La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





post recenti

martedì 21 giugno 2016

Don Didimo Mantiero

Didimo Mantiero nasce a Novoledo, frazione del comune di Villaverla in provincia di Vicenza il 21 giugno 1912, quinto di dieci fratelli, da una famiglia contadina di sane tradizioni cristiane.
Entrò nel seminario di Vicenza a quindici anni e venne ordinato sacerdote nel giugno del 1937. Nel 1941 a Santorso (Vicenza) fondò La Dieci, un'associazione che, partendo dall'episodio narrato nel capitolo 18 della Genesi, nel quale Dio promette ad Abramo di risparmiare Sodoma e Gomorra se vi si fossero trovati dieci giusti, si propose di riunire un gruppo di persone di una stessa parrocchia che, avendo come madre la Madonna facessero proprio il 'patto di Abramo' con Dio e si impegnassero ad offrire a Dio un giorno della propria settimana per la salvezza della città, dei giovani e dei sacerdoti. Convinto della perenne validità di quel patto e sostenuto dall'invito di don Giovanni Calabria, don Didimo iniziò con discrezione la proposta pastorale della preghiera d'intercessione coinvolgendo nell'iniziativa le forze migliori della sua parrocchia, gli anziani e gli ammalati, ai quali chiedeva di impetrare quotidianamente a Dio la salvezza per i suoi giovani.
Tra i giovani contadini di Santa Croce di Bassano ebbe modo di meditare sul suo progetto educativo che vide pratica realizzazione nel 1962 con il sorgere del Comune dei Giovani nato, pur in mancanza di adeguate strutture.
La nascita del 'Comune dei Giovani', preceduta da un'intensa attività catechetica nella parrocchia, segnò lo sviluppo del metodo pastorale di don Didimo il quale aveva come obiettivo la responsabilizzazione dei giovani e che fondava la sua attività sull'associazione 'La Dieci'  e su un'intensa opera di catechesi.
Una delle priorità del suo apostolato fu la costruzione della scuola di catechesi. Considerava i suoi catechisti la pupilla della parrocchia, a preparare i quali venivano chiamati docenti universitari e grandi nomi della cultura cattolica.
 Il 'Comune dei Giovani', dopo una gestazione di due anni, nacque con il tentativo di creare unità organica tra le varie iniziative parrocchiali, con l'obiettivo finale di rendere i giovani responsabili e pronti a inserirsi nel tessuto sociale, dopo aver sperimentato la gestione in piccolo di un comune.
Nel 1974 si manifestarono per don Didimo i primi sintomi del morbo di Parkinson e nel 1979 fu costretto a lasciare l'incarico a causa dei gravi problemi di salute. Ritiratosi, non autosufficiente, in un piccolo appartamento reso disponibile nella scuola materna parrocchiale, fu amorevolmente assistito di notte a turno per ben dieci anni dai suoi giovani. Don Didimo morì il 13 giugno 1991 e fu sepolto nel cimitero di Bassano del Grappa.
 
Dall'intuizione di alcuni membri del "Comune dei Giovani" nel 1981 nasce la 'Scuola di Cultura Cattolica' di Bassano del Grappa, in un periodo storico in cui le idee politiche di Antonio Gramsci sembravano egemoni nella cultura italiana, al punto che anche alcune aree del mondo cattolico ne erano più o meno consapevolmente imbevute. Inoltre stava crescendo anche quella cultura che, dopo la caduta del comunismo, ne avrebbe preso il posto: il pensiero debole. Per molti membri, ormai adulti, del 'Comune dei Giovani', sembrò necessaria un'opera di recupero della tradizione cattolica. La "Scuola di Cultura Cattolica" alla quale partecipano i fuoriusciti dal Comune, che vanno dai 31 agli 80 anni, intende anzitutto sostenere e diffondere la cultura cattolica mediante tutti gli strumenti culturali adatti allo scopo (giornali, radiotelevisione, scuola, turismo) organizzando conferenze, convegni, presentazioni di libri e conferendo un premio internazionale a personalità di spicco, come Joseph Ratzinger, don Luigi Giussani, Eugenio Corti, Mary Ann Glandon, monsignor Carlo Caffarra e monsignor Luigi Negri. In secondo luogo intraprende iniziative per approfondire, sviluppare e diffondere il patrimonio ideale e culturale lasciato da Don Didimo Mantiero, trasmesso nelle istituzioni de 'La Dieci' e del 'Comune dei Giovani'.
Una nota molto significativa:
dei primi dieci giovani che aderirono a “La Dieci”, nove morirono dopo aver confessato a don Didimo di essere pronti a dare tutto per la causa. Un fatto che spaventò il sacerdote, il quale vedrà il frutto di questo martirio solo vent’anni dopo.
 
Tratto da lanuovabq e cathopedia
  
Per saperne di più:

lunedì 20 giugno 2016

Georges Edouard Lemaître - Cinquant'anni fa

Il fisico e astronomo Georges Edouard Lemaître, padre della teoria del Big Bang e pioniere della cosmologia contemporanea era un sacerdote! Nato a Charleroi in Belgio il 17 luglio 1894, studiò prima nel collegio gesuita di Charleroi e poi matematica e scienze fisiche all'Università cattolica della fiamminga Lovanio, dove ottenne il dottorato nel 1920; quello stesso anno entrò in seminario a Mechelen e ordinato sacerdote nel 1923.
Dopo diversi incarichi fuori dal Belgio, tra cui quello presso l'osservatorio astronomico di Cambridge, ritornò in Patria nel 1925 e venne nominato professore ordinario all'Università di Lovanio dove insegnò fino al 1964.
La teoria di Lemaître fu chiamata per la prima volta del 'Big Bang' da Fred Hoyle il 28 marzo 1949, durante una trasmissione radiofonica della BBC.
Negli ultimi anni della sua vita si interessò dei primi calcolatori elettronici e di informatica. Poco prima della sua morte, avvenuta il 20 giugno 1966 a Lovanio, riuscì a sapere che era stata individuata la radiazione cosmica di fondo che provava praticamente la sua teoria.
Lo scienziato che per primo propose l’idea della nascita del cosmo da un “atomo primitivo”, e cioè la teoria che sarebbe stata poi chiamata del Big Bang, fu dunque un sacerdote, che è stato tra l'altro per tanti anni anche presidente dell' Accademia Pontificia delle Scienze.
Scrive il Prof. Francesco Agnoli in merito (qui):
Il suo nome è stato per anni sepolto nell’oblio, per molteplici motivi:
 
