che considererà amore ogni tipo di perversione istintuale, frutto di fluide identità sessuali. Nessuno potrà dirsi proprietario, se non colui che misurerà il possesso con una moneta-debito. Nessuno potrà partecipare al voto, se non colui che si riconoscerà figlio del Progresso e della Rivoluzione, in nome della età spirituale.
 
  1. Il regno del mondo
La modernità giunge a tutto questo, dopo un parto secolare, che ha permesso una specializzazione ultima, caratterizzata dalla complementarietà e affinità storica di almeno cinque punti essenziali.
1) la prospettiva internazionalista: fino all’Ottocento l’ordine politico era un ordine di Stati e tra Stati; spesso la guerra era una alternativa contenuta della diplomazia. Dopo le guerre del Novecento e la fine dei due blocchi, nel 1989, si è imposto un ordine globalista e la decostruzione di ogni identità e sovranità, a vantaggio di organizzazioni bancarie e cripto-politiche sovra-nazionali. La stessa famiglia come cellula prima della società è sotto attacco feroce, esplicito e ultra- aggressivo.
 
2) il controllo genetico cripto-raziale delle nascite e l’applicazione del “darwinismo sociale” su scala mondiale, per mezzo di pratiche eugenetiche ultra-specializzate.
 
3) L’ideologia religiosa ecologista, che è motivo di revisione teologica del Monoteismo biblico, a vantaggio del sincretismo assoluto dell’idea dell’uomo-divino.
 
4) L’auto-plasmazione dell’identità sessuale secondo i canoni Gender, come apice della pretesa umana di plasmare il proprio ordine nuovo, contro ogni legge, naturale, positiva, divina. La stessa pedofilia comincia ad essere sdoganata, secondo i canoni di una natura indeterminata. Questo, come apice dell’idea umanista e cabalista di fine 1400, secondo cui l’essenza dell’uomo è amorfa e in divenire illimitato.
 
5) L’economia di debito, basata sulla emissione, da parte delle Banche centrali, della moneta a debito degli Stati (che quindi perdono qualsiasi reale sovranità su ogni proprietà).
 
Prof. Pierluigi Pavone QUI
 

venerdì 6 dicembre 2019

Prove tecniche di mistificazione

 Il Corriere della Sera presenta il cardinale Sarah come “Il porporato africano, punto di riferimento dei conservatori”:
QUI
Il fatto che il maggiore quotidiano nazionale usi categorie politiche di classificazione non meraviglia, ma la medesima tecnica di mistificazione viene usata nella comunicazione della Chiesa.
 
Sono molti gli aspetti bizzarri, alcuni anche molto scontati, di questa intervista ma vale la pena di esaminarne solo alcuni perché molto significativi della situazione drammatica della Chiesa di oggi.Colpisce soprattutto questa frase: “… Chi è contro il Papa è ipso facto fuori dalla Chiesa. La Provvidenza ci vede benissimo, sa?..”.
(...)Personalmente non sono “contro il papa”. Non potrei esser contro un vecchio di 83 anni che non conosco neanche personalmente.
 
Sono contro le sue dichiarazioni, azioni, decisioni contrarie alla Dottrina e alla Tradizione della Chiesa Cattolica Romana.
 
 
Sono contro la prassi di stravolgere la Sacra Scrittura per proclamare argomenti di natura politico/ideologica.
 
 
Sono contro la diavoleria di dichiarare che “Dio è padre di tutte le confessioni”.
 
 
Sono contro la bestemmia di considerare Maria “una come tutte le altre”.
 
 
Sono contro il proposito satanico di rinunciare alla tradizione della Chiesa Cattolica.
 
 
Sono contro l’ecumenismo unilaterale e distruttivo.
 
 
Sono contro i sistematici tentativi di delegittimare la famiglia.
 
Sono contro la rivisitazione buonista dei Novissimi.
 
Sono contro la riabilitazione fanatica di Lutero e degli abortisti nostrani.
 
 
Sono contro l’empia pratica della desacralizzazione.
 
Sono contro la profanazione sistematica dell’Eucarestia, a cominciare dal rifiuto di inginocchiarsi.

 Lei, eminenza, usa una tecnica retorica molto antica, ma noi CATTOLICI NORMALI non ci caschiamo. Quella di rivoltare la realtà accusando gli altri dei medesimi argomenti di cui è saturo il pontefice regnante, facendolo passare per pura vittima di fantomatici “borghesi occidentali”... che pure ci saranno ma ciò porta all’esterno della Chiesa o all'esterno del gruppo di comando, cause che operano, ormai da anni, al centro di essa. (...)
 
