La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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lunedì 29 febbraio 2016

Una voce fuori dal coro

A proposito della legge Cirinnà sulle unioni di persone dello stesso sesso ecco la voce del vescovo di Ascoli Piceno mons. Giovanni D'Ercole:
'A me però, come pastore della Chiesa, incombe il diritto-dovere di illuminare le coscienze secondo i dettami della legge naturale e di quella divina. E voglio farlo nel pieno rispetto di tutti, e anzitutto della verità, senza badare al successo mediatico e al plauso umano.
'Il rischio oggi – spiega il presule – è che nel filone libertario prorompente prevalga non il bene vero, ma quel che appare tale senza esserlo perché ritenuto opinione prevalente, ma non è l’opinione maggioritaria della gente che decide che cosa è verità e bene. Ad esempio, l’aborto è diventato, per referendum popolare, da decenni un diritto, ma non pochi si accorgono ora dei danni che ha prodotto e delle ferite insanabili che lascia nel cuore della donna, senza aver prodotto i risultati che si auspicavano… ma come tornare indietro? Potrebbe avvenire la stessa cosa per altri temi relativi alla famiglia e alla bioetica, ritenuti moderne aperture e conquiste di civiltà.
'Andare controcorrente – aggiunge il Vescovo di Ascoli Piceno – su questi temi è troppo facilmente giudicato come restare retrogradi e legati al passato. Eppure bisogna riflettere, specialmente chi non solo per logica umana, bensì anche per fede è spinto a non abbracciare l’opinione prevalente solo perché dominante'.
 
'Dico a Renzi: dove è finito  il suo spirito cristiano? Quando uno ha veramente fermi i valori  di Dio ragiona in modo diverso. In quanto a questa legge che è figlia delle tenebre e non della luce, l’esperienza negativa deve servire di stimolo ai cattolici per riconsiderare e rivedere la loro fede e cercare quello che nel concreto non va. Sento tanti cattolici dire che appoggiano questa legge per tutelare i diritti civili. In questa affermazione c'è qualcosa che non funziona. E allora bisogna svolgere, pastori in testa, un  approfondito e serio esame di coscienza e cercare di capire quello che non va'.

Complici del male

Quanta responsabilità ha la Chiesa cattolica, a partire dal suo vertice cioè il Santo Padre, nell'approvazione del ddl Cirinnà sulle unioni delle persone dello stesso sesso?
A questa domanda mi viene in aiuto Papa  san Felice III (citato da Leone XIII nella sua lettera ai Vescovi italiani 08/12/1892) che disse:
“Non resistere all’errore è approvarlo, non difendere la verità è ucciderla. Chiunque manca di opporsi ad una prevaricazione manifesta può essere considerato un complice occulto”.  

venerdì 26 febbraio 2016

Tacere è connivenza!

"Io non so come stanno le cose nel Parlamento italiano. Il Papa non si immischia nella politica italiana". Così il Papa sul ddl unioni civili. "Nella prima riunione che io ho avuto con i vescovi nel maggio del '13 una delle cose che ho detto: col governo arrangiatevi voi. Perché il Papa è per tutti e non può mettersi in politica, concreta interna di un paese. Questo non è il ruolo del Papa. E quello che penso io è quello che pensa la Chiesa e han detto in tanti perché questo non è il primo Paese che fa questa esperienza, ce ne sono tanti".(Papa Francesco,18.02.2016)
  
"Temo che, in questo caso , il tacere equivalga alla connivenza : temo che il nostro tacere sia più dannoso del loro parlare : in queste materie , infatti il silenzio non va esente da sospetto , poiché se la falsità ci dispiacesse veramente , difenderemo la verità : è dunque una colpa per noi , il silenzio che favorisce l'errore" .
(Papa Celestino , Lettera ai vescovi della Gallia, PL 221 Voll In 4°, t .IV, col.259)

giovedì 25 febbraio 2016

Ddl Cirinna'-Alfano-Galantino

Unioni (in)civili: accordo fatto nella maggioranza di governo. Per evitare la caduta dello stesso, Renzi lo sottoporrà al voto di fiducia. E' stata stralciata la stepchild adoption (adozione del figliastro) ed aggiustati gli articoli 2 e 3 per evitare l’equiparazione al matrimonio naturale, tra uomo e donna. In questo modo questo ddl sarà votato anche dall’NCD di Angelino Alfano, seguirà l'approvazione del Senato, sempre che non abbia qualche esito il ricorso alla Corte Costituzionale di una cinquantina di senatori per essere stato violato l’articolo 72 della Costituzione, che impone il passaggio di ogni disegno di legge dalla Commissione competente. Il ddl Cirinnà così modificato è diventato accettabile ed auspicabile, obiettivo congiunto voluto sia dal leader dell’NCD sia dal segretario della Conferenza Episcopale, mons. Galantino: sì alle unioni civili (distinte dal matrimonio), no alle adozioni. Renzi, il mister Bean di casa nostra, è l’attore principale ma una mano decisiva gliel’ha data il segretario della CEI che ha garantito il via libera alle unioni gay, se prive dell’adozione e di alcune attribuzioni matrimoniali. È questo senz’altro il dato più sconcertante! Soprattutto se messo a confronto con l’atteggiamento della CEI nel 2007, che promosse il Family Day per bloccare i Di.Co.
Cosa è cambiato da allora?  Considerato che le coppie omosessuali conviventi in Italia risultano essere 7500 su oltre 24 milioni di nuclei familiari, dove le coppie sono formate da un uomo e da una donna, nel rispetto della legge naturale? Purtroppo ciò che in realtà è cambiato è l’atteggiamento dei vertici della Chiesa italiana, Papa compreso (che ha asserito di non volersi immischiare nei fatti della politica italiana), che appaiono oggi più inclini al compromesso politico oltre che ad accettare una visione della Chiesa slegata dalla legge naturale, dalla morale cattolica ed in netto contrasto con il Magistero e gli insegnamenti di Gesù Cristo.