1)la primitiva avversione alla sua teoria da parte di Einstein, e di tanti scienziati che bollavano la sua ipotesi come figlia del suo pensiero cristiano e non di un pensiero scientifico («si vede bene che Lei è un prete», gli disse Einstein, con cui Lemaître aveva un ottimo rapporto, alludendo ad una consonanza tra dottrina della creazione ex nihilo e Big Bang. «Questo è un complotto della Chiesa per far passare la creazione sotto veste scientifica», ripeteva il grande astrofisico britannico Fred Hoyle);
 
2)l’ostracismo dei fisici materialisti;
 
3)la sua umiltà, che lo portò per esempio a non rivendicare un’altra primogenitura, l’aver proposto l’espansione delle galassie due anni prima di E. Hubble.

Prima di morire pronunciò una delle sue più celebri frasi: "L'espansione dell'universo è provata soprattutto dalla costante espansione delle capacità umane
".

domenica 19 giugno 2016

Il 'Codice da Vinci'

'DE DIVINA PROPORTIONE' è questo il vero Codice da Vinci. Si tratta di un pregiato manoscritto del XV secolo del quale esistono solo due esemplari, uno conservato a Milano e l'altro a Ginevra, in cui l'autore, il matematico  francescano, frà Luca Pacioli, ci lascia il pensiero rinascimentale sulla natura divina della geometria e sull’armonia inscritta nel disegno di Dio Creatore. Cosa c'entra Leonardo da Vinci? L'artista era grande amico di frà Luca. Entrambi  hanno vissuto insieme per cinque anni, viaggiando di corte in corte, studiando e scambiandosi informazioni.  Il libro contiene le illustrazioni geometriche fatte da Leonardo da Vinci: 59 poliedri che cercano di immaginare la forma geometrica che sta in ogni cosa creata e che rimanda all'idea dell’ordine e dell’armonia di tutto ciò che esiste; un tentativo riuscito di cercare Dio-Creatore nella bellezza delle cose attraverso la geometria e la matematica.
 
Frà Luca Pacioli è stato un talento che ha dato un grande contributo alla cultura scientifica italiana, occupandosi sia di matematica che di economia. Un nome che nessuno conosce, purtroppo! (L'Enciclopedia Treccani ne da un dettagliato profilo biografico qui).
 

Frà Luca fa parte di quel gruppo francescano che san Francesco incoraggiò dando a sant'Antonio di Padova il permesso di studiare, con lo scopo di evangelizzare anche tramite la cultura.
 
Nasce a Borgo Sansepolcro in provincia di Arezzo verso il 1445. Muore a Roma il 19 giugno 1517, esattamente 499 anni fa. Una vita vissuta, attraverso lo studio e la ricerca, per la maggior gloria di Dio, affascinato dalla bellezza, dall'armonia e dalla perfezione delle cose create, condividendo la sua passione per le cose belle con numerosi artisti del tempo con i quali venne a contatto oltre a Leonardo da Vinci: Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Melozzo da Forlì , Marco Palmezzano, il Bramante, Francesco di Giorgio Martini, Giovanni Antonio Amadeo e forse Albrecht Dürer.
Lo Stato Italiano gli ha dedicato un francobollo ed una moneta da 500 lire.
 

giovedì 16 giugno 2016

16 giugno 1846

Centosettant'anni fa, il 16 giugno 1846 il cardinale Giovanni Maria, del nobile casato dei  Mastai-Ferretti, veniva eletto Papa col nome di Pio IX. Nato a Senigallia il 13 maggio 1792, morto a Roma il 7 febbraio 1878.  E' stato il 255° Vescovo di Roma e Papa italiano dal 16 giugno 1846 fino alla morte. Appartenente al terzo ordine francescano è stato proclamato beato nel 2000 da Papa Giovanni Paolo II. Il suo pontificato, di 31 anni, 7 mesi e 23 giorni, rimane il più lungo della storia della Chiesa cattolica, dopo quello di San Pietro. Ebbe a soffrire molto a causa dei moti rivoluzionari che portarono all'unità d'Italia ed alla fine del Regno delle Sicilie, dove il Re Ferdinando II lo accolse esule a Gaeta dopo che nottetempo fu costretto a fuggire da Roma, travestito da prete. Il Santo Padre fece ritorno a Roma il 12 aprile 1850.
L'8 dicembre 1854 proclamò il dogma dell'Immacolata Concezione con la bolla 'Ineffabilis Deus'.
L'8 dicembre 1864 pubblicò l'enciclica 'Quanta cura'-in cui si misero in evidenza gli errori della Rivoluzione Francese e del Risorgimento italiano- e il 'Sillabo' una raccolta di ottanta proposizioni considerate dal Papa stesso «erronee», divise in dieci rubriche, in cui si condannavano le moderne ideologie (il 'modernismo').
Il 7 dicembre 1869 aprì il Concilio Vaticano I. Il 20 settembre del 1870, alla caduta di Napoleone III, le truppe dei Savoia entrarono a Roma attraverso la breccia di Porta Pia, ponendo fine alla sovranità temporale dei "papi re". Il Papa stavolta, dopo l'esperienza del '48, era ben deciso a non abbandonare la sede pontificia, opinione peraltro condivisa dalla maggioranza dei cardinali: tra gli altri anche don Giovanni Bosco, interpellato, si espresse con la frase "Che la sentinella d'Israele resti al suo posto". Quindi Pio IX si ritirò in Vaticano rifiutando di riconoscere il nuovo stato e dichiarandosi prigioniero politico: peraltro questa situazione, indicata come Questione Romana, durò fino ai Patti Lateranensi del 1929.
Fino alla sua morte il Pontefice continuò a definirsi «prigioniero dello Stato italiano». Papa Pio IX morì a Roma il 7 febbraio 1878 dopo aver ripetuto più volte " Parti o anima cristiana" baciando il crocifisso e l'immagine della Madonna. Fu sepolto in Vaticano.
 
