La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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venerdì 16 maggio 2014

A lezione di bellezza

San Tommaso parla di estetica, anche se non ha scritto un trattato su questo tema. Ha una considerazione molto profonda del pulchrum, del bello. Tanto è vero che gli scolastici giustamente dicono che il pulchrum (San Tommaso esplicitamente lo dice) è un trascendentale, una perfezione che conviene all’ente. Ogni ente, in quanto ente è bello, e Dio, che è il sommo ente, è sommamente bello. Questo è un aspetto che la teologia moderna riesce ancora ad intravedere. Comunque questo è un aspetto dell’essere di Dio, Dio è anche sommamente bello. Notate che San Tommaso in questo si riallaccia al platonismo, sgancia la bellezza dalla materialità, belle sono non solo le cose materiali, opere d’arte o cose del genere, bello è l’essere, l’essere, in quanto essere, è bello.
 
Però che cosa fa sì che l’essere sia bello? E’ diciamo la bontà, quindi il pulchrum è un aspetto del bene, però è una bontà particolare, la bontà della verità, un certo splendore della verità. Una convenienza della verità al soggetto, che la conosce. San Tommaso dice che noi in ammirazione davanti ad un’opera d’arte, ammiriamo non tanto il rappresentato, ma il modo della rappresentazione. Cioè il rappresentato può essere anche qualche cosa di brutto, di violento, di distorto, però la rappresentazione deve essere bella, cioè deve piacere. Veramente qui faccio la mia confessione agostiniana, cesso di essere tomista a questo punto e scendo nella positività. Un’arte, miei cari, un’arte che rinuncia a servire il bello, cessa anche di essere un’arte e non ci sono scuse di sorta. Ogni tanto sento dire: "L’arte moderna è così brutta (non si può fare a meno di riconoscerlo), ma ha il diritto di essere brutta perché l’uomo moderno è tormentato". Ebbene, non c’è tormento che possa in qualche modo spiegare questa abdicazione al servizio del bello. L’artista deve sempre sentirsi al servizio del bello. Certe aberrazioni sono offensive, l’arte ha una certa affinità con la religione, profanare il bello è come profanare il sacro, una cosa spaventosa in sostanza.
 
Generalmente quando crolla una cultura, crollano tutte le idee platoniche, crolla questa triade: il bene, il vero, il bello. In tutti tre gli ambiti c’è una specie di crisi, sia rispetto al vero, soggettivismo, sia rispetto al bene, relativismo, sia rispetto al bello, il culto della bruttura, lo vedete da per tutto.
San Tommaso invece è convinto che è lecito rappresentare cose brutte, ma se le rappresento e sono un artista onesto, devo farlo in maniera bella, piacevole, con una grande dignità. Così si dice: "Io sono tormentato, quindi per offendere il prossimo, gli piazzo lì un oggetto orrendo". Certi musei di arte moderna ostentano oggetti veramente sgradevoli sotto ogni aspetto, alla vista, all’olfatto, non mi dilungo, che cose orrende! In ogni modo questo non è legittimato dal fatto che uno soffra, che è tormentato dentro.
 
L’arte, ogni arte, è obbligata rispetto alla bellezza. Può essere tormentata, spesso la poesia nasce dalla sofferenza, non c’è nessun poeta che non abbia sofferto, però è necessario che abbia questa dignità. E’ questione di una certa nobiltà spirituale, questo non perdere le staffe, in sostanza. Soffrire con dignità, quindi anche le cose più tormentate esprimerle con stile, San Tommaso ci tiene a questo aspetto.
Per quanto riguarda i sensi che sono in grado di percepire il bello, questo splendore del vero, questa bontà del vero, richiedono sempre l’intelletto. L’intelletto gode nel conoscere il vero. Per esempio la filosofia è questione anche di estetica, quando uno contempla un essere, contempla la struttura ontologica, metafisica, evidentemente ha un certo compiacimento nella bontà della verità che gli si manifesta e questa è proprio una percezione spirituale del bello. I sensi percepiscono il bello, ma solo a livello dei sensi più spirituali, più emancipati dalla utilità, perchè il bello, a questo livello, è onesto, imparentato con l’onesto, il bello è fine a sé stesso. L’uomo di oggi ha una grossa difficoltà ad amare le cose per sé stesse, una crisi di benevolenza, una crisi di affettività, per dire la verità, proprio una impossibilità di amare un bene semplicemente perché è buono, si insinua sempre la domanda: "E chi me lo fa fare? E a che cosa serve?" Socrate andava in escandescenze quando uno gli faceva la domandina: "E a che cosa mi serve?". Poverino, in Atene aveva ancora il paradiso in terra, al giorno di oggi chissà quali tribolazioni avrebbe dovuto subire. Ebbene, il fatto è che l’arte è sempre innamorata del bene, della verità per il bene stesso, non ha secondi fini, l’arte è un lusso, sempre è un lusso, inutile dire: "E’ possibile che qualche cosa sia bello ed utile nel contempo". E’ possibile, materialmente, che lo stesso oggetto sotto un aspetto sia bello, sotto un altro sia anche utile, però in quanto è bello, non è utile, in quanto utile, non è bello.
E’ per questo che solo i sensi più emancipati dalla materialità sono in grado di percepire il bello. Solo l’uomo ha sviluppato l’estetica, San Tommaso è convinto di questo. Solo i due sensi più spirituali ne sono capaci, che sono la vista e l’udito. L’olfatto, il tatto, il gusto partecipano in maniera molto oscura e molto ridotta. C’è chi dice che gli animali sono utilitaristi, un leone non si rallegra del muggito di un bue, è solo una preda. Tanto meno si rallegra di una sinfonia, la quinta di Beethoven, perché naturalmente non ci vede la preda. Invece l’uomo, il quale ha questa emancipazione della vista e dell’udito dalla pura utilità, legata al senso tattile, al puro istinto nutritivo e sessuale, l’uomo che si eleva al di sopra di questi istinti, ha questa emancipazione dei sensi e quindi la possibilità di godere del piacevole per sé stesso. Benché, sia detto fra parentesi, io abbia sentito dire che hanno trasmesso la musica rock a dei pesciolini e sembra che abbiano protestato. Pare che abbiano anche loro il buon gusto.
 