Al di là delle disquisizioni teologico/giuridiche, la percezione del semplice fedele “consapevole” è di un percorso lento, ma costante, fatto di processi a tendenza lentamente ma, inesorabilmente, deviante, di annunci eretici, di appuntamenti ammaestrati e fasulli, verso il cambio di religione o apostasia.
 
(Claudio Gazzoli)QUI

martedì 26 novembre 2019

Di tortelli ed apostasia: mons. Nicola Bux

 
Monsignor Bux, secondo alcuni organi di stampa Bari presto potrebbe diventare una della capitali italiane del cattolicesimo tradizionale. Che ne pensa?

“Non so a cosa alluda che la possa far diventare tale. Constato sempre più, nei viaggi in Italia e all’estero, che il movimento della tradizione cattolica è inarrestabile, dappertutto, nei piccoli e nei grandi centri. I fedeli – intendo coloro che conoscono la verità cattolica e quindi sanno distinguerla dall’errore e dall’eresia – si accorgono che il ‘pasto’ della cosiddetta pastorale è una polpetta avvelenata e reagiscono, riunendosi e ricorrendo alla tradizione cattolica conservata nel Catechismo e nella Liturgia, in specie quella che Benedetto XVI ha liberalizzato. Invece, la teologia della liberazione o la sua versione indigenista, come abbiamo visto dai recenti atti compiuti in Vaticanoaccentua il relativismo religioso,– si veda la Dichiarazione di Abu Dhabi –  svuota la fede, fa fuggire verso le sette e porta all’idolatria; ma chi conosce l’insegnamento cattolico reagisce,seguendo “coloro che custodiscono la fede cattolica trasmessa dagli Apostoli”(Canone Romano), ossia la sacra Tradizione: questa, come dice il concilio Vaticano II, è una delle due fonti della Rivelazione, e ad essa ha attinto anche la redazione della Sacra Scrittura; da queste due fonti ispirate, i veri cattolici traggono le norme della vita morale. Se le chiese si svuotano, e i matrimoni civili e le convivenze aumentano, come documentano le statistiche, vuol dire che i vescovi e il clero non si occupano con le parole e i comportamenti, di catechizzare il popolo, ma sono affaccendati nell’agenda sociale, dietro i migranti, la legalità, il clima ecc., nonostante la maggioranza di cattolici l’abbia bocciata, in quanto la prima fame da soddisfare nell’uomo è quella di Dio.
 
La Chiesa sembra diventata una succursale delle agenzie dell’Onu, interessate al relativismo di ogni tipo, alle quali piace che la Chiesa non annunci più Gesù Cristo, ma un “Dio unico” – mentre il Dio rivelato da Gesù è uno e trino – e invece si interessi di ambiente e culture indigene.”

 Ci sono iniziative in vista?
 
“Dicevo che dappertutto, nei grandi e nei piccoli centri, nascono aggregazioni momentanee o stabili, che richiedono catechesi e insegnamenti cattolici, adorazione al Santissimo Sacramento, sacre liturgie degne di tal nome, perché celebrate davanti al Protagonista che è Gesù Cristo, e non davanti al prete che col microfono in mano guida l’assemblea come un conduttore televisivo. C’è bisogno di silenzio e di adorazione, per poter dare ragione della fede davanti al mondo, con dolcezza, rispetto e buona coscienza, come chiede l’apostolo Pietro. Si sta accentuando la persecuzione dentro e fuori la Chiesa; pertanto i cattolici devono difendere la fede e la ragione, e affinare così il giudizio, cioè esaminare ogni cosa e trattenere ciò che vale. Gesù Cristo per questo è venuto nel mondo, lo ha detto egli stesso: “è per un giudizio che sono venuto nel mondo, perché coloro che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi” (Gv,9,39). Suggerirei ai vescovi di prendere sul serio l’intervista data dal cardinal Ruini. Se amano il dialogo e il confronto, promuovano un pubblico dibattito e si confrontino con tutti i cattolici e non solo con una parte, peraltro sempre meno rilevante, perché accodata al pensiero di sinistra e radicale”.

 E’ giusto parlare di tradizionalismo oppure ogni cattolico degno di tal nome deve essere difensore della tradizione?
 