VITA PRIVATA
 
Pio IX, nonostante fosse il Pontefice, amava definirsi un "parroco di campagna". La sua vita privata infatti si svolgeva come quella di un semplice sacerdote.
Si alzava alle sei del mattino, per un'ora rimaneva nella sua camera in preghiera su un inginocchiatoio di fronte ad un crocifisso. Celebrava la Santa Messa e poi assisteva ad un'altra di ringraziamento, durante la quale recitava le ore canoniche e le preghiere di pietà con un libretto appartenuto alla madre. Dai tempi del Collegio degli Scolopi amava pregare la corona delle Dodici Stelle, una preghiera composta da san Giuseppe Calasanzio che prega Maria preservata dal peccato originale.
Dopo le preghiere si dedicava alle udienze concesse sia agli uomini importanti sia ai semplici fedeli. Ogni giovedì riceveva, inoltre, petizioni da chiunque e ogni 14 del mese riceveva tutti in pubblica udienza. Alle due terminava le udienze e si recava a pranzo. Non voleva che si consumassero più di uno scudo romano al giorno per i suoi pasti e alcuni biografi raccontano che aveva l'abitudine di prendere la frutta sempre dopo gli altri commensali.
Dopo pranzo amava fare passeggiate o andare in carrozza per la città.
Tornato in Quirinale scriveva e poi recitava il Vespro.
Dopo la cena riceveva il suo confessore e si ritirava nella cappella privata a pregare dinanzi al tabernacolo. Ricordava spesso l'importanza di pregare Gesù Eucaristico, al quale si poteva confidare tutto.
cathopedia.org
 
 
 

 

mercoledì 15 giugno 2016

Exsurge Domine


'Exsurge Domine' è la  bolla di papa Leone X, pubblicata il 15 giugno 1520 che costituisce la risposta con cui la Chiesa cattolica condanna le Novantacinque Tesi di Martin Lutero e gli scritti che egli compose in seguito. 
Il Papa chiede ufficialmente che, entro sessanta giorni dalla pubblicazione della bolla, Martin Lutero ritratti 41 delle sue 95 tesi, così come altri errori di cui parla nello specifico. Inoltre la bolla vieta in tutti i paesi cattolici la stampa, la vendita e la lettura di qualsiasi libro contenenti gli errori e le eresie espresse nelle 95 tesi; il documento pontificio richiede alle autorità secolari il rispetto e l'applicazione di quanto espresso, nei loro domini.
Lutero lasciò scadere il tempo previsto, e il 10 dicembre 1520 bruciò la sua copia della bolla insieme ai volumi di diritto canonico. A seguito di questo atto, il 3 gennaio 1521 con la bolla 'Decet Romanum Pontificem' fu scomunicato.

Misericordia e conversione

(...)ci sono due modi profondamente sbagliati di narrare l’evento misericordioso della rinnovazione dell’alleanza fra Dio e l’uomo, spezzata dal peccato. Annunciare la misericordia di Dio senza esortare alla conversione; esortare alla conversione senza l’annuncio della misericordia.(....)La condizione dell’uomo è la libertà, la quale si realizza, all’interno dell’azione misericordiosa che stiamo considerando, nella figura della conversione dell’uomo. Parlare della misericordia di Dio che perdona lasciando in ombra l’atto libero della conversione, è parlare di un idolo creato dall’uomo, non del Dio vero e vivente. Un tale modo di parlare non solo è falso quanto al divino attributo della onnipotenza, ma nega il divino attributo della giustizia e della santità. Dio non può rinnovare la sua alleanza con l’uomo, come se la persona umana non si trovasse in una condizione di peccato.(...) Un annuncio della misericordia che non parlasse simultaneamente della necessità della conversione, ignorerebbe tutti i grandi temi del giudizio di Dio, dell’ira di Dio. Non meno falso sarebbe esortare alla conversione non alla luce del volto divino della misericordia. Un tale modo di pensare la proposta cristiana, sarebbe semplicemente la sua corruzione. La proposta cristiana infatti non è principalmente una proposta etica; non è la promulgazione di un codice morale più perfetto. È la narrazione di un evento di misericordia che ha in sé la forza di cambiare la vita; è l’offerta gratuita, incondizionata di una rigenerazione della propria umanità. È dono, non comandamento; è grazia, non legge.
Noi sappiamo che è stato l’errore pelagiano quello di negare questa intima trasformazione dell’uomo per opera della grazia. (...) 
 