mercoledì 24 febbraio 2016

Santità, Vescovi, rispondeteci!

Le dieci domande scottanti in attesa di risposta!
Ricordando le famose dieci domande di Repubblica riceviamo e pubblichiamo dieci scottanti domande che negli ultimi tre anni di vita della Chiesa sono state suscitate ma rimangono ad oggi drammaticamente in attesa di risposta :
 
1)     Il cattolico che si impegna in una unione civile con persona dello stesso sesso compie un atto immorale contrario alla volontà di Dio? Si pone a rischio di salvezza eterna?

2)     Il politico che dà il suo suffragio alla legge sulle unioni civili , pur escludendone la possibilità di adozione, pone un atto morale gravemente disordinato? Detto in altri termini : la nota della Congregazione per la Dottrina della fede del 2003, voluta da Giovanni Paolo II e preparata dall'allora cardinale Ratzinger conserva la sua validità ?

3)     La pratica omossessuale è ancora , come dice il Catechismo, uno dei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio? Se si perché non lo si dice più!

4)     Quale documento di Paolo VI o di qualsiasi altro pontefice prescrive delle eccezioni alla contraccezione ? Chi lo sa lo dica!

5)     Vi può essere un contrasto fra due comandamenti del decalogo?

6)     I comandamenti del decalogo obbligano ancora “semper et pro semper” come è stato sempre insegnato? C'è qualche autorità sulla terra che possa dispensarne l’osservanza?

7)     I principi non negoziabili, sanciti dal magistero ecclesiastico ( Benedetto XVI) sono ancora validi o su alcuni e possibile una contrattazione?

8)     L’indulgenza è ancora la remissione della pena temporale o indica una generica indulgenza ?

9)     La comunione esige sempre lo stato di grazia?

10)   La Chiesa possiede mandato e competenze per  poter discettare di riscaldamento climatico? E se non li possiede i suoi pronunciamenti in materia che valore hanno? Quello di mere opinioni?
Tratto da qui

martedì 23 febbraio 2016

Impastati di Cristianesimo

L'Italia ed il Cristianesimo sono una cosa sola. A tanti dà fastidio ammetterlo soprattutto di questi tempi così secolarizzati ed alieni alle cose del Cielo, ma questo è un dato di fatto, è una verità difficilmente cancellabile, è una realtà sotto gli occhi di tutti attenti o distratti che siano. Non solo l'Italia ma anche l'Europa è stata plasmata dalla fede in Gesù Cristo e dalla sua Chiesa.
 
Ecco cosa scrive Antonio Socci su 'Libero' il 6.12.2015:
 
Il fatto cristiano, che è rappresentato in gran parte del nostro patrimonio artistico, ha "inventato" le Cattedrali, gli ospedali e le università.

Anche la nostra lingua ha lì la sua origine, perché l'italiano è una lingua istituita avendo come paradigma il Poema sacro, la Divina Commedia, ed ha il Cantico delle creature come sua prima opera poetica (Cantico scritto dallo stesso san Francesco che ha "inventato" il presepio).
Se volessimo scavare nella nostra storia scopriremmo che pure l'Europa è stata forgiata dalla storia cristiana e così il diritto internazionale (vedi la Scuola teologica di Salamanca), così le banche (prima c'erano perlopiù usurai) e il sistema economico moderno.
 

Ma perfino le nostre delizie gastronomiche - dal parmigiano, al prosciutto, allo spumante - ci portano nelle abbazie medievali che insegnarono l'agricoltura a un'Europa barbarica e trasmisero la cultura classica e quella ebraica e inventarono la notazione musicale. Pure le origini della nostra tecnologia e della nostra scienza vanno cercate lì.

lunedì 22 febbraio 2016

Scopo della scienza


La scienza non ha mai dimostrato che Dio non esiste.
Non potrebbe mai farlo perché non si può dimostrare l’inesistenza di qualcosa che non esiste e perché il fine della scienza non è dimostrare che Dio non esista ma condurre l’uomo alla conoscenza e alla comprensione della realtà fisica che lo circonda. (Amir Aczel)

martedì 16 febbraio 2016

L'uomo contesta la propria natura



 
Il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, in un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante, ha mostrato che l’attentato, al quale oggi ci troviamo esposti, all’autentica forma della famiglia, costituita da padre, madre e figlio, giunge ad una dimensione ancora più profonda. Se finora avevamo visto come causa della crisi della famiglia un fraintendimento dell’essenza della libertà umana, ora diventa chiaro che qui è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini. Egli cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (“On ne naît pas femme, on le devient”). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma “gender”, viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi.
La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà.