“Gli -ismi, si sa, sono peggiorativi e buttano, come si suole dire, il bambino con l’acqua sporca. Tradizione viene dal latino e indica movimento:tradere; essa trasmette in modo arricchito e sempre nuovo quanto riceviamo dai padri. La tradizione è tutt’altro che mera conservazione. Lo dimostra il boom della cucina con le ricette tradizionali, e tanti altri ambiti. Allora, perché l’antica liturgia, all’improvviso, dovrebbe essere considerata dannosa e addirittura proibita, se ha formato generazioni di santi? Semmai dovrebbero i vescovi interrogarsi, come mai dopo tanti anni di nuova liturgia, questa non attrae più e la gente abbandona la Chiesa. I giovani sono sempre di meno nelle chiese, invece aumentano nella liturgia tradizionale, che non hanno mai conosciuta, e, per assurdo, c’è chi li accusa di essere nostalgici. Bisogna sapientemente tramandare e innovare, cose nuove e cose antiche, ma, chi ha assaggiato il vino vecchio, constata che questo è buono. Lo afferma il Signore nel vangelo di Luca(5,37). “

 La tradizione è utile?
 
“La tradizione è parte della natura dell’uomo: noi siamo quello che abbiamo ricevuto, sia come dna sia come capacità; poi vi aggiungiamo del nostro. La Chiesa non avrebbe superato duemila anni di storia, se fosse andata dietro le mode; il modernismo è il veleno che sotto diverse versioni cerca di inquinarla, ma bisogna resistere, non conformandosi alla mentalità del tempo presente, come dice l’Apostolo ai Romani(12,2). Questo significa saper vagliare e trattenere ciò che vale(1 Ts 5,21).Si deve riprendere la missione al popolo, formarlo nella dottrina cristiana affinché rinasca la vita morale”.

 Che cosa pensa del fatto che alla giornata mondiale dei poveri il Papa (ma accade ormai dovunque) abbia fato servire a tutti, inclusi italiani, lasagne senza carne di maiale?

“Evidentemente si è dimenticato che Gesù Cristo – come dice il vangelo di Matteo(cfr 7,1-23) – ha dichiarato puri tutti gli alimenti. Vogliamo tornare indietro rispetto a Cristo? Sono i musulmani che si devono aggiornare e convertire. Ne conosco, specie in Medioriente, che hanno studiato da noi e biasimano questo arretramento dell’Occidente e di certi cattolici.” 

 Questa scelta è inquadrabile come ha detto da Socci, in una sottomissione e comunque lancia questo segnale?
 
Tutto ciò che va contro il vangelo è una apostasia, cioè un allontanamento, di conseguenza una sottomissione, che ha come esito la confusione ulteriore dei cristiani labili, che non conoscono bene i vangeli e si accodano pedissequamente ad ogni moda. E’un tradimento di Gesù Cristo. Per fortuna c’è sempre la reazione di tanti che ragionano, perché, disse Chesterton, in chiesa ci è chiesto di toglierci il cappello, non la testa”.

 Non le pare irrispettosa verso gli italiani e magari che il buon senso richiedeva due tipi di sughi, con e senza maiale?
 
Questo è un affare che non riguarda la Chiesa. E’ importante invece rilevare che la Tradizione il è un movimento che cresce irreversibilmente, perché asseconda la vera natura umana; bisogna dare tempo, a quelle parti ancora anestetizzate del corpo ecclesiale, di risvegliarsi. Ci vuole pazienza e resistenza, che poi sono aspetti della virtù della fortezza, una virtù cardinale. Fa riflettere quanto ha scritto mons. Carlo Maria Viganò: se il Papa non conferma i fratelli nella fede e non diffonde la fede cattolica con la missione verso tutti popoli, che Cristo ha ordinato a Pietro, si pone un grande problema di cui i Cardinali e i Vescovi per primi devono farsi carico. Però, c’è da ricordare la premessa che Gesù ha posto a Pietro: “tu, una volta convertito, conferma nella fede…”(Lc 22,32).Ci vuole prima la conversione a Gesù Cristo, distogliendo l’attenzione dal mondo e dalle sue mode temporanee. Invece, molti pastori sono voltati ancora da questa parte, come narcotizzati. Ma i fedeli laici e tanti sacerdoti cattolici li sveglieranno”.
 