(Omelie di P. Tomas Tyn su San Tommaso d'Aquino).
 
Per sapere di più su Padre Tomas Tyn cliccare qui

giovedì 15 maggio 2014

Rivoluzione antropologica

Il Magistero del Santo Padre Benedetto XVI è sempre attuale. Ecco un discorso che ripropone, in perfetto stile ratzingeriano, elegante, dotto e profetico, un'analisi degli errori ideologici dell'uomo contemporaneo che senza Dio si è reso schiavo di se stesso, nell'illusione di aver trovato la libertà. Ecco cosa dice:
'L’amore cristiano trova fondamento e forma nella fede. Incontrando Dio e sperimentando il suo amore, impariamo a non vivere più per noi stessi, ma per Lui, e con Lui per gli altri. In ogni epoca, quando l’uomo non ha cercato tale progetto, è stato vittima di tentazioni culturali che hanno finito col renderlo schiavo. L'epoca moderna ha visto succedersi varie ideologie distruttive.  Negli ultimi secoli, le ideologie che inneggiavano al culto della nazione, della razza, della classe sociale si sono rivelate vere e proprie idolatrie; e altrettanto si può dire del capitalismo selvaggio col suo culto del profitto, da cui sono conseguite crisi, disuguaglianze e miseria. D’altro canto, purtroppo, anche il nostro tempo conosce ombre che oscurano il progetto di Dio. Mi riferisco soprattutto ad una tragica riduzione antropologica che ripropone l’antico materialismo edonista, a cui si aggiunge però un prometeismo tecnologico'.

Il Papa torna a un tema caratteristico del suo Magistero, la condanna della tecnocrazia: 'Dal connubio tra una visione materialistica dell’uomo e il grande sviluppo della tecnologia emerge un’antropologia nel suo fondo atea. Essa presuppone che l’uomo si riduca a funzioni autonome, la mente al cervello, la storia umana ad un destino di autorealizzazione. Tutto ciò prescindendo da Dio, dalla dimensione propriamente spirituale e dall’orizzonte ultraterreno. Nella prospettiva di un uomo privato della sua anima e dunque di una relazione personale con il Creatore, ciò che è tecnicamente possibile diventa moralmente lecito, ogni esperimento risulta accettabile, ogni politica demografica consentita, ogni manipolazione legittimata. L’insidia più temibile di questa corrente di pensiero è di fatto l’assolutizzazione dell’uomo: l’uomo vuole essere ab-solutus, sciolto da ogni legame e da ogni costituzione naturale.L’uomo contesta la propria natura … Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura  (Discorso alla Curia romana, 21 dicembre 2012). Si tratta di una radicale negazione della creaturalità e filialità dell’uomo, che finisce in una drammatica solitudine'.
Nello stesso discorso del 21 dicembre il Papa aveva puntato l'indice sulla sfida più grave alla Chiesa e al bene comune, l'ideologia del gender che porta nel diritto a riconoscere le unioni omosessuali come se fossero equivalenti a quelle fra un uomo e una donna. E anche alla plenaria di Cor Unum spiega che «la Chiesa ribadisce il suo grande sì alla dignità e bellezza del matrimonio come espressione di fedele e feconda alleanza tra uomo e donna, e il no a filosofie come quella del gender». Una posizione che «si motiva per il fatto che la reciprocità tra maschile e femminile è espressione della bellezza della natura voluta dal Creatore».
 
Dall'intervento del cardinale Sarah il Pontefice riprende il monito alle organizzazioni di carità: non collaborate con le organizzazioni internazionali se queste promuovono pratiche contrarie ai principi non negoziabili, se promuovono gli anticoncezionali, l'aborto o l'ideologia del gender. «La giusta collaborazione con istanze internazionali nel campo dello sviluppo e della promozione umana non deve farci chiudere gli occhi di fronte a queste gravi ideologie, e i Pastori della Chiesa - la quale è "colonna e sostegno della verità" (2 Tm 3,15) - hanno il dovere di mettere in guardia da queste derive tanto i fedeli cattolici quanto ogni persona di buona volontà e di retta ragione. Si tratta infatti di una deriva negativa per l’uomo, anche se si traveste di buoni sentimenti all’insegna di un presunto progresso, o di presunti diritti, o di un presunto umanesimo».
Il Santo Padre conclude così:  «Di fronte a queste sfide epocali, noi sappiamo che la risposta è l’incontro con Cristo. In Lui l’uomo può realizzare pienamente il suo bene personale e il bene comune».

