La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





post recenti

venerdì 1 aprile 2016

IO-SONO - YHWH - INRI


Nel Vangelo di Giovanni al capitolo 19 dal versetto 16 in poi viene descritta la crocifissione di Gesù con la relativa affissione sulla croce dell'iscrizione che il Governatore Ponzio Pilato aveva fatto incidere in latino, ebraico e greco. Seguitando a leggere il brano, viene descritta la rimostranza dei capi dei sacerdoti verso Pilato che aveva ordinato di scrivere 'Il Re dei Giudei' e non come loro avrebbero voluto che scrivesse 'Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei'. Ci si chiede perché questa lamentela?  Che differenza c'è tra le due asserzioni?
 
L’iscrizione di cui parla Giovanni è la famosa sigla “INRI“ un acronimo, che sta per il latino “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum“, che significa “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei“.
In ebraico l'iscrizione era questa: “Yshu Hnotsri Wmlk Hyhudim”. Le iniziali delle quattro parole ebraiche che compongono la scritta sono: yod-he-waw-he e dato che l'ebraico si legge da destra verso sinistra si legge il famoso tetragramma che gli ebrei non possono neanche pronunciare: “YHWH“, che vocalizzato risulta essere “Yahweh“, il nome di Dio che Egli stesso aveva rivelato a Mosè in Esodo 20,2: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto”.
Quindi, come per il latino si ottiene l’acronimo “INRI“, per l’ebraico si ottiene “YHWH“.
 
Ecco perché gli Ebrei che leggevano tale scritta fossero così turbati tanto da chiederne la modifica a Pilato: vedevano l’uomo che avevano messo a morte, che aveva affermato di essere il Figlio di Dio, con il nome di Dio, il tetragramma impronunciabile, inciso sopra la testa.
 
In quel momento credo che tutti avranno capito le parole di Gesù: 'Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono'. (Giovanni 8,28).
Io-Sono: proprio lo stesso nome che Dio ha rivelato a Mosè in Esodo 3,14: Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: «Io-Sono mi ha mandato a voi»“.

giovedì 31 marzo 2016

Le Sacre Spine fiorite di Nostro Signore Gesù Cristo

 
Le Sacre Spine, attribuite alla corona della Passione di Nostro Signore, sono custodite ed esposte alla venerazione dei fedeli in varie parti del mondo. Già un primo calcolo effettuato nel sec. XIX dallo studioso Fleury ne contava circa 200, mentre il più recente censimento datato 2012 e realizzato da Menna ne annovera ben 2.283. L'Italia può vantarne 995 distribuite a L’Aquila, Sulmona, Lanciano, Vasto, Andria, Bari, Pompei, Crotone, Roma, Vicenza, Pisa, Barletta e San Giovanni Bianco.
Le Sacre spine di Andria e di San Giovanni Bianco, nei giorni scorsi, si sono rese artefici di un prodigio inspiegabile.
 
Nella città di Andria ha avuto inizio tra le 16.10 e le 17.10 di venerdì santo,  quando si sono notate in prossimità dell'apice della spina tre piccole gemme (l'ultimo evento miracoloso era avvenuto nell'anno 2005).
 
A San Giovanni Bianco la sera della Domenica di Pasqua, quando sulla spina sono spuntate piccole gemme e la stessa si sarebbe colorata di rosso vermiglio.
Entrambi gli eventi sono accomunati da una singolare coincidenza: l'Annunciazione della nascita di Gesù e la sua morte il Venerdì Santo sono cadute entrambe nella stessa data, il 25 marzo.
 

La prossima sovrapposizione del Venerdì Santo e dell'Annunciazione del Signore sarà nel 2157, fra 141 anni.
L'ultima volta che la spina a San Giovanni Bianco fiorì risale a 84 anni fa, nel 1932, un miracolo che interessò anche le altre spine conservate in Italia.
 
UN PO' DI STORIA
 
 
Tutto cominciò quando, secondo la tradizione cristiana, il re Luigi IX di Francia acquistò dall’imperatore latino di Costantinopoli Baldovino II, insieme ad altre preziose reliquie, l’intera corona che, arrivata a Parigi nel 1239, fu custodita nella Sainte-Chapelle, costruita appositamente, mentre oggi è conservata nel tesoro della Cattedrale di Notre-Dame. In realtà, già in quest’epoca, la corona era solo un anello di giunchi, privo di spine, le quali erano state precedentemente donate dagli stessi sovrani bizantini e, dal momento dell’acquisto, anche dallo stesso Luigi IX, che aveva provveduto ad offrirle alle chiese più importanti della Francia.
Con Carlo d’Angiò alcune spine arrivarono in Italia. In particolare ad Andria, dove la presenza della Sacra Spina è attestata a partire dal 1308, in seguito ad un dono da parte di Beatrice d’Angiò, figlia di Carlo II d’Angiò, in occasione delle sue nozze con Bertrando del Balzo, duca di Andria.
A San Giovanni Bianco la Sacra Spina giunge tra il 1495 e il 1496 grazie a Vistallo Zingoni, di nobile famiglia bergamasca.
 