La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso. Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura. Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. Se, però, non esiste la dualità di maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste neppure più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione. Ma in tal caso anche la prole ha perso il luogo che finora le spettava e la particolare dignità che le è propria. Bernheim mostra come essa, da soggetto giuridico a sé stante, diventi ora necessariamente un oggetto, a cui si ha diritto e che, come oggetto di un diritto, ci si può procurare. Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, difende l’uomo.
PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI DELLA CURIA ROMANA
DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Sala Clementina
Venerdì
, 21 dicembre 2012


giovedì 11 febbraio 2016

La crisi della Chiesa

 
«Vediamo moltiplicarsi da qualche anno i segni di una crisi spirituale quale raramente scosse la Chiesa. Sotto i nomi equivoci di 'nuova Chiesa', di 'Chiesa postconciliare', è una Chiesa diversa da quella di Cristo che rischia di essere instaurata, se si può parlare di instaurazione per designare un fenomeno che è prima di tutto di abbandono e di disintegrazione, una società antropocentrica, minacciata di apostasia immanente e che si lascia trascinare in un momento di generale dimissione, col pretesto del ringiovanimento, dell’ecumenismo e dell’adattamento».
 
(Card. Henri de Lubac)

martedì 9 febbraio 2016

La famiglia: sogno di Dio


'La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al “sogno” di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità.
 Come affermò il beato Paolo VI, la Chiesa ha sempre rivolto «uno sguardo particolare, pieno di sollecitudine e di amore, alla famiglia ed ai suoi problemi. Per mezzo del matrimonio e della famiglia Iddio ha sapientemente unito due tra le maggiori realtà umane: la missione di trasmettere la vita e l’amore vicendevole e legittimo dell’uomo e della donna, per il quale essi sono chiamati a completarsi vicendevolmente in una donazione reciproca non soltanto fisica, ma soprattutto spirituale. O per meglio dire: Dio ha voluto rendere partecipi gli sposi del suo amore: dell’amore personale che Egli ha per ciascuno di essi e per il quale li chiama ad aiutarsi e a donarsi vicendevolmente per raggiungere la pienezza della loro vita personale; e dell’amore che Egli porta all’umanità e a tutti i suoi figli, e per il quale desidera moltiplicare i figli degli uomini per renderli partecipi della sua vita e della sua felicità eterna'.
Dal “DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO
DEL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA” presso la Sala Clementina il giorno 22 gennaio 2016

 

giovedì 4 febbraio 2016

La Santissima Vergine

 
Ecco un bel ritratto che ne fa Plinio Corrêa de Oliveira:
 
'Era la più completa, intransigente, categorica, inequivocabile e radicale antitesi del proprio tempo. Il vocabolario umano non è sufficiente per esprimere la santità della Madonna. Nell'ordine della natura, i santi e i dottori la paragonano al sole. Ma, se ci fosse un astro inconcepibilmente più splendente e glorioso del sole, è ad esso che la paragonerebbero, e concluderebbero dicendo che questo astro ne darebbe una immagine pallida, difettosa, insufficiente. Nell'ordine morale, essi affermano ch'Ella ha superato di molto tutte le virtù, non solo di tutti gli uomini e donne insigni dell'antichità, ma anche - e questo è incommensurabilmente superiore - di tutti i santi della Chiesa cattolica. Immaginiamo una creatura che abbia tutto l'amore di san Francesco di Assisi, tutto lo zelo di san Domenico di Guzman, tutta la pietà di san Benedetto, tutto il raccoglimento di santa Teresa, tutta la sapienza di san Tommaso, tutta l'intrepidezza di sant'Ignazio, tutta la purezza di san Luigi Gonzaga, tutta la pazienza di san Lorenzo, lo spirito di mortificazione di tutti gli anacoreti del deserto: ebbene, non si arriverebbe ai piedi della Madonna. Più ancora. La gloria degli Angeli è qualcosa d'incomprensibile all'intelletto umano. In certe occasioni apparve a un santo il suo Angelo custode: era tale la sua gloria, che il santo pensò che si trattasse dello stesso Dio e stava per adorarlo, quando allora l'Angelo rivelò la propria identità. Pertanto, gli Angeli custodi non appartengono abitualmente alle più alte gerarchie celesti. Eppure la gloria della Madonna è incommensurabilmente superiore a quella di tutti i cori angelici'.
 