Vorrei ora mostrarvi brevemente gli effetti devastanti che le due narrazioni sbagliate hanno.
In ordine al culto che noi dobbiamo a Dio, non è indifferente ciò che pensiamo di Dio. Ora la prima narrazione distrugge nella coscienza religiosa la verità su Dio, poiché cambia il significato del centro della rivelazione che Dio ha fatto di Sé: Colui che è misericordioso. Come abbiamo già lungamente esposto, misericordia divina significa che Egli in Gesù distrugge il peccato. Poiché non c’è perdono senza conversione, essendo la persona un soggetto libero ed in una condizione di peccato, la prima narrazione conduce la persona umana a pensare “non devo avere alcuna preoccupazione anche se rimango come sono; tanto Dio è misericordioso”. Si capisce allora quanto diceva secondo alcune testimonianze Padre Pio: ”temo di più la misericordia che la giustizia di Dio”. E Sant'Alfonso, Dottore della Chiesa: “ne manda più all’inferno la misericordia che la giustizia di Dio”.
La prima narrazione demolisce il “caso serio” del Cristianesimo, e rende inutile l’Atto redentivo di Cristo.
Essa conduce la persona ad una duplice menzogna: la prima quella di commettere il male più facilmente; la seconda di pensare che poi alla fine… Dio non se la prende poi tanto per questo. E toglie la possibilità di pensare un fondamento ultimo alla coscienza del dovere e dell’obbligazione morale.
La seconda narrazione, essendo una corruzione del Cristianesimo, allontana profondamente l’uomo da esso. La proposta cristiana così narrata, infatti, diventa noiosa, poiché una proposta di vita che consista solamente nella promulgazione di un codice morale, diventa scostante. Ma soprattutto allontana chi ha più bisogno di incontrare Cristo, cioè i peccatori, come viene continuamente detto nel Vangelo. (Card. Carlo Caffarra, Ancona 26.05.2016)
 

martedì 14 giugno 2016

Papa san Giovanni Paolo II su unioni omo

Carissimi fratelli e sorelle!
Siamo entrati nella Quaresima dell'anno 1994, Anno della Famiglia, voluto dall'ONU e dalla Chiesa. Tra i compiti che, durante questo Anno, occorre mettere in evidenza in campo sia ecclesiale che civile vi è il consolidamento del legame familiare e della vera identità della famiglia. Per questa ragione la 'Lettera alle Famiglie', che verrà pubblicata martedì prossimo, 22 febbraio, è prima di tutto un invito alla preghiera per le famiglie e con le famiglie. Gli insidiosi attacchi contro la famiglia nella moderna civiltà edonistica, che, malgrado tutte le dichiarazioni sui diritti dell'uomo, è nella sostanza contraria al suo vero bene, non possono essere respinti se non con la preghiera, il digiuno e l'amore vicendevole. Non mancano, certo, le famiglie che pregano per se stesse e per gli altri. In questo nostro mondo, esposto a così numerose minacce di ordine morale, si sta provvidenzialmente sviluppando l'apostolato delle famiglie.
Purtroppo si devono registrare, proprio in questo Anno della Famiglia, iniziative propagandate da notevole parte dei mass media, che nella sostanza si rivelano "antifamiliari".
 
Sono iniziative che danno la priorità a ciò che decide della decomposizione delle famiglie e della sconfitta dell'essere umano - uomo o donna o figli.
 
Vi si chiama, infatti, bene ciò che in realtà è male: le separazioni decise con leggerezza, le infedeltà coniugali non solo tollerate ma persino esaltate, i divorzi, il libero amore sono talora proposti come modelli da imitare. A chi serve questa propaganda? Da quali fonti essa nasce? "Ogni albero buono - osserva Gesù - produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi" (Mt 7, 17). Si tratta, dunque, di un albero cattivo che l'umanità porta dentro di sé, coltivandolo con l'aiuto di ingenti spese finanziarie ed il sostegno di potenti mass media.
 
Il pensiero va qui alla recente e ben nota risoluzione approvata dal Parlamento Europeo. In essa non si sono semplicemente prese le difese delle persone con tendenze omosessuali, rifiutando ingiuste discriminazioni nei loro confronti. Su questo anche la Chiesa è d'accordo, anzi lo approva, lo fa suo, giacché ogni persona umana è degna di rispetto. Ciò che non è moralmente ammissibile è l'approvazione giuridica della pratica omosessuale. Essere comprensivi verso chi pecca, verso chi non è in grado di liberarsi da questa tendenza, non equivale, infatti, a sminuire le esigenze della norma morale (cfr. Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, 95). Cristo ha perdonato la donna adultera salvandola dalla lapidazione (cfr. Gv 8, 1-11), ma le ha detto al tempo stesso: "Va' e d'ora in poi non peccare più" (Gv 8, 11).
 
Questo dico con grande tristezza, perché tutti abbiamo grande rispetto della Comunità Europea, del Parlamento Europeo; conosciamo i tanti meriti di questa istituzione. Ma si deve dire che con la risoluzione del Parlamento Europeo si è chiesto di legittimare un disordine morale. Il Parlamento ha conferito indebitamente un valore istituzionale a comportamenti devianti, non conformi al piano di Dio: ci sono le debolezze - noi lo sappiamo - ma il Parlamento facendo questo ha assecondato le debolezze dell'uomo.
 
Non si è riconosciuto che vero diritto dell'uomo è la vittoria su se stesso per vivere in conformità con la retta coscienza.
Senza la fondamentale consapevolezza delle norme morali la vita umana e la dignità dell'uomo sono esposte alla decadenza ed alla distruzione. Dimenticando la parola di Cristo: "la verità vi farà liberi" (Gv 8, 32), si è cercato di indicare agli abitanti del nostro Continente il male morale, la deviazione, una certa schiavitù, come via di liberazione, falsificando l'essenza stessa della famiglia.
Non può costituire una vera famiglia il legame di due uomini o di due donne, ed ancor meno si può ad una tale unione attribuire il diritto all'adozione di figli privi di famiglia.
A questi figli si reca un grave danno, poiché in questa "famiglia supplente" essi non trovano il padre e la madre, ma "due padri" oppure "due madri".
 