Ad Andria il primo  miracolo attestato avvenne il 25 marzo 1633 anno in cui il giorno dell’Annunciazione coincise con il Venerdì Santo, esso si è manifestò in vari modi: con rigonfiamenti, con la liquefazione in gocce di sangue vivo delle diciassette macchie violacee presenti sulla spina, fino alla comparsa di escrescenze biancastre argentee di pochi millimetri, mentre una vera e prodigiosa fioritura, avvenne per la prima volta nel 1842. I prodigi si susseguirono negli anni 1853, 1864, 1910, 1921, 1932 e 2005.
 
Il 23 marzo del 1799 la Sacra Spina di Andria venne trafugata durante il saccheggio dei giacobini francesi e di essa si persero le tracce fino al 1837, data in cui fu ritrovata a Venosa. Grazie all’intercessione di mons. Cosenza, la famiglia presso la quale fu ritrovata la spina la restituì alla Chiesa. In quella occasione, la spina manifestò il miracolo dal 24 ottobre, giorno in cui la reliquia fu nuovamente trasferita ad Andria, fino a metà novembre.
 
 
 
 

mercoledì 30 marzo 2016

Cristo è veramente risorto!

Cristo è morto ma è anche risorto e la Sacra Sindone ne è la testimonianza più viva e diretta.
 
Ha scritto Blaise Pascal:
'Con che ragione vengono a dirci che non si può risuscitare?
Cos'è più difficile nascere o risuscitare?
E' più difficile che ciò che non è mai stato sia o ciò che è stato sia ancora? E' più difficile essere o ritornare ad essere? L'abitudine ci fa sembrare facile l'essere; la mancanza di abitudine ci fa sembrare impossibile il ritornare ad essere'.   

giovedì 17 marzo 2016

Le eresie della gnosi moderna

L'economista Ettore Gotti Tedeschi ha appena dato alle stampe il libro dal titolo “Un mestiere del diavolo”. In un'intervista a la nuova bussola quotidiana illustra brevemente i temi trattati nel libro, tra cui il demonio e la crisi secolare di valori, di morale, che tocca tutte le categorie dell’umano dall'economia all'ambientalismo, dalle eresie alle ideologie, dalla religione cattolica al pensiero modernista.

Interessante scoprire come nella sua visione alla base della crisi morale ci sia la ripresentazione dell’eresia gnostica sviluppata in chiave moderna.
La spiega dicendo che nella Genesi al tema della Creazione 'sono esplicitate quattro volontà del Creatore
 
1°-  Il sesso delle creature(“maschio e femmina  li creò...”)
2°- Il loro impegno riproduttivo(“siate fecondi  e moltiplicatevi...”)
3°- Il compito verso la Creazione(“riempite la terra, soggiogatela...” )
4°- Il compito verso il resto del Creato(“dominate su ogni essere vivente …”).
 
La gnosi contrappone oggi, a queste quattro volontà del Creatore, rispettivamente  le sue quattro  eresie
 
1° - Teoria Gender
2° - Malthusianesimo
3° - Ambientalismo gnostico
4° - Animalismo 
 
 Alla domanda se le eresie che analizza nel libro possano nascondersi anche in economia risponde che alla prima eresia corrisponde la ribellione di Lucifero verso la Verità che porta come conseguenze economiche, dopo la cacciata dal paradiso, la fatica e la sofferenza nel lavoro, l’egoismo, l’invidia e l’attaccamento ai beni.
 
E poi c'è Caino, che è il primo ambientalista neomalthusiano nella storia che uccide Abele perché produce più di lui, sfruttando così la terra ed immola gli armenti migliori a Dio bruciandoli, uccidendo inutilmente animali e inquinando così l’atmosfera.
 
E continua ancora a proposito di eresie:
 
'Una successiva grande eresia, quella albigese, estinguendo l’uomo, provoca decrescita economica e povertà.
 
L’eresia protestante genera il capitalismo “disordinato”, quello su cui si scaglia Marx.
 
L’eresia naturalista negando che esistano leggi naturali che ispirano l’economia esalta “la natura buona” in sé stessa.
 
Una successiva eresia, l’americanismo, condannata da Leone XIII, afferma che le virtù vere sono solo quelle che creano valore economico'.
 
Conclude dicendo che 'le eresie che provocano impatto economico sono moltissime'.
 
Non ci resta che leggere il libro!