(Plinio Corrêa de Oliveira - "Catolicismo", Settembre 1954)
Tratto da qui

martedì 2 febbraio 2016

Lo scrigno della famiglia


In questa linea sentiamo il dovere di rilanciare la voce della famiglia – tesoro inesauribile e patrimonio universale – perché sia tutelata, promossa e sostenuta da politiche veramente incisive e consistenti: sono la condizione per aiutare – come già avviene in altri Paesi – la nascita dei figli che – come ha detto Papa Francesco – “non sono un problema di biologia riproduttiva”; tra l’altro, “una società avara di generazione, che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio, è una società depressa”(Papa Francesco 11.02.2015).
 
Per questa ragione, come abbiamo rilevato altre volte, l’indice di natalità è un segnale decisivo per valutare lo stato di un Paese, e pertanto dovrebbe essere da tutti meglio considerato.
Inoltre, sempre più vengono a galla – nel sentire della gente – l’amore e la convinzione per cui la famiglia, come prevede la nostra Costituzione,
è il fondamento e il centro del tessuto sociale, il punto di riferimento, il luogo dove ricevere e dare calore, dove uscire da sé per incontrare l’altro nella bellezza della complementarietà e della responsabilità di nuove vite da generare, amare e crescere.

Per questo ogni Stato assume doveri e oneri verso la famiglia fondata sul matrimonio, perché riconosce in lei non solo il proprio futuro, ma anche la propria stabilità e prosperità. Auspichiamo che nella coscienza collettiva mai venga meno l’identità propria e unica di questo istituto che, in quanto “soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato. Essa non è, quindi, per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia” (Compendio per la Dottrina Sociale).

Sul fronte vitale della famiglia si è accesa una particolare attenzione e un acceso dibattito.
È bene ricordare che i Padri costituenti ci hanno consegnato un tesoro preciso, che tutti dobbiamo apprezzare e custodire come il patrimonio più caro e prezioso, coscienti che
“non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione” (Papa Francesco 22.01.2016)
In questo scrigno di relazioni, di generazioni e di generi, di umanesimo e di grazia, vi è una punta di diamante: i figli.

Il loro vero bene deve prevalere su ogni altro, poiché sono i più deboli ed esposti: non sono mai un diritto, poiché non sono cose da produrre; hanno diritto ad ogni precedenza e rispetto,
sicurezza e stabilità. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali,dove respirare un preciso respiro: “I bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico”(Papa Francesco 17.11.2014)
 
Conferenza Episcopale Italiana
CONSIGLIO PERMANENTE
Roma, 25 - 27 gennaio 2016
Prolusione del Presidente il card. Angelo Bagnasco
 
 
 












 
 

giovedì 28 gennaio 2016

Noi preferiamo la Madre di Dio!

 
Fino a ieri la Chiesa ci ha insegnato che avremmo dovuto ascoltare e pregare di più la Vergine Maria, che è la nostra Madre premurosa e la potente protezione contro il male (...)

Ma oggi sembra proprio che stia venendo giù tutto...
Adesso ci vengono a dire addirittura il contrario, cioè che non bisogna essere troppo devoti alla Madre di Dio altrimenti si disturba il "dialogo" con i luterani...

Chi lo ha detto?
Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, che durante gli anni di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI aveva ben altri toni, adesso appare cambiato...

Ebbene, costui, nella terza predica di Avvento alla Curia Romana, auspicando un riavvicinamento tra cattolici e protestanti, ha spiegato che un ostacolo sarebbe rappresentato dalla nostra "sconsiderata" devozione alla Vergine.

Ha testualmente detto che occorre prendere un'altra via: "Tale via passa per un sincero riconoscimento da parte di noi cattolici del fatto che spesso, specialmente negli ultimi secoli, abbiamo contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato e soprattutto non collocando tale devozione dentro un quadro biblico ben chiaro che ne facesse vedere il ruolo subordinato rispetto alla Parola di Dio, allo Spirito Santo e a Gesù stesso".

A sentire queste sciocchezze non so se è più grande l'indignazione o la tristezza... Io infatti penso esattamente il contrario, cioè che non si è onorata e ascoltata abbastanza la Madonna (...)
In ogni caso lascio volentieri, a Cantalamessa, Lutero e quei luterani che non gradiscono la nostra devozione a Maria. Se li tenga lui. [...]
Preferisco stare con tutti i papi e con tutti i santi ai piedi di Maria. Preferisco essere "esageratamente" devoto a Lei che devoto ai poteri di questo mondo...

E siccome il "predicatore pontificio" Cantalamessa ha deprecato "gli ultimi secoli", perché avrebbero onorato in modo "esagerato e sconsiderato" la Vergine, ricordo alcuni dei santi che (negli ultimi secoli) hanno affermato l'esatto contrario:
San Massimiliano M. Kolbe:
«Non temete di amare troppo la Madonna, perché non arriverete mai ad amarla come l'ha amata Gesù».

San Bonaventura:
«Nessuno può essere mai troppo devoto della Beata Vergine»; «Bisogna guardarsi con diligenza dallo scemare minimamente l'onore dovuto a Maria... bisogna essere pronti a difendere i privilegi di Maria Santissima anche con pericolo della vita».