Bruno Volpe

mercoledì 20 novembre 2019

Cambiare la Messa in nome del dialogo


 
Tutta la Rivoluzione, scoppiata in questi decenni in casa cattolica, è avvenuta in nome del dialogo. La nuova chiesa si è concepita in contrapposizione alla Chiesa del passato proprio in nome del dialogo: ti dicono che la Chiesa prima del Concilio era una chiesa in difesa, mentre ora la Chiesa ha capito che bisogna aprirsi, aprirsi in un dialogo continuo con il mondo.
In nome di questo dialogo hanno anche preteso il cambiamento della Messa: la Messa di prima, nella sua sacralità, sarebbe la Messa di una Cristianità in “difensiva”, preoccupata di distinguersi dal mondo; la nuova messa sarebbe, invece, la messa di un cristianesimo in “dialogo”, lievito nascosto nella pasta del mondo.
 
Ciò che occorre capire è che hanno cambiato la messa per cambiare il cristianesimo, questo è il punto!
 
Avevano già deciso, in tanti e da tempo, di far fare un “balzo in avanti” alla Chiesa cattolica, di renderla più duttile al mondo, ma con la Messa di sempre questa operazione non si sarebbe potuta realizzare compiutamente. La Messa di sempre sarebbe stata l'antidoto contro questa poderosa falsificazione della Chiesa romana in senso liberal-protestante. Allora hanno organizzato l'abbattimento del bastione: una messa nuova per una nuova stagione della Chiesa di Roma. Occorre proprio capire questo, perché la reazione sia proporzionata e ordinata: non si può pensare ad un risanamento della Chiesa senza prima operare un rifiuto della riforma liturgica conciliare in blocco. Occorre decidere per la messa della cristianità, contro la messa del dialogo.
Cos'è la messa del dialogo? È la messa dove prevale la parola sull'azione.
Per fare un cristianesimo in dialogo continuo con tutto e con tutti... in dialogo soprattutto con il mondo moderno, dove tutto è opinione e mai certezza perché per la modernità la verità non esiste... hanno reso la messa un continuo colloquio, un parlare-parlare estenuante, un tradurre-tradurre frenetico; un botta e risposta incessante tra prete e fedeli.
Una messa così fa un cristianesimo che è parola, che è discorso, ma che non è azione! Ma che se ne fa un uomo, dentro l'azione drammatica della vita, di un cristianesimo ridotto a discorso?
Sta proprio qui l'esito tragico della nuova chiesa ammodernata nel dialogo: l'insignificanza per il mondo. La chiesa si è trasformata in dialogo con il mondo, ma gli uomini, dentro l'azione drammatica della vita, hanno abbandonato una chiesa che non è azione ma discorso.
 
Al centro del Cristianesimo, al cuore del Vangelo, invece, non c'è un discorso, ma un'azione: l'azione di Gesù Cristo che salva gli uomini con il sacrificio della Croce. Dio diventa uomo, muore per noi, paga il prezzo dei nostri peccati, perché siamo salvi. I discorsi di Gesù, i suoi miracoli, sono una preparazione all'azione per eccellenza: la nostra redenzione operata al Calvario.
Incarnazione-Passione e Morte: ecco l'azione.
 
Ed ecco perché la Messa di sempre, quella della Tradizione, è Azione e non discorso.
Certo, c'è la Parola di Dio, l'Epistola e il Vangelo, ma non prevalgono sul centro della messa, che è il Canone, dove avviene l'Azione, cioè il Sacrificio. Questo è il cuore della messa, e in questo cuore tutto diventa silenzioso: il prete pronuncia sottovoce le parole che fanno l'azione, perché sia evidente che di azione si tratta e non di dialogo.
Così, con la messa di sempre si evita la più grande falsificazione del cristianesimo operata nella storia: l'annullamento dell'azione divina in parola-discorso umano. Per questo possiamo dire che la Messa della Tradizione custodisce il cuore del cristianesimo autentico.
Ma c'è qualcosa di più, pensiamo di poterlo dire: la Messa vera corrisponde alla verità della vita.
La vita, azione drammatica perché è in gioco la libertà dell'uomo dentro la lotta tra il bene e il male, tra Dio e il mondo, tra la Luce e le tenebre, ha bisogno di un'azione che salva e non innanzitutto di un discorso che spiega.
Per questo il mondo, anche quello moderno, ha bisogno della Messa della Tradizione, dove l'azione prevale potentemente sul discorso.
L'uomo di tutti i tempi, impegnato nella lotta della vita, ha bisogno dell'azione di Dio e non di una mera spiegazione.
La Chiesa del dialogo, che vuole con una spicciola psicologia religiosa illuminare qualcosa della vita degli uomini, è una chiesa inconcludente, manca di azione; non può fare un mondo nuovo perché ha annegato l'azione di Cristo nelle sue interpretazioni.
Ed è per questo che il mondo si è già stancato di lei.

martedì 5 novembre 2019

Il vizio più grave


«Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso».
 