mercoledì 16 marzo 2016

Umanesimo orizzontale

Cosa sta succedendo all'interno della Chiesa? In una parte dei prelati e del clero? Pare che la società, non solo italiana, sia allo sbando materialmente e soprattutto spiritualmente ed una parte della Chiesa non è da meno, tutta intenta a dialogare col mondo per compiacerlo, nel tentativo di legittimare una sorta di visione della realtà moderna e secolarizzata lontana dalla legge naturale, tutta protesa verso un umanesimo orizzontale che ha dimenticato la dimensione verticale della vita.
Pare che il linguaggio semplice, evidente e lineare della legge naturale non sia più compreso ed è vergognoso che tale linguaggio, pur capito ed assimilato da ben duemila anni, non sia più tollerato all'interno della Chiesa.
Don Divo Barsotti commentò così: 'Nulla mi sembra più grave contro la santità di Dio della presunzione dei chierici che credono, con un orgoglio che è soltanto diabolico, di potere manipolare la verità […] L'episcopato cattolico ha creduto di poter rinnovare ogni cosa obbedendo soltanto al proprio orgoglio, senza impegno di santità, in una opposizione aperta alla legge dell'Evangelo' .
Da queste parole, si comprende chiaramente come tale situazione odierna affondi le sue radici in tempi meno recenti e che tale sbandamento sia dovuto appunto proprio al tentativo di alcuni, all'interno della Chiesa, di manipolare la verità del Signore, in opposizione alla legge del Vangelo, a proprio piacimento e compiacimento. Le verità di fede che oggi vengono manipolate, nel tentativo di cambiarle, se non nella sostanza almeno nella forma (questo vogliono farci credere!), hanno la radice nella Sacra Scrittura che è Parola di Dio, che la Santa Chiesa ha il dovere di tutelare, preservare e tramandare e che nessuno, neanche il Santo Padre, ha diritto di mutare.
Spesso si parla di cambiamento di “pastorale” ma non di Dottrina, ma il mutare di quella inevitabilmente porterà al mutare di questa in quanto, con il termine di 'cambiamento pastorale' si sottintende la negazione pratica degli insegnamenti morali, dunque un mutamento della verità e della Dottrina. In questo clima non sorprendono più di tanto i tentativi di trasformare la Chiesa da struttura gerarchica (voluta da Dio) ad assemblea di fedeli dove le conferenze episcopali rivendicano il potere di legiferare in materia di dottrina e di morale, così come non sorprende lo svilimento ed il decadimento in cui versano il Papato, la Divina Liturgia e la Santa Dottrina.

lunedì 14 marzo 2016

El ultimo soldado de Cristo

Lo scorso 18 febbraio, in Messico, all'età di 103 anni è morto Juan Daniel Macías Villegas, noto per essere l’ultimo soldato “cristero” vivente. La salma è stata tumulata nel cimitero della Guardia Nazionale Cristera, un'organizzazione che difende la memoria dei martiri durante la persecuzione religiosa in Messico agli inizi del Novecento. Juan Daniel è stato l’ultimo testimone di un cattolicesimo militante, capace di impugnare le armi, nella prima metà del secolo scorso, per difendere la fede minacciata da uno Stato massonico e violentemente anticlericale.Juan Daniel era nato il 21 luglio del 1912 a San Julián. Fu battezzato dal sacerdote, Narciso Elizondo, lo stesso che lo benedì quando, all'età di 13 anni, entrò a far parte della squadra del generale Victoriano Ramírez per lottare con i Cristeros a difesa della Cristianità e contro le leggi anti-cattoliche del governo di allora che scatenò un conflitto contro la società contadina, tradizionale, cattolica, un’aggressione perpetrata da uno Stato autoritario uscito da un processo rivoluzionario.
 Il nome Cristeros, contrazione di Cristos Reyes, fu dato spregiativamente dai governativi ai ribelli, a motivo del loro grido di battaglia: «¡Viva Cristo Rey!» (Viva Cristo Re!).
Questa rivoluzione lasciò una lunga scia di sangue di persone che per difendere l'onore di Gesù e della sua Chiesa, insieme ai valori della Cristianità violata e perseguitata non esitarono ad andare incontro alla morte, piuttosto che rinnegare la loro appartenenza alla Chiesa Cattolica.
Oggi alcuni sono stati canonizzati, altri sono beati ed altri ancora attendono di essere elevati agli onori degli altari. Lo scorso 22 gennaio Papa Francesco ha firmato il decreto per la canonizzazione del Beato José Sanchez del Rio, anch'egli piccolo cristero, barbaramente assassinato in odio alla fede cristiana a soli 14 anni.
Si stima che, in questo brutale conflitto, persero la vita tra le 75 e le 80 mila persone. A fronte di 4 mila e 500 sacerdoti presenti nel Paese all’inizio della ribellione, ne rimasero 334 alla fine delle ostilità. Tutti gli altri furono espulsi dal Paese o uccisi. Con l’aiuto di Dio e della Vergine di Guadalupe, i “cristeros” salvarono la fede in Messico.
Gli occhi Juan Daniel Macías Villegas hanno conosciuto quegli anni di tormento e anche di manifesto amore per Cristo e per la sua Chiesa. Hanno potuto assistere, decenni più tardi, anche agli effetti concreti di quell’impegno coraggioso: nel 1988 una riforma costituzionale ha riconosciuto personalità giuridica alla Chiesa cattolica, ha ristabilito relazioni diplomatiche tra Messico e Santa Sede e ha sancito l’inizio di una nuova fase di dialogo e di pace.
Gli artefici di questo risultato sono stati gente semplice come Juan Daniel Macías Villegas. Guerrieri nell’animo, che mantennero una fede ardente nei campi di battaglia così come nelle attività di tutti i giorni, tra moglie e figli, a dedicarsi alla produzione di latte e di carne nella propria fattoria.
Che il Signore lo accolga nella Sua Patria beata! RIP
Della storia dei Cristeros messicani ho scritto brevemente anche in questo post
 