Confidiamo che i Parlamenti dei Paesi d'Europa sapranno, su questo punto, prendere le distanze e, in occasione dell'Anno della Famiglia, vorranno proteggere le famiglie di antichissime società e nazioni da questo fondamentale pericolo. Non ci sono dubbi, però, che siamo in presenza di una terribile tentazione. La prima Domenica di Quaresima ci ricorda il Cristo che si è trovato faccia a faccia con l'eterno Tentatore dell'uomo e l'ha vinto: una vittoria che preannunciava il trionfo pasquale mediante la croce e la risurrezione. Cristo dice a noi - a noi cristiani, a noi abitanti dell'Europa - che questo genere di male non si vince se non con la preghiera e il digiuno. Sì, non possiamo vincere questo male, questa minaccia in altro modo. Le uniche istanze a cui possiamo appellarci sono la retta, la sana coscienza e il senso di responsabilità delle nazioni, le quali non devono permettere che si distrugga la famiglia, perché da essa dipende il futuro di ciascuno di noi.
 
All'inizio della Quaresima, la Chiesa riascolta la chiamata di Cristo e l'accoglie così come l'hanno accolta, un tempo, gli Apostoli. Smettiamo di essere uomini di poca fede e cerchiamo di diventare uomini di preghiera e di penitenza! " . . . Se non vi convertite, perirete tutti" (Lc 13, 3), dice Cristo. Non sono parole pronunciate invano; hanno avuto già molte volte conferma nella storia. Non sappiamo né il giorno né l'ora (cfr. Mt 25, 13)! La Quaresima ci serva al rinnovamento della nostra alleanza con Dio in Cristo. In Lui solo è la salvezza dell'uomo.
(Papa San Giovanni Paolo II, Angelus 20 febbraio 1994)
 
Tratto da vatican.va

lunedì 13 giugno 2016

Imago bestiae

L'essere umano, dopo il  salto da un genere sessuale ad un altro, con l'ideologia 'gender', ne ha compiuto un altro: il passaggio ad un'altra specie. Che fosse inevitabile lo si respirava già nei fumi delle rivendicazioni umane, dalla libertà di proporsi fautore assoluto di se stesso e del proprio destino, alla ricerca smodata di senso e soddisfazione, senza regole né padroni. Ma, come succede sempre, quando gli esseri umani, in virtù del loro libero arbitrio, si dimenticano di 'dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio', perdono la dignità ed anche la libertà, diventando schiavi di se stessi e delle proprie passioni. Aggrovigliati tra i lacci degli istinti, spinti soltanto dal bisogno di soddisfare le proprie voglie, si dimenticano di essere creature plasmate ad immagine e somiglianza di Dio. 
Si ripete lo scandalo del peccato originale: la ribellione dell'uomo a Dio per essere come Dio!
In tal modo l'essere umano si crede veramente affrancato e libero: di scegliere chi, cosa e come essere, di vivere e morire come vuole, di fare ciò che vuole, di amare e farsi amare come vuole, di pensare quello che vuole, e se decide di 'ricrearsi', di scegliere chi o cosa essere. Ecco il salto: sceglie di essere una bestia!
Oggi un cane, domani un gatto, un serpente, un orso, un rinoceronte, un drago e così via; da transgender a trans-specie il passo è stato brevissimo.  
L'uomo-drago esiste già (QUI) e da qualche tempo esiste anche l'uomo-cane (QUI).  Gli uomini-cane si fingono animali scodinzolanti, rivestiti di tute in lattice, per imitare in tutto e per tutto i comportamenti dei cani, per avere un padrone che si prenda cura di loro, che li porti a spasso per le vie della città con tanto di guinzaglio al collo, ricevere coccole, farsi dare da mangiare in una scodella, ringhiare contro le persone moleste ed avere anche rapporti sessuali (cosa che normalmente non succede tra uomini e cani, ma accade anche questo!).
 
Nel Regno Unito gli appartenenti a questa 'comunità' sono all'incirca 10 mila e provengono, nella maggior parte dei casi, dall'ambiente omosessuale ed in particolare sado-maso. Ne ha dato notizia, il 25 maggio scorso il canale Tv inglese Channel 4, mandando in onda un documentario dal titolo “La vita segreta dei cuccioli umani” (Secret life of the human pups) che ha raccolto testimonianze dirette in merito, con tanto di interviste.
 
L'uomo non ama essere 'dipendente' da Dio ma accetta una sudditanza che lo schiaccia, lo domina e gli toglie la dignità e con essa anche la libertà. 
Ed eccoli che già rivendicano il diritto di essere accettati e riconosciuti così come sono, così come si sentono di vivere e di essere, perché altrimenti sarebbe un'ingiustizia, una discriminazione.  Purtroppo si continua ad andare al di là di ogni criterio di realtà e di oggettività, a spostare sempre più in alto l'asticella della falsa libertà in ossequio ai dettami del proprio io irrazionale, illogico e caotico.
 
Mi piacerebbe credere che sia solo una trovata pubblicitaria!
 
L'articolo intero QUI su LaNuovaBussolaQuotidiana 
     
  

venerdì 10 giugno 2016

Lo sport dello struzzo

Ormai il modernismo è talmente penetrato nel campo della teologia e nella pubblicistica cattoliche, nelle diocesi, negli istituti religiosi, negli istituti accademici della Chiesa, nella gerarchia, nella Santa Sede e tra i collaboratori del Sommo Pontefice, che la Congregazione per la dottrina della Fede è adesso davanti ad un’alternativa drammatica, mai verificatasi prima in tutta la storia della Chiesa. Ha perso il controllo della situazione, come se dieci vigili urbani, da soli, dovessero regolare il traffico di Roma. Per qualche teologo di punta, la Congregazione per la dottrina della fede è un focolaio di reazionari, che converrebbe chiudere e sostituire con l’ecumenismo diretto dal Cardinale Walter Kasper, richiamato in servizio. 
Per non essere intervenuti a tempo, circa 50 anni fa, a causa di un imprudente temporeggiare, minimizzare e tergiversare, per un’eccessiva indulgenza, mancanza di vigilanza, di perspicacia e di coraggio, i vescovi hanno consentito al modernismo di invadere la Chiesa come una specie di metastasi.
Adesso non ci sarebbero che due alternative: o procedere a norma di diritto canonico, ma allora bisognerebbe processare e censurare decine per non dire centinaia di persone tra prelati, docenti, teologi, religiosi e sacerdoti nel mondo; oppure rinunciare a intervenire confidando nella Divina Provvidenza.
La Congregazione per la dottrina della fede ha scelto questa seconda strada. Da qui la sua assenza di interventi da alcuni anni. Siccome la situazione è umanamente insolubile, non resta che confidare nell’aiuto del Signore e nell’intercessione della Madonna e dei Santi, soprattutto di San Tommaso d’Aquino.
 