San Pier Damiani O.S.B. 'Liber Gomorrhanus'

lunedì 28 ottobre 2019

Il clima che cambia. Le risposte della scienza



scritto da
«Chiedete agli scienziati!» ha detto papa Francesco in aereo, di ritorno da Bogotà, a proposito dei cambiamenti climatici. «E vedrete che vi diranno che il riscaldamento del pianeta è colpa dell’uomo. Ma l’uomo è stupido».
 
Per cui il sottoscritto, che sa di non sapere e di essere molto ma molto stupido, ha chiesto.
 
Ed ecco i risultati.
 
Scienziato A. Il riscaldamento del pianeta non è colpa dell’uomo. È una faccenda di cicli. Per un tot di secoli la terra ha la tendenza a raffreddarsi, poi per un tot di altri secoli mostra la tendenza opposta, e via così, con andamento a pendolo. La prova? Ci sono state epoche di surriscaldamento anche molto prima della rivoluzione industriale. Quindi niente catastrofismi.
 
Scienziato B. Il riscaldamento del pianeta è colpa dell’uomo. Le temperature non sono mai state così elevate come da quando ci siamo messi a introdurre nell’atmosfera terrestre quantità crescenti di gas serra. Il problema nasce nel corso del ventesimo secolo ed è sempre più grave, perché sempre maggiori sono le emissioni nocive. Se non la smetteremo, il pianeta si riscalderà sempre di più, con catastrofiche conseguenze.
 
Scienziato C. Il riscaldamento del pianeta è in parte colpa dell’uomo, ma dipende soprattutto dalle variazioni naturali, che ci sono sempre state e sempre ci saranno, con un’alternanza tra epoche più fredde ed epoche più calde. Per le variazioni, comunque, più che l’attività umana sono decisivi altri fattori, come l’assetto orbitale del pianeta e le perturbazioni dell’attività solare. La prova che le azioni umane influenzano il clima solo in minima parte sta nel fatto che negli ultimi mille anni ci sono state variazioni indipendentemente dalle emissioni di gas serra.
 
Scienziato D. Il riscaldamento del pianeta è in parte dovuto alle variazioni naturali, ma in massima parte dipende dalle attività umane. L’incremento medio globale delle temperature va attribuito all’aumento della concentrazione atmosferica dei gas serra e in particolare dell’anidride carbonica, aumento determinato dalla generazione di energia per mezzo di combustibili fossili e dalla deforestazione, causa a sua volta di un incremento dei gas serra.
 
Scienziato E. I gas serra? Impatto nullo. Il vero problema? Le emissioni solari!
 
Scienziato F. Le vere cause? I gas serra. Le emissioni solari? Nessun effetto.
 
Scienziato G. Tutta colpa della crescita della popolazione. Più popolazione, più energia. Più energia, più emissioni di gas serra. Più emissioni, più alte temperature.
 
Scienziato H. L’aumento della popolazione? Non ha alcun impatto. Nel Medioevo, quando la popolazione mondiale era pochissima cosa rispetto all’attuale, ci fu un periodo caldo documentato dagli storici. La vite cresceva in tutta Europa, anche nel Nord della Gran Bretagna, e i vichinghi approfittarono della riduzione dei ghiacci per colonizzare la Groenlandia, che si chiama così (Terra verde) proprio perché era libera dai ghiacci.
 
Scienziato I. Volete scherzare? La storia della Groenlandia senza ghiaccio è una leggenda negazionista. Il vichingo Erik il Rosso la chiamò Terra verde perché aveva bisogno di essere raggiunto dai compagni, e il modo migliore di convincerli era che quella terra fosse bella, fertile e accogliente, senza ghiacci. Insomma, disse una bugia.
 
Scienziato L. Qui si vaneggia. Erik il Rosso (ammesso che fosse proprio rosso) chiamò quella terra Terra verde perché aveva bevuto troppa birra e gli andava così.
 