giovedì 10 marzo 2016

No papolatria

Sono cattolica, praticante ed osservante, certamente con tutti i miei limiti e difetti. Ho in grande considerazione il Magistero e la Dottrina della Chiesa. Credo le verità di fede ed i dogmi che la Santa Chiesa propone a credere e non faccio mistero sul fatto che credo che il Papa sia il 'Dolce Cristo in terra', come soleva dire santa Caterina da Siena, dunque degno di venerazione e di devoto rispetto, e che sono completamente allineata alla Tradizione - che racchiude, conserva e trasmette il pensiero bimillenario della Chiesa - senza se e senza ma, ritenendola santa ed ispirata dal Signore, dunque non contestabile né opinabile. Questo fino a quel 'Buonasera' del 13 marzo di tre anni fa che mi lasciò esterrefatta e quasi senza fiato. Sono andata in crisi! Mai e poi mai avrei immaginato, di dovermi trovare, dentro la Chiesa - la mia Patria - alloggiata scomodamente, molto scomodamente! Ci troviamo, purtroppo, nel mezzo di un processo di autodemolizione della Chiesa che non ha precedenti, sulla scia della secolarizzazione che dagli anni Sessanta galoppa senza sosta sia nella società civile che in ambito religioso. Non avrei mai pensato di dover arrivare a pesare le parole del Papa, gli errori del suo comportamento e a criticarne gli atti non infallibili, soprattutto per quanto concerne le sue scelte politiche e pastorali che, spesso e volentieri, mi hanno lasciata sconcertata!
Nel turbinio delle vicissitudini della storia italiana di questi ultimi anni spicca l'atteggiamento disinvolto e sprezzante di quella parte di classe politica che a torto si definisce cattolica. Il tradimento di tale classe - che non è una novità dei nostri tempi - è sempre stato accompagnato dal tradimento storico dei vertici ecclesiastici, (ricordo però con soddisfazione anche le attuali voci fuori dal coro, poche ma buone!)ma non ci si 'abitua' ad un Papa che ama chiacchierare e scegliere un certo Eugenio Scalfari come suo confidente o che tace - non volendosi 'immischiare' nella politica italiana, su leggi come le unioni di persone dello stesso sesso, o che reputa Emma Bonino e Giorgio Napolitano, come grandi figure dell’Italia di oggi, e poi non rivolge nessuna parola o una semplice benedizione alle centinaia di migliaia di cattolici del Family Day. Ci sarebbe tanto altro da criticare ma forse è meglio pregare e meditare.
   

 

mercoledì 9 marzo 2016

Opere di misericordia


In questo anno giubilare della Misericordia siamo chiamati a mettere in pratica, con costanza e amore le opere di misericordia verso il nostro prossimo. Esse sono in tutto quattordici, distinte in opere di misericordia corporale e spirituale. Tutte le opere di misericordia scaturiscono dal comandamento del Signore di amare il prossimo come noi stessi in virtù dell'amore che portiamo al Signore stesso e trovano dunque fonte di ispirazione proprio dalle parole di Gesù narrate nel vangelo di san Matteo in merito al giudizio alla fine dei tempi quando Cristo, giusto giudice, tornerà sulla terra per dare compimento al disegno d'amore di Dio Padre sull'intera umanità:
 
«In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riuniti davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: ‘Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi’.
Allora i giusti risponderanno: ‘Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?’.
Rispondendo, il re dirà loro: ‘In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’. Poi dirà a quelli posti alla sua sinistra: ‘Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato’.
Anch’essi allora risponderanno: ‘Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?’. Ma egli risponderà: ‘In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me’. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”» (Mt 25, 31-46).
 

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE 

1 - Consigliare i dubbiosi.
2 - Insegnare agli ignoranti.
3 - Ammonire i peccatori.
4 - Consolare gli afflitti.
5 - Perdonare le offese.
6 - Sopportare pazientemente le persone moleste.
7 - Pregare Dio per i vivi e per i morti.


LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE

1 - Dar da mangiare agli affamati.
2 - Dar da bere agli assetati.
3 - Vestire gli ignudi.
4 - Alloggiare i pellegrini.
5 - Visitare gli infermi.
6 - Visitare i carcerati.
7 - Seppellire i morti. 


               

 

mercoledì 2 marzo 2016

Tre lacci per condurre alla perdizione

Don Bosco è un santo che, dall'età di nove anni fino alla fine dei suoi giorni, avrà spesso sogni-rivelazioni che gli indicheranno la sua strada e lo faranno portavoce di profezie dirette ai singoli, alle società, ai suoi amati giovani, alla Congregazione salesiana.
 
La sera del 4 aprile 1869 raccontò ai suoi giovani un sogno sul sacramento della confessione che li impressionò vivamente.

«Sognai di trovarmi in chiesa, in mezzo a una moltitudine di giovani che si preparavano alla confessione. Un numero stragrande assiepava il mio confessionale sotto il pulpito.
Cominciai a confessare, ma presto, vedendo tanti giovani, mi alzai e mi avviai verso la sacrestia in cerca di qualche prete che mi aiutasse. Passando vidi, con enorme sorpresa, giovani che avevano una corda al collo, che stringeva loro la gola.

— Perché tenete quella corda al collo? — domandai — Levatevela!
E non mi rispondevano, ma mi guardavano fissamente.
— Orsù — dissi a uno che mi era vicino — togli quella corda!
— Non posso levarla; c’è uno dietro che la tiene.