(P. Giovanni Cavalcoli, 09.06.2016)

In persona Christi

«Questa è la funzione 'in persona Christi' del sacerdote: rendere presente, nella confusione e nel disorientamento dei nostri tempi, la luce della parola di Dio, la luce che è Cristo stesso in questo nostro mondo. Quindi il sacerdote non insegna proprie idee, una filosofia che lui stesso ha inventato, ha trovato o che gli piace; il sacerdote non parla da sé, non parla per sé, per crearsi forse ammiratori o un proprio partito; non dice cose proprie, proprie invenzioni, ma, nella confusione di tutte le filosofie, il sacerdote insegna in nome di Cristo presente, propone la verità che è Cristo stesso, la sua parola, il suo modo di vivere e di andare avanti»
 
«Quella del sacerdote, di conseguenza, non di rado potrebbe sembrare “voce di uno che grida nel deserto” (Mc 1,3), ma proprio in questo consiste la sua forza profetica: nel non essere mai omologato, né omologabile, ad alcuna cultura o mentalità dominante, ma nel mostrare l’unica novità capace di operare un autentico e profondo rinnovamento dell’uomo, cioè che Cristo è il Vivente, è il Dio vicino, il Dio che opera nella vita e per la vita del mondo e ci dona la verità, il modo di vivere».
 
(Papa Benedetto XVI, udienza generale, 14 aprile 2010)

giovedì 9 giugno 2016

Il nemico in casa

«Le nostre sofferenze di oggi sono il preludio di quelle che subirete anche voi europei e cristiani occidentali nel prossimo futuro», dice il 47enne Amel Nona, l’arcivescovo caldeo di Mosul fuggito ad Erbil. Il messaggio è inequivocabile: l’unico modo per fermare l’esodo cristiano dai luoghi che ne videro le origini in epoca pre-islamica è rispondere alla violenza con la violenza, alla forza con la forza. Nona è un uomo ferito, addolorato, ma non rassegnato. «Ho perso la mia diocesi. Il luogo fisico del mio apostolato è stato occupato dai radicali islamici che ci vogliono convertiti o morti. Ma la mia comunità è ancora viva». E’ ben contento di incontrare la stampa occidentale. «Per favore, cercate di capirci - esclama -. I vostri principi liberali e democratici qui non valgono nulla. Occorre che ripensiate alla nostra realtà in Medio Oriente perché state accogliendo nei vostri Paesi un numero sempre crescente di musulmani. Anche voi siete a rischio. Dovete prendere decisioni forti e coraggiose, a costo di contraddire i vostri principi. Voi pensate che gli uomini sono tutti uguali - continua l’arcivescovo Amel Nona - Ma non è vero. L’Islam non dice che gli uomini sono tutti uguali. I vostri valori non sono i loro valori. Se non lo capite in tempo, diventerete vittime del nemico che avete accolto in casa vostra».
 
(Lorenzo Cremonesi, inviato a Erbil-Iraq)

domenica 5 giugno 2016

Restyling post-conciliare della Chiesa / Liquefazione della Chiesa Cattolica


 
Si entra nell’abisso quando poi vengono riprese senza vergogna le parole d’ordine della Massoneria, come: apertura, cambiamento, sfida
che spesso indicano la capitolazione alle rivendicazioni progressiste, che nulla è eterno, nulla è immutabile ed il coraggio di aprire e di cambiare. (....)
Né il clero trova parole per condannare leggi disumane, sotto il pretesto di non immischiarsi o di rispettare l’autonomia del Parlamento(uno dei principali dogmi della Massoneria), di non ingerenza (ossia l’insignificanza politica della Chiesa). Salvo poi, a misfatto avvenuto, mettersi a belare (guardandosi bene dallo sguainare la spada, anche perché i monsignori inorridiscono davanti alle prese di posizioni chiare e coraggiose: per loro bisogna sempre cercare prima quel che unisce piuttosto che condannare in nome dei contenuti dogmatici della Fede, che invece sarebbero “divisivi(anche questo punto indica un’adesione ad uno dei principali dogmi della Massoneria, quello che “le religioni dividono e sono causa di guerre”), per loro, insomma, la “verità” va superata in nome della “carità”).
Il combinato delle due massime giovannee (“cercare quel che unisce”, “aggiornamento del linguaggio”) si è inesorabilmente tramutato nella liquefazione della dottrina di Nostro Signore sostituita da un conglomerato di vaghi enunciati ed esortazioni, più in sintonia con i diktat dei potentati e, in definitiva, del “principe di questo mondo”.
La fede cattolica tende a ridursi ad una religiosità aperta al mondo ed alle altre fedi, privata della sua identità mentre ne viene oscurata la fondazione divina.
(....)
Nella pratica gradatamente la chiesa conciliare assomiglia sempre più ad una associazione, cui è stato assegnato un duplice compito: quello di fornire al Potere un supporto spirituale e di amalgamare le masse. Analoga funzione di controllo i potentati si attendono dagli altri capi religiosi.
Dagli atti della neo-chiesa si deduce l’obiettivo indicato alle genti: la pace universale (di Comenius (Progetto_Comenius), non di Cristo). Si evince altresì l’orrore per le guerre di cui sarebbero colpevoli le religioni con le loro inutili divisioni. Si evince infine la soluzione prospettata: scelta tra una religione ricondotta nei limiti della sola ragione (deismo Kantiano sotto la supervisione degli Illuminati), e una religiosità individuale (soggettivismo), guidata dal sentimento (è vero ciò che “sento”) ed orientata al miglioramento delle condizioni economico-sociali (naturalismo).
 