(19.01.2013) papa Benedetto XVI
Udienza ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio 'COR UNUM'



mercoledì 14 maggio 2014

La piaga della spalla

Una volta san Bernardo di Chiaravalle, domandò nella preghiera a Nostro Signore quale fosse stato il maggior dolore sofferto nel corpo durante la sua Passione.
Gesù gli rispose: “Io ebbi una piaga sulla spalla, profonda tre dita e tre ossa scoperte per portare la croce: questa piaga mi ha dato maggior pena e dolore di tutte le altre e dagli uomini non è conosciuta. Ma tu rivelala ai fedeli cristiani e sappi che qualunque grazia mi chiederanno in virtù di questa piaga verrà loro concessa; ed a tutti quelli che per amore di essa mi onoreranno con tre Pater, tre Ave e tre Gloria al giorno perdonerò i peccati veniali e non ricorderò più i mortali e non moriranno di morte improvvisa ed in punto di morte saranno visitati dalla Beata Vergine e conseguiranno la grazia e la misericordia”. 

 
Preghiera alla Sacra spalla 

Dilettissimo Signore Gesù Cristo, mansuetissimo Agnello di Dio, io povero peccatore, adoro e venero la Santissima Vostra Piaga che riceveste sulla Spalla nel portare la pesantissima Croce al Calvario, nella quale restarono scoperte tre Sacratissime Ossa, tollerando in essa un immenso dolore; Vi supplico, in virtù e meriti di detta Piaga, di avere di me misericordia col perdonarmi tutti i miei peccati sia mortali che veniali, di assistermi nell’ora della morte e di condurmi nel vostro regno beato. Amen
Pater, Ave, Gloria (tre volte) 
 
 
San Pio e la piaga della spalla

San Pio da Pietrelcina, che portava i segni visibili della Passione di Gesù nel suo corpo, ha patito, anche lui, gli stessi atroci dolori per la stessa piaga alla spalla. La scoperta di tale piaga è stata fatta dopo la sua morte da un carissimo amico del Padre, nonché suo figlio spirituale, Fra’ Modestino da Pie­trelcina, il quale riferì: '... Dopo la morte di Padre Pio, continuai ad esplo­rare con cura ed oculatezza ogni lembo dei suoi indumenti che sistemavo e ar­chiviavo, con il presentimento che an­cora qualche altra sconcertante sco­perta avrei dovuto fare. Non mi sba­gliai! Quando fu la volta delle maglie, mi venne in mente che una sera del 1947, davanti alla cella N.5, Padre Pio mi confidò che uno dei suoi più grandi dolori era quello che provava quando si cambiava la maglia... avevo pensato che quel dolore fosse stato causato al venerato Padre dalla piaga che egli aveva sul costato. Il 4 febbraio 1971 però dovetti cam­biare opinione allorché, osservando con più attenzione una maglia di lana da lui usata, notai sopra di essa, con mia grande sorpresa, all'altezza della clavicola, una traccia indelebile di sangue. 
Non mi sembrava, come nella "camicia della flagellazione" una macchia di essudazione sanguigna. Si trattava del segno evidente di una ec­chimosi circolare di circa dieci centi­metri di diametro, all'inizio della spal­la, vicino alla clavicola. Mi ba­lenò l'idea che il dolore lamentato da Padre Pio potesse derivargli da quella misteriosa piaga. Rimasi scosso e per­plesso. D'altra parte avevo letto su qualche libro di pietà una preghiera in onore della piaga della spalla di Nostro Si­gnore, apertagli dal legno della Croce che, scoprendogli tre sacratissime ossa, Gli avevano procurato acerbissimo dolore. Se in Padre Pio si erano ripetu­ti tutti i dolori della Passione, non era da escludersi che egli avesse sofferto anche quelli provocati dalla piaga del­la spalla. La sua sofferenza nel con­templare Cristo carico del pesante le­gno e più ancora, carico dei nostri peccati, gli aveva procurato certamen­te sulla spalla quella ennesima ferita'. 

martedì 13 maggio 2014

La mistica scala

 
'Maria Santissima è veramente la mistica scala per la quale è disceso il Figlio di Dio sulla terra e per cui salgono gli uomini al cielo'.

Sant'Agostino d'Ippona (354 - 430)

lunedì 12 maggio 2014

Caro papà

 
Caro papà, la legge della vita dice che non ci sei più. La legge di Dio dice che hai aperto i tuoi occhi alla luce dell'eternità, nella pienezza del tuo tempo. La legge del mio cuore dice che sei ancora parte della mia vita, che tu stesso mi hai donato, cooperando con Dio, affinché anch'io potessi vedere le meraviglie del mondo. La legge dell'amore dice che sei sempre in mezzo a noi, tua famiglia terrena, per continuare con noi il cammino nella vita e verso l'eternità. La legge della speranza dice che un giorno ci ritroveremo di nuovo tutti insieme per amarci in modo perfetto nella vita che non muore più.