Guardai allora con maggior attenzione e mi parve di veder spuntare dietro le spalle di molti ragazzi due lunghissime corna. Mi avvicinai per vedere meglio e, dietro le spalle del ragazzo più vicino, scorsi una brutta bestia con un ceffo orribile, somigliante a un gattone, con lunghe corna, che stringeva quel laccio.

Volli chiedere a quel mostro chi fosse e cosa facesse, ma esso abbassò il muso cercando di nasconderlo tra le zampe, rannicchiandosi per non lasciarsi vedere. Prego allora un giovane di correre in sacrestia a prendere il secchiello dell’acqua santa.
 
Intanto mi accorgo che ogni giovane ha dietro le spalle un così poco grazioso animale. Prendo l’aspersorio e domando a uno di quei gattoni:
— Chi sei?
L’animale mi guarda minaccioso, allarga la bocca, digrigna i denti e fa l’atto di avventarmisi contro.
— Dimmi subito che cosa fai qui, brutta bestia. Non mi fai paura. Vedi? Con quest’acqua ti lavo per bene, se non rispondi.
Il mostro mi guardò rabbrividendo. Si contorse in modo spaventoso e io scoprii che teneva in mano tre lacci.

— Che cosa significano?
— Non lo sai? Io, stando qui, con questi tre lacci stringo i giovani perché si confessino male.— E come? In che maniera?
— Non te lo voglio dire; tu lo sveli ai giovani.
— Voglio sapere che cosa sono questi tre lacci. Parla, altrimenti ti getto addosso l’acqua benedetta.
— Per pietà, mandami all’inferno, ma non gettarmi addosso quell’acqua.
— In nome di Gesù Cristo, parla dunque!

Il mostro, torcendosi spaventosamente, rispose:
Il primo modo col quale stringo questo laccio è con far tacere ai giovani i loro peccati in confessione.
— E il secondo?
Il secondo è di spingerli a confessarsi senza dolore.
— Il terzo?
— Il terzo non te lo voglio dire.
— Come? Non me lo vuoi dire? Adesso ti getto addosso quest’acqua benedetta.
— No, no! Non parlerò, si mise a urlare, ho già detto troppo.
— E io voglio che tu me lo dica.
E ripetendo la minaccia, alzai il braccio. Allora uscirono fiamme dai suoi occhi, e poi ancora gocce di sangue.
Finalmente disse:
Il terzo è di non fare proponimenti e di non seguire gli avvisi del confessore. Osserva il profitto che i giovani ricavano dalle confessioni; se vuoi conoscere se tengo i giovani allacciati, guarda se si emendano.
— Perché nel tendere i lacci ti nascondi dietro le spalle dei giovani?
— Perché non mi vedano e per poterli più facilmente trascinare nel mio regno.

Mentre volevo domandargli altre cose e intimargli di svelarmi in qual modo si potesse render vane le sue arti, tutti gli altri orribili gattoni incominciarono un sordo mormorio, poi ruppero in lamenti e si misero a gridare contro colui che aveva parlato; e fecero una sollevazione generale. Io, vedendo quello scompiglio e pensando che non avrei ricavato più nulla di vantaggioso da quelle bestie, alzai l’aspersorio e gettai l’acqua benedetta da tutte le parti. Allora, con grandissimo strepito, tutti quei mostri si diedero a precipitosa fuga, chi da una parte e chi dall’altra. A quel rumore mi svegliai».

Tratto da qui

martedì 1 marzo 2016

Tempo della corruzione generale

 

“Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtú, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore”.  
(Karl Marx, Miseria della Filosofia)
 
 

lunedì 29 febbraio 2016

Una voce fuori dal coro

A proposito della legge Cirinnà sulle unioni di persone dello stesso sesso ecco la voce del vescovo di Ascoli Piceno mons. Giovanni D'Ercole:
'A me però, come pastore della Chiesa, incombe il diritto-dovere di illuminare le coscienze secondo i dettami della legge naturale e di quella divina. E voglio farlo nel pieno rispetto di tutti, e anzitutto della verità, senza badare al successo mediatico e al plauso umano.
'Il rischio oggi – spiega il presule – è che nel filone libertario prorompente prevalga non il bene vero, ma quel che appare tale senza esserlo perché ritenuto opinione prevalente, ma non è l’opinione maggioritaria della gente che decide che cosa è verità e bene. Ad esempio, l’aborto è diventato, per referendum popolare, da decenni un diritto, ma non pochi si accorgono ora dei danni che ha prodotto e delle ferite insanabili che lascia nel cuore della donna, senza aver prodotto i risultati che si auspicavano… ma come tornare indietro? Potrebbe avvenire la stessa cosa per altri temi relativi alla famiglia e alla bioetica, ritenuti moderne aperture e conquiste di civiltà.
'Andare controcorrente – aggiunge il Vescovo di Ascoli Piceno – su questi temi è troppo facilmente giudicato come restare retrogradi e legati al passato. Eppure bisogna riflettere, specialmente chi non solo per logica umana, bensì anche per fede è spinto a non abbracciare l’opinione prevalente solo perché dominante'.
 