Detto con altre parole i dogmi di Manichei, Fratelli Del Libero Spirito, Catari, Alchimisti, Rosa-Croce, Massoni di varia obbedienza, Teosofi, Fabiani, Luciferiani, ecc. sono stati fatti propri da una certa gerarchia cattolica.
E da costoro ha ereditato stessa visione del futuro, l’odio verso passato e presente della Chiesa Cattolica Apostolica Romana e i suoi residui ostinati aderenti.
 
(Oreste Sartore)Tratto da corsiadeiservi

sabato 4 giugno 2016

Restyling post-conciliare della Chiesa / Il linguaggio ecumenicamente corretto

In ossequio al buonismo di matrice onusiana, coloro che vogliono entrare in Italia sono automaticamente profughi e da immigrati sono stati elevati dalla Caritas alla condizione di migranti (parola ormai avvolta da un’aura sacrale). Per cui l’“accoglienza” è doverosa (vitto, alloggio, denaro per piccole spese e pagamento RCA auto) coi soldi dello Stato e della Chiesa (cioè nostri).
Allo scopo di mantenere desta l’attenzione sui temi cari ai rivoluzionari vi sono parole-mantra dell’armamentario modernista, che vengono ripetute all’infinito dai teologi e dai prelati. Spiccano in particolare: scrutare i segni dei tempi, per un cristianesimo profetico, lo spirito soffia dove vuole.

L’invito a sciogliersi dai lacci della dottrina è favorito dai primati assegnati al “dialogo”, (anche a discapito della Verità) e all’esperienza (via soggettiva e sentimentalistica alla Deitas).
Ad aumentare la caligine contribuiscono poi i “vocaboli totem” dalla forte valenza unitiva di cui il mondo si adorna: pace, amore, libertà, fratello sono state infatti semanticamente svuotate del loro significato cristiano, rinchiuse in un limbo lessicale e quindi strumentalizzabili da chi vuol instradare le masse verso il Nuovo Ordine Mondiale. (....)
Quanto esposto dà conto anche del perché documenti, conferenze, esortazioni, omelie del clero odierno siano caratterizzati da una verbosità straripante.(....) Perfino preghiere, Rosari, Litanie e Via Crucis seguono l’onda con l’aggiunta di espressioni pleonastiche. Ed è giocoforza se tu vuoi basare la Via Crucis –come è accaduto– sui testi di un cantautore di orientamento gnostico come de André.
Il profluvio di parole e l’ambiguità dei testi servono anche a ridurre l’impatto delle tesi rivoluzionarie, coperte dalle attenuazioni e divagazioni.(....)La furia che incita a portare a compimento il più presto possibile il ribaltamento dottrinale induce a scrivere senza ritegno cose tra loro in contraddizione, in modo che dei due corni del dilemma ognuno possa scegliere quello che meglio gli si confà.
 
(Oreste Sartore)
 Tratto da Qui

venerdì 3 giugno 2016

Restyling post-conciliare della Chiesa / manipolare le parole

A mano a mano che nelle menti dei rivoluzionari il Concilio ha totalmente soppiantato il Magistero precedente nuove deformazioni linguistiche sono state poste in essere.
 
Dato che la fede ci arriva grazie alle parole, un modo drastico di epurare la dottrina è quello di rimuovere le parole che rappresentano concezioni troppo cattoliche ardue da collegare con l’erigenda religione conciliare.

La Santa Messa cessa così di essere il Santo Sacrificio per ridursi a riunione festosa dei fedeli celebranti “il Risorto” e se stessi.

L’aldilà si è spopolato, visto che di angeli custodi, degli altri Spiriti celesti e dei demoni non si parla quasi più.

Peccato mortale e peccato originale sono usciti dal lessico dei sacerdoti (o meglio dei “presidenti della sinassi dei fedeli”).
Né si ricordano più i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.
 
Sono spariti alcuni vizi capitali, si preferisce puntare il dito contro i reati invisi ai potenti (corruzione, evasione fiscale, ecc.), mentre in luogo delle virtù cardinali vengono proposti i comportamenti che l’ONU patrocina (accoglienza, rispetto della Terra, ecc.).
Un secondo modo di apportare modificazioni alla dottrina è quello di sostituire le parole di sempre con altre più ecumenicamente corrette.
Il peccato assume allora nomi meno responsabilizzanti come “ferita” o “fragilità”.

Concubinati e convivenze sodomitiche diventano “forme non perfette di unione”, “situazioni cosiddette irregolari”.

La corruzione degli innocenti perpetrata nelle scuole –a parole e con gli atti– è tollerata in quanto “educazione sessuale” chiesta dall’Europa (il grande Leviatano); i vescovi si sono anzi impegnati a “rispettare e applicare lealmente” i famigerati decreti che impongono l’insegnamento del gender anche negli istituti retti da religiosi.
Alla sostituzione delle parole corrisponde un offuscamento della dottrina e dell’etica che divengono nebulose, diversamente interpretabili ed adattabili alle situazioni.