Riposa in pace.

martedì 29 aprile 2014

Il Papa della famiglia


.........La famiglia, cellula fondamentale della società, basata sul matrimonio. Questo, infatti, è stato elevato da Cristo Gesù alla dignità di sacramento per rafforzare e santificare l’amore degli sposi, da Dio voluto indissolubile e fedele fin dalle origini dell’umanità, come l’istituto che ne deriva.
“L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10, 9). L’unione coniugale non può e non dev’essere intaccata da alcuna autorità umana; ciò è vero sia che si consideri il matrimonio sotto l’aspetto naturale che sotto quello sacramentale.
Per questi motivi, la Chiesa non può né mutare, né attenuare il proprio insegnamento sul matrimonio e la famiglia; essa deplora ogni attentato sia contro l’unità del matrimonio, sia contro la sua indissolubilità, come il divorzio.
La Chiesa afferma anche con chiarezza che il matrimonio, per sua natura, dev’essere aperto alla trasmissione della vita umana, quando la Provvidenza ne faccia dono, ed in ogni caso rispettoso di essa fin dal concepimento. Tale è la sublime missione procreatrice affidata da Dio agli sposi; essa comporta insieme ad un’altissima responsabilità un’eccelsa dignità garantita da Dio stesso.
 
(Santa Messa nello Stadio di Serravalle – Repubblica di San Marino, 29/08/1982 – Omelia di Giovanni Paolo II )
 
Clicca qui per l'intera omelia.
 

lunedì 28 aprile 2014

Regina Coeli

Il Tempo Liturgico dopo la Quaresima viene definito TEMPO DI PASQUA, inizia il giorno di Pasqua e termina dopo un periodo di cinquanta giorni a Pentecoste. La Santa Chiesa vive questo lungo periodo dell'anno liturgico come un solo e grande giorno di Pasqua, cantando la gioia della Risurrezione, che accoglie per sé e annuncia al mondo con la forza dello Spirito Santo che le è stato donato. La durata è dovuta al fatto che negli Atti degli Apostoli la Pentecoste è situata al 50.mo giorno dopo la Risurrezione. Il colore dei paramenti sacri è il bianco che sta ad indicare la purezza e la luce di Cristo Risorto, in quanto tutto il periodo è incentrato sul mistero della gloriosa Risurrezione di Gesù. Così pure le letture ed il Vangelo fanno tutte riferimento a questo mistero, soffermandosi sulle varie apparizioni di Gesù, sulla storia dei primi cristiani e sull'avvento di Cristo alla fine dei tempi. Infatti si leggono gli Atti degli Apostoli, l'Apocalisse di san Giovanni ed i Vangeli con i racconti prettamente pasquali. Per tutto questo periodo non si recita l'Angelus ma, al mattino, a mezzogiorno ed al vespro, esso viene sostituito con la preghiera del Regina Coeli. Essa inizialmente veniva recitata, come antifona, durante il periodo pasquale al termine delle Lodi, dei Vespri o di Compieta, in seguito, Papa Benedetto XIV prescrive nel 1742 di recitarla nel Tempo pasquale, in luogo dell'Angelus Domini. Nell'attuale Liturgia delle Ore mantiene il suo posto a Compieta, come conclusione dell'ufficio quotidiano.
L'antifona Regina Coeli, insieme con la Salve Regina, è la più popolare e celebre delle quattro antifone maggiori mariane in uso nell'Occidente cattolico. É composta di quattro stichi, ognuno dei quali si conclude con il grido di esultanza: «Alleluia!».
 
Ecco il testo latino:

Regina Coeli laetare. Alleluia!
Quia quem meruisti portare. Alleluia!
Resurrexit, sicut dixit. Alleluia!
Ora pro nobis Deum. Alleluia!
 
La preghiera del Regina Coeli si completa così:
 
Gaude ed laetare Virgo Maria. Alleluia!
Quia surrexit Dominus vere. Alleluia!
 
Deus, qui per resurrectionem Filii tui, Domini nostri Jesu Christi, mundum laetificare dignatus es, praesta, quesumus, ut per eius Genitricem Virginem Mariam, perpetuae capiamus gaudia vitae. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen
 
Seguono tre Gloria Patri.
 
Nulla conosciamo di sicuro circa la nascita di quest'antifona ma si tramanda che agli inizi del pontificato di Papa Gregorio Magno (590-604) Roma era colpita da una furiosa epidemia di peste. Per scongiurare il flagello venne indetta una processione penitenziale che, partendo da sette punti diversi della città, doveva confluire nella basilica vaticana. Mentre la folla salmodiante attraversava il ponte Elio, dall'alto del mausoleo di Adriano si sarebbe udito un coro celeste che cantava:

«Regina Coeli, laetare
quia quem meruisti portare
resurrexit, sicut dixit».

Il pontefice avrebbe completato l'antifona aggiungendovi l'invocazione: «Ora pro nobis Deum».
 
Immediatamente sarebbe stato visto un angelo rimettere nel fodero una spada insanguinata, come segno che la peste sarebbe cessata.
A motivo di tale visione il mausoleo è stato ribattezzato col nome di Castel sant'Angelo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 


domenica 27 aprile 2014

Santi insieme

 
La Chiesa Cattolica si arricchisce oggi di due nuovi santi, due Papi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, sotto la protezione di Gesù Misericordioso, nella Domenica che proprio il Santo Padre Giovanni Paolo II ha voluto dedicare nel 2000 alla Festa della Divina Misericordia. Sono stati due Pontefici caratterialmente molto diversi tra loro, ma hanno avuto in comune la cura dell'intero popolo di Dio, l'ansia per il bene universale, l'anelito di porgere al mondo la Verità della Legge di Dio, la medesima concezione della vita e del carattere oggettivo del bene comune universale supportati dalla consapevolezza dell'importanza della Dottrina Sociale della Chiesa. 
Entrambi hanno contribuito a rendere ancora più ricca la Chiesa con il loro corposo Magistero di qualità ed entrambi sono stati Padri misericordiosi e teneri, mostrando quanto sia Buono e Misericordioso il Signore. In modo particolare Giovanni Paolo II ha insegnato al mondo intero come un cristiano dovrebbe affrontare il dolore, la sofferenza, la malattia. Non possiamo non ricordare l'attentato subito in Piazza san Pietro, i diversi interventi chirurgici subiti, le fratture ossee, il Parkinson ed infine il lungo calvario al quale la sua età e le sue infermità lo hanno sottoposto, abbracciato con grande coraggio, forza, amore e determinazione.