Padre Pio:
«Vorrei poterLa amare quanto merita, ma ricordati che tutti i Santi e gli Angeli insieme non possono degnamente amare e lodare la Madre di Dio».

San Bernardo di Chiaravalle:
«O Maria, Tu sei unica al mondo; tu non avesti mai nessuno prima di te che ti somigliasse, ed il mondo, durasse anche eternamente, non avrà mai l'uguale».

Aggiungo che Pio IX, nella Bolla con cui definì dogmaticamente l'Immacolata Concezione scrisse che Ella è «superiore a tutte le lodi del cielo e della terra... è il miracolo di Dio per eccellenza, anzi, il vertice di tutti i miracoli». [...]

Questi sono i nostri maestri degli "ultimi secoli". Li preferiamo a Cantalamessa e a Lutero...
 
Titolo originale: Se in Vaticano vogliono Lutero se lo tengano. Noi preferiamo stare con la Madre di Dio -
di Antonio Socci
 
Lo Straniero, 30/12/2015
 

mercoledì 27 gennaio 2016

Il rabbino che si arrese a Cristo

 
Precisava di non aver rinnegato nulla del suo passato d'israelita ma soltanto di aver portato a compimento un percorso che dall'Antico Testamento porta a Cristo. Lui, che fin da piccolo rimane colpito dalla figura di Gesù, era il rabbino capo della comunità ebraica di Roma ed un valente studioso: Israel Zoller, divenuto in seguito professore di letteratura ebraica al Pontificio Istituto Biblico di Roma.
Nel settembre 1944, durante la festa dello Yom Kippur nella Sinagoga di Roma, ebbe una visione. Gesù gli appare e gli dice che quella sarebbe stata l'ultima volta che celebrava in quel luogo. Il 13 febbraio 1945, in gran segreto, riceve il battesimo, seguito nei mesi successivi dalla moglie e dalla figlia. Sceglie il nome di Eugenio Pio, perché, spiega "L’ebraismo mondiale ha un debito di grande gratitudine verso Pio XII". Gli ebrei fanno di tutto per dissuaderlo. Sarà da allora allontanato dalla comunità ebraica, oggetto di ingiurie, insulti, minacce e dipinto come un "serpente" ed un "traditore".  Il professor Eugenio Pio Zolli, morì il 2 marzo 1956 (il giorno dell'80º compleanno di Pio XII) e fu sepolto nel Cimitero romano di Campo Verano: un personaggio cancellato dalla storia e dalla memoria della comunità ebraica e dimenticato dai cristiani; l'evocare il suo nome significa ancora oggi creare imbarazzo e forse anche scandalo.
Nella sua autobiografia dal titolo -Prima dell'alba- racconta il momento in cui Gesù gli apparve mentre era in piedi nella grande sinagoga romana, dopo un lungo giorno trascorso nel digiuno e nella preghiera per implorare da Dio la purificazione dell’anima e del corpo e il perdono dei peccati commessi nei dodici mesi precedenti:
«Il giorno era vicino alla fine, e io ero solo in mezzo ad una grande moltitudine di persone. Cominciai a sentire come se una nebbia s’insinuasse nella mia anima. Essa divenne sempre più fitta, finchè persi completamente il contatto con le persone e le cose che mi stavano attorno. (...) Mi sentivo lontanissimo dal rito e lasciai che gli altri continuassero per loro conto a recitare le preghiere e a cantare. Non avvertivo nè gioia nè dolore; ero privo di pensieri e di sensazioni. Il cuore era come morto nel petto... E proprio allora vidi con gli occhi della mente un prato che si estendeva verso l’alto, luccicante d’erba ma senza fiori. In questo prato vidi Gesù Cristo vestito d’un mantello bianco, e dietro il suo capo il cielo azzurro. Provai la più grande pace interiore...
Circa un’ora dopo, mia moglie, mia figlia e io eravamo finalmente a casa per la cena. Quando fui stanco mi ritirai nella mia camera da letto. La porta della stanza di mia figlia era chiusa. Ad un tratto mia moglie mi disse: “Oggi mentre stavamo davanti l’arca della Torah mi è parso come se un’immagine bianca di Gesù ti mettesse le mani sul capo nell’atto di benedirti”. Fui sbalordito ma rimasi calmissimo, e finsi di non aver capito. Mia moglie allora mi ripetè ciò che aveva detto, parola per parola. In quello stesso momento udimmo la nostra figlia minore, Myriam, che chiamava da lontano: “Papà!”. Andai nella sua stanza. “Che c’è?” le domandai. “Stavate parlando di Gesù Cristo” rispose. “Sai, papà, ho sognato che vedevo un Gesù altissimo, ma non ricordo che cosa succedeva dopo”.
 