'Dico a Renzi: dove è finito  il suo spirito cristiano? Quando uno ha veramente fermi i valori  di Dio ragiona in modo diverso. In quanto a questa legge che è figlia delle tenebre e non della luce, l’esperienza negativa deve servire di stimolo ai cattolici per riconsiderare e rivedere la loro fede e cercare quello che nel concreto non va. Sento tanti cattolici dire che appoggiano questa legge per tutelare i diritti civili. In questa affermazione c'è qualcosa che non funziona. E allora bisogna svolgere, pastori in testa, un  approfondito e serio esame di coscienza e cercare di capire quello che non va'.

Complici del male

Quanta responsabilità ha la Chiesa cattolica, a partire dal suo vertice cioè il Santo Padre, nell'approvazione del ddl Cirinnà sulle unioni delle persone dello stesso sesso?
A questa domanda mi viene in aiuto Papa  san Felice III (citato da Leone XIII nella sua lettera ai Vescovi italiani 08/12/1892) che disse:
“Non resistere all’errore è approvarlo, non difendere la verità è ucciderla. Chiunque manca di opporsi ad una prevaricazione manifesta può essere considerato un complice occulto”.  

venerdì 26 febbraio 2016

Tacere è connivenza!

"Io non so come stanno le cose nel Parlamento italiano. Il Papa non si immischia nella politica italiana". Così il Papa sul ddl unioni civili. "Nella prima riunione che io ho avuto con i vescovi nel maggio del '13 una delle cose che ho detto: col governo arrangiatevi voi. Perché il Papa è per tutti e non può mettersi in politica, concreta interna di un paese. Questo non è il ruolo del Papa. E quello che penso io è quello che pensa la Chiesa e han detto in tanti perché questo non è il primo Paese che fa questa esperienza, ce ne sono tanti".(Papa Francesco,18.02.2016)
  
"Temo che, in questo caso , il tacere equivalga alla connivenza : temo che il nostro tacere sia più dannoso del loro parlare : in queste materie , infatti il silenzio non va esente da sospetto , poiché se la falsità ci dispiacesse veramente , difenderemo la verità : è dunque una colpa per noi , il silenzio che favorisce l'errore" .
(Papa Celestino , Lettera ai vescovi della Gallia, PL 221 Voll In 4°, t .IV, col.259)

giovedì 25 febbraio 2016

Ddl Cirinna'-Alfano-Galantino

Unioni (in)civili: accordo fatto nella maggioranza di governo. Per evitare la caduta dello stesso, Renzi lo sottoporrà al voto di fiducia. E' stata stralciata la stepchild adoption (adozione del figliastro) ed aggiustati gli articoli 2 e 3 per evitare l’equiparazione al matrimonio naturale, tra uomo e donna. In questo modo questo ddl sarà votato anche dall’NCD di Angelino Alfano, seguirà l'approvazione del Senato, sempre che non abbia qualche esito il ricorso alla Corte Costituzionale di una cinquantina di senatori per essere stato violato l’articolo 72 della Costituzione, che impone il passaggio di ogni disegno di legge dalla Commissione competente. Il ddl Cirinnà così modificato è diventato accettabile ed auspicabile, obiettivo congiunto voluto sia dal leader dell’NCD sia dal segretario della Conferenza Episcopale, mons. Galantino: sì alle unioni civili (distinte dal matrimonio), no alle adozioni. Renzi, il mister Bean di casa nostra, è l’attore principale ma una mano decisiva gliel’ha data il segretario della CEI che ha garantito il via libera alle unioni gay, se prive dell’adozione e di alcune attribuzioni matrimoniali. È questo senz’altro il dato più sconcertante! Soprattutto se messo a confronto con l’atteggiamento della CEI nel 2007, che promosse il Family Day per bloccare i Di.Co.
Cosa è cambiato da allora?  Considerato che le coppie omosessuali conviventi in Italia risultano essere 7500 su oltre 24 milioni di nuclei familiari, dove le coppie sono formate da un uomo e da una donna, nel rispetto della legge naturale? Purtroppo ciò che in realtà è cambiato è l’atteggiamento dei vertici della Chiesa italiana, Papa compreso (che ha asserito di non volersi immischiare nei fatti della politica italiana), che appaiono oggi più inclini al compromesso politico oltre che ad accettare una visione della Chiesa slegata dalla legge naturale, dalla morale cattolica ed in netto contrasto con il Magistero e gli insegnamenti di Gesù Cristo.

mercoledì 24 febbraio 2016

Santità, Vescovi, rispondeteci!

Le dieci domande scottanti in attesa di risposta!
Ricordando le famose dieci domande di Repubblica riceviamo e pubblichiamo dieci scottanti domande che negli ultimi tre anni di vita della Chiesa sono state suscitate ma rimangono ad oggi drammaticamente in attesa di risposta :
 
1)     Il cattolico che si impegna in una unione civile con persona dello stesso sesso compie un atto immorale contrario alla volontà di Dio? Si pone a rischio di salvezza eterna?

2)     Il politico che dà il suo suffragio alla legge sulle unioni civili , pur escludendone la possibilità di adozione, pone un atto morale gravemente disordinato? Detto in altri termini : la nota della Congregazione per la Dottrina della fede del 2003, voluta da Giovanni Paolo II e preparata dall'allora cardinale Ratzinger conserva la sua validità ?

3)     La pratica omossessuale è ancora , come dice il Catechismo, uno dei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio? Se si perché non lo si dice più!