giovedì 24 aprile 2014

Oblazione benedettina

 
Chi sono gli oblati
Cos’è l’oblazione? E chi è un oblato benedettino? Lo ha spiegato in maniera chiara l’Abate Gabriel M. Brasò: L’oblato è un cristiano desideroso di vivere con convinzione e profondità il Vangelo e che ha scoperto nella Regola di san Benedetto un cammino di luce, che gli facilita la sequela di Cristo e lo stimola a servire Dio e i fratelli con un amore più puro e generoso nel proprio stato di vita…”.
Questo significa che l’oblato può essere uomo o donna, laico o sacerdote, può essere sposato o no. L’oblazione benedettina è un cammino che supporta, che aiuta a vivere la propria vocazione particolare.
Gli oblati benedettini non sono una confraternita, un terz’ordine, un movimento, ma laici sempre più consapevoli della loro consacrazione battesimale che desiderano condividere la spiritualità della Regola di san Benedetto aggregandosi a un determinato monastero.
É il battesimo, infatti, l’autentica oblazione cristiana, nella quale l’uomo viene ricreato in Cristo, modello e misura di ogni oblazione, ossia di ogni vita “offerta” a Dio e ai fratelli.
L’oblato benedettino è chiamato a portare nella Chiesa e nella realtà in cui vive e opera il contributo del carisma benedettino:
 
centralità di Cristo, ascolto della Parola di Dio meditata e vissuta, partecipazione intensa alla liturgia, profonda vita spirituale, carità operosa.
 
L’oblazione – recitano gli Statuti – è l’atto liturgico-spirituale riconosciuto dalla Chiesa, con il quale l’aspirante oblato, dopo un congruo periodo di formazione, fa l’offerta di se stesso a Dio vincolandosi a una comunità benedettina determinata”.
Cosa si richiede
Sono tre le disposizioni richieste per diventare oblati:
1-il desiderio sincero di crescere nella vita spirituale, di tendere progressivamente alla conformazione a Cristo, di ritornare a Dio, di cercare veramente Dio, come afferma san Benedetto: “Ascolta, o figlio, gli insegnamenti del tuo Maestro, apri docile il tuo cuore, accogli volentieri i consigli del tuo padre buono e impegnati con vigore a metterli in pratica. Attraverso la fatica laboriosa dell’obbedienza, potrai così ritornare a Colui dal quale ti eri allontanato cedendo alla pigrizia della disobbedienza (Regola, Prologo).
2-amore per san Benedetto e conoscenza della sua Regola, perché i suoi tratti essenziali devono orientare il cammino spirituale dell’oblato. Per questo, l’oblazione benedettina non è compatibile con l’appartenenza a movimenti o a Terzi Ordini, che seguono altre tradizioni spirituali.
3-appartenenza ad una determinata Abbazia o Monastero. Caratteristica della vita benedettina è la stabilità, per cui i monaci promettono di vivere fino alla morte nello stesso monastero in cui hanno emesso la professione. Così gli oblati si offrono a Dio in un determinato monastero, che considerano come una seconda famiglia, in modo da sentirne l’influsso vitale, partecipando alla preghiera, alle iniziative e, secondo le possibilità, mettendo a disposizione le proprie competenze e il proprio tempo.
Attraverso l’oblazione, l’oblato si inserisce nella famiglia monastica con vincoli di intima fraternità e di vicendevole collaborazione.
L’ammissione all’oblazione
L’ammissione al cammino in preparazione all’oblazione è fatta dall'Abate o dall'Abbadessa del Monastero. Tale cammino ha durata variabile, in genere mai inferiore ad un anno.
Durante questo tempo l’aspirante oblato ha modo di approfondire i tratti specifici della spiritualità benedettina e di conformarvisi. Dal canto suo la Comunità, attraverso l'Abate verifica se l’aspirante oblato possiede o ha maturato le caratteristiche che lo rendono idoneo a diventare oblato del monastero.
 
 

domenica 20 aprile 2014

Pace a voi!