Scienziato M. A parte che Erik il Rosso era astemio, guarda che la Groenlandia era sia verde sia bianca, ma più bianca che verde.
 
Scienziato N. Mi fate pena. Lo sanno anche i sassi che i cambiamenti climatici dipendono dalle scie chimiche. E comunque Erik il rosso non era astemio. In realtà beveva un amaro, il famoso Amaro del Vichingo, che lui stesso produceva utilizzando le erbe della parte verde della terra Verde. Poi dalla parte bianca si faceva portare il ghiaccio,  a dorso di renne muschiate. Perché di Erik si può dire tutto il male possibile, però, accidenti, era uno che sapeva vivere.
 
Scienziato O. I calcoli dei negazionisti sono tutti sbagliati! Lo dimostrano le principali organizzazioni scientifiche, come la Geological Royal Society di Londra, la Climatology Society di Edimburgo, la Zeitschriff der Deutschen Morgenländischen Gesellshaft di Bamberga, l’Università di Tashkent nonché l’Acta eruditorum di Otto Mencke e Gottfried Leibniz e il Karlsruher Institut für Technologie und Wetterbericht .
 
Scienziato P. I calcoli dei catastrofisti sono tutti sbagliati. Questi pseudoscienziati dovrebbero vergognarsi. Lo dimostrano autorevoli pubblicazioni come il Royal Bullettin dell’Università di Saskatoon, lo Scientific Journal di Asgabat, lo Space and Interstellar Magazine di Arequipa e il Multifunctional Journal on Imminent Danger di Dacca. Informatevi!
 
Scienziato Q. Andiamo, lo sanno tutti che gli scienziati, escluso naturalmente me medesimo, sono al soldo delle multinazionali e scrivono soltanto quello che i grandi colossi industriali vogliono che diventi senso comune. E comunque Erik il Rosso era sia astemio sia bevitore. Ma non di amaro.
 
Scienziato R. Trovo francamente irragionevole ragionare su questi temi complessi senza tener conto dell’influenza esercitata dalla nebulosa di Andromeda e dagli anelli di Saturno. Nell’epoca dell’interdipendenza, dell’intermedialità, dell’interferenza e dell’interferometro, è puerile pensare di fare a meno dell’interdisciplinarietà.
 
Scienziato S. Onestamente, non ho una teoria. Però teniamo presente che i Maya avevano previsto la fine del mondo per il 12 dicembre 2012, il che, tenuto conto dello spostamento dell’asse terrestre, delle fasi lunari, dell’inclinazione assiale, dell’inversione dei poli, della rotazione del campo geomagnetico diviso pi greco moltiplicato y… ecco…  dovrebbe corrispondere… dunque… vediamo… Mio Dio! A oggi!
 
Beh, mi fermo qui, tanto avete capito. Che dire? Per quanto ci si sforzi, non si trova uno scienziato che sia d’accordo con un altro.
Io, sapendo di essere stupidissimo, ci ho messo tanta buona volontà. Ma gli scienziati non è che siano molto collaborativi. Dopo averli consultati, l’unica cosa certa mi sembra una: la scienza non ha certezze. In compenso ha molte ipotesi, che però sfortunatamente sono in larga misura inconciliabili. E oltretutto mi è venuto un gran mal di testa.
Quindi non so a quali scienziati si riferisca Francesco. Forse lui ne ha di fidatissimi. Forse sono i gesuiti della Specola vaticana? O quelli della «Civiltà Cattolica»? O quelli della Gregoriana? Sarebbe interessante saperlo. Così, per togliersi qualche dubbio.
E, scusate, sapete mica se l’Amaro del Vichingo fa passare il mal di testa…
 