4)     Quale documento di Paolo VI o di qualsiasi altro pontefice prescrive delle eccezioni alla contraccezione ? Chi lo sa lo dica!

5)     Vi può essere un contrasto fra due comandamenti del decalogo?

6)     I comandamenti del decalogo obbligano ancora “semper et pro semper” come è stato sempre insegnato? C'è qualche autorità sulla terra che possa dispensarne l’osservanza?

7)     I principi non negoziabili, sanciti dal magistero ecclesiastico ( Benedetto XVI) sono ancora validi o su alcuni e possibile una contrattazione?

8)     L’indulgenza è ancora la remissione della pena temporale o indica una generica indulgenza ?

9)     La comunione esige sempre lo stato di grazia?

10)   La Chiesa possiede mandato e competenze per  poter discettare di riscaldamento climatico? E se non li possiede i suoi pronunciamenti in materia che valore hanno? Quello di mere opinioni?
Tratto da qui

martedì 23 febbraio 2016

Impastati di Cristianesimo

L'Italia ed il Cristianesimo sono una cosa sola. A tanti dà fastidio ammetterlo soprattutto di questi tempi così secolarizzati ed alieni alle cose del Cielo, ma questo è un dato di fatto, è una verità difficilmente cancellabile, è una realtà sotto gli occhi di tutti attenti o distratti che siano. Non solo l'Italia ma anche l'Europa è stata plasmata dalla fede in Gesù Cristo e dalla sua Chiesa.
 
Ecco cosa scrive Antonio Socci su 'Libero' il 6.12.2015:
 
Il fatto cristiano, che è rappresentato in gran parte del nostro patrimonio artistico, ha "inventato" le Cattedrali, gli ospedali e le università.

Anche la nostra lingua ha lì la sua origine, perché l'italiano è una lingua istituita avendo come paradigma il Poema sacro, la Divina Commedia, ed ha il Cantico delle creature come sua prima opera poetica (Cantico scritto dallo stesso san Francesco che ha "inventato" il presepio).
Se volessimo scavare nella nostra storia scopriremmo che pure l'Europa è stata forgiata dalla storia cristiana e così il diritto internazionale (vedi la Scuola teologica di Salamanca), così le banche (prima c'erano perlopiù usurai) e il sistema economico moderno.
 

Ma perfino le nostre delizie gastronomiche - dal parmigiano, al prosciutto, allo spumante - ci portano nelle abbazie medievali che insegnarono l'agricoltura a un'Europa barbarica e trasmisero la cultura classica e quella ebraica e inventarono la notazione musicale. Pure le origini della nostra tecnologia e della nostra scienza vanno cercate lì.

lunedì 22 febbraio 2016

Scopo della scienza


La scienza non ha mai dimostrato che Dio non esiste.
Non potrebbe mai farlo perché non si può dimostrare l’inesistenza di qualcosa che non esiste e perché il fine della scienza non è dimostrare che Dio non esista ma condurre l’uomo alla conoscenza e alla comprensione della realtà fisica che lo circonda. (Amir Aczel)

martedì 16 febbraio 2016

L'uomo contesta la propria natura



 
Il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, in un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante, ha mostrato che l’attentato, al quale oggi ci troviamo esposti, all’autentica forma della famiglia, costituita da padre, madre e figlio, giunge ad una dimensione ancora più profonda. Se finora avevamo visto come causa della crisi della famiglia un fraintendimento dell’essenza della libertà umana, ora diventa chiaro che qui è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini. Egli cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (“On ne naît pas femme, on le devient”). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma “gender”, viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi.
La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà.

La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso. Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura. Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. Se, però, non esiste la dualità di maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste neppure più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione. Ma in tal caso anche la prole ha perso il luogo che finora le spettava e la particolare dignità che le è propria. Bernheim mostra come essa, da soggetto giuridico a sé stante, diventi ora necessariamente un oggetto, a cui si ha diritto e che, come oggetto di un diritto, ci si può procurare. Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, difende l’uomo.
PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI DELLA CURIA ROMANA
DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Sala Clementina
Venerdì
, 21 dicembre 2012


giovedì 11 febbraio 2016

La crisi della Chiesa

 
«Vediamo moltiplicarsi da qualche anno i segni di una crisi spirituale quale raramente scosse la Chiesa. Sotto i nomi equivoci di 'nuova Chiesa', di 'Chiesa postconciliare', è una Chiesa diversa da quella di Cristo che rischia di essere instaurata, se si può parlare di instaurazione per designare un fenomeno che è prima di tutto di abbandono e di disintegrazione, una società antropocentrica, minacciata di apostasia immanente e che si lascia trascinare in un momento di generale dimissione, col pretesto del ringiovanimento, dell’ecumenismo e dell’adattamento».
 