Il Signore Gesù, l'unico Redentore del mondo, è veramente risorto e ci offre la sua pace. La morte non ha l'ultima parola, è stata sconfitta. Anche noi, se crediamo in Lui, passeremo dalla morte alla vita per l'eternità. Auguri a tutti!

sabato 19 aprile 2014

L'Uomo dei dolori


L'Uomo dei dolori riposa nel cuore della terra. Il nostro Dio, flagellato, coronato di spine, oltraggiato e crocifisso dorme il sonno della pace in attesa della risurrezione.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

martedì 15 aprile 2014

L'Ecce Homo di Calvaruso

Giovanni Francesco Pintorno nasce da una famiglia di artigiani, nel 1600, a Petralia Soprana in provincia di Palermo. Fin dalla infanzia frequenta la bottega del padre, Giovanni Tommaso, falegname, e apprende l'arte di usare sgorbia e scalpello. In seguito si trasferisce a Palermo, per studiare intaglio e scultura presso un valente artista, rimasto a noi sconosciuto. I viaggi da Petralia a Palermo lo fanno riflettere sulla brevità e sulla futilità della vita. Il giovane prende coscienza che è necessario sulla terra lasciare traccia della propria esistenza perciò "in quella Palermo che si fa sempre più baroccheggiante e spagnolesca, fa le sue prime esperienze artistiche collaborando alla realizzazione di opere d'arte di cui si andavano abbellendo le chiese e le fastuose dimore nobiliari".  A 23 anni prende una decisione: si presenta a P. Francesco da Patti e chiede di entrare come laico dei Minori nel convento di S. Maria Gesù. "Si vestì subito e gli fu posto nome di fra Umile". Imperversava la peste e fra Umile viene inviato dai superiori in Valdemone,  per il noviziato. Di fronte allo spettacolo amaro delle morte che sembra trionfare sugli uomini, il frate scultore ricerca un tema ed uno stile per le sue opere: ritrova la figura di Dio che per amore si fa Cristo e lo rappresenta nella sua reale immagine. Nascono così i primi capolavori: i crocifissi di Nicosia, Agira , Mistretta, Aidone, Caltanissetta e il gruppo di San Francesco inginocchiato dinanzi al Crocifisso nella chiesa di Monte Salvo a Enna.
 
E' il primo momento dell'iter artistico di fra Umile, che riesce ad accomunare il segno del dolore umano e quello della speranza divina, che trovano la sintesi nell'immagine di Cristo. La fama artistica del frate esce subito dai conventi e perfino dalle terre di Sicilia. I padri provinciali fanno a gara per averlo nei loro conventi e fra Umile accetta gli inviti per ubbidienza. Intanto, tra meditazioni e penitenze, egli si dedica alla sua arte e la libera da tutte quelle forme di stile manierato e convenzionale che sono dettate da un secolo di decadenza. Nel 1634 a Calvaruso in provincia di Messina realizza il magnifico Ecce Homo che si può ammirare nell'omonimo santuario. Nel 1638 dimora nel convento di S. Antonio a Palermo. In questa città lo scultore passa gli ultimi anni della sua vita, circondato da parecchi discepoli. Muore il 9 febbraio 1639.
testo di Francesco Cuva (tratto dalla Guida del Santuario)

lunedì 7 aprile 2014

Processo inverso

 
Eccomi! Sono sopravvissuta al mega-trasloco e sono solo all'inizio! Ora mi attende il processo inverso: aprire gli scatoloni e rimettere tutto al loro posto. Impresa ardua, difficile e lunga in quanto non tutto andrà al posto di prima perché il posto di prima non c'è più e qui è tutto diverso. Quando si cambia casa diventa difficile riprodurre i vecchi ambienti e qui sarà praticamente impossibile. Dunque prevedo tempi lunghi per riuscire a mettere tutto in ordine.

venerdì 4 aprile 2014

Meno uno......


Ho ultimato i preparativi per il trasloco. Domani si parte. Certo, non assomiglio a questa leggiadra ragazza, che tutto sembra tranne una che ha finito di riempire decine e decine di scatoloni; non ne ho il sorriso, né la leggerezza, né lo spirito positivo; però di una cosa sono sicura stasera: ho finito!

martedì 1 aprile 2014

Sic transit gloria mundi


E' tempo di dire addio, ma per me gli addii non sono mai definitivi: un pezzo di me, delle mie esperienze di vita, delle mie radici restano.........stavolta però per la Scuola Allievi Carabinieri 'Generale Dalla Chiesa' si tratta di un vero e proprio addio: non esiste più, anche se continuerà a far parte di me nei miei ricordi. La Scuola ha contribuito a fare la storia dell'Arma dei Carabinieri, formando, nel corso di decenni, migliaia di Allievi Carabinieri che hanno svolto il loro servizio in tutta Italia. Mi accompagneranno dei bei ricordi, soprattutto legati al tempo in cui anch'io facevo parte, come medico, dell'organico di questa caserma. Mi ricordo gli arruolamenti, le visite, i giuramenti, i tanti Allievi, con le loro speranze, timori e sogni, i momenti di convivialità. 

La mia è stata un'esperienza davvero unica e gratificante, che mi ha permesso di allargare i miei orizzonti professionali. Purtroppo tutto è finito...come ogni cosa del mondo......
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

giovedì 27 marzo 2014

Primavera piovosa


 
 eppure nel cuore deve esserci un'esplosione di colori, di fiori e di sole.......
 
 
La tela è dell'artista Russa Olga Suvorova.
Provate a mettere sul desktop del vostro computer una di queste immagini e vedrete come la luce della primavera entrerà nel vostro cuore.     

martedì 25 marzo 2014

Spalancate le porte!