Aldo Maria Valli

Tratto da QUI

venerdì 25 ottobre 2019

Scarsità di clero e pastorale vocazionale

Foto presa dal blog 'Messa in latino' QUI
 
25. A proposito del legame tra sacramento dell'Ordine ed Eucaristia, il Sinodo si è soffermato sulla situazione di disagio che si viene a creare in diverse Diocesi quando ci si trova a dover fare i conti con la scarsità di sacerdoti. Ciò accade non solo in alcune zone di prima evangelizzazione, ma anche in molti Paesi di lunga tradizione cristiana. Certamente giova alla soluzione del problema una più equa distribuzione del clero. Occorre dunque un lavoro di sensibilizzazione capillare. I Vescovi coinvolgano nelle necessità pastorali gli Istituti di Vita Consacrata e le nuove realtà ecclesiali, nel rispetto del carisma loro proprio, e sollecitino tutti i membri del clero a una più grande disponibilità per servire la Chiesa là dove ve ne sia bisogno, anche a costo di sacrificio.(78) Inoltre, all'interno del Sinodo si è anche discusso sulle attenzioni pastorali da mettere in atto per favorire, soprattutto nei giovani, l'apertura interiore alla vocazione sacerdotale. Tale situazione non può trovare soluzione in semplici accorgimenti pragmatici. Si deve evitare che i Vescovi, spinti da pur comprensibili preoccupazioni funzionali per la mancanza di clero, non svolgano un adeguato discernimento vocazionale e ammettano alla formazione specifica e all'ordinazione candidati che non possiedono le caratteristiche necessarie per il servizio sacerdotale.(79) Un clero non sufficientemente formato, ammesso all'ordinazione senza il doveroso discernimento, difficilmente potrà offrire una testimonianza atta a suscitare in altri il desiderio di corrispondere con generosità alla chiamata di Cristo. La pastorale vocazionale, in realtà, deve coinvolgere tutta la comunità cristiana in ogni suo ambito.(80) Ovviamente, in questo capillare lavoro pastorale è inclusa anche l'opera di sensibilizzazione delle famiglie, spesso indifferenti se non addirittura contrarie all'ipotesi della vocazione sacerdotale. Si aprano con generosità al dono della vita ed educhino i figli ad essere disponibili alla volontà di Dio. In sintesi, occorre soprattutto avere il coraggio di proporre ai giovani la radicalità della sequela di Cristo mostrandone il fascino.
(78) Cfr Propositio 11.
(79) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sulla formazione sacerdotale Optatam totius, 6; Codice di Diritto Canonico, can. 241, § 1 e can. 1029; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 342, § 1 e can. 758; Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992) 11.34.50: AAS 84 (1992), 673-675; 712-714; 746-748; Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri Dives Ecclesiae (31 marzo 1994), 58: LEV, 1994, pp. 56-58; Congregazione per l'educazione cattolica, Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri (4 novembre 2005): AAS 97 (2005), 1007-1013.
(80) Cfr Propositio 12; Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992) 41: AAS 84 (1992), 726-729

martedì 22 ottobre 2019

Tempi moderni



Leggere i tempi secondo il Vangelo
non leggere il Vangelo secondo i tempi. 

lunedì 21 ottobre 2019

Circa l'Eucaristia


"IL CORPO DI GESÙ DATO A TUTTI, SENZA DISCERNIMENTO"
 
Oggi, certi preti trattano l'eucaristia con sovrano disprezzo. Vedono la messa come un rumoroso banchetto nel quale i cristiani fedeli all'insegnamento di Gesù, i divorziati risposati, gli uomini e le donne in situazione di adulterio, i turisti non battezzati che partecipano alle celebrazioni eucaristiche delle grandi folle anonime possono avere accesso al corpo e al sangue del Cristo, senza distinzioni.

La Chiesa deve esaminare con urgenza l'opportunità ecclesiale e pastorale di queste immense celebrazioni eucaristiche composte da migliaia e migliaia di partecipanti. C'è un grande pericolo di trasformare l'eucaristia, "il grande mistero della fede", in una banale kermesse e di profanare il corpo e il sangue prezioso del Cristo. I preti che distribuiscono le sacre specie e non conoscono nessuno e danno il corpo di Gesù a tutti, senza discernimento tra i cristiani e i non cristiani, partecipano alla profanazione del santo sacrificio eucaristico. Coloro che esercitano l'autorità nella Chiesa diventano colpevoli, per una forma di complicità volontaria, lasciando che si compia il sacrilegio e la profanazione del corpo del Cristo in queste gigantesche e ridicole autocelebrazioni, in cui davvero pochi percepiscono che "voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga" (1 Cor 11, 26).

Dei preti infedeli alla "memoria" di Gesù insistono più sull'aspetto festivo e sulla dimensione fraterna della messa che sul sacrificio di sangue del Cristo sulla croce. L'importanza delle disposizioni interiori e la necessità di riconciliarci con Dio accettando di lasciarci purificare dal sacramento della confessione non sono più di moda oggi. Ogni giorno di più occultiano il monito di san Paolo ai Corinti: "Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi" (cf. 1 Cor 11, 27-30).


di Robert Sarah
da "La force du silence", Fayard, 2016