(Card. Henri de Lubac)

martedì 9 febbraio 2016

La famiglia: sogno di Dio


'La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al “sogno” di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità.
 Come affermò il beato Paolo VI, la Chiesa ha sempre rivolto «uno sguardo particolare, pieno di sollecitudine e di amore, alla famiglia ed ai suoi problemi. Per mezzo del matrimonio e della famiglia Iddio ha sapientemente unito due tra le maggiori realtà umane: la missione di trasmettere la vita e l’amore vicendevole e legittimo dell’uomo e della donna, per il quale essi sono chiamati a completarsi vicendevolmente in una donazione reciproca non soltanto fisica, ma soprattutto spirituale. O per meglio dire: Dio ha voluto rendere partecipi gli sposi del suo amore: dell’amore personale che Egli ha per ciascuno di essi e per il quale li chiama ad aiutarsi e a donarsi vicendevolmente per raggiungere la pienezza della loro vita personale; e dell’amore che Egli porta all’umanità e a tutti i suoi figli, e per il quale desidera moltiplicare i figli degli uomini per renderli partecipi della sua vita e della sua felicità eterna'.
Dal “DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO
DEL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA” presso la Sala Clementina il giorno 22 gennaio 2016

 

giovedì 4 febbraio 2016

La Santissima Vergine

 
Ecco un bel ritratto che ne fa Plinio Corrêa de Oliveira:
 
'Era la più completa, intransigente, categorica, inequivocabile e radicale antitesi del proprio tempo. Il vocabolario umano non è sufficiente per esprimere la santità della Madonna. Nell'ordine della natura, i santi e i dottori la paragonano al sole. Ma, se ci fosse un astro inconcepibilmente più splendente e glorioso del sole, è ad esso che la paragonerebbero, e concluderebbero dicendo che questo astro ne darebbe una immagine pallida, difettosa, insufficiente. Nell'ordine morale, essi affermano ch'Ella ha superato di molto tutte le virtù, non solo di tutti gli uomini e donne insigni dell'antichità, ma anche - e questo è incommensurabilmente superiore - di tutti i santi della Chiesa cattolica. Immaginiamo una creatura che abbia tutto l'amore di san Francesco di Assisi, tutto lo zelo di san Domenico di Guzman, tutta la pietà di san Benedetto, tutto il raccoglimento di santa Teresa, tutta la sapienza di san Tommaso, tutta l'intrepidezza di sant'Ignazio, tutta la purezza di san Luigi Gonzaga, tutta la pazienza di san Lorenzo, lo spirito di mortificazione di tutti gli anacoreti del deserto: ebbene, non si arriverebbe ai piedi della Madonna. Più ancora. La gloria degli Angeli è qualcosa d'incomprensibile all'intelletto umano. In certe occasioni apparve a un santo il suo Angelo custode: era tale la sua gloria, che il santo pensò che si trattasse dello stesso Dio e stava per adorarlo, quando allora l'Angelo rivelò la propria identità. Pertanto, gli Angeli custodi non appartengono abitualmente alle più alte gerarchie celesti. Eppure la gloria della Madonna è incommensurabilmente superiore a quella di tutti i cori angelici'.
 
(Plinio Corrêa de Oliveira - "Catolicismo", Settembre 1954)
Tratto da qui

martedì 2 febbraio 2016

Lo scrigno della famiglia


In questa linea sentiamo il dovere di rilanciare la voce della famigliatesoro inesauribile e patrimonio universale – perché sia tutelata, promossa e sostenuta da politiche veramente incisive e consistenti: sono la condizione per aiutare – come già avviene in altri Paesi – la nascita dei figli che – come ha detto Papa Francesco – “non sono un problema di biologia riproduttiva”; tra l’altro, “una società avara di generazione, che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio, è una società depressa”(Papa Francesco 11.02.2015).
 
Per questa ragione, come abbiamo rilevato altre volte, l’indice di natalità è un segnale decisivo per valutare lo stato di un Paese, e pertanto dovrebbe essere da tutti meglio considerato.
Inoltre, sempre più vengono a galla – nel sentire della gente – l’amore e la convinzione per cui la famiglia, come prevede la nostra Costituzione,
è il fondamento e il centro del tessuto sociale, il punto di riferimento, il luogo dove ricevere e dare calore, dove uscire da sé per incontrare l’altro nella bellezza della complementarietà e della responsabilità di nuove vite da generare, amare e crescere.

Per questo ogni Stato assume doveri e oneri verso la famiglia fondata sul matrimonio, perché riconosce in lei non solo il proprio futuro, ma anche la propria stabilità e prosperità. Auspichiamo che nella coscienza collettiva mai venga meno l’identità propria e unica di questo istituto che, in quanto “soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato. Essa non è, quindi, per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia” (Compendio per la Dottrina Sociale).

Sul fronte vitale della famiglia si è accesa una particolare attenzione e un acceso dibattito.
È bene ricordare che i Padri costituenti ci hanno consegnato un tesoro preciso, che tutti dobbiamo apprezzare e custodire come il patrimonio più caro e prezioso, coscienti che
“non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione” (Papa Francesco 22.01.2016)
In questo scrigno di relazioni, di generazioni e di generi, di umanesimo e di grazia, vi è una punta di diamante: i figli.

Il loro vero bene deve prevalere su ogni altro, poiché sono i più deboli ed esposti: non sono mai un diritto, poiché non sono cose da produrre; hanno diritto ad ogni precedenza e rispetto,
sicurezza e stabilità. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali,dove respirare un preciso respiro: “I bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico”(Papa Francesco 17.11.2014)
 
Conferenza Episcopale Italiana
CONSIGLIO PERMANENTE
Roma, 25 - 27 gennaio 2016
Prolusione del Presidente il card. Angelo Bagnasco