Aprite le porte a Cristo! Riecheggia ancora nel mio cuore l'accorato appello del beato Papa Giovanni Paolo II ed in modo particolare oggi, che la Santa Chiesa saluta la Santa Madre di Dio, nel giorno in cui ella disse il suo fiat al Signore, che desidera prendere forma umana per la salvezza del mondo intero. L'incarnazione di Dio, che da Creatore si fa Creatura e Redentore, presuppone un consenso ed un'apertura. La Vergine Maria acconsentì a donare il suo corpo e la sua anima. Il suo 'sì' incondizionato mostra al mondo intero il modo nuovo e liberante di parlare con Dio: non più solo ed esclusivamente attraverso le Leggi, i Patriarchi ed i profeti, ma anche e soprattutto attraverso l'amore e la donazione di sé. E' un modo nuovo che permette alla creatura di vivere in novità di vita, immersa totalmente nel Mistero Divino, a tu per tu con l'Amato, con la consapevolezza di poterLo accogliere ed incontrare dentro di sé, nel cuore e nell'anima, nel segreto del mistero umano. Con l'Incarnazione inizia l'era dell'incontro con Dio in modo diretto e totalizzante: nessuno può esimersi dal desiderio di questo incontro. Nessuno è escluso. Nessuno è impossibilitato. Nessuno si senta escluso e nessuno si senta impossibilitato.
 
Il cammino potrebbe essere lungo e faticoso ma il nostro 'sì' dovrà risuonare immediato e persistente. La Santa Vergine è la misura del nostro impegno ad accogliere il Suo Gesù. Ella ci guida e ci insegna la lunga e faticosa strada della fedeltà e dell'amore incondizionato a Colui che ogni giorno bussa alla porta del nostro cuore, per l'impazienza di prendere dimora in noi.             

sabato 22 marzo 2014

Luce nel buio


Sirmione, 1963
Caro Natalino, in “Epoca” è stata riportata una tua lettera, che la mamma mi ha trasmesso per mezzo delle mani. Sono sorda e cieca, perciò le cose, per me diventano abbastanza difficoltose. Anch’io, come te, ho ventisette anni, e sono inferma da tempo. Un morbo mi ha atrofizzata, quando stavo per coronare i miei lunghi anni di studio: ero laureanda in medicina, a Milano. Accusavo da tempo una sordità cui i medici stessi non credevano, all’inizio. E io andavo avanti così non creduta, e tuffata nei miei studi che amavo disperatamene. Avevo sedici anni quand’ero già iscritta all’Università. Poi il male mi ha completamente arrestata quando avevo quasi terminato lo studio. Ero all’ultimo esame, e la mia quasi laurea mi è servita solo per diagnosticare me stessa: perché, ancora, fino allora nessuno aveva capito di che si trattasse. Fino a tre mesi fa godevo ancora della vista: ora è notte. Però nel mio Calvario non sono disperata. Io so, che infondo alla via, Gesù mi aspetta. Prima nella poltrona, ora nel letto che è la mia dimora, ho trovato una sapienza più. grande di quella degli uomini. Ho trovato che Dio esiste ed è Amore, Fedeltà, Gioia, Fortezza, fino alla consumazione dei secoli. Fra poco io non sarò più che un nome, ma il mio spirito vivrà, qui fra i miei, fra chi soffre, e non avrò neppure io sofferto invano. E tu, Natalino, non sentirti solo, mai. Procedi serenamente lungo il cammino del tempo, e riceverai luce, verità, la strada sulla quale esiste veramente la Giustizia, che non è quella degli uomini, ma la giustizia che Dio solo può dare, le mie giornate non sono facili: sono dure, ma dolci, perché Gesù è con me, col mio patire, e mi dà soavità nella solitudine e luce nel buio. Lui mi sorride e accetta la mia cooperazione con Lui. Ciao, Natale, la vita è breve; passa velocemente. Tutto è una brevissima passerella, pericolosa per chi vuole sfrenatamente godere, ma sicura per chi coopera con Lui, per giungere in Patria. Ti abbraccio
Tua sorella in Cristo
Benedetta Bianchi Porro (8 agosto 1936 - 23 gennaio 1964)
Venerabile                 
 
Ecco come soffre un cattolico......e sicuramente non invoca l'eutanasia.

venerdì 21 marzo 2014

Liebe Mama....

Quella di ieri è stata una giornata particolare. Ho ricevuto la visita di due giovani seminaristi della Congregazione dei Legionari di Cristo (http://www.legionariesofchrist.org). Sono anni ormai che io e mio marito siamo legati a loro e li sosteniamo con la nostra preghiera, e sono anni ormai che puntualmente qualcuno di loro ci viene a trovare: ci scambiamo in poco tempo idee, esperienze e progetti di vita. Sono splendidi ragazzi, nel fiore degli anni, i più provenienti dall'America Latina, che hanno negli occhi lo sguardo dello stupore di chi si affaccia alla vita, ad una vita di ascolto e di dono. Giovani belli, sorridenti, limpidi e luminosi che non disdegnano di indossare con orgoglio la veste talare o l'abito sacerdotale. Ancor prima di sposarmi confidavo sempre al Signore il desiderio di avere un giorno un figlio sacerdote, ebbene ora, tutti questi sono i figli che il Signore ha voluto donarmi! Tanti, tutti sacerdoti e non uno! Ogni giorno, come una mamma, li affido al Signore perché siano fedeli e santi nell'operare secondo la volontà del Signore nella piena adesione al Santo Padre ed al Magistero della Santa Chiesa.
 