(Oreste Sartore)

 Tratto da Qui

giovedì 2 giugno 2016

Restyling post-conciliare della Chiesa / Il 'gradualismo'

 
Ciò che nel Vaticano II era ancora embrionale, è invece dilagato nel post-concilio. Parliamo qui dell’uso improprio del gradualismo, una terza forma di distorsione, che consiste nel voler applicare ad una realtà che ha un numero finito di alternative un metro di valutazione a spettro continuo.
Alla distinzione tra Chiesa Cattolica e confessioni scismatiche/ereticali – per cui o si era nella Chiesa oppure al di fuori – è stato sostituito il concetto di comunione non piena, imperfetta, aprendo così lo spazio a vari gradi di comunione e creando dal nulla (potenza del linguaggio) le chiese sorelle, ovviamente in cammino verso la piena comunione (....).
Dalla distinzione peccato mortale–peccato veniale, accantonato il primo tra gli arnesi inservibili, si è passati a parlare di ideale e di situazioni che ancora non lo rappresentano completamente. Salta così anche l’antipatica dicotomia salvezza-dannazione (ma la Passione di Gesù Cristo a che è servita allora?) e –di conseguenza– i relativi luoghi di gioia o disperazione eterna.
Il gradualismo apre la porta al relativismo esplicito; infatti “una vera tolleranza religiosa può sussistere solo superando la distinzione mosaica tra vera e falsa religione”, viene sfrontatamente affermato dalle colonne del quotidiano vaticano (Marco Vannini, “L’Osservatore Romano” 26 aprile).
Il gradualismo si oppone ai concetti chiari e distinti, in particolare ai comandamenti divini, che rimangono norme sullo sfondo mai applicabili in modo netto. Così, se il matrimonio sacramentale rimane l’ideale delle persone sposate, le altre unioni ne differiscono solo in grado, godendo ognuna di una più o meno grande pienezza, in ognuna essendo riscontrabili elementi di bene.
 
(Oreste Sartore)
 
Tratto da Qui

mercoledì 1 giugno 2016

Restyling post-conciliare della Chiesa / Il linguaggio

 
Sottotraccia alle innovazioni teologiche, alle mutilazioni sacramentali, alle liturgie creative ed alle omelie di taglio ecumenico-assistenziale, è possibile scorgere il ruolo tutt’altro che secondario svolto dal nuovo modo di comunicare della gerarchia ecclesiastica.
Il nuovo modo di comunicare è nato, manco a dirlo, con il Concilio Vaticano II in ottemperanza alle indicazioni di Giovanni XXIII che ai teologi e ai padri sinodali diede ampio mandato di rinnovamento nella forma di presentazione della dottrina, fatto salvo che la sostanza non venisse cambiata. Questo restyling del Cattolicesimo venne giustificato dall’assioma (sofistico e falso) che all’uomo moderno non ci si potesse rivolgere col linguaggio chiaro e definitorio del Magistero precedente.
Il risultato ormai sotto gli occhi di tutti coloro che voglian vedere la realtà è un caos comunicativo per cui i documenti, le omelie e le interviste di eminenti vescovi, cardinali e pontefici, a seconda della appartenenza e convenienza di chi li interpreta, possono essere ritenuti in completa continuità con la Chiesa di sempre, oppure in continuità solo in alcune parti (mentre in altre abbisognerebbero di chiarificazioni), oppure giudicati sostanzialmente in rottura con la Tradizione o addirittura bollati come anticristici.
Le ragioni di tale caos si possono intravedere in alcune ben precise distorsioni del linguaggio ecclesiale.
 
La prima forma di distorsione è figlia dello stile usato nei documenti conciliari stessi. I teologi della Nouvelle Théologie chiamati da Roncalli a dirigere i lavori e i cardinali renani votati alla Rivoluzione avvolsero i filosofemi modernisti con attenuazioni (litoti), apponendo accanto ad una enunciazione eretizzante un termine limitativo: famoso il “in certo qual modo” con cui si è tentato di rendere meno dirompente l’affermazione, priva di fondamenti biblici: “con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito ad ogni uomo”(Gaudium et Spes).
 
Una seconda forma di linguaggio opaco è la tecnica del mascheramento, anche questa di origine vaticanosecondista. I padri sinodali, per obbedire alla volontà di Paolo VI (le innovazioni dovevano passare a larga maggioranza), accompagnarono le idee riformatrici con citazioni tratte dalla Bibbia e dal Magistero precedente che volevano essere rassicuranti, ma non sempre ci riuscivano (né potevano: la parola divina è come un diamante, che non può piegarsi alla volontà di potenza dell’uomo.
Mascherate dal linguaggio impreciso e affabulatorio sono stati incistati degli elementi non-cattolici all’interno di documenti che erano, per la loro propria natura, protetti dall’aura magisteriale, tanto che successivamente furono sigillati da interessati interpreti come opera della Terza Persona della SS.ma Trinità. Alcuni passaggi sono suscettibili tanto di una interpretazione ortodossa (utile a sedare pericolosi allarmismi) quanto di una liberale (quella che sarà impugnata come una scure dagli epigoni modernisti). L’ermeneutica postconciliare di stampo progressista si incaricò di portare alla luce i semi della mala pianta modernista che vi giacevano mescolati alle verità divinamente rivelate.
Questo modo di stilare i testi conciliari riflette una tecnica non nuova, anzi utilizzata da secoli dagli eretici e dagli esponenti eretizzanti (Erasmo). Già Pio VI aveva denunciato “l’arte maliziosa propria degli innovatori”, che “si adoperano per coprire sotto fraudolenti giri di parole i lacci delle loro astuzie, affinché l’errore nascosto … s’insinui negli animi più facilmente e avvenga che – alterata la verità della sentenza per mezzo di una brevissima aggiunta o variante – la testimonianza che doveva portare la salute, a seguito di una certa sottile modifica, conduca alla morte… Affermare e negare a piacimento fu sempre una fraudolenta astuzia degl’innovatori a copertura dell’errore” … un tale “incoerente multiloquio … avvolge d’oscuro il vero e, confondendo l’una e l’altra cosa, confessa quello che aveva negato o si sforza di negare quello che aveva confessato” (Bolla Auctorem fidei).
 
Tratto da Qui (testo di Oreste Sartore)