 
 

martedì 26 gennaio 2016

Unioni (in)civili: una grande bugia di Renzi&Co

 
'E' l'Europa che ce lo chiede'. Un refrain che i mass-media italiani introducono nelle nostre case fino alla nausea, una sorta di lavaggio del cervello collettivo e a tappeto. E' vero? E se così fosse, obbedire diventa doveroso? E' vero che l'Italia è l'unico Paese europeo che ancora non ha legiferato in materia? Renzi ha detto proprio così, che in pratica siamo rimasti l’unico Paese dei 28 dell’Unione Europea a non aver ancora le 'unioni civili' aggiungendo poi che a tale eccezione occorre al più presto porre rimedio. Alle bugie Renzi ci ha abituati fin dal primo giorno del suo 'governo abusivo'(ecco-le-sette-menzogne-capitali-di-renzi-pinocchio). Anche questa è una bugia, una colossale bugia! Renzi è forse male informato oppure è in mala fede? Numeri alla mano c’è da temere purtroppo che la seconda delle due ipotesi sia quella esatta. Nei Paesi aderenti all'Unione Europea il cosiddetto 'matrimonio omosessuale' è in vigore in 12 Stati membri mentre l’unione civile in altri quattro. Gli Stati ove invece non solo non esiste ma nemmeno è in discussione sono 12.
In tutta Europa il 'matrimonio' è presente in:
Spagna, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia (non fa parte dell'UE), Svezia, Irlanda, Grecia.
Mentre in:
Svizzera (non fa parte dell'UE), Germania, Austria, Ungheria e Croazia vige l’unione civile.
In Russia, nell'intera Europa orientale e nell'Asia non esiste nè viene prospettato.
Nel resto del mondo il 'matrimonio omosessuale' vige soltanto in meno di 20 degli oltre 200 Stati membri dell’Onu; In Africa esiste solo in Sudafrica; Nelle Americhe esiste in Canada, in 37 Stati membri degli USA, in Messico (in 5 Stati della Federazione su 31) in Brasile, in Uruguay ed infine nel grande continente dell'Oceania esiste solo in Nuova Zelanda.

lunedì 25 gennaio 2016

La 'Bomba P': una clamorosa bufala!


        

La rivista 'Nature' smonta la bufala della sovrappopolazione  
di Marco Respinti 07-01-2016
 
Materiali a confutazione di questa vera e propria bufala ce n’è oramai a iosa, ma nella mentalità dominante (dominante anche troppi addetti ai lavori) lo sforzo serve a poco perché le leggende metropolitane procedono per autoalimentazione: più le si confuta, più si gonfiano; e più la confutazione è seria e circostanziata, più diventa prova provata del dolo. Ora però contro la fobia della “Bomba P” (la popolazione mondiale che ci sta scoppiando tra le mani) scende finalmente in campo anche il periodico britannico Nature, una delle più antiche e importanti riviste scientifiche del mondo, e la musica cambia. Cambia perché, rispetto al conformismo neoilluminista imperante, Nature non è certo un cuordileone che rema controcorrente, prediligendo invece sempre le acque calme delle “idee ricevute”, dello scientificamente corretto in business casual e del sottile progressismo blasé da documentario di prima serata. Evidentemente però la fola della “Bomba P” è tanto grossa e grossolana che pure i don Abbondio non riescono più a tenere a freno la lingua.
In un articolo ospitato su Nature di dicembre, la giornalista scientifica Megan Scudellari bolla disinvoltamente come falsa l’idea secondo cui la popolazione della Terra crescerebbe costantemente in modo esponenziale portando inevitabilmente ‒ come per primo affermò il pastore anglicano ed economista Thomas R. Malthus (1766-1834) nel 1798 ‒ alla carestia e alla miseria. La popolazione mondiale, infatti, non cresce per nulla in modo esponenziale. Non lo ha fatto ieri, non lo fa oggi ed «[…] è improbabile che lo faccia in futuro», dice il demografo della Rockefeller University di New York Joel Cohen intervistato dalla Scudellari. Oggi, per esempio, la popolazione mondiale cresce a un ritmo che è addirittura la metà di quello seguito prima del 1965.
 
Quanto agli attuali 7,2 miliardi di abitanti della Terra da mangiare ce n’è davvero a sufficienza per tutti. A documentarlo è la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, secondo le cui stime la produzione mondiale di cibo è di gran lunga superiore alla crescita demografica. Attualmente, la sola produzione calorica mondiale in cereali è sufficiente a sfamare tra i 10 e i 12 miliardi di persone. La fame nel mondo allora non esiste? Niente affatto: esiste eccome, afferma sempre Cohen. Solo che non è causata né dalla presunta sovrappopolazione mondiale né dalla scarsità generale e generica di cibo, bensì dal fatto statistico che circa il 55% della produzione nutrizionale del pianeta viene impiegata per scopi diversi dall’alimentazione umana (mangimi per bestiame o produzione di carburanti), oppure semplicemente sprecata, o ancora malamente distribuita.
 