Lo dico loro anche quando li incontro, perché non vi è nulla di più importante che la fedeltà a Gesù ed alle sue leggi e l'ho fatto anche ieri; ai due seminaristi, ho fatto presente come la mia preoccupazione, la mia vicinanza e l'affetto per loro non siano molto dissimili da quello di una mamma. Alla partenza uno di loro (che è tedesco, della Baviera dell'amato Papa Benedetto XVI) mi ha donato una medaglietta sacra ed un'immaginetta con l'effige di san Giuseppe. Dopo partiti ho letto il retro dell'immaginetta, vi aveva scritto due righe in tedesco, che iniziavano così: Liebe 'Mama' (cara mamma).........e terminavano con 'im Gebet bleiben wir verbunden'(nella preghiera restiamo uniti)........e mi sono sciolta in lacrime.......... 
  

Disapprovo!


 
 
 
 
 
 
 
 




Suor Cristina Scuccia conquista The Voice.

Suor Cristina, ma è proprio necessario?????????

mercoledì 19 marzo 2014

...e caro papà

                                                                    
                                

                              
                              Babbo              
      
Babbo, quando eravamo piccini
tu ci tenevi sui tuoi ginocchi,
non avevamo balocchi
perchè eravam poverini;
ma nella stanza oscura,
quando calava la sera
anche se la stagione era dura
facevi nascere la primavera.
Illuminavi la stanza di stelle,
di lucciole, di fiammelle,
la riempivi di fiori,
di trilli, di canti, di odori:
Gli angeli venivano a cento
avvolti nel velo del vento
e con i gigli fatati
sfioravano i nostri occhi,
ci davano sogni incantati,
facevan di noi lievi fiocchi,
fiocchi leggeri in cammino
per un viottolino di stelle........
Babbo, che nostalgia
di sedere sui tuoi ginocchi,
di sentire nel sonno
i tuoi occhi vegliarmi.
E addormentare il mio dolore,
e addormentare il mio tormento,
essere un fiocco nel vento
e un canto per il tuo cuore.
Ma se ti vengo accanto
nella casina di terra,
quella che ti rinserra
e dove sei tutto solo,
non c'è per te che il mio pianto,
non c'è per me che il tuo canto,
nel canto dell'usignolo.
 
(Lilla Lipparini) (1951/1952)

Cara mamma.......



I bambini sono gocce di Cielo venute sulla terra in missione speciale: accompagnarci nel viaggio di ritorno.  

lunedì 17 marzo 2014

Il silenzio dell'acqua

Ho potuto sperimentare, più di una volta, una sensazione alquanto singolare e piacevole, soprattutto nei luoghi della terra privilegiati dal Signore. La prima volta in assoluto mi è capitata a Lourdes, quando mi sono recata in pellegrinaggio, nel maggio del 2006. Sto parlando della sensazione del tempo che si ferma, anzi del tempo senza tempo, del tempo che non è più tempo.....ma che continua ad esistere e a scorrere, in perfetto silenzio, come l'acqua del fiume Gave.
Lourdes è una ridente cittadina ai piedi dei Pirenei, lambita dalle acque del fiume Gave e luogo di apparizioni della Vergine Maria, dal lontano 11 febbraio 1858, ad una fanciulla di nome Bernadette. L'acqua a Lourdes ha una valenza mistica: guarisce il corpo e l'anima. L'acqua di Lourdes è stata benedetta dalla Madonna e continua ad essere segno della sua presenza e della potenza santificatrice del Signore. Tutti a Lourdes, una volta arrivati alla grotta, sentono il bisogno di abbeverarsi alle fonti di acqua che sbucano dal muro che porta alla grotta. Tutti, tutti indistintamente andiamo all'acqua, beviamo, ci immergiamo totalmente nelle vasche, sentendo il richiamo della purezza che l'acqua ci può donare: la salute dell'anima e del corpo. L'acqua è segno di vita, è elemento universale di vita e ci riporta all'essenziale, al punto d'unione tra la nostra vita di peccato e quella santa e pura di Dio; ci riporta al desiderio cocente dell'anima di ritornare immacolata, all'origine, nella notte dei Tempi, nel giardino dell'Eden, allo stato di amicizia tra Dio Creatore e l'Uomo creatura. A Lourdes questo stato, alimentato dal desiderio di una guarigione, pare che si possa compiere! Qui l'acqua davvero ha la capacità di riportarci alla santità primordiale, a gustare nuovamente l'amicizia di Dio, a ridarci la vita nel corpo e nello spirito, se solo si ha la volontà di ritornare, con il sacramento della riconciliazione, a Dio. Solo così il Signore opererà un miracolo nella nostra vita: il miracolo che ci serve! Non per nulla Lourdes è luogo dove il pellegrino può accostarsi alla fonte del perdono in ogni momento lo desideri. L'acqua completerà il percorso di immersione in Dio e nella sua misericordia. A Lourdes Dio parla attraverso il silenzioso scorrere del fiume. Ciò mi ha stupita e rapita: l'acqua del Gave, passando davanti la grotta  di Massabielle, il luogo benedetto dall'apparizione, fluisce silenziosa, misteriosamente silenziosa e questo silenzio, pare faccia fermare il tempo, nonostante gli occhi percepiscano il continuo movimento verso avanti dell'acqua. Un silenzio che afferra l'anima, la fa gioire, la rapisce nel profondo. Un silenzio che immerge nell'Eterno, nell'eternità, nel Mistero, nel mistico abbraccio di Dio. Un silenzio molto eloquente, che va dritto al cuore, proprio come le parole sussurrate da Dio e trasportate dall'acqua.........