Né scarseggia neppure l’acqua, come ha documentato il vice segretario generale delle Nazioni Unite, Jan Eliasson, sulle pagine dello stesso Nature nel gennaio 2015. Il vero problema dell’acqua, infatti, è che in certe regioni molti (si calcola 1,2 miliardi di persone) hanno difficoltà ad accedervi, ma questo per ragioni politiche, militari o economico-sociali di arretratezza tecnologica, motivo per cui l’unico rimedio possibile è l’antropizzazione, lo sviluppo tecnico-scientifico e il libero scambio commerciale che zittisce le armi, non certo il deserto umano, la riduzione delle nascite e il reinselvatichimento del pianeta. La Scudellari cita a questo proposito Nicholas Eberstadt, demografo dell’American Enterprise Institute di Washington: «La sovrappopolazione non è sul serio sovrappopolazione. È piuttosto una questione di povertà»; ma, invece di esaminarne attentamente le cause alla ricerca di soluzioni pratiche, ci si perde in chiacchiere attorno a un problema che non esiste, la chimerica “Bomba P”. La teoria vorrebbe che se a dire per l’ennesima volta che non è vero che sulla Terra siamo troppi, che non è vero che il pianeta non ce la fa più, che non è vero che il cibo è insufficiente a nutrire tutti e che non è vero che l’acqua manca è finalmente un beniamino blasonato del pensiero dominate come 'Nature' il mondo dovrebbe cominciare a prestare orecchio, ma chissà perché abbiamo già la sensazione di sbagliarci.
 
Tratto da qui

giovedì 21 gennaio 2016

Uscire dalla foresta

 
Lidia Macchi, studentessa universitaria varesina attiva nei boy scout e militante di Comunione e Liberazione, il 7 gennaio 1987 venne ritrovata morta, uccisa con 29 coltellate, in una radura nei pressi dell’ospedale di Cittiglio, Varese, dove era andata a trovare un’amica due giorni prima. Aveva 21 anni.
 
Nei giorni scorsi è stato effettuato l'arresto del presunto omicida che prima di ucciderla l'ha violentata.
La ragazza aveva conosciuto don Giussani: un incontro che le aveva cambiato totalmente la vita.
 
Dopo quell'incontro scrisse ad un'amica:
 
(....) A me sta capitando una cosa straordinaria e un po’ confusa ma veramente grande; è come se in me adesso ribollissero con chiarezza un sacco di domande e di desideri sulla vita. Il desiderio d’essere felice, d’essere libera, cioè di trattare con libertà, senza essere schiacciata od appesantita da tutte le circostanze della vita, il desiderio di amare con profondità le persone che mi sono care, gli amici; il desiderio di costruire anch’io un pezzetto di storia (......)
 
Di don Giussani scrive:
 
'È strano perché più delle sue parole, mi ha colpito lui, il suo sguardo profondo e attento, qualcosa di inafferrabile, un uomo libero, aperto, non arrabbiato o irato con la vita. Non so dirti niente di più preciso ma è come se custodisse un segreto, una forza non sua'.
La lettera termina così:
 
Adesso non mi sembra più di essere sola alla ricerca disperata di qualcosa di cui tutti se ne fregano; è come se qualcuno, facendomi sobbalzare, perché è arrivato inaspettatamente, mi avesse detto: “Ehi, sono qui, non urlare e non disperarti, perché seguendo questa strada usciremo dalla foresta”.
E io voglio uscire dalla foresta, perché la vita è mare, cielo, monti e pianure, case, alberi, volti umani, stelle, sole e vento e noi siamo fatti per questo Infinito che c’è; basta solo guardarsi in giro e per questo seguire questo “Qualcuno” che mi è venuto incontro nel groviglio della foresta e che mi dice: “Guarda lassù tra le foglie, vedi, c’è un pezzettino di cielo blu, blu, usciamo a vederlo”.

Una ragazza desiderosa di vivere la vita alla sequela di Cristo, con passione e tenerezza, perché finalmente ha trovato il senso pieno e vero della vita, il motivo per cui vivere e morire.

mercoledì 20 gennaio 2016

Un ebreo diventato cattolico

Ricorre oggi la memoria di una vicenda straordinaria: la conversione dell’ebreo Alphonse Ratisbonne (nato a Strasburo il 1 maggio 1812) a seguito dell’apparizione della Madonna della Medaglia Miracolosa nella chiesa di Sant'Andrea delle Fratte a Roma.

Era il 1842 e Alphonse aveva deciso di sposarsi con la cugina Flore. Prima del matrimonio decise di recarsi a Gerusalemme per visitare la culla della sua religione. A causa di un'avaria alla nave che lo trasportava, fu costretto a fermarsi alcuni giorni a Roma, in attesa delle necessarie riparazioni: qui incontrò il barone de Bussières, fervente cattolico e amico del fratello di Alphonse, Theodore che si era convertito al cattolicesimo diventando sacerdote nella Compagnia di Gesù nel 1830.
Una sera, il barone, sfidando l'anticlericalismo di Alphonse, gli donò una medaglia della Madonna, di cui era molto devoto ed quest'ultimo, solo per non procurare dispiacere all'amico, accettò di mettersela al collo, così come accettò di ricopiare il 'Memorare', la celebre preghiera mariana di san Bernardo di Chiaravalle. Nel frattempo decise di prolungare di qualche giorno la sua permanenza a Roma, visitando il ghetto il 6 gennaio 1842.
La mattina del 20 gennaio si trovava sulla carrozza del barone de Bussières, che si stava recando alla chiesa di Sant'Andrea delle Fratte, nei pressi di piazza di Spagna, per organizzare il funerale di un diplomatico. Sebbene avesse affermato di voler attendere l'amico a bordo della carrozza, Alphonse, spinto dalla curiosità, decise di visitare l'interno della chiesa. Una volta dentro improvvisamente venne colto da un certo turbamento che egli stesso così descriverà:
'......vidi come un velo innanzi a me, mi sembrava la chiesa tutta oscura, eccettuata una cappella, quasi che tutta la luce della medesima Chiesa si fosse concentrata in quella. Levai gli occhi verso la cappella raggiante di tanta luce, e vidi sull’Altare della medesima, in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa la SS.ma Vergine Maria simile all’atto e nella struttura all’immagine che si vede nella Medaglia Miracolosa dell’Immacolata. A tal vista io caddi in ginocchio nel luogo dove mi trovavo......
Altare dell'Apparizione
La Vergine non pronunciava alcuna parola, ma compresi perfettamente... provavo un cambiamento così totale che credevo di essere un altro, la gioia più ardente scoppiò nel profondo dell'anima; non potei parlare... non saprei render conto delle verità di cui avevo acquisito la fede e la conoscenza. Tutto quello che posso dire è che il velo cadde dai miei occhi; non un solo velo, ma tutta la moltitudine di veli che mi aveva circondato, scomparve; uscivo da un abisso di tenebre, vedevo nel fondo dell'abisso le estreme miserie da cui ero stato tratto a opera di una misericordia infinita; tanti uomini scendono tranquillamente in questo abisso con gli occhi chiusi dall'orgoglio e dall'indifferenza... Mi si chiede come ho appreso queste verità, poiché è certo che non ho mai aperto un libro di religione, non ho mai letto una sola pagina della Bibbia... Tutto quello che so è che, entrando in chiesa, ignoravo tutto, e uscendone, vedevo tutto chiaro, non avevo alcuna conoscenza letterale ma interpretavo il senso e lo spirito dei dogmi...
Tutto avveniva dentro di me, e queste impressioni, mille volte più rapide del pensiero, non avevano solamente commosso l'animo, ma l'avevano diretto verso una nuova vita......
i pregiudizi contro il Cristianesimo non esistevano più, l'amore del mio Dio aveva preso il posto di qualsiasi altro amore.'

(Alphonse Marie Ratisbonne, Conversione di un israelita, Edizioni Amicizia Cristiana, 2008)
 
Alphonse-Marie Ratisbonne
Undici giorni dopo venne ammesso al Battesimo, assumendo il nome di Alphonse Marie. Dopo essersi riconciliato con il fratello,(sappiamo quanto fosse grande l'avversione di Alphonse per il cattolicesimo che si inasprì ulteriormente dopo la conversione del fratello Theodore diventato gesuita nel 1830)decise di diventare egli stesso gesuita, seguendo le orme del fratello e il 24 settembre 1848 fu ordinato presbitero.
Dopo alcuni anni trascorsi nella Compagnia di Gesù, comprese che la sua missione era accanto al fratello Théodore, nella Congregazione di Notre Dame de Sion da lui fondata per convertire gli ebrei al cattolicesimo.
 
Lasciò quindi i gesuiti e si trasferì in Terra Santa dove fondò nel 1856 il convento 'Ecce homo', con annessa scuola e orfanotrofio femminile, a cui seguirà il convento 'San Giovanni' nel 1860 (con annessa chiesa e orfanotrofio) e l'orfanotrofio maschile dedicato a San Pietro, con annessa scuola meccanica, presso Giaffa.
Morì il 6 maggio 1884 ad Ain Karin, il luogo che la tradizione collega alla visitazione di Maria a Santa Elisabetta.
 
La grazia di questa straordinaria apparizione, non solo portò la conversione al cristianesimo e l’onore della santità al giovane Alfonso, ma fece assurgere la chiesa romana a Santuario Mariano, con una speciale dedicazione alla Madonna della Medaglia Miracolosa o Madonna del Miracolo.
Ain Karin - Luogo della Visitazione


martedì 19 gennaio 2016

Misericordia spassosa

Ma.......per caso il Papa ha scritto un libro di barzellette?
 Ebbene, per presentare il libro del Papa sulla Misericordia Divina, è stato convocato il comico ed attore Roberto Benigni(ormai è di moda e di casa in Vaticano!). Cosa ci si poteva aspettare da Benigni, se non comicità e farneticazioni sulla Misericordia? Infatti nella sala dell'Augustinianum ed in diretta televisiva, Benigni ha promosso il libro da par suo, dando il 'meglio' di sé ed il peggio del Papa e della Santa Chiesa.


Caro Benigni, c'è poco da ridere!
Caro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, c'è poco da ridere!
Caro Papa, Pastore della Chiesa Cattolica, c'è poco da